La battaglia di Pieve di Ledro fu un episodio della terza guerra di indipendenza italiana e fu combattuta il 18 luglio 1866, dal pomeriggio a sera inoltrata, tra sette compagnie del 2º Reggimento Volontari Italiani del tenente colonnello Pietro Spinazzi appartenente al Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi e gli austriaci della mezza brigata del maggiore Philipp Graf Grünne dell'8ª Divisione del generale Von Kuhn. Vinta dai garibaldini dopo un furioso combattimento, costrinse gli austriaci a rifugiarsi sui monti circostanti la Valle di Ledro e fu il preludio alla più famosa Battaglia di Bezzecca del 21 luglio 1866.

I presupposti alla battaglia

Garibaldi, durante lo svolgimento dell'operazione dell'Assedio del Forte d'Ampola, mostrava costantemente segni d'inquietudine sulla sorte del 2º Reggimento Volontari Italiani che, nonostante i suoi ordini, si era spinto imprudentemente troppo in là, verso est sul monte Nota, quasi in bocca agli austriaci. Infatti costoro, secondo il Generale, “riuniti nella Valle di Conzei seimila dei suoi migliori soldati, scendevano lungo quella valle verso Bezzecca con l'intenzione di separare da noi i distaccamenti del 2º Reggimento e farli a pezzi”Giuseppe Garibaldi, Le memorie, Nella redazione definitiva del 1872, a cura della reale commissione, Bologna-Rocca S. Casciano, 1932..

Il colonnello Pietro Spinazzi era giunto sul monte Nota, proveniente da Vesio di Tremosine, con le sue sette compagnie forti di circa uomini, il mattino del 18 luglioCarlo Zanoia, Diario della Campagna garibaldina del 1866, a cura di Alberto Agazzi, in "Studi Garibaldini", n. 6, Bergamo 1965. e subito si rese conto che il monte poteva servire come base delle operazioni militari in quanto si prestava sia a una valida difesa sia all'offensiva. Dal monte difatti si dominava la Valle di Ledro, quella di Bondo, di san Michele, di Vesio inoltre si poteva controllare strategicamente tutte le mosse eventuali del nemico sul Monte Tratta, Giumella, Oro e la strada postale che conduceva a Riva del GardaPietro Spinazzi, Ai miei amici: Parole di Pietro Spinazzi, L. Tenente Colonnello comandante il 2.o Regg. Volontari Italiani nella campagna del 1866., Stabilimento tipografico di Genova, 1867..

L'attacco a Pieve e Molina di Ledro

Spinazzi dopo un consulto fra ufficiali, nel quale il maggiore Numa Palazzini espose all'approvazione il suo piano d'attaccoAmos Ocari, Diario, in "Alba Trentina". Rivista mensile n. 9, 1917, tipografia Soc. Ed. Rovigo., decise temerariamente di scendere nella valle sottostante e assaltare con due colonne di garibaldini gli austriaci concentrati attorno al villaggio di Pieve di Ledro. Costoro, in tutto circa uomini, appartenevano alla mezza brigata del maggiore Philipp Graf Grünne ed era forte di tre compagnie di Kaiserjäger, una di tiragliatori, due di volontari e una batteria da montagnaFrancesco Martini Crotti, La Campagna dei volontari nel 1866, Cremona, Tip. Fezzi, 1910, pag. 20..

I fatti che seguirono durante il combattimento, furono poi dettagliatamente raccolti in una relazione che il colonnello inviò, il giorno successivo, a Garibaldi ed al generale Giuseppe Avezzana. Questo rapporto, pubblicato anche dai maggiori quotidiani di quei tempi, secondo il capitano Osvaldo Bussi che partecipò allo scontro con la sua 10ª compagnia, meritava ogni fede, poiché era stato redatto dal maggiore Luigi Castellazzo in base ai rapporti diretti dei maggiori Numa Palazzini e Amos OcariAmos Ocari, Diario, in "Alba Trentina". Rivista mensile n. 9, 1917, tipografia Soc. Ed. Rovigo. che comandarono le due colonne d'assalto, nonché dalla raccolta delle informazioni ricevute dai feriti, dalle deposizioni fatte dai prigionieri di guerra e dai cittadini di Pieve di Ledro e Bezzecca.

La relazione della battaglia del colonnello Pietro Spinazzi

Le perdite

Le perdite per i volontari furono di 14 morti, tra i quali il sottotenente Giulio Grossi colpito da una palla in fronte nei pressi dell'Albergo “Alpino” mentre tentava di impossessarsi di un cannone nemico, 42 feriti, tra i quali il tenente, ex dei “I Mille”, Natale Tambelli, della prima compagnia, gravemente colpito alla testa, il volontario Carlo Zanoia, e 35 dispersi compreso il volontario, studente in medicina, Antonio FagiuoliGianfranco Fagiuoli, 51 giorni con Garibaldi, Cooperativa Il Chiese, Storo 1993. di Parona, della seconda compagnia. Gli austriaci dichiararono 39 soldati tra morti e feriti e tre dispersi.

Tra i dispersi in combattimento è da annoverarsi anche la giovanissima guida Pace Mentì da CadriaVito Zeni, La Valle di Vestino. Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, luglio 1993.. Secondo il ricercatore Ugo Zaniboni FerinoUgo Zaniboni Ferino, Bezzecca 1866. La campagna garibaldina dall'Adda al Garda, Trento 1966., tre feriti gravi austriaci intrasportabili furono lasciati e curati in paese dal dottor Giuliano Venturini di Magasa.

I fatti successivi

Durante la notte il maggiore Philipp Graf Grünne, credendo che le forze del colonnello Spinazzi fossero numericamente superiori alle sue, decise di ritirarsi a Campi di Riva del Garda lasciando solamente due compagnie sulla Bocca di Trat e un reparto sul monte Parì, e sguarnendo in tal modo la Valle di Ledro.

Anche lo Spinazzi informato falsamente dell'arrivo imminente di forti rinforzi austriaci da Riva del Garda si attestò sul monte Nota in attesa del sostegno di sei compagnie del 10º Reggimento provenienti da Gargnano che vi giungeranno il 20, mentre tra i suoi uomini cresceva sempre di più l'insofferenza per l'esecuzione di ordini assurdi che sfocerà il giorno successivo quando, esposti per ore a monte Nota a un furioso temporale, abbandonarono il luogo senza il consenso degli ufficiali riparandosi a Vesio di Tremosine.

I feriti italiani e austriaci furono provvisoriamente sistemati, come ricorda l'ingegner Silvio Martinelli di Pieve di Ledro, “in due stanze della casa del Forestale che era adibita ad ospedale, ma a tale uso era stata adibita anche la casa di Ginevra Biondi” e curati oltre dal dottor Giuliano Venturini anche da specialisti garibaldini, il maggiore, medico di reggimento, Carlo Regnoli, il tenente medico Carlo Billi e il tenente medico Giovanni Battista Bardelli. Questi ultimi tre, a guerra finita, saranno insigniti per l'ottimo comportamento sul campo di battaglia di un'onorificenza al Valor militare: i primi due con la menzione onorevole, l'ultimo con la più prestigiosa medaglia d'argento al valor militare.

Il Regnoli fu onorato “per le zelanti ed intelligenti cure prestate ai feriti. Assalito all'ospedale provvisorio di Pieve di Ledro da un distaccamento nemico, riuscì a far rispettare i feriti e farsi lasciare con altri sanitari a curarli. Si recò più tardi sul campo di Bezzecca e rese ancora là segnalati servizi”, il Billi per aver coadiuvato “il suo medico di reggimento durante la giornata” e, infine, il Bardelli “perché il giorno 18 con coraggiosa filantropia non abbandonò mai i suoi feriti rifiutandosi di lasciarli benché fosse minacciato di cadere prigioniero degli Austriaci”Corpo dei Volontari Italiani (Garibaldi), Fatti d'armi di Valsabbia e Tirolo, 1867..

Note

Bibliografia R. Gasperi, Per Trento e Trieste. L'amara prova del 1866, 2 voll. Trento 1968 Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006. Pietro Spinazzi, Ai miei amici, Stabilimento tipografico di Genova 1867. Carlo Zanoia, Diario della Campagna garibaldina del 1866, a cura di Alberto Agazzi, in "Studi Garibaldini", n. 6, Bergamo 1965. Osvaldo Bussi, Una pagina di storia contemporanea, Tipografia Franco-Italiana, Firenze 1866. Virgilio Estival, Garibaldi e il governo italiano nel 1866, Milano 1866. Gianfranco Fagiuoli, 51 giorni con Garibaldi, Cooperativa Il Chiese, Storo 1993. Supplemento al n. 254 della Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia (15 settembre 1866). Antonio Fappani, La Campagna garibaldina del 1866 in Valle Sabbia e nelle Giudicarie, Brescia 1970. Ugo Zaniboni Ferino, Bezzecca 1866. La campagna garibaldina dall'Adda al Garda, Trento 1966. Francesco Martini Crotti, La Campagna dei volontari nel 1866, Cremona, Tip. Fezzi, 1910.

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