Per prima guerra mitridatica si intende la prima delle tre fasi delle guerre mitridatiche che furono combattute dalla Repubblica romana contro il regno del Ponto tra l'89/88 e l'85 a.C. Per l'importanza del sovrano che le condusse contro Roma e la loro difficoltà, presero il loro nome da Mitridate VI, come in passato era capitato soltanto ad Annibale con la seconda guerra punica, conosciuta all'epoca anche come "guerra annibalica".
Contesto storico
Appena salito al trono del regno del Ponto nel 111 a.C., Mitridate VI mise in atto subito (fin dal 110 a.C..) una politica espansionistica nell'area del Mar Nero, conquistando tutte le regioni da Sinope alle foci del Danubio,. compresa la Colchide, il Chersoneso Taurico e la Cimmeria (attuale Crimea), e poi sottomettendo le vicine popolazioni scitiche e dei sarmati Roxolani. In seguito, il giovane re volse il suo interesse verso la penisola anatolica, dove la potenza romana era, però, in costante crescita. Sapeva che uno scontro con quest'ultima sarebbe risultato mortale per una delle due parti.
Alleatosi nel 104 a.C. con il re di Bitinia Nicomede III, partecipò alla spartizione della Paflagonia (regione che si trovava tra i due regni), ma pochi anni più tardi, le crescenti mire espansionistiche portarono Mitridate a scontrarsi con il nuovo alleato per il controllo del regno di Cappadocia (100 a.C. circa). Mitridate, sebbene fosse riuscito a sconfiggere Nicomede in alcune battaglie, costrinse il sovrano del Regno di Bitinia a richiedere l'intervento dell'alleato romano, in almeno tre circostanze: la prima volta nel 98 a.C., sotto l'alta guida di Gaio Mario, vincitore dei Cimbri e dei Teutoni;. la seconda volta nel 96 a.C., quando una missione del princeps del Senato, guidata da Marco Emilio Scauro nel 96 a.C. stesso, intimò al sovrano pontico di togliere l'assedio a Nicomedia e ritirarsi dalla Paflagonia e dalla Cappadocia, lasciando che quest'ultima regione potesse scegliersi un re senza l'interferenza di Mitridate;.Strabone, Geografia, XII, 2, 11. la terza nel 92 a.C., quando ad intervenire fu il pretore della Cilicia, Lucio Cornelio Silla, con il compito sia di porre sul trono di Cappadocia il nuovo sovrano Ariobarzane I (che era stato nuovamente cacciato),Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 70.6-7. sia di contenere l'espansionismo di Mitridate VI e del suo alleato Tigrane II d'Armenia (quest'ultimo sconfitto e costretto a ritirarsi ad est dell'Eufrate), venendo in contatto per la prima volta con un satrapo del re dei Parti (probabilmente nei pressi di Melitene).Plutarco, Vita di Silla, 5; Appiano, Guerre mitridatiche, 10; Appiano, Guerra civile, I, IX, 77..
Contemporaneamente, sul "fronte" romano, il malcontento dei popoli italici aveva portato ad una loro sollevazione generale nel 91 a.C., degenerata in guerra aperta al potere centrale romano (dal 91 all'88 a.C.). Già dal tempo dei Gracchi, gli Italici avevano avanzato proposte d'estensione del diritto di cittadinanza anche a loro, fino ad allora federati, ma senza successo. La situazione si avviò al punto di rottura quando, nel 95 a.C., Lucio Licinio Crasso e Quinto Muzio Scevola proposero una legge che istituiva un tribunale giudicante per chi avesse ottenuto la cittadinanza romana in modo abusivo (Lex Licinia Mucia). Questa legge non fece altro che accrescere il malcontento soprattutto verso i ceti italici più abbienti, che miravano alla partecipazione diretta del governo repubblicano.
Fu così che Marco Livio Druso si schierò a favore della causa italica avanzando proposte di legge che ne estendessero la cittadinanza, ma la proposta, poco gradita sia ai senatori che agli equiti, trovò nel console Lucio Marcio Filippo, il più tenace oppositore, il quale la fece dichiarare illegale, tanto da non essere neppure votata. Nel novembre del 91 a.C., alcuni seguaci estremisti di Marcio Filippo mandarono un sicario ad assassinare Druso. Questa fu la scintilla che degenerò in "guerra civile". In un clima tanto avvelenato a Roma, Mitridate non poté che approfittarne, pronto ad intervenire sul fronte orientale, lontano dai torbidi dell'Urbs, tanto più che le armate romane erano per la maggior parte concentrate in Italia, impegnate a sopprimere, a fatica, la grande rivolta delle genti italiche.
Casus belli: invasione dell'Asia e massacro di cittadini romani
I nuovi tentativi di espansionismo in Asia Minore da parte di Mitridate non poterono essere bloccati facilmente da parte della repubblica romana, come era invece accaduto nel 92 a.C., quando il sovrano pontico aveva detronizzato Ariobarzane I. Tra il 91 ed l'89 a.C., il sovrano del Ponto detronizzò a più riprese sia Nicomede IV (sostituito da Mitridate con il fratello del re di Bitinia, Socrate Cresto),Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 74.6.Appiano, Guerre mitridatiche, 10. sia Ariobarzane (nel 91 e nell'89 a.C., grazie all'alleato e genero armeno, Tigrane II).Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 76.7.
Il senato romano decise così di inviare l'ennesima delegazione in Asia, sotto il comando del consolare Manio Aquilio, per ottenere la reintegrazione dei due regnanti fedeli a Roma (nel 90 a.C.).Appiano, Guerre mitridatiche, 11. Se in un primo momento Mitridate si sottomise alle richieste romane, offrendo anche degli ausiliari per la guerra sociale, successivamente, la richiesta di Aquilio di fornire a Nicomede IV un indennizzo portò il re del Ponto a replicare di essere, egli stesso, creditore verso la repubblica romana, essendosi privato della Frigia su richiesta romana. Aquilio, irritato dal comportamento del sovrano pontico, spinse il titubante Nicomede IV ad invadere il Ponto (compiendo saccheggi fino ad Amastris). In prima istanza, Mitridate inviò un suo fedele ambasciatore ai Romani, sapendo già quali risposte avrebbe ricevuto. Ricordò loro:
Subito dopo che ebbe parlato Pelopida, furono gli ambasciatori di Nicomede a replicare, ricordando allo stesso, e ai Romani presenti all'incontro, che in passato era stato Mitridate a detronizzarlo, mettendo al suo posto il fratello Socrate Cresto. Aggiunsero, inoltre, che il re del Ponto stava allestendo un'immensa armata per fare la guerra non solo a Nicomede, ma all'intera Asia, domini di Roma compresi, dopo essersi procurato l'alleanza di Tigrane II d'Armenia (divenuto ora suo genero) e del re dei Parti ed aver richiesto le alleanze dei Tolomei d'Egitto e dei Seleucidi di Siria.Appiano, Guerre mitridatiche, 13. I Romani, dopo aver preso atto dei grandiosi preparativi di guerra di Mitridate, gli intimarono di non attaccare nuovamente l'alleato Nicomede, poiché ciò avrebbe significato una dichiarazione di guerra a Roma stessa.Appiano, Guerre mitridatiche, 14.
Mitridate, tutt'altro che sorpreso dalle risposte fornitogli, decise di proseguire nella sua sfida alla repubblica romana, insediando in Cappadocia suo figlio Ariarate IX ai danni del re filoromano, Ariobarzane I (nell'89 a.C.),Appiano, Guerre mitridatiche, 15. cacciandolo dal regno per la terza volta. L'ira dei Romani per l'insolenza del re del Ponto aveva ormai raggiunto il culmine. La guerra sembrava ormai inevitabile.Appiano, Guerre mitridatiche, 16..
Del resto Floro sintetizza i motivi che portarono alla guerra come segue:
Forze in campo Romani e loro alleati
Le armate romane messe inizialmente in campo allo scoppio della prima guerra mitridatica (89 a.C.) erano tutto fuorché esigue: erano per lo più formate da contingenti ausiliari delle due province romane d'Asia e Cilicia, della Frigia, della Paflagonia e della Galazia, unitamente a quelle dei regni "clienti" di Bitinia e Cappadocia.Appiano, Guerre mitridatiche, 17.. Ecco come descrive Appiano di Alessandria l'esercito romano:
L'esercito condotto da Lucio Cornelio Silla nell'87 a.C., invece, ammontava a 5 legioni,. composte da circa armati ciascuna.
Pontici e loro alleati
L'armata del re del Ponto sembra che fosse gigantesca, composta da circa armati. Tra le sue file vi erano opliti greci, cavalieri armeni, Sciti, Traci, Bastarni e Sarmati delle steppe meridionali, a nord del Caucaso e della Crimea. È ancora una volta Appiano di Alessandria a descriverci l'armata mitridatica:
Nell'86 a.C. Plutarco narra di una forza proveniente dalla Macedonia di circa fanti e cavalieri (oltre a 90 carri con falci), sotto la guida di un certo Tassile, a cui si unì Archelao, dopo la sconfitta subita nell'assedio di Atene.Plutarco, Vita di Silla, 15.1.
Fasi della guerra Fine dell'89 a.C.
La successiva mossa di Mitridate fu quella di dividere l'esercito in due compagini: la prima invase la Frigia, passando da Amasia, diretta contro le armate bitine del re Nicomede IV; la seconda diretta contro le truppe romane provinciali dei proconsoli d'Asia e Cilicia. Il primo scontro vide impegnati da una parte Nicomede IV, l'alleato dei Romani, dall'altra i generali di Mitridate, Neottolemo e Archelao. Si svolse nei pressi del fiume Amnias, affluente del Halys.. Le forze di Mitridate, seppure in inferiorità numerica ebbero la meglio, grazie soprattutto all'utilizzo di carri falcati, che i Bitini mai prima di allora avevano affrontato. L'esercito di Nicomede, terrorizzato dalla carneficina che questi carri riuscivano a fare, si diede alla fuga, lasciando così ai generali di Mitridate la vittoria e molti prigionieri.Appiano, Guerre mitridatiche, 18.
Questo primo scontro allarmò non poco i generali romani, per come Mitridate aveva iniziato così rapidamente la guerra, senza che avesse deliberato l'inizio delle ostilità con atto pubblico. Il timore si manifestava anche nel fatto che, un numero limitato di soldati pontici era riuscito a battere l'esercito bitino di molto superiore in numero, peraltro da una posizione certamente non proprio favorevole, grazie al valore dei loro generali ed alla preparazione tattica delle loro truppe.Appiano, Guerre mitridatiche, 19.
Frattanto Nicomede aveva raggiunto Manio Aquilio e si era accampato con le truppe rimaste, a fianco di quelle provinciali romane. Nello scontro successivo, che avvenne presso la fortezza di Protophachium non molto distante dal fiume Sangarius, l'esercito congiunto di Romani e Bitini risultò nuovamente sconfitto e Manio Aquilio fu costretto a fuggire di notte attraverso il fiume fino a raggiungere Pergamo. Gaio Cassio Longino, Nicomede e tutti gli altri ambasciatori romani che erano con l'esercito, si rifugiarono in una località chiamata "testa del leone", una imponente roccaforte della Frigia, dove cominciarono ad addestrare e raccogliere una grande moltitudine di artigiani, contadini e nuove leve tra i Frigi, seppure fossero reclute inesperte. Visto però che risultava inutile addestrarli, abbandonarono l'idea e si ritirarono. Cassio con il suo esercito si recò ad Apamea, mentre Nicomede IV a Pergamo, e Manio si diresse verso Rodi. Quando i comandanti della flotta romana, che si trovava a guardia dell'imbocco del Mar Nero, appresero di queste iniziali sconfitte, decisero di consegnare lo stretto dei Dardanelli e tutte le navi a Mitridate, consentendo a quest'ultimo di invadere il mar Egeo e le sue isole con una sua flotta. Occupati tanto rapidamente tutti i domini di Nicomede, Mitridate cominciò a mettere ordine tra le città appena conquistate.Appiano, Guerre mitridatiche, 20.Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.6.
88 a.C.
È forse agli inizi di quest'anno che Mitridate decise di continuare nel suo progetto di occupazione dell'intera Asia Minore, ripartendo dalla Frigia. Appiano di Alessandria racconta che il re si fermò presso una locanda, dove si diceva vi avesse soggiornato lo stesso Alessandro Magno, pensando che ciò gli avrebbe portato la stessa fortuna del re macedone. La sua avanzata proseguì, passando dalla Frigia alla Misia, e toccando quelle parti di Asia che erano state recentemente acquisite dai Romani. Poi mandò i suoi ufficiali per le province adiacenti, sottomettendo la Licia, la Panfilia, ed il resto della Ionia.