Il pacifismo è una filosofia che rappresenta il rifiuto della guerra e diversi movimenti sociali che nel corso della storia hanno agito ed agiscono affinché tale filosofia venga messa in praticaPacifism sulla Stanford Encyclopedia of Philosophy. Pacifism is a commitment to peace and opposition to war.. Secondo il Dizionario Italiano De Mauro, l'aggettivo "pacifista" è attestato dal 1905, come derivato dall'aggettivo francese pacifique. Il sostantivo "pacifismo" invece è attestato tre anni dopo, nel 1908. La data non sembra casuale, in quanto nel 1907 per la prima volta un italiano, Ernesto Teodoro Moneta, aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Un termine correlato è ahiṃsā (non nuocere), che è un concetto fondamentale nelle religioni indiane come l'induismo, il buddismo e il giainismo. L'antonimo di pacifista è guerrafondaio o bellicista.

Nei tempi moderni, l'interesse è stato ravvivato da Lev Tolstoj nei suoi ultimi lavori, in particolare in Il regno di Dio è in voi. Il Mahatma Gandhi ha proposto la pratica della resistenza nonviolenta che ha chiamato satyagraha, fondamentale nel suo ruolo nel movimento d'indipendenza indiano. La sua efficacia è stata di ispirazione per Martin Luther King Jr. e molti altri nel movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Definizione Il termine si riferisce a un ampio spettro di posizioni, da quelle più moderate a quelle più estremiste, che vanno dalla specifica condanna della guerra a un approccio totalmente nonviolento alla vita. In definitiva, il pacifismo può avere basi etiche (la convinzione che la guerra sia moralmente sbagliata) oppure pragmatiche (la convinzione che la guerra non sia mai efficace). Esistono specifiche concezioni di pacifismo fondate essenzialmente su credenze religiose (e quindi su basi fondamentalmente etiche), oppure su ideologie politiche (con combinazioni variabili di etica e pragmatismo)Andrea Salvatore, Il pacifismo, Roma, Carocci, 2010. ISBN 978-88-430-5433-6..

Il rifiuto, comune a tutti i sostenitori del pacifismo, a prescindere dalle differenti motivazioni, riguarda la guerra, ovvero quel contenzioso organizzato tra etnie, stati, culture, gruppi sociali, che sia condotto con la forza. E ciò indipendentemente da giustificazioni economiche, territoriali, e ovviamente da quelle imperialistiche volte all'ottenimento di superiorità o dominio in forma esplicita o nascosta. Pacifista è il sostenitore della pace "senza se e senza ma", anche quando l'azione bellica sia giustificata per il suo carattere "preventivo", e quest'ultimo aspetto è diventato dagli ultimi decenni del XX secolo uno degli argomenti più dibattuti. Da ciò l'opposizione all'uso delle armi indipendentemente dalle motivazioni e dai soggetti che l'hanno deciso, anche perché nella più parte dei casi in soggetti posti "in guerra" possono non condividere tale decisione, sicché il "recare morte" può essere motivato da ragioni di necessità (per esempio economiche). Ciò significa innanzitutto due cose: che chi fa la guerra reca morte senza motivazioni personali; che per la gran parte a subire le conseguenze della guerra sono popolazioni civili inermi per "danni collaterali".

Su tutte le altre forme di violenza bisognerebbe soffermarsi caso per caso, con il rischio di generalizzare e dunque di banalizzare il concetto. In questo senso, è bene evitare di effettuare un qualsivoglia parallelo tra le situazioni di guerra e i conflitti interpersonali, aspetto, questo, piuttosto fuorviante in seno alle discussioni sulle opportunità delle varie strategie di risoluzione dei conflitti. L'unica somiglianza riscontrabile tra un conflitto bellico ed uno interpersonale risiede nella constatazione che – come in politica internazionale – la maggior parte dei conflitti interpersonali non si risolve affatto con la violenza, ma in modi pacifici (a patto di accettare di considerare le minacce un mezzo pacifico).

In altre parole, non solo il pacifista ritiene che la pace sia un'opzione migliore dal punto di vista morale: egli/ella ritiene anche che sia sempre la soluzione più efficace, funzionale, ovvero – banalmente – la più conveniente da tutti i punti di vista, qualora l'obiettivo da risolvere sia un conflitto. Spesso, anche se non sempre, si intreccia con l'antimilitarismo e la nonviolenza.

Un elemento importante da considerare è la varietà e il grado di efficacia delle strategie di lotta pacifiste, infatti è opinione abbastanza diffusa che, a parte il celebre esempio del Mahatma Gandhi, non ci siano esempi rilevanti di pacifismo efficiente dopo di lui. In realtà tale opinione, basata anche sull'imponenza quasi mitica conseguita dall'attività del Mahatma, è stata spesso smentita. Strategie pacifiche e non-violente efficaci, per quanto non imponenti, hanno dato spesso i risultati sperati, anche in contesti non certo facili e contro avversari considerati tra i più crudeli e sanguinari criminali della storia. Alcuni esempi:

Storia La difesa del pacifismo può essere trovata in molti esempi antichi nella storia e nella letteratura. Prime tradizioni Nel Daodejing troviamo diversi versi pacifisti:

Età moderna

L'enciclopedia Treccani considera Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre come il primo pacifista occidentale.

Egli scrisse Il progetto di pace perpetua che influenzò Jean-Jacques Rousseau, VoltaireVoltaire, Della pace perpetua, in Scritti politici, UTET, Torino, edizione 1976, pp. 810, 834-837, Immanuel Kant e molti altri pensatori dell'illuminismo, può essere considerata come la prima visione dell'unificazione europea, ispiratrice sia della Società delle Nazioni nel 1919 che dell'ONU.

Immanuel Kant, nella sua opera Progetto per la pace perpetua, afferma che la pace può esistere solamente se avviene la diffusione degli Stati liberali, cioè di stati in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono suddivisi e regna la supremazia del Parlamento. Secondo questo filosofo, lo Stato liberale, basato su libertà e diritto, è la contrapposizione alla sopraffazione ed alla violenza. Altro motivo è il fatto che se è il parlamento a decidere di fare la guerra, e il parlamento rappresenta il popolo, tale decisione verrà presa solo quando inevitabile.

Nascita dei movimenti pacifisti

Durante il XIX secolo, nell'Ungheria dominata dall'Austria, le chiese protestanti subirono una dura repressione. Ai processi contro vescovi e pastori arrestati, gli studenti fecero manifestazioni di solidarietà, in totale silenzio e vestiti di nero. Il popolo intero fece resistenza nonviolenta per l'indipendenza del paese. Furono boicottati i prodotti austriaci; nessuno pagò le tasse. Nel 1866, l'imperatore Francesco Giuseppe introdusse la coscrizione militare per la guerra contro la Prussia: nessuno si presentò.

Sempre nel XIX secolo, la Norvegia ottenne l'indipendenza dalla Svezia con mezzi esclusivamente non violenti, soprattutto per la fondamentale mediazione di Fridtjof Nansen, in seguito Premio Nobel per la pace.

Prima e Seconda Guerra Mondiale Nel 1936 la pressione dei pacifisti indusse il senato degli Stati Uniti di incaricare la Commissione Nye di indagare sull'intervento americano nella prima guerra mondiale. Dall'inchiesta risultò che fu essenzialmente determinato dalla pressione dei fabbricanti di armi e dalle banche che avevano finanziato gli inglesi e volevano rientrare dei loro investimenti.

Durante la seconda guerra mondiale, all'indomani dell'occupazione tedesca della Norvegia, le scuole opposero resistenza non violenta ai nazisti. I tedeschi imposero un loro statuto didattico nel 1941: gli insegnanti scioperarono, sostenuti da genitori, alunni e dalle chiese. Più di mille insegnanti furono arrestati e inviati nei campi di concentramento, nel nord del paese. Centinaia furono torturati, ma pochissimi cedettero. Nel 1942 gli arrestati vennero rilasciati e quello stesso autunno le scuole riaprirono senza i programmi nazisti.

In Danimarca, sempre durante il nazismo, quando furono proclamate le leggi razziali, tutto il popolo si oppose. Quando fu impartito l'ordine di scrivere "Jude" sulle vetrine dei negozi ebrei, tutti i negozianti – anche i non ebrei – lo scrissero. Quando fu imposta la stella gialla agli ebrei, tutta la popolazione, a cominciare dal Re Cristiano X, fece altrettanto. Alla fine, la Danimarca può vantare la percentuale e il numero di ebrei deportati nei campi di concentramento più bassa della II guerra mondiale.

Tardo XX secolo Ibrahim Rugova fondò il suo partito dopo che, nella primavera del 1989, l'allora presidente della Serbia Slobodan Milošević decise con atto unilaterale di abolire l'autonomia del Kosovo. I kosovari di etnia albanese dichiararono allora l'indipendenza dando vita ad un proprio, non riconosciuto governo, in grado di garantire servizi che il governo serbo non intendeva più assicurare (ad esempio in rapporto allo stato sociale e al mantenimento delle tradizioni linguistiche locali). Creatore di un governo ombra del Kosovo, e divenuto interlocutore credibile presso i paesi occidentali, Rugova portò avanti la propria lotta per l'indipendenza del Kosovo con metodi non violenti: per questo fu soprannominato il Gandhi dei Balcani. Per la sua azione diplomatica, riconosciuta dai maggiori governi occidentali, fu premiato nel 1998 con il premio alla libertà di pensiero intitolato ad Andrej Sakharov.

Gli esempi citati appartengono a situazioni sostanzialmente già precipitate, il che non fa giustizia all'idea di pacifismo nella sua totalità, poiché alla soluzione di conflitti già avviati bisogna aggiungere due tipi contesti tutt'altro che marginali:

Quelli in cui i mezzi non violenti (diplomazia, manifestazioni, trattati o altro ancora) abbiano evitato 'in via preventiva' il conflitto. Questa porzione di eventi va considerata la maggior forza, anche se la meno eclatante, del pacifismo come soluzione di conflitti "latenti" o imminenti. Quelli in cui l'uso della guerra si sia dimostrato incapace di risolvere il conflitto (l'esempio Israele-Palestina è sin troppo paradigmatico, ma quello dell'Iraq non si discosta poi tanto da tale modello), mettendo semplicemente a nudo la complessa rete di interessi economici che ruota attorno all'industria bellica.

Altre lotte nonviolente, persone o forme di pacifismo Bertha von Suttner (Praga, 9 giugno 1843 – Vienna, 21 giugno 1914), pacifista austriaca. Bertrand Russell (T(rellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970), scienziato britannico che fu incarcerato per la sua attività di pacifista contro la prima guerra mondiale e fu molto attivo pure contro la seconda guerra mondiale. Lucio Schirò (Altofonte, 18 marzo 1877 – Scicli, 30 giugno 1961) è stato un giornalista, politico e pastore metodista italiano operante nel profondo sud della Sicilia. Tentò con esiti interessanti di conciliare Cristianesimo e socialismo in un Socialismo evangelico. Aldo Capitini (Perugia, 23 dicembre 1899 – Perugia, 19 ottobre 1968) è stato un filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano. Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere appellato come il Gandhi italiano. Don Lorenzo Milani (Firenze, 27 maggio 1923 – Firenze, 26 giugno 1967) è stato un presbitero, insegnante, scrittore ed educatore italiano. Figura controversa della Chiesa cattolica negli anni cinquanta e sessanta, discepolo di don Giulio Facibeni, viene ora considerato una figura di riferimento per il cattolicesimo socialmente attivo per il suo impegno civile nell'istruzione dei poveri, la sua difesa dell'obiezione di coscienza (documentata nel libro L'obbedienza non è più una virtù) e per il valore pedagogico della sua esperienza di maestro. Alcune delle persone, all'epoca ragazzi, da lui seguite si impegnarono a loro volta nei sindacati o nella politica, come ad esempio Francesco Gesualdi, autore delle principali guide italiane al consumo critico e fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo.