Venosa (Vënósë in dialetto lucano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.
Antica colonia romana, è detta anche "città oraziana" per aver dato i natali al poeta latino Orazio. La cittadina visse uno sviluppo urbanistico e culturale sotto l'amministrazione delle famiglie Del Balzo e Gesualdo, divenendo uno dei maggiori centri della provincia di Basilicata.Raffaele Nigro, Centri intellettuali e poeti nella Basilicata del secondo cinquecento, Edizioni Interventi Culturali, 1979, p.147-149 Successivamente Venosa, come tutto il Vulture-Melfese, fu esclusa dai grandi circuiti produttivi e commerciali del Regno di Napoli e conobbe un declino irreversibile, che portò rivolte popolari e diffusione del brigantaggio.
Geografia fisica Venosa è ubicata nel nord-est della Basilicata su un altopiano compreso tra due valli ed è circondata da una rigogliosa vegetazione e da numerose alture. L'escursione altimetrica del territorio venosino varia dai 177 m s.l.m. agli 813 m s.l.m., gran parte del centro cittadino però sorge a una quota variabile tra i 400 m s.l.m. e i 430 m s.l.m. La casa municipale si trova a un'altitudine di 415 m s.l.m..
Clima Il clima è di tipo temperato-sublitoraneo con estati calde e secche e inverni piuttosto freddi e umidi. Non è raro superare i 40 °C in estate e andare al di sotto dello zero in inverno. La media pluviometrica si aggira intorno ai 700 mm annui, con i picchi precipitativi nel periodo autunnale e invernale. I mesi estivi, invece, sono quelli più secchi. La neve fa la sua comparsa ogni inverno con una media di 20 cm/anno circa.
Storia Preistoria Il sito archeologico di Notarchirico ha restituito reperti paleolitici faunistici e litici, oltre ad un fossile di femore di un adolescente della specie Homo heidelbergensis vissuto intorno a anni dal presente, riferibili alla cultura acheuleana, tra le più antiche evidenze riferibili a questa cultura in Europa.
Resti di una necropoli neolitica, trovata in località Toppo d'Aguzzo a Rapolla nelle vicinanze del territorio venosino, certificano la presenza umana nel territorio di Venosa sin dai tempi della preistoria.
Antichità
La cittadina, probabilmente fondata dalle popolazioni latine, fu strappata dai Romani ai Sanniti nel 291 a.C. dal console Lucio Postumio Megello, che ne fece mi una colonia latina, ove si trasferirono circa 20 000 individui. La colonia romana Venusia fu fondata in posizione strategica tra Apulia e Lucania, allora in territorio dauno. Durante la seconda guerra punica,dopo la battaglia di Canne (216 a.C.) vi riparò il console sconfitto Gaio Terenzio VarronePolibio, Storie, III, 117. Sempre durante la seconda guerra punica, nel 208 a.C., vi morì il console Marco Claudio Marcello, attaccato da Annibale durante una ricognizione.
In seguito alla guerra annibalica la città fu ridedotta (200 a.C. ca.), con l'invio di nuovi coloni. Nel 190 a.C. la fondazione della Via Appia è occasione di forte sviluppo del centro. Durante la guerra sociale fu al fianco degli alleati italici, ma fu sottomessa da Quinto Cecilio Metello Pio e nell'89 a.C., nonostante questo, ricevette il titolo di Municipium (città romana), ottenendo il diritto di voto e di cittadinanza per i suoi abitanti.
Con l'apporto di nuovi coloni, Venosa acquisì un grande sviluppo, data anche la sua collocazione privilegiata nella Via Appia (una delle più importanti vie di comunicazione dell'antichità), che collegava Roma a Brindisi. Nel 65 a.C., nel municipio nacque e visse la propria adolescenza Quinto Orazio Flacco, uno dei più illustri poeti dell'epoca antica, emigrato, in seguito, a Roma. Nel 43 a.C. fu oggetto di una nuova deduzione da parte dei triumviri, che ne espropriarono i terreni dell'ager publicus, ridistribuendoli tra i veterani.
Nella suddivisione amministrativa operata nel 7 d.C. dall'imperatore Augusto Venosa rientrava nella Regio II (Apulia et Calabria). Con l'età imperiale, nei primi periodi dell'avvento del Cristianesimo (intorno al 70 d.C.), si insediò a Venosa una delle prime comunità ebraiche in Italia, che riuscì a integrarsi con la popolazione locale. Una testimonianza di tale convivenza è la collina della Maddalena, in cui sono collocate nelle sue cavità sia sepolture semite sia cristiane. Nel 114 d.C. fu aperta la via Traiana, che collegava Benevento e Brindisi ma che non toccò Venosa, portando conseguenze economiche svantaggiose per la città.
Diverse le ipotesi sull'etimologia di Venusia. Raccoglie maggior credito quella che ritiene la città fondata in onore della dea dell'amore, Venere (in latino Venus,l). Per altri, l'origine del nome è nell'abbondanza e bontà dei suoi vini (vinosa), oppure nelle vene d'acqua di cui è ricca o, ancora, nel clima ventilato (ventosa).
Medioevo
Con la caduta dell'Impero romano e il conseguente avvento dell'era medievale, Venosa fu soggetta a ripetute occupazioni da parte di popolazioni barbariche dal V secolo. Nel 476 gli Eruli di Odoacre invasero la cittadina mentre gli Ostrogoti, nel 493, la trasformarono in un centro amministrativo, politico ed economico, titolo in seguito conferito ad Acerenza. Tra il 570 e il 590, i Longobardi la elessero sede di gastaldato. Successivamente la città tornò in possesso dei Bizantini, che la inserirono nel Thema Langobardia. Furono costruite chiese e monasteri di rito greco: sono da segnalare i monasteri di San Nicola di Morbano, fondato prima del 982-984, e di S. Martino, attestato per la prima volta nel 1043.
Nell'842 la città fu saccheggiata dai Saraceni, i quali, a loro volta, furono cacciati da Ludovico II, sovrano dell'Impero carolingio. Nel 1041 i Normanni di Arduino, vincendo la battaglia del fiume Olivento, conquistarono tutta la regione. Durante il dominio normanno, Venosa fu assegnata a Drogone d'Altavilla. Nel 1133 Venosa fu saccheggiata e data alle fiamme da Ruggero II di Sicilia. Con la venuta degli Svevi, Federico II fece costruire un castello, eretto in un luogo ove esisteva un fortilizio longobardo dell'XI secolo, a cui assegnerà la funzione di Tesoro del Regno (Ministero delle Finanze).
Dal 1200, il castello divenne il convento dei frati agostiniani, passato poi ai Salesiani e infine ai Padri Trinitari, che ancora oggi albergano nell'edificio. Intorno al 1177, circa lo stesso periodo dei frati agostiniani, vi era la presenza di monache nel "Monastero di San Benedetto". Nel 1297 i Cavalieri di Malta istituirono il baliato della SS. Trinità di Venosa. Agli Svevi succedettero gli Angioini e nel 1304, re Carlo D'Angiò assegna Venosa con titolo comitale al figlio Roberto, detto "Il Saggio".
Rinascimento
Dopo un continuo avvicendarsi di signori feudali, la città fu concessa in feudo agli Orsini nel 1453. Fu portata in dote nel 1443 da Donata Orsini al duca d'Andria Pirro Del Balzo, che fece costruire il castello (dal 1460 al 1470) e la concattedrale di Sant'Andrea (di cui si conosce solo la data di terminazione, 1502, e di consacrazione, 1531). Subì danni notevoli e alcuni morti a causa del terremoto dell'Italia centro-meridionale del 1456.
Dopo gli Angioini, il regno di Napoli passò agli Aragonesi e in seguito agli Spagnoli, sotto i quali Venosa venne infeudata alla famiglia Gesualdo, che ottennero, nel 1561, il titolo di principi di Venosa, rendendo la città un importante centro di attività culturali, intellettuali e artistiche. Fu in questo periodo che visse il principe Carlo Gesualdo, musicista tra i più prestigiosi del suo tempo ma anche tra i più discussi; si dice che il compositore si sia rifugiato nel suo feudo di Gesualdo dopo aver assassinato, a Napoli, la sua sposa (nonché cugina) Maria d'Avalos, rea di averlo tradito con il duca di Andria, Fabrizio Carafa.
In questo periodo, Venosa vide anche la nascita di alcuni importanti centri culturali: nel 1582 venne costituita l'Accademia dei Piacevoli e dei Soavi, tra i quali Luigi Tansillo, Annibale Caracciolo, Ascanio e Giacomo Cenna, Bartolomeo e Luigi Maranta, Orazio de Gervasiis, Scipione de Monti Giovanni Antonio Rossano, e nel 1612 l'Accademia dei Rinascenti, quest'ultima fondata da Emanuele Gesualdo, figlio del compositore. Nel 1589, secondo le norme del concilio di Trento, il monastero femminile "Santa Maria della Scala" fu trasferito e costruito al di fuori delle mura della città. Nel tardo Rinascimento, nacque il futuro cardinale Giovanni Battista De Luca nel 1614, il quale si trasferì per studiare a Salerno e Napoli, per poi stabilirsi a Roma, ove ricevette la nomina di cardinale dal papa Innocenzo XI. Nel 1647, Venosa prese parte alla rivolta masaniellana, guidata in Basilicata da Matteo Cristiano.
Il XVIl secolo fu caratterizzato da una notevole attività sismica, in particolare tre eventi causarono danni significativi e vittime: il primo risale al 1625 con epicentro proprio nella città, i morti furono quaranta. Particolarmente importanti furono poi gli effetti del terremoto del Sannio del 1688 e, pochi anni più tardi, del terremoto dell'Irpinia e Basilicata del 1694.
Dal Settecento a oggi
In entrambi i secoli, il feudo di Venosa fu affidato a varie famiglie nobili, come i Ludovisi e i Caracciolo. Sul finire del Settecento, i Rapolla e altri galantuomini venosini elaborano la costituzione della municipalità repubblicana, che fu ostacolata dalle rivolte del popolo, che crearono un forte conflitto tra il ceto nobiliare e quello popolano.
Nel 1808, Venosa divenne la terza città con più possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera, oltre ad avere diritto attivo e passivo nel Parlamento Nazionale napoleonico. Nel 1820, ebbe un piccolo ruolo nelle sommosse contadine e nei moti carbonari. Durante i moti del 1848, tra i venosini si rese protagonista Luigi La Vista, giovane poeta e scrittore di sentimenti liberali, che fu ucciso il 15 maggio 1848 a Napoli da alcuni soldati svizzeri.
Tra il gennaio e il luglio del 1849, Venosa registrò probabilmente il periodo più nero della sua storia contemporanea. Si instaurò un durissimo astio tra possidenti terrieri, chi era favorevole alla cessione di quote di terre ai contadini e chi invece era contrario. Il disaccordo sfociò in una vera e propria guerra civile, aggravata da interessi politici e vendette. Il conflitto fu bruscamente represso e molte persone (in gran parte innocenti) finirono nelle segrete del Castello.
Il terremoto del Vulture del 1851 colpì con violenza la città, causando il crollo di alcuni edifici e la morte di 4 persone. Alcuni anni dopo si aggiunsero altri danni a causa del terremoto della Basilicata del 1857.
Con l'unità d'Italia, nel 1861 fu conquistata dai briganti del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto la guarnigione della Guardia nazionale venosina, furono accolti e appoggiati dalla popolazione locale. Durante l'occupazione fu ucciso Francesco Saverio Nitti, nonno dell'omonimo meridionalista. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini. Nel 1889, Giustino Fortunato ricevette la cittadinanza onoraria per il suo impegno profuso nella costruzione della linea ferroviaria Rocchetta-Gioia del Colle.
Nel 1908 avvenne il passaggio dall'illuminazione a petrolio e gas a quella elettrica. Fu colpita dal terremoto del Vulture del 1930: alcune case crollarono, molte furono lesionate. Nel 1944, nell'ultimo periodo della Seconda guerra mondiale, fu costruita una pista di volo per le truppe del 485º Gruppo da Bombardamento dell'USAAF. Fu l'unico aeroporto costruito in Basilicata nel periodo bellico. Nel 1946, terminata la seconda guerra mondiale, il referendum istituzionale del 2 giugno registrò 3.047 voti per la monarchia e 2.959 per la repubblica. Il terremoto del 23 novembre 1980 fu avvertito in modo piuttosto intenso causando panico e danni, perlopiù lievi, a gran parte delle abitazioni. Nel 1992 si celebrò il bimillenario della morte di Orazio Flacco.
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