Il cosiddetto metodo Simoncini è una inefficace terapia anticancro ideata da Tullio Simoncini, con un passato da medico prima della radiazione dall'ordine professionale, il quale si basava sull'idea, errata, che i tumori fossero causati da funghi e che potessero essere curati col semplice bicarbonato di sodio; tale tesi, del tutto pseudoscientifica e di comprovata pericolosità, è priva di qualsiasi evidenza clinica.

Tullio Simoncini Il suo ideatore è stato Tullio Simoncini (nato a Valentano nel 1951 e morto nel 2024)), un medico italiano poi radiato dall'Ordine dei Medici e condannato in via definitiva dal tribunale di Roma per frode e omicidio colposo. Il tribunale di Tirana (Albania) lo ha inoltre condannato per pratica negligente a un anno e mezzo di reclusione e a 4 anni di interdizione dalla professione medica.

È stato anche condannato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) per pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette con una sanzione di euro e con il divieto di pubblicizzare ulteriormente la sua attività tramite qualsiasi mezzo. Nonostante il divieto, un'inchiesta giornalistica della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana condotta nel 2015, per mezzo di attori che si fingevano malati di cancro, ha rivelato che Simoncini continuava a prescrivere i suoi rimedi pseudoscientifici a pazienti oncologici, valendosi della copertura e alla compiacenza di medici e prestanome, tra cui, in particolare, quelli di una clinica privata romana.

Le teorie di Simoncini

Simoncini ha elaborato due ipotesi personali in materia di oncologia, esposte in un libro (Il cancro è un fungo. La rivoluzione nella cura dei tumori) e sul web, entrambe del tutto prive di evidenza scientifica o clinica, ipotesi che hanno causato decessi divenuti oggetto di inchieste giornalistiche, di indagini della magistratura e di procedimenti giudiziari a cura di Salvo Di Grazia: Tutti i tipi di neoplasie sarebbero causati (a suo parere soggettivo e contro ogni evidenza scientifica, biologica e clinica) da ipotetiche "reazioni di difesa" dei tessuti alla presunta aggressione di un fungo opportunista, la Candida albicans. Queste presunte infezioni da Candida (e pertanto, secondo la sua tesi, tutti i tumori) sarebbero, sempre secondo il suo parere soggettivo, da trattare mediante l'uso di infusioni o tinture di una soluzione di bicarbonato di sodio.

L'infezione da Candida Secondo le teorie di Simoncini, non basate sull'evidenza empirica e scientificamente validata, il tumore avrebbe come unica causa l'infezione da parte di funghi del genere Candida, in particolare la Candida albicans, responsabile delle infezioni conosciute come candidosi e mughetto; la conseguenza di questa ipotesi, sostiene Simoncini, è che il tumore potrebbe essere curato con l'applicazione di una soluzione di bicarbonato di sodio, un antimicotico naturale.

Il suo ipotetico protocollo di cura proporrebbe in alcuni casi infusioni sistemiche endovenose di bicarbonato o, in altri casi, iniezioni locali; in altri casi ancora proporrebbe l'utilizzo dell'arteriografia selettiva, con i rischi connessi a questa pratica, per individuare l'arteria che porta il sangue alla massa tumorale: l'impianto di un port-a-cath nell'arteria così individuata permetterebbe, una volta collegato a un catetere, la somministrazione il più possibile vicino alla presunta "infezione micotica".

In realtà la presenza di Candida, un fungo opportunista, è di per sé frequente e assai facilitata in tutti i casi di difficoltà immunologiche (immunodeficienza congenita o acquisita, endocrinopatie, diabete, ecc.); quindi la sua presenza in malati cronici, come i malati di tumore, non è assolutamente né rara né anomala, né si può minimamente sostenere che sia la candidosi la causa dei processi patologici tumorali, perché ne è in realtà solo una delle tante, possibili e frequenti, conseguenze: un organismo indebolito dalla malattia non può difendersi efficacemente dalle infezioni opportuniste della Candida, ma questo non implica affatto che sia la Candida ad aver generato il tumore. Di fatto tale fungo viene rilevato in meno dell'1% dei pazienti affetti da neoplasie .

Il trattamento con bicarbonato

Il cosiddetto "trattamento" del tumore con il bicarbonato di sodio è una pratica clinicamente pericolosa, totalmente priva di efficacia, senza alcuna base scientificamente fondata, che non è stata sottoposta a revisione paritaria da parte della comunità scientifica, né al protocollo di sperimentazione richiesto dal Servizio Sanitario Nazionale. L'ipotesi di trattamento dei tumori con bicarbonato di sodio è stata sottoposta a una ricerca universitaria che ne ha provato la potenziale pericolosità.

Tullio Simoncini ha presentato al Servizio Sanitario Nazionale la proposta di un protocollo di cura dei tumori basato su questa pratica, ricevendo risposta negativa. Inoltre la bibliografia citata da Simoncini a sostegno della sua ipotesi non sempre traeva le conclusioni da lui illustrateMedbunker a cura di Salvo Di Grazia; infatti in diversi casi Simoncini ha citato studi che invece dichiaravano tutt'altro.

Sull'operato di Simoncini si sono espressi negativamente sia una delibera dell'Ordine dei medici sia la sentenza di un tribunale; in relazione alla presunta "cura", la sentenza ha affermato l'inutilità del bicarbonato di sodio nel trattamento del tumore; sia il provvedimento di radiazione dall'Ordine dei Medici, sia la sentenza giudiziaria hanno inoltre sottolineato che l'aver proposto tale pratica ha sottratto alcuni pazienti alle cure della medicina ufficiale, accelerandone probabilmente il decesso.

Simoncini, radiato dall'Ordine dei Medici per aver sottoposto dietro compenso alcuni pazienti a tale pratica pericolosa e inefficace senza che questa fosse prevista come protocollo di cura, ha continuato a propugnare la sua teoria attraverso siti privati, riviste "alternative" e testimonianze prive di alcun riscontro oggettivo.

Nonostante le condanne della magistratura per truffa e omicidio colposo, la totale assenza di verifiche scientifiche, le numerose prove della totale inutilità e della pericolosità sanitaria della pratica da lui proposta, il trattamento continuerebbe a essere applicato a scopo di lucro e senza alcuna garanzia di sicurezza o efficacia, attirando l'attenzione preoccupata dei mass media.

Gli studi scientifici sull'utilizzo del bicarbonato In campo medico le nuove terapie vengono testate prima su modelli animali e in seguito, solo se ottengono riscontri positivi e non si mostrano pericolose, possono essere provate, con specifiche procedure e garanzie di sicurezza, sugli esseri umani. Questo tipo di protocollo non è stato rispettato da Simoncini, con conseguenti gravi rischi per la vita dei pazienti che accettano di essere sottoposti a questi "trattamenti".

Studi in vivo sugli effetti del bicarbonato di sodio hanno mostrato che questo causa aumento della crescita dei tumori o aumento della carcinogenicità di altre sostanze.

In una ricerca il bicarbonato di sodio è stato testato come supplemento dietetico su topi affetti da tumore dello stomaco. Il bicarbonato, uno dei componenti dei secreti enterici e del succo gastrico, nello stomaco può agire sull'enzima ornitina decarbossilasi e inoltre è risultato avere un ruolo nella proliferazione della mucosa gastrica. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che l'uso del bicarbonato possa aumentare i rischi legati al cancro allo stomaco.

Uno studio in vivo del 2009 indica che proprio grazie all'innalzamento del pH, e non per ragioni legate in nessun modo alla Candida, l'uso del bicarbonato per iniezione intrasplenica è in grado di inibire lo sviluppo di metastasi epatiche in topi affetti da cancro alla mammella, mentre la somministrazione di bicarbonato per via orale negli stessi organismi modello riduce l'interessamento linfonodale senza tuttavia diminuire il numero di cellule tumorali circolanti .

Gli stessi ricercatori americani hanno però evidenziato come le quantità necessarie all'uomo per ottenere gli stessi effetti osservati sulle cavie risulterebbero tossiche e pericolose per la salute del paziente, specie per il rischio di alcalosi metabolica, suggerendo che sarebbe preferibile l'uso degli inibitori di pompa protonica .

In seguito ad alcuni risultati definiti «estremamente incoraggianti» sono state avviate in Italia dall'Istituto Superiore di Sanità delle sperimentazioni di terapie scientificamente fondate, con minori pericoli, volte a contrastare l'ambiente acido in cui si sviluppa il tumore. Questi studi indagano l'effetto di inibitori della pompa protonica o di tamponi, fra i quali anche il bicarbonato, che va però inteso in funzione d'uso profondamente diversa da quella, biologicamente infondata, proposta da SimonciniCombattere l'acidità per sconfiggere il tumore Istituto Superiore di Sanità (archiviato dall'url originale).

Nel 2012 il dottor Mark Pagel della University of Arizona Cancer Center avvia una ricerca che punta a stabilire le quantità di alcalinizzanti, tra i quali il bicarbonato di sodio, necessarie a modificare il pH tumorale per permettere agli agenti chemioterapici di agire con più efficacia, e ottiene un finanziamento statale per la sperimentazione di un nuovo macchinario di risonanza magnetica; Pagel in un'intervista sottolinea che il bicarbonato di sodio non elimina il tumore, ma lo rallenta e permette ai farmaci antitumorali di fare effetto: «La somministrazione di bicarbonato è comunque potenzialmente pericolosa sia perché alla lunga può provocare danni irreversibili agli organi sani, sia perché il quantitativo di bicarbonato tollerato dal corpo umano è probabilmente minore rispetto al topo e inoltre perché non tutti i tumori producono alti livelli di acidi e dunque la cura potrebbe rivelarsi peggiore del male». A questo proposito i ricercatori americani sostengono che l'uso di inibitori della pompa protonica sarebbero più efficaci e sicuri del bicarbonato.

Le critiche e la pericolosità del trattamento L'evidenza scientifica internazionale ha ampiamente e ripetutamente dimostrato che l'eziologia delle neoplasie non ha nulla a che fare con le teorie personali di Simoncini ed è in realtà molto vasta e differenziata, comprendendo cause diverse, come i virus (HPV, Epstein-Barr, epatiti B, C, ecc), radiazioni ionizzanti, raggi ultravioletti, assunzione di tabacco e alcol. In nessun modo quindi è pensabile di poter ridurne le cause a un unico fattore come fa, in maniera gravemente erronea e clinicamente pericolosa, l'autore del libro, senza tra l'altro il sostegno di nessuna prova sperimentale.

Al contrario, secondo i riscontri della ricerca medica, ci sono solidi motivi per affermare che la cosiddetta "cura" proposta da Simoncini non solo sia completamente inutile, ma possa essere anzi particolarmente dannosa e potrebbe condurre chi vi si sottopone a condizioni potenzialmente letali, come ad esempio a situazioni di grave alcalosi metabolica, oltre che a ritardare l'accesso alle cure adeguate. In particolare, si rileva che le cellule tumorali si sviluppano in ambiente acido, e quindi il bicarbonato non farebbe altro che contrastare l'ambiente in cui si sviluppa il tumore; tuttavia il bicarbonato per endovena può avere effetti collaterali anche gravi, che possono addirittura portare a una facilitazione del processo di diffusione delle metastasi: l'alcalosi e il rischio di mobilizzare le cellule tumorali, con conseguente diffusione del tumore in altri tessuti.