Durante la sua carriera da calciatore ha giocato in Serie A con le maglie di , , , e Napoli. Nel 2002 vince il campionato di Serie D con l', squadra nella quale conclude la sua carriera agonistica e comincia quella da allenatore.
Dopo aver guidato diverse squadre, nella stagione 2007-2008 ottiene con il la prima promozione in Serie B nella storia del club, vincendo nella medesima annata campionato e Supercoppa di Serie C1. Dal 2008 al 2010 allena il Cagliari in Serie A, cominciando a segnalarsi tra i tecnici italiani più promettenti della sua generazione. Dal 2010 al 2014 allena per la prima volta il , con cui conquista uno scudetto e una Supercoppa italiana (2011). Dal 2014 al 2019 è per la prima volta alla guida della , con cui vince undici trofei: cinque campionati italiani consecutivi (dal 2014-2015 al 2018-2019), quattro edizioni di Coppa Italia di fila (dal 2014-2015 al 2017-2018) e due Supercoppe italiane (2015 e 2018); raggiunge inoltre due finali di UEFA Champions League (2014-2015 e 2016-2017). Torna sulle panchine della Juventus nel triennio 2021-2024, in cui vince una quinta Coppa Italia (2023-2024), e del Milan nella stagione 2025-2026.
A livello individuale è stato eletto Panchina d'oro di Prima Divisione (2008), quattro volte Panchina d'oro (2009, 2015, 2017 e 2018) e quattro volte migliore allenatore AIC (2011, 2015, 2016 e 2018) oltreché insignito del Premio Nazionale Enzo Bearzot (2015) e introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano (2018). È inoltre l'unico tecnico in Italia ad aver vinto cinque scudetti consecutivamente, cinque Coppe Italia di cui quattro anch'esse consecutive, e il solo nei principali campionati europei ad aver conseguito un double nazionale per quattro stagioni di fila. Tali successi lo rendono uno degli allenatori più vincenti nella storia del calcio italiano.
Biografia È cresciuto nel quartiere livornese di Coteto all'interno di una famiglia operaia composta dal padre, scaricatore al porto labronico, dalla madre, infermiera, e dalla sorella minore. Nel 1992, ventiquattrenne, divenne oggetto delle attenzioni della cronaca scandalistica per aver lasciato l'allora fidanzata a due giorni dalle nozze; si è in seguito sposato nel 1994, avendo poi una figlia nel 1995 e separandosi successivamente nel 1998; da un'altra relazione ha avuto nel 2011 un secondo figlio. Dal 2017 al 2021 è stato sentimentalmente legato all'attrice Ambra Angiolini.
Appassionato sin da bambino di ippica grazie al nonno che lo portava alle corse, ha spesso usato metafore e termini tecnici di tale sport nelle sue conferenze stampa o interviste; dal 2019 è inoltre proprietario di una scuderia di cavalli da corsa.
Caratteristiche tecniche Giocatore
Ai suoi esordi, Allegri venne definito da Italo Allodi, storico dirigente del calcio italiano, come un promettente giocatore «dotato di tanto talento e di un carattere un po' scanzonato» che, nel corso degli anni, ne ha in parte precluso la carriera ad alti livelli, relegandolo al calcio di provincia: «avessi avuto la testa che ho ora forse sarei arrivato in Nazionale!», ammetterà lo stesso Allegri a vent'anni di distanza, «sono stato un giocatore mediocre e senza rimpianti».
Centrocampista dalle spiccate caratteristiche offensive, emerse inizialmente come mezzala pura, abile a inserirsi negli spazi; in seguito cominciarono a essergli delegati anche compiti di fantasista, venendo spesso impiegato come trequartista grazie a un bagaglio tecnico fatto soprattutto di corsa e abilità nel tiro, arretrando infine negli ultimi anni di carriera il proprio raggio d'azione a mediano. Eccelleva inoltre nel "leggere" la partita in corso d'opera, sia nel rapportarsi con gli avversari sia nell'aiutare compagni di squadra in difficoltà in una determinata zona del campo.
Giocatore di grande qualità, per il suo maestro Giovanni Galeone «era già un allenatore sul rettangolo di gioco [...] leader in campo e nello spogliatoio, capitano e uomo ovunque» che pagò suo malgrado un certo ostracismo tattico dell'epoca, dove «il più bravo era sempre chi menava di più». Per le sue origini livornesi nonché, soprattutto, per il suo fisico esile e dinoccolato, utile a "sgusciare" tra le difese avversarie, si guadagnò sin da giovane il soprannome di Acciuga inventato da Rossano Giampaglia, suo tecnico a Livorno; un nomignolo poi rimastogli addosso anche da allenatore.
Allenatore
Con il passaggio in panchina, da allenatore ha mutuato alcune delle caratteristiche già espresse in precedenza da calciatore; tra di esse, la capacità di "leggere" al meglio lo svolgimento delle gare, intervenendo in corso d'opera sull'assetto della squadra, nonché la volontà di spingere i suoi centrocampisti – proprio come accadeva allo stesso Allegri in campo – all'inserimento in area per cercare la conclusione a rete; un concetto, questo ultimo, ereditato dal suo mentore Galeone.
Solitamente preferisce disporre in campo i suoi giocatori con moduli abbastanza offensivi quali il 4-3-3, il 4-3-1-2 o il 4-3-2-1. Questi prevedono alcuni elementi comuni, vedi una difesa schierata con quattro uomini in linea e un robusto centrocampo a sorreggere il gioco. Per quanto concerne il reparto avanzato, si prestano invece a una maggiore variabilità con il possibile ricorso a un canonico tridente, a un trequartista dietro la coppia d'attacco – soluzione in cui Allegri, peraltro, è più volte ricorso a giocatori agli antipodi rispetto al classico regista, vedi i "muscolari" Kevin-Prince Boateng o Arturo Vidal –, o a due mezzepunte (altrimenti detto "doppio trequartista") in appoggio all'unico terminale offensivo; spesso gli attaccanti vengono chiamati a dare man forte alla squadra anche lontano dall'area di rigore, a mo' di "tuttocampista", attraverso costanti ripiegamenti difensivi.
Ciò nonostante, soprattutto nella prima parte di carriera – in cui è assurto tra i migliori allenatori della sua generazione – ha sovente mostrato molta duttilità, cercando sempre di adattare al meglio le proprie convinzioni tattiche in funzione degli elementi a disposizione in rosa o delle trattative di mercato, senza disdegnare all'occorrenza soluzioni diverse da quelle inizialmente concepite; un esempio di ciò è l'impiego del modulo 3-5-2, retaggio del precedente ciclo tecnico di Antonio Conte, nelle stagioni iniziali alla guida della . Tale approccio ha incontrato le rimostranze di parte degli addetti ai lavori, venendo da questi inteso come troppo accondiscendente verso la politica della tal società, facendogli guadagnare in maniera spregiativa l'appellativo di "aziendalista"; un giudizio che tuttavia lo stesso Allegri ha accolto e, anzi, rivalutato in ottica positiva: «quando mi danno dell'aziendalista, lo prendo per un complimento perché devo portare risultati alla mia società. Ma non vuol dire che la formazione la fa il presidente».
Di converso, nella seconda parte di carriera si è attirato più di una critica per via della proposta di calcio offerta, da taluni giudicata fin troppo conservativa, non incline a cogliere le contemporanee innovazioni emerse nella disciplina e arroccata sul principio del risultato quale unico fine, anche a scapito della qualità di gioco. Anche in questo caso, dal suo punto di vista Allegri ha ribaltato positivamente tale concetto esemplificandolo nell'espressione «corto muso», presa a prestito dal linguaggio ippico, dove sta a indicare il «minimo distacco, corrispondente al muso del cavallo, con cui si può battere il concorrente che segue»: l'unicità di tale espressione, coniata dal tecnico nel corso della Serie A 2018-2019, ha avuto ampio risalto presso la stampa specializzata fino ad essere accolta come neologismo per definire genericamente, da allora, una vittoria di misura.
Amante della tecnica individuale, si è spesso scontrato con coloro i quali ritengono preponderanti gli schemi al talento.
Carriera Giocatore
Dopo aver dato i primi calci al pallone nella natìa Livorno, nelle formazioni giovanili dei salesiani e dei portuali, incominciò la carriera professionistica con il di Santa Croce sull'Arno, in Interregionale, nella stagione 1984-1985; dopo tre annate con la squadra della sua città, il , passò ai rivali del , con cui esordì in Serie A l'11 giugno 1989, nella gara contro il di Arrigo Sacchi. Durante la stagione collezionò due sole presenze, sicché alla fine della stessa fece ritorno a Livorno, in Serie C2, mentre l'anno seguente si accasò invece in Serie C1, al .
Notato da Pierpaolo Marino, dirigente del , nel 1991 si trasferì agli abruzzesi, agli ordini del tecnico Giovanni Galeone, con cui il giocatore instaurerà un profondo rapporto professionale e ancor più umano: «ho avuto la fortuna di avere un maestro come lui, che magari non ha ottenuto grandi risultati ma che mi ha insegnato il piacere del calcio», ricorderà anni più tardi lo stesso Allegri, mentre Galeone rammenterà come nell'occasione «la squadra era già fatta, ma la dirigenza ingaggiò questo ragazzo che sinceramente non conoscevo. Dopo tre giorni mi era tutto chiaro, era un gran calciatore sul prato verde e un ragazzo serio e rispettoso, arrivò in punta di piedi e dopo poco era già il leader dello spogliatoio».
Con il club biancazzurro – a cui maggiormente legherà la carriera da calciatore – conquistò subito la promozione in quella Serie A dove, nel 1992-1993, disputerà la sua migliore stagione realizzando 12 reti in 31 partite, un ruolino che ne fa tuttora il migliore marcatore pescarese in massima serie, sia in un singolo campionato sia in assoluto; segnò il suo primo gol in A al 1' di Pescara-Milan (4-5) del 13 settembre 1992. Seguirono poi altre due stagioni con il , sempre in massima divisione, interrotte nell'ottobre 1995 dal passaggio al , in Serie B, ancora agli ordini di Galeone.
Nella breve ma significativa esperienza con i grifoni, nel campionato 1995-1996 fu tra i protagonisti della promozione in A, la seconda in carriera per Allegri e ancor più rilevante per la squadra biancorossa, che mancava dalla massima categoria da quindici anni: in particolare, fu proprio Allegri a trasformare nei minuti di recupero il calcio di rigore che, nella gara interna contro il della terzultima giornata, diede lo slancio decisivo verso la promozione. Nella stagione seguente, sempre con la squadra umbra, disputò 15 gare condite da 3 reti, prima di essere ceduto, nel gennaio 1997, ai cadetti del ; nel dicembre dello stesso anno tornò in A, in un tuttavia in piena crisi e de facto già avviato alla retrocessione, con cui giocò le sue ultime gare nella massima serie italiana.
Successivamente militò per tre stagioni nel campionato cadetto, fra Pescara e ; qui, nel marzo 2001 venne inizialmente squalificato per un anno dalla Commissione Disciplinare in seguito a una condanna per un illecito sportivo relativo alla partita di Coppa Italia contro l' del 20 agosto 2000, con l'accusa di aver pilotato, insieme ad altri sette giocatori di entrambe le formazioni, il risultato in seguito a forti somme scommesse dagli stessi attraverso amici e parenti; nel maggio 2001 la Commissione di Appello Federale accoglierà il ricorso dei legali dei due club, prosciogliendo tutti i calciatori coinvolti nel presunto illecito e annullando quindi anche la squalifica di Allegri: «ma la ferita ancora mi offende», ricorderà anni dopo.
Dopo le ultime stagioni con l', dove nel 2002 fu determinante per la storica promozione, la prima della squadra neroverde tra i professionisti, dalla Serie D alla C2, l'anno seguente concluse la carriera agonistica con all'attivo 374 partite e 56 reti; in Serie A, in particolare, mise a referto 101 incontri segnando 19 reti.
Allenatore Gli inizi