Commedia all'italiana è il termine con il quale viene indicato un filone cinematografico sorto in Italia nel corso degli anni cinquanta del Novecento e sviluppatosi nei successivi anni sessanta e settanta. L'espressione fu coniata parafrasando il titolo di uno dei più grandi successi dei primi anni di questo genere cinematografico, il film Divorzio all'italiana del regista Pietro Germi.

Caratteristiche e protagonisti Legami con il neorealismo Più che un vero e proprio genere, come potrebbe essere il western o il thriller, il termine indica un periodo in cui in Italia venivano prodotte principalmente commedie brillanti, ma con dei contenuti comuni come la satira di costume e l'ambientazione preferibilmente borghese, spesso caratterizzate da una sostanziale amarezza di fondo, che stempera i contenuti comici.

Il genere della commedia all'italiana si discosta infatti nettamente dalla commedia leggera e disimpegnata e dal filone del cosiddetto «neorealismo rosa», in voga fino a tutti gli anni cinquanta poiché, partendo dalla lezione del neorealismo, si basa su una scrittura più schiettamente aderente alla realtà; pertanto, accanto alle situazioni comiche e agli intrecci tipici della commedia tradizionale, affianca sempre, con ironia, una pungente e talvolta amara satira di costume, che riflette l'evoluzione della società italiana di quegli anni. Sono per l'Italia gli anni del boom economico, cui faranno seguito quelli delle conquiste sociali, in cui ebbe luogo un mutamento radicale della mentalità e anche del costume sessuale degli italiani, la nascita di un nuovo rapporto con il potere e con la religione, la ricerca di nuove forme di emancipazione economica e sociale, nel mondo del lavoro, della famiglia e nel matrimonio, tutte tematiche che si rintracciano nei film appartenenti a questo filone. La commedia all'italiana arriverà persino a toccare, nel corso degli anni settanta, tematiche di attualità sociale più complesse, con opere dal sottofondo tendenzialmente drammatico (ad esempio Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy o Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli).

Interpreti e registi di talento Il successo dei film appartenenti al genere "commedia all'italiana" è dovuto sia alla presenza di un'intera generazione di grandi interpreti, che seppero incarnare magistralmente i vizi (tanti) e le virtù (poche), i tentativi di emancipazione ma anche gli involgarimenti degli italiani dell'epoca, sia all'attento lavoro di registi, soggettisti e sceneggiatori, che inventarono un vero e proprio genere, dalle connotazioni essenzialmente nuove, riuscendo a reperire prezioso materiale per le proprie creazioni cinematografiche fra le pieghe di una società in rapida evoluzione e dalle molte contraddizioni.

Fra i precursori della commedia all'italiana vanno senz'altro inclusi due grandi attori del Novecento: Aldo Fabrizi, che anticipò il genere con alcuni fortunati film dei primi anni cinquanta, e Totò, antesignano della commedia all'italiana con il popolare filone di "Totò e Peppino" in cui appariva come spalla di lusso un altro mostro sacro della comicità napoletana: Peppino De Filippo. I due attori, oltre ad interpretare ruoli di protagonisti in un gran numero di lungometraggi del genere, lasciarono un segno indelebile, in qualità di ospiti d'onore, in alcuni capolavori del tempo: Totò ad esempio in I soliti ignoti (1958) e Peppino de Filippo nell'episodio felliniano Le tentazioni del dottor Antonio in Boccaccio '70 (1962).

Tra gli attori, oltre ai già citati Totò e Aldo Fabrizi, i principali rappresentanti sono indiscutibilmente Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi,Per Gian Piero Brunetta i cinque attori sono i «[...] protagonisti assoluti e sempre più acclamati della scena [...]» e «i moschettieri, o "mostri" della commedia italiana [...]». Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano, Vol. IV, Dal miracolo economico agli anni novanta, 1960-1993, Roma, Editori Riuniti, 1993, pp. 139, 141. ISBN 88-359-3788-4 mentre fra le attrici Monica Vitti è stata l'unica in grado di tenere effettivamente loro testa«Gassman, Manfredi, Sordi, Tognazzi: eccoli in ordine alfabetico i quattro moschettieri. Veramente ci sarebbe un quinto, ma in gonnella: Monica Vitti, che ha raggiunto l'apice della popolarità proprio nella commedia di costume». Callisto Cosulich, Storia di un mattatore, Cinecittà News, 4/6/2004. Gli interpreti di alto livello che operano nel genere sono tuttavia numerosi. Fra questi non possiamo non ricordare: Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Vittorio De Sica, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Raimondo Vianello, Gino Cervi, Walter Chiari, Aroldo Tieri, Franca Valeri, Stefania Sandrelli, Gastone Moschin, Silvana Mangano, Carla Gravina, Adolfo Celi, Carlo Giuffré, Aldo Giuffré, Lando Buzzanca. Successivamente (a partire dalla fine degli anni sessanta e inizio del decennio successivo), Paolo Villaggio, Gigi Proietti, Giancarlo Giannini, Michele Placido, Laura Antonelli, Stefano Satta Flores, Mariangela Melato, oltre a un'infinità di eccellenti caratteristi e comprimari, fra i quali vanno senz'altro ricordati Gianni Agus, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane (meglio ricordato come "Capannelle"), Renato Salvatori, Mario Carotenuto, Memmo Carotenuto, Tina Pica, Marisa Merlini, Ave Ninchi, Carlo Delle Piane, Leopoldo Trieste, Giacomo Furia, Luigi Pavese e Raffaele Pisu. Anche grandi attori tendenzialmente drammatici, come Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno e Salvo Randone, si sono talvolta cimentati con successo nella commedia all'italiana. Molti anche gli interpreti stranieri che sono stati spesso protagonisti o coprotagonisti in film appartenenti al genere della commedia all'italiana, fra i quali: Catherine Spaak, Louis de Funès, Fernandel, Sylva Koscina, Bernard Blier, Mario Adorf, Tomas Milian, Philippe Noiret, Senta Berger, Jean-Louis Trintignant, Claudine Auger, Ann-Margret e Dustin Hoffman.

Tra i registi, oltre ai già menzionati Pietro Germi, Nanni Loy e Mario Monicelli, si segnalano Luigi Comencini, Steno, Vittorio De Sica, Pasquale Festa Campanile, Antonio Pietrangeli, Lina Wertmüller, Ettore Scola, Luigi Zampa, Luigi Magni, Dino Risi, Camillo Mastrocinque, Luciano Salce, Sergio Corbucci e tra gli sceneggiatori Age e Scarpelli, Rodolfo Sonego, Sergio Amidei, Piero De Bernardi e Leo Benvenuti e Suso Cecchi D'Amico.

Se si volesse individuare un manifesto del genere, il cui fascino poggia anche, in parte, sull'indeterminatezza di canoni estetici condivisi o comunque agevolmente identificabili, probabilmente ci si potrebbe riferire a tre film su tutti, ossia I mostri di Risi (dove troviamo riuniti Gassman e Tognazzi, che nell'arco dei vari episodi del film si trasformano in una serie di personaggi grotteschi), Il medico della mutua, di Luigi Zampa, e il suo seguito Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, dove Sordi regna sovrano, e I soliti ignoti di Monicelli, dove Gassman è affiancato da Mastroianni, Totò, e da una carrellata di eccezionali caratteristi. Quest'ultimo film, primo in ordine cronologico fra quelli menzionati (1958), è considerato da molti critici, per ambientazione, tematiche, tipologia dei personaggi e impostazioni estetiche, il punto di inizio della vera e propria Commedia all'italiana.

Ambientazioni La commedia all'italiana fu una creazione di Cinecittà e inizialmente venne ambientata spesso a Roma, con attori romani o, ancor più spesso, romani d'adozione (ad esempio, Gassman, nato a Genova, si trasferì a Roma giovanissimo, Tognazzi, cremonese, fece i suoi primi passi nell'avanspettacolo della capitale, Mastroianni e Manfredi, originari entrambi dell'attuale Provincia di Frosinone, si formarono artisticamente nella Città eterna). Del resto la vita pubblica italiana dell'epoca era prevalentemente accentrata nella capitale, dove furoreggiava ancora Via Veneto, con i suoi caffè frequentati da artisti, attori, avventurieri e fotografi (i cosiddetti "paparazzi"), i quali resero famosa nel mondo la vita mondana del bel mondo capitolino.

D'altronde, anche una grande e operosa città come Milano per tutti gli anni cinquanta sembrò restare quasi in disparte, percepita più come centro di affari e lavoro che non di avvenimenti mondani, salvo tornare ad un ruolo di primo piano con il boom economico degli anni sessanta.

Fra gli interpreti più genuinamente romani va ricordato Alberto Sordi che, in oltre 140 opere cinematografiche, ha finito per incarnare, forse meglio di qualsiasi altro, la propria città di origine, dando vita a una vasta gamma di personaggi rappresentativi di situazioni e tematiche della società del tempo.

Tuttavia, sebbene l'ambientazione romana sia stata molto frequente, il genere ha sempre rappresentato la società italiana nelle sue più diverse sfaccettature e moltissimi film ascrivibili al genere furono quindi ambientati in altre importanti realtà urbane italiane (ricordiamo a tale proposito la Napoli di Pasqualino Settebellezze o di Operazione San Gennaro, la Firenze di Amici miei, la Milano de Il vedovo o di Romanzo popolare ecc.) o nel microcosmo della piccola provincia italiana (ad esempio il Veneto de Il commissario Pepe e di Signore & signori, o la Sicilia di Divorzio all'italiana, la cittadina lombarda de Il maestro di Vigevano o il paese marchigiano di Straziami, ma di baci saziami e la Ascoli di Alfredo, Alfredo).

Non sono mancati poi, già dagli anni sessanta, numerosi film che ritraggono gli italiani alle prese con il resto del mondo, a cominciare dalle figure degli emigranti all'estero: quello emigrato in Svizzera, interpretato da Nino Manfredi in Pane e cioccolata, o in Australia, interpretato da Alberto Sordi in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata. Italiani all'estero si ritrovano, nelle più diverse situazioni anche in La ragazza con la pistola, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?, Il diavolo, Fumo di Londra, Un italiano in America, Una moglie americana, Anastasia mio fratello ovvero il presunto capo dell'Anonima Assassini, e molti altri.

Non infrequenti anche le commedie nelle quali l'ambientazione italiana è trasposta in diversi contesti storici. Dal medioevo di Mario Monicelli in L'Armata Brancaleone e Brancaleone alle crociate, alla Roma papalina del Risorgimento di Luigi Magni in Nell'anno del Signore e In nome del Papa Re, ai numerosi film che ritraggono gli italiani alle prese con le peripezie negli anni del regime fascista e della Seconda guerra mondiale, come Il federale, Gli anni ruggenti, C'eravamo tanto amati, I due marescialli, Tutti a casa, o anche Polvere di stelle, storia di una scalcinata compagnia d'avanspettacolo alle prese con i capovolgimenti dell'8 settembre 1943, e molti altri film.

Successo e declino L'ascesa di un genere di successo