Biografia Gli esordi Figlio di Ettore Barzini, un piccolo imprenditore (il padre è titolare di un negozio di sartoria), e di Maria Bartoccini, frequenta l'istituto tecnico a Perugia abbandonando però gli studi poco prima di conseguire il diploma di ragioniere. Poco più che ventenne, rimane orfano di entrambi i genitori. Essendo il figlio maggiore, primo di quattro fratelli (Lina, Ghita e Filippo) la responsabilità del capofamiglia gli impone di trovarsi un lavoro.

La mancanza di un elevato titolo di studio, però, non gli consente molte opportunità. Bravo caricaturista, si trasferisce a Roma, dove nel 1898 inizia a collaborare come disegnatoreColtivò la passione per il disegno anche quando divenne famoso. Molti suoi disegni vengono pubblicati, fra il 1900 e il 1902, a corredo dei suoi reportage del «Corriere della Sera» e del supplemento mensile «La Lettura». al giornale satirico Capitan Fracassa e poi al quotidiano Il Fanfulla. Una brillante intervista alla famosa cantante lirica Adelina Patti, di passaggio nella capitale per qualche giorno, gli spalanca le porte del «Corriere della Sera». Barzini è l'unico a riuscire ad avvicinarla durante il suo breve soggiorno romano.

1899-1921: giornalista del Corriere della Sera

Nel 1899 Luigi Albertini, all'epoca direttore amministrativo"Segretario di redazione" nel linguaggio dell'epoca. del «Corriere», lo assume come "corrispondente ordinario"Alessandro Mazzanti, L'obiettività giornalistica: un ideale maltrattato, Liguori Napoli, 1991, pp. 137-151.. Lo manda subito a Londra ad imparare la lingua inglese. La prima traduzione in italiano del Mastino dei Baskerville, pubblicata a puntate sulla Domenica del Corriere nel 1902, sarà opera sua. A partire dal 1900 Barzini comincia una vita erratica, all'inseguimento dei fatti che accadono nel mondo.

In primavera è a Parigi per l'apertura dell'Esposizione universale. Il 10 luglio si imbarca da Genova diretto a Pechino per raccontare la rivolta dei Boxer. Nel paese orientale si erano scatenati gravi tumulti contro gli occidentali. Per battere la concorrenza, il «Corriere della Sera» continua a pubblicare i suoi articoli da Londra. Quando la stampa rivale apprende che il giornalista non è più a Londra, Barzini si trova già nel Golfo del Bengala. Pag. 200. Nelle intenzioni di Albertini, Luigi Barzini veste i panni del narratore che spiega le meraviglie del mondo al pubblico dei lettori. Fino ad allora nessun corrispondente italiano si era recato nel paese della Grande muraglia. Barzini riesce ad intervistare personaggi importanti, tra cui il ministro degli Esteri, Li Huan-Shang, che fino ad allora aveva rifiutato di parlare con i giornalisti occidentali.. Il lavoro è molto faticoso: «bisogna vedere, correre, informarsi sui luoghi, affrontare pericoli, rimanere digiuni, senza letto, bisogna scrivere sulla sella con le mani rattrappite dal gelo, portare i dispacci allo Stato maggiore […]. Vi sono momenti nei quali si pensa che se si resiste è un miracolo»..

Nel 1901 dalla Cina si trasferisce in Siberia, poi accompagna il cardinale Andrea Carlo Ferrari nel primo pellegrinaggio italiano in Terra santa; da lì si imbarca direttamente per l'Argentina. L'anno dopo è a Mosca. Nel 1903 si trova a Belgrado, proprio nei giorni in cui avviene l'assassinio di Alessandro I di Serbia.

La guerra russo-giapponese (1905)

Nel 1904 Barzini si trova in Italia per seguire una serie di esercitazioni militari del Regio Esercito. È presente come invitato un alto ufficiale giapponese. Decide di conoscere l'illustre ospite. Conversando con lui, si accorge che il militare parla con accenti molto aspri delle relazioni con la Russia. Questo gli basta per capire che qualcosa di grave sta per avvenire in Estremo Oriente. La sua intuizione si rivela giusta: l'inviato del «Corriere» è il primo giornalista in assoluto ad arrivare sul teatro di guerraOliviero Bergamini, op.cit., p. 37.. Il reportage di Barzini sulla battaglia di Mukden apparso sul «Corriere» il 24 marzo 1905, è considerato tutt'oggi un pezzo magistrale di giornalismo di guerraOliviero Bergamini, Specchi di guerra. Giornalismo e conflitti armati da Napoleone a oggi, Laterza, Roma-Bari 2009, p. 24.. La sua copertura del conflitto russo-giapponese suscita una generale ammirazione. Unico giornalista ad essere presente alla sconfitta dei russi a Mukden, Barzini segue le operazioni fino alla fine del conflitto; le sue corrispondenze dal teatro di guerra sono le più complete, organiche e brillanti. Con la sua macchina fotografica Barzini scatta decine di fotografie.

Partito dall'Italia come semi-sconosciuto, quando ritorna il suo nome è famoso in tutto il Paese. Geloso della propria integrità, Luigi Barzini rifiuta tutte le onorificenze che gli vengono proposteOliviero Bergamini, op.cit., p. 40.. Il 6 dicembre 1905 si sposa con Mantica, la sua fidanzata conosciuta due anni prima.. Nel 1906 sceglie di andare in viaggio di nozze in Marocco per poter seguire la conferenza di Algeciras; poi parte per la Cina. Appena giunto, deve ripartire per San Francisco, dove un terremoto ha semidistrutto la città californiana. Il 19 dicembre 1906 nasce la prima figlia, Emma.

Il raid Pechino-Parigi (1907)

Nel 1907 il giornale francese Le Matin organizza la gara automobilistica Pechino-Parigi. Dall'Italia s'iscrive il principe Scipione Borghese. Il Corriere della Sera ottiene un accordo con l'unico partecipante italiano, il quale acconsente che Luigi Barzini si unisca all'equipaggio.

Gli articoli di Barzini sono pubblicati sul Corriere della Sera (e sul supplemento Domenica del Corriere) e sull'inglese Daily Telegraph. LItala guidata da Borghese attraversa regioni e popolazioni in Siberia ed in Russia che non hanno mai visto un'automobile prima di allora. Barzini scrive sotto le condizioni atmosferiche più disparate ed invia i pezzi quando trova una stazione telegrafica. L'arrivo a Parigi è un trionfo. Dopo la vittoria, Barzini entra nel gotha del giornalismo internazionale Pag. 193.. Mario Borsa, a Londra come corrispondente del «Secolo» lesse tutte le mattine i dispacci di Barzini sul «Telegraph»: «erano dispacci freschi, snelli, lucidi, che trasportavano il lettore in una volata attraverso mezzo mondo, dandogli ogni mattina emozioni e paesaggi sempre nuovi»..

Le fotografie scattate da Barzini durante il viaggio riempiono un intero numero de «La Lettura», il settimanale culturale del Corriere. Poi saranno raccolte in volume, accompagnate dai testi degli articoli. Il libro, La metà del mondo vista da un'automobile. Da Pechino a Parigi in sessanta giorni, pubblicato nel 1908 contemporaneamente in undici lingue, renderà Barzini famoso in tutto il mondo. L'editore, Ulrico Hoepli lo definirà un «raid editoriale» oltre che automobilistico. Dato il grande successo riscosso dall'edizione in inglese, Albertini manda Barzini negli Stati Uniti, dove trascorre quasi tutto il 1908 come corrispondente estero.

Il 21 dicembre di quell'anno nasce il secondo figlio. È un maschio; decide di chiamarlo Luigi, non come se stesso, ma in onore di Luigi Albertini, il direttore del Corriere.

Le inchieste sul paranormale

Nel 1907 Barzini fu incaricato di documentare per il Corriere anche i fenomeni medianici manifestati da Eusapia Palladino.Cesare Lombroso ne utilizzò i resoconti per difendere le proprie teorie sullo spiritismo davanti alla comunità scientifica, ad esempio in: Egli lavorò a stretto contatto con le massime autorità della ricerca sperimentale dell'epoca, che facevano capo agli ambienti della Società di Studi Psichici di Milano.

Tra costoro, Cesare Lombroso fu così colpito dall'obiettività dei resoconti di Barzini da firmare l'introduzione al suo saggio che ne seguì, Nel mondo dei misteri con Eusapia Palladino, pubblicato da Baldini Castoldi, nel quale il giornalista raccolse le sue cronache delle sedute spiritiche della nota medium italiana.

Impressionato dall'autenticità dei fenomeni osservati, Barzini vi descrisse i tavoli che si muovevano, l'apparizione di luci ectoplasmatiche, le evocazioni ecc. con uno stile descrittivo lucido e imparziale. Questo stile fece scuola nel giornalismo italiano, diventando un modello per future inchieste sul paranormale come quelle di Dino Buzzati.

Dal 1909 al 1921 Nel gennaio 1909 Barzini è a Messina, colpita da un devastante terremoto. Nel maggio 1910 è Londra per il funerale di Edoardo VII d'Inghilterra (articoli per il «Corriere» e il «Daily Telegraph»). Nel 1911 l'Italia dichiara guerra all'Impero ottomano per il possesso della Libia. È la prima guerra raccontata da Barzini in cui è coinvolta l'Italia. Come ogni personaggio di successo, il suo stile viene imitato: praticamente in ogni giornale c'è un inviato che scrive “alla Barzini”.. Dopo aver seguito la guerra italo-turca, descrive per il «Corriere» le guerre balcaniche, in particolare il conflitto tra Bulgaria e Turchia. Narra l'assedio di Adrianopoli (1912-13); successivamente parte per il Panama e il Messico, anch'essi teatro di conflitti e guerre civili. Nel settembre del 1913 si reca a Trieste per condurre un'inchiesta sul trattamento che la popolazione di lingua italiana riceve nei territori sottoposti all'Austria. Nell'inchiesta Barzini fa suoi molti dei motivi agitati dal movimento irredentista, cui va il sostegno della maggioranza della popolazione..

Tornato in Italia nell'estate del 1914, fa in tempo a raccontare lo scoppio della prima guerra mondiale. Proprio durante la fase iniziale della Grande Guerra, Barzini realizza uno dei suoi più celebri "scoop". Il 4 agosto 1914 la Germania sferra l'attacco al Belgio. Il 20 agosto Barzini arriva in treno a Parigi. Giunto in stazione, si accorge che i treni per Bruxelles non sono ancora stati cancellati, anzi sono tutti disponibili. In poche ore si trova nel Belgio invaso dai tedeschi, avendo così l'opportunità di scrivere una serie di articoli sensazionaliOliviero Bergamini, op.cit., p. 62.. Con l'entrata in guerra dell'Italia (maggio 1915) viene mandato sul Carso, dove i soldati combattono contro l'Impero austriaco. Dopo la disfatta di Caporetto è inviato in Francia sul fronte occidentale. Nell'estate del 1918 è di nuovo in Italia, dove si preparava l'offensiva finale contro l'Austria. Il direttore Albertini decise che sarebbe stato Barzini a raccontare ai lettori del Corriere la vittoria della guerra.. La sua capacità lavorativa era enorme: dopo un'intera giornata trascorsa al fronte, era in grado di scrivere per più ore consecutive durante tutta la notte. I suoi reportage sono notevolmente documentati; con la sua scrittura scevra da preziosismi si fa capire sia dalle persone colte che dal popolo. Il suo valore viene riconosciuto dalle principali potenze europee: il Regno Unito lo nomina cavaliere dell'Ordine dell'Impero britannico; la Francia gli concede la Legion d'onore.

Durante la conferenza di Versailles (1919) Barzini si schiera dalla parte dei nazionalisti, in contrasto con l'atteggiamento di Albertini e del «Corriere della Sera». Al raffreddamento dei rapporti col suo antico mentore contribuisce anche il desiderio di un maggior riconoscimento economico (nonostante il successo e la fama il suo stipendio è di poco superiore a quello di un impiegato) e professionale (Barzini aspira ormai al ruolo di direttore di un grande giornale). Nell'aprile del 1921 è inviato speciale del «Corriere» a Bolzano, per raccontare le tensioni creatisi dopo la Domenica di sangue.

Il periodo americano (1921-1931)