Preistoria Sin dal quaternario, il territorio era particolarmente ricco di risorse idriche e di boschi. Quindi era particolarmente adatto all'insediamento umano. È comunque incerto quando fece la sua comparsa la civiltà: i primi reperti, individuati presso Piave e Sile, risalgono all'età della pietra.

Particolarmente rilevante fu un rinvenimento a Sant'Antonino, nel 1887: si trattava di ossa umane miste a resti di alci e cervi, corredate di vari utensili e accessori come anelli, falcetti, raschiatoi, ami, asce e martelli, pugnali in selce e in rame, terrecotte e spade, risalenti alla tarda età del bronzo. Resti simili vennero ritrovati in zone contigue, come a Fiera e a Silea, forse disperse dalle acque fluviali.

Successivamente, la zona fu abitata dai Paleoveneti, Liguri Ingauni, dagli Illiri, dai Celti e, più tardi, dai Romani.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp.19-31

Antichità e primo Medioevo Epoca romana Non è chiaro quando la Tarvisium romana divenne municipium assegnandone gli abitanti alla tribù Claudia. Per quanto riguarda l'origine del nome, i linguisti Holder e Krahe pensano che derivi dal celtico Tarvos; altri invece propendono per il carinzio Tarvis.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 32-33 e 38 Il più antico documento che menziona il nome della città è un'epigrafe del I secolo d.C. scoperta a Tenin in Dalmazia nel 1888.

Si è ipotizzato che il quadruvium di Treviso si trovasse in corrispondenza di piazza Carducci, dove oggi si incrociano l'asse via Calmaggiore-via Indipendenza-via Santa Margherita (il cardo massimo) e via Martiri della Libertà (il decumano massimo)Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, p. 35. La città antica sorgeva dunque sull'isola formata da Cagnan, Roggia e Sile e le sue mura si sviluppavano lungo l'attuale cattedrale e via Cornarotta (forse da cornua rupta, in riferimento al fatto che rompeva la regolarità dei decumani) conferendole un perimetro quadrangolare. Le arterie principali erano e altre tre strade che la collegavano rispettivamente alla via Postumia, alla via Aurelia e ad Altino, raggiungibile anche via fiume.

Come tutti i possedimenti romani, anche il territorio circostante fu centuriato. Pare che il cardine fosse l'attuale strada "Feltrina" e il decumano la linea Ospedaletto d'Istrana-Povegliano (sicché lumbilicus agri si trovava in corrispondenza dell'attuale Postioma, dove, peraltro, passava anche la Postumia). L'agro trevigiano era compreso tra il Sile, il Musone, il Montello e il Piave, confinando con i territori di Altino, Padova, Asolo e Oderzo; secondo gli studiosi Pilla e Dorigo, quindi, la regione era ricompresa in un quadrilatero avente come vertici le attuali Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Fagarè della Battaglia e Istrana. Tracce di questa organizzazione si ravvisano tutt'oggi nella disposizione di strade e fossati (orientati in direzione nordovest-sudest e nordest-sudovest) e nella toponomastica, che ricorda i nomi dei possessori (Ponzano da Pontius, Povegliano da Popilius, Spresiano da Precilius)Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 37-43Storia di Treviso, 1, a cura di Ernesto Brunetta, Tarvisium e Acelum nella Transpadana di Ezio Buchi, pp. 191-272.

Cristianesimo La tradizione asserisce che il Cristianesimo sarebbe giunto a Treviso grazie alle evangelizzazioni di San Prosdocimo di Padova già attorno alla metà del I secolo. Certo è che Treviso fu sede vescovile almeno dal IV secolo (la giurisdizione ecclesiastica coincideva con quella politica) e a ciò si aggiunge lo speciale rapporto che ha con alcuni santi dell'epoca, come il patrono, San Liberale, e San Teonisto con i compagni San Tabra e San Tabrata, tutti sepolti nel duomoAdriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 44-47Storia di Treviso, 1, a cura di Ernesto Brunetta, Le origini del cristianesimo a Treviso di Silvio Tramontin, pp. 311-357.

Le invasioni barbariche

Nel Quinto secolo si fecero sempre più frequenti le scorrerie dei "barbari". Si narra che Treviso fosse stata risparmiata dalla distruzione degli Unni di Attila perché il vescovo di Treviso convinse i cittadini ad arrendersi spontaneamente. Nella tarda antichità Treviso assunse un ruolo più importante rispetto alla prima età imperiale, tanto che durante il regno di Teodorico divenne "fondaco pubblico".Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 49-50

Nel disegno di riconquista della pars occidentis fortemente voluta da Giustiniano, nel 535 viene inviata un'armata comandata da Belisario per riconquistare l'Italia, in mano agli Ostrogoti da quasi mezzo secolo, scatenando la guerra greco-gotica. Nel 539 le truppe di Belisario conquistarono Treviso. L'anno seguente, approfittando dell'apertura del fronte orientale, gli Ostrogoti ne approfittarono e in una battaglia proprio vicino a Treviso, sconfissero i bizantini. Il re goto Ildibando pose Totila al comando del presidio trevigiano. Totila, in seguito diventò lui stesso re, iniziò la riconquista della penisola. Una sbagliata interpretazione di Flavio Biondo, di un passo di Procopio di Cesarea, fece di Treviso la città natale di Totila.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, p. 51

Nel 568 dalle Alpi Giulie iniziò la calata dei "feroci" Longobardi, guidati dal loro re Alboino. Paolo Diacono nell'Historia Langobardorum menzionò che il vescovo di Treviso andò incontro ai Longobardi ed, avendoli incontrati presso il Piave, più o meno dove ora si trova la frazione di Lovadina, convinse Alboino, in cambio di una resa incondizionata, di risparmiare la città. Qualche anno dopo, Treviso divenne sede di un Ducato. Nel 602, quando i Longobardi presero Padova e conseguentemente il vescovo locale fuggì verso le lagune, l'autorità del vescovo trevigiano si estese per gran parte del territorio patavino. In seguito la città divenne sede di un Gastaldo, ossia di un amministratore, e di una Zecca, che coniava i tremissi. Sotto i Longobardi furono erette alcune delle chiese esistenti ancora oggi e i primi monasteri.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 53-57Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, Dall'età longobarda al Secolo X di Stefano Gasparri, pp. 3-35

Medioevo ed Età Moderna La conquista carolingia Nel 775, dalle cronache di Eginardo, di Andrea da Bergamo ed altri, sembra che nelle vicinanze di Treviso ebbe luogo uno scontro armato tra i longobardi guidati dal duca del Friuli Rotgaudo e l'esercito dei franchi. Iniziava per Treviso la dominazione dei franchi. Una leggenda vuole che alla battaglia di Treviso abbia partecipato il paladino Orlando. Nel 776 Carlo Magno sostò a Treviso per celebrare la Pasqua.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 58-59

Dopo la conquista, si formò un comitato, menzionato per la prima volta nell'815. Dalla Zecca di Treviso, venivano emessi denari d'argento. Divenuta franca, Treviso venne compresa nel territorio della Marca del Friuli. Nell'828, dopo incursioni di slavi e magiari, la Marca venne ristretta ai territori di Treviso, Ceneda e Cividale. I primi capi di questa Marca ebbero sede in Treviso, da qui l'origine di Marca Trevigiana. Con il re Berengario la sede venne trasferita a Verona, così, in quell'occasione, Treviso perse la Zecca.Adriano Augusto Michiel, Storia di Treviso, pp. 59-62

Nell'899 il territorio trevigiano subì la pesante scorreria degli Ungari.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, p. 63

Feudalesimo Nel Decimo secolo, i Collalto ebbero il titolo di "Conti di Treviso", i quali amministravano la giustizia nel territorio del Comtato, esclusi i luoghi di altra giurisdizione, subordinata a quella del Marchese (di Verona) e all'Imperatore. Col tempo però l'autorità dei Conti diminuì, e di riflesso anche quella dei Re e degli Imperatori germanici, a vantaggio dei feudatari laici ed ecclesiastici. I Da Romano estesero i loro domini fra il Brenta, il Musone e Valdobbiadene; ottennero anche diritto di giurisdizione su abbazie e conventi. Tra i laici, si ricorda i Da Romano e i Camposampiero; fra gli ecclesiastici il Vescovato e il Capitolo dei Canonici. Dai Re ed Imperatore germanici e dai Papi, il Vescovato, nel tempo, ottenne privilegi e donazioni su chiese, monasteri, ospedali, terreni e via dicendo. Per amministrare tutti i possedimenti, man mano accumulati, venne così istituito lAvogadro, la cui carica, inizialmente temporanea, divenne, in seguito, ereditaria e vitalizia. Dapprima venne tenuta dalla famiglia dei Tempesta e quando questa si estinse, dagli Azzoni. Un altro ente che godette di immunità, donazioni e privilegi fu il Capitolo dei Canonici, che ebbe anch'esso il suo Avogadore. Quindi, il Conte finisce per amministrare solo su suoi beni allodiali ed il territorio del Comitato viene spezzettato in una pluralità di giurisdizioni.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 63-68

Nel 1153 papa Eugenio III rilasciò al vescovo di Treviso una bolla in cui venivano indicate tutte le dipendenze del presule trevigiano. La diocesi era divisa in quattro arcipreture (Cornuda, Mestre, Quinto e Godego) ciascuna delle quali era divisa a sua volta in pievi (ecclesiastiche).Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 70-71Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, La diocesi e i vescovi dall'Alto Medioevo al secolo XIII di Silvio Tramontin, pp. 359-368

Periodo comunale A cavallo tra i secoli Decimo e Undicesimo i piccoli feudatari di origine germanica, detentori della maggior parte delle terre, cominciarono a stabilirsi in città e si aggiunsero ai cittadini di origine romana, proprietari solo di scarsi terreni allodiali. Questi vassalli vennero chiamati in città in qualità di «boni homines» per intervenire negli affari della città, senza però alterare, almeno all'inizio, la giurisdizione del Marchese e dell'Imperatore.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 73-75Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, Dall'età del particolarismo al comune (secoli XI-metà XIII)

Tra l'Undicesimo e il Dodicesimo secolo, durante la lotta per le investiture tra Papato ed Impero, i piccoli vassalli, forti di nuove concessioni, aumentarono il loro potere a Treviso, mentre quello del Conte diminuì. Proprio in quel periodo si ha notizia che Treviso, nella lotta fra città, venne riconosciuta come entità giuridica; si ha anche notizia della presenza di artes e scholae; inoltre stava diventando un importante centro mercantile. Nel dodicesimo secolo, dapprima con la concessione Imperiale dei «Vicini» di Valdobbiadene, ma poi anche con il riconoscimento vescovile di Montebelluna, Trebaseleghe ed altre località, ad avere amministratori propri, alcuni comuni rurali potevano comporre le pendenze giuridiche.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 75-79Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, I vicini e i comuni di contado (secoli XII-XIII) a cura di Silvana Collodo, pp. 271-293

Nella Lega contro Federico Barbarossa, Treviso inizialmente appoggiò l'Impero, ma dopo il 1164 cambiò fronte. Nel 1183, con la Pace di Costanza, la città ottenne diversi favori e le regalie. Così sottomise Ceneda, Feltre e Belluno, nonché i Da Camino e i Da Prata. Nei primi anni del Duecento il Comune si trova in lotta, alleata a Padova contro Venezia nella guerra del Castello d'Amore e contro il Patriarca di Aquileia.Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 80-85 La guerra del Castello d'Amore, scoppiata a Treviso nel 1214 tra i cavalieri padovani e trevigiani contro i veneziani, sfociò nel saccheggio dell'entroterra veneziano e nel tentato assalto armato alla Torre delle Bebbe.