La storia di Padova ha visto il progressivo evolversi (nell'arco di almeno 2.500 anni) di un centro di discreto rilievo commerciale, culturale ed economico.
Padova è una città antichissima, anche se la sua fondazione per opera di Antenore è notoriamente un falso storico leggendario. Fu importante municipium romano, poi comune medievale di spicco, passato sotto la dominazione dei Carraresi prima, e di Venezia dal 1405. Caduta la Serenissima (1797), appartenne per cinquant'anni al Regno Lombardo-Veneto, passando nel 1866 al Regno d'Italia.
Nel corso della prima guerra mondiale, Padova costituì una sorta di quartier generale avanzato per le forze alleate. A Villa Giusti (località Mandria di Padova) fu firmato l'armistizio che pose termine al conflitto (4 novembre 1918). Gli eventi occorsi nell'ultimo conflitto mondiale e nel dopoguerra sono assimilabili a quelli riscontrati nel rimanente territorio italiano.
Preistoria e mito
La tradizioneSul punto è una vera miniera d'informazioni il testo La leggenda di Antenore, di Lorenzo Braccesi, (1984), per i tipi di Signum edizioni - Editoriale Programma - Padova: tutta la tematica ha per cornice l'epopea dei Nòstoi (in lingua greca, letteralmente, i "Ritorni") ovvero i reduci-scampati della guerra di Troia.Inizieremo senz'altro osservando che - in questa materia - si distinguono due tradizioni: la sofoclea e la virgiliano-liviana. La prima è legata alla cosiddetta "atticizzazione" del mito di Antenore, la seconda ne esprime la "romanizzazione". Secondo Sofocle (anche se in realtà la notizia ci giunge attraverso Strabone) non sarebbe casuale la quasi-omonimia tra l'antico popolo orientale degli eneti (enetòi) e la loro destinazione, Enetikè, ossia quello che oggi chiamiamo Veneto. L'argomento sarebbe stato sostenuto in una tragedia andata perduta, Gli antenoridi. Il concetto è stato poi ripreso anche da Polibio, oltre ad altri autori meno noti, via via fino a Catone. Per quanto attiene all'accennata "romanizzazione", essa è riconducibile principalmente a Virgilio, come abbiamo già detto, ma anche a Tito Livio. Gli Annali liviani consacrarono definitivamente (in età augustea) l'origine "antenorea" di Padova, riconoscendole nientemeno che una sorta di primogenitura rispetto a Roma stessa. Perfino Tacito, commentando la cruenta vendetta politica di Nerone sul già rammentato patavino Publio Claudio Trasea Peto, fa riferimento alla pretesa nobiltà "troiana" dell'antica Padova.Quel che è più singolare, è il fatto che la figura di Antenore potrebbe, secondo tarde fonti ellenistiche, essere definita moralmente discutibile: Licofrone per primo, e poi altri autori (intorno al III secolo a.C.) sostengono che Antenore avrebbe favorito gli assedianti greci nella realizzazione del noto espediente del cavallo di Troia. Per ricompensa, Antenore e la sua casa (opportunamente contrassegnata con l'esposizione convenuta di una pelle di leopardo) sarebbero stati preservati dalle devastazioni seguite alla conquista achea di Troia. Ancora più singolare è il fatto che queste "sub-leggende" sul tradimento di Antenore, in alcune versioni, assocerebbero nella colpa di un tale misfatto lo stesso Enea. vuole che la fondazione di Padova risalga al 1185 a.C., per opera di un gruppo di Veneti, provenienti secondo le leggende vuoi dall'Illiria vuoi dall'Asia minore, guidati da Antenore, il principe sopravvissuto alla distruzione di Troia, la cui ipotetica tomba sorgerebbe nell'omonima piazzaIn realtà si tratta della sepoltura di un guerriero (ungaro?) vissuto attorno al III o al IV secolo, se non addirittura nel X secolo, e tutta la leggenda è un'operazione di controinformazione ante litteram, concepita nel medioevo dal letterato Lovato Lovati per avallare la tesi della "nobiltà" delle origini patavine..
Indipendentemente dagli aspetti di pura fantasia, insediamenti preistorici sono stati accertati dall'archeologia, già a partire dall'XI secolo a.C. - X secolo a.C.Pertanto, parliamo di emergenze della cosiddetta civiltà villanoviana., topograficamente in corrispondenza dell'odierno centro di Padova.
Rappresentando uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse sulle sponde del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus Major) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione, al tempo denominato Medoacus Minor.
Alla "fluvialità" originaria di Padova, è legato il famoso episodioVerosimilmente leggendario. in cui - a detta di Tito Livio - la scorreria dello spartano Cleonimo sarebbe stata valorosamente respinta dagli antichissimi padovani (302 a.C.) a seguito di una sorta di battaglia navale sul Brenta-Medoacus.
Età romana
Anche se può essere riduttivo considerare la storia italica dell'antichità nella prospettiva del progressivo affermarsi di Roma, non può negarsi del tutto la legittimità di una tale chiave interpretativa. Sotto questo profilo, è lecito affermare che Padova fece assai presto una scelta di campo ben precisa.
Nel 302 a.C. Patavium dovette sostenere l'attacco portato da una flotta spartana condotta dal principe Cleonimo. Gli spartani, dopo aver attraccato le loro navi alla foce del Brenta, in un primo tempo riuscirono nel loro intento di saccheggio, cogliendo di sorpresa gli abitanti della città. Ma poi i patavini, riorganizzatisi, ricacciarono in mare gli invasori greci, infliggendo loro gravi perdite; infatti solo un quinto della loro flotta, riuscì a mettersi in salvo prendendo il mare. Per celebrare la vittoria i patavini dedicarono un tempio a Giunone.Tito Livio, Ab urbe condita libri, X, 2. Già nel 225 a.C. si segnala un'alleanza tra Patavium e Roma contro i Galli Cisalpini. I pataviniA detta del poeta Silio Italico (I secolo a.C.). furono parimenti al fianco dei romani alla battaglia di Canne (216 a.C. - seconda guerra punica). Nel 175 a.C. Patavium richiese l'intervento romano per contrastare un principio di guerra civile nel proprio territorioRiferito da Tito Livio; in ciò può peraltro desumersi l'esistenza, verosimile, di un "partito anti-romano" che tentava di mantenere una maggiore autonomia rispetto al potente alleato.. Anche in occasione della guerra sociale (91 a.C.), i pataviniAssieme alle altre città transpadane. combatterono con Roma e contro i ribelli italici. Nel 49 a.C. divenne nominalmente municipio romano, per assumerne poi effettivamente la sostanza nel 45 a.C. con la Lex Julia Municipalis. Durante la dominazione romana Patavium, com'era allora conosciuta, fu una delle più ricche città dell'Impero grazie, anche, all'allevamento di cavalli, ma soprattutto per l'esportazione di pezze di lana .
In età augustea Padova divenne parte della X Regio che aveva come capitale Aquileia, cui era collegata grazie alla via Annia che partiva da Adria. Del periodo romano rimangono alcuni ponti, rimaneggiati in età medioevale, l'arena (presso la cappella Scrovegni), resti di terme (sotto palazzo Storione) e del foro (zona piazza Garibaldi e piazzetta Cavour) di cui rimane una sola colonna. All'inizio del V secolo a Padova fu posto un Praefectus Sarmatarum gentilium, da cui quindi dipendeva una delle 13 guarnigioni di Sarmati a difesa dell'impero. Probabilmente la guarnigione era di stanza a Sarmeola (Sarmaticula), frazione di Rubano e a Sermazza (località di Vigonovo).
Nel 452-453 la città fu devastata dall'invasione degli Unni di Attila.
Medioevo
Successivamente alla caduta dell'Impero (476), Padova, con la rotta del 589, vide il Brenta cambiare di corso, sostituito dal BacchiglioneFino a quest'epoca il fiume Brenta (all'epoca noto come Medoacus) entrava in città all'altezza della Specola seguendo quello che è l'attuale corso del Bacchiglione. Il fiume poi percorreva il tratto fino alle Porte Contarine per poi piegare in una lunga ansa lungo (attuali denominazioni) Largo Europa e Riviera dei Ponti Romani, alla fine uscendo dalla città con un'altra ansa in Riviera Businello. All'interno della prima ansa era cresciuta la antica Patavium (pre)romana.. Dal 535 al 553 imperversò la guerra tra Bisanzio e i Goti alleati dei Franchi: passata ai primi nel 540 e in seguito ai secondi con Totila, Padova fu presa da Narsete, generale di Giustiniano. Venne quindi conquistata e completamente rasa al suolo nel 601 dai Longobardi di Agilulfo che, secondo la tradizione locale, penetrarono nelle difese cittadine dall'attuale Ponte della Morte davanti a via Rudena (ovvero: rovina). Monselice resistette qualche mese prima di capitolare anch'essa ai Longobardi. Alcuni abitanti cercarono allora rifugio nella Laguna Veneta, contribuendo successivamente alla nascita di quella che diverrà, secoli dopo, VeneziaSecondo la leggenda, invece, la nascita di Venezia avvenne il 25 marzo del 421 con la consacrazione della chiesa di San Giacometo a Rialto, sulle rive del profondo canale navigabile oggi Canal Grande. Gli abitanti della terraferma vi avrebbero trovato rifugio a seguito delle varie ondate di invasioni barbariche che si succedettero dal V secolo.. La città attraversò un lungo periodo di decadenza, dal quale si risollevò solamente dopo la fine del regno longobardo.
Nell'899 Padova fu razziata dagli Ungari. Il territorio intanto era divenuto parte del Regno d'Italia, all'interno della Marca di Verona, che dal 951 venne controllata dal Ducato di Baviera e poi, dal 975, dal Ducato di Carinzia.
Solo dopo l'anno 1000 Padova iniziò a riprendersi, affermandosi gradualmente come comune indipendente soprattutto nel XII secolo, pur dovendo subire le seguenti devastazioni: il terremoto del 1004; l'ancor più grave Terremoto del 3 gennaio 1117; il grande incendio del 1174. Nel 1164 partecipò alla Lega Veronese contro Federico Barbarossa. Dal 1168 (convegno di Lodi) al 1183 (Pace di Costanza) Padova fu membro anche della Lega Lombarda.
Gli anni successivi videro Padova espandere la propria importanza e i propri domini, in perenne lotta contro i comuni limitrofi e le grandi famiglie tra le quali quella degli Ezzelini da Onara.
Nel 1222 venne fondata l'Università, la seconda più antica d'Italia e una tra le più prestigiose d'Europa. Vi predicò Sant'Antonio, che vi morì nel 1231 e per il quale i padovani eressero una grandiosa basilica. Parallelamente alla fioritura delle grandi opere pittoriche e architettoniche, Padova consolidò tra il Medioevo e il Rinascimento una prestigiosa tradizione nell'arte orafa. La produzione artistica di metalli preziosi era disciplinata da rigorosi statuti tecnici e norme corporative che ne garantivano l'eccellenza, costituendo un settore economico e culturale di rilievo per la città. Tra il 1303 e il 1305 Giotto dipinse la Cappella degli Scrovegni, inestimabile tesoro pittorico.
L'espansione del comune patavino fu tuttavia interrotta a più riprese, in particolar modo tra il 1237 e il 1256 dalla sanguinosa dominazione di Ezzelino III da Romano, ricordato per aver trucidato in un solo giorno oltre diecimila padovaniIl dato è verosimilmente sovrastimato, anche in considerazione del presumibile sviluppo demografico di Padova nel Medioevo..
Signoria
Nel 1318 muta l'assetto politico a Padova: inizia la Signoria dei Carraresi con l'elezione a Capitano del Popolo di Jacopo da Carrara. Nel 1328 la città veniva conquistata da Cangrande della Scala ed entrava a far parte per un breve periodo dell'immenso territorio della signoria veronese. Il secolo successivo, pur turbato da continue lotte con le signorie limitrofe e con la minacciosa Venezia, fu per Padova l'apice del suo splendore, assoluta protagonista dell'arte e della cultura europea grazie alla presenza di artisti e letterati quali Giusto de' Menabuoi, Guariento, Altichiero, Francesco Petrarca sotto la protezione di Francesco I da Carrara.