Giomici (Giòmici) è una frazione del comune di Valfabbrica, in provincia di Perugia.
Secondo i dati del censimento Istat 2001 , il paese era abitato da 6 persone.
Esso è composto dall'omonimo castello medievale, che sorge a 567 , e da altri nuclei abitativi posti più a valle: una vasta residenza signorile, alcune case coloniche, e insediamenti di costruzione recente, di proprietà di cittadini nederlandesi e belgi. Il castello si staglia sulle colline tra Valfabbrica e Casacastalda, e si affaccia sulla vallata del fiume Chiascio, in posizione dominante sul Lago di Valfabbrica, invaso artificiale generato dalla Diga di Casanuova.
Storia Il nome sembra derivare da un nobile germanico, Glomisso, giunto in Umbria nell'XI secolo come vassallo di Ottone III di Sassonia e primo signore del castello: il nome si è poi trasformato in Glomisco, Glomiscio, Glomischo, Glomisis, Glomisci, Glomisi, Glomice, Giomisci.... e, infine, Giomici. In seguito, il castello appartenne ai conti Suppolini, di Gubbio, i quali potenziarono la struttura militare costruendo torri di avvistamento a presidio della valle del Chiascio.
Per la sua posizione strategica, Giomici fu a lungo conteso tra Assisi e Gubbio, fino a quando Federico Barbarossa lo sottomise prima, nel 1160, alla città di san Francesco e poi, nel 1163, alla città dei Ceri. Fino al 1217 così rimase, quando entrò legalmente nella sfera d'influenza di Perugia, grazie all'arbitrato del podestà Pandolfo di Figura, che impose la sottomissione del castello ai Perugini, anche se di fatto Gubbio vi continuava ad inviare le sue truppe.
Il controllo sul castello passò poi alla nobile famiglia eugubina Bigazzini, conti di Coccorano, ed in seguito subentrò la famiglia Gabrielli, sempre di Gubbio, che mantenne il dominio per diverse centinaia di anni. La giurisdizione passò saltuariamente ad Assisi, ma ogni volta ritornò nell'area d'influenza eugubina. Nel 1419, un'incursione del condottiero Braccio da Montone danneggiò le mura del fortilizio..
Durante il Rinascimento, per quasi 250 anni, Giomici ha costituito il confine meridionale del Ducato di Montefeltro, sotto cui ricadeva Gubbio. Nel XVIII secolo il castello divenne proprietà dei Vagni, facoltosa famiglia locale, che tuttora ne possiede una parte.
Nel 1873, date le cattive condizioni delle strade di collegamento, gli abitanti minacciarono il comune di Gubbio, qualora non avesse provveduto, di passare ad altro comune. Tale passaggio avvenne effettivamente dopo oltre cinquant'anni: con Regio Decreto 14 gennaio 1929 nr. 82 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia nr. 31 del 6 febbraio 1929, la frazione di "Giomisci" fu aggregata al territorio del Comune di Valfabbrica, insieme alla frazione di Coccorano (anch'essa dal comune di Gubbio), ed alle frazioni di Monteverde e Poggio Morico (dal comune di Assisi).
Monumenti e luoghi d'interesse Il Castello (XI secolo), caratterizzato da una torre merlata e da una serie di bifore e monofore. Il castello di Giomici è stato dichiarato di interesse storico-culturale e vincolato ai sensi della L.M. n. 1089/39. Chiesa di San Michele Arcangelo (1154), contenente affreschi di Matteo da Gualdo e ceramiche di Antonio Biagioli, ispirate allo stile del Della Robbia, tra cui una bellissima pala d'altare. Nell'abitazione di residenza della famiglia Balestra si conservano invece gli affreschi dei conti Rinaldo e Ugolino II.
Ieri e oggi Prima del progressivo spopolamento del castello e del comprensorio circostante, culminato negli anni '70, a Giomici sono stati attivi vari servizi di pubblica utilità ed esercizi commerciali, i cui edifici sono tuttora agevolmente riconoscibili. La Scuola Elementare, attualmente trasformata in appartamento vacanze, sorge nell'area pianeggiante a valle del borgo, lungo il viale che conduce al cimitero. La rivendita di Sali e Tabacchi, con annessi drogheria, bar, cantina e Posto Telefonico Pubblico, è situata a destra dell'arco di accesso al castello; anch'essa è stata ristrutturata in moduli per accoglienza turistica. La bottega del falegname, sita all'interno del castello, a metà strada della salita tra l'arco e la piazzetta. Il forno a legna, in muratura, ad uso pubblico: è ancora visibile, a breve distanza dal lato sinistro delle mura castellane. Il Gioco delle Bocce, situato in posizione ribassata rispetto alle mura, in direzione opposta al forno: consisteva in due pallai e in un'area ricreativa. La cassetta per l'invio della posta, era collocata su uno degli edifici della piazzetta.
Curiosità All'esterno delle mura del castello, sono collocate due fontanelle ricavate dagli involucri di due voluminose bombe d'aereo, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Una cannella è posta di fronte all'arco di ingresso al borgo, l'altra è adiacente alla piazzetta. Dalla stessa piazzetta si raggiunge il caratteristico Vicolo Baciadonne, che termina poco dopo, di fronte all'antica residenza parrocchiale. A lato del portone della canonica, la mattonella col numero civico ci ricorda che Giomici, fino agli Anni Venti, era amministrativamente un "vocabolo" della frazione eugubina di Scritto.
Economia La principale attività economica della zona è quella legata all'agriturismo, dato che il castello è diventato una residenza d'epoca. Nel territorio circostante è invece sviluppata l'agricoltura e la zootecnia.
Note
Collegamenti esterni Informazioni storiche
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