Con il termine "la caduta" o "la caduta dell'uomo" (nel senso di genere umano) la teologia cristiana, secondo quanto riportato dalla Bibbia in Genesi 3, si riferisce all'avvenimento attraverso il quale essa crede che l'umanità abbia perduto i privilegi e la condizione originaria di cui godeva al momento della sua creazione. Il termine "Caduta" ne definisce, di conseguenza, anche la condizione risultante. Questo avvenimento è considerato fondamentale per la comprensione della condizione umana e dell'opera di redenzione del genere umano in Gesù Cristo.
Descrizione
Il racconto della Caduta, contenuto nel terzo capitolo del libro della Genesi, è essenzialmente un'eziologia attraverso la quale, nella cultura israelita (e da essa in quelle cristiana e islamica), si riflette sulle sofferenze e la morte che caratterizzano l'attuale condizione umana, sulla sua alienazione da Dio, sull'origine del male nel mondo e come venirne a capo. L'obiettivo principale del racconto è mettere in luce l'universalità di queste condizioni e affermare che esse non sono state desiderate da Dio. Il racconto, infatti, descrive una condizione originaria di perfetta armonia con Dio e con le sue leggi, e quindi anche un'uguale perfetta armonia con la Natura. È da questa condizione che l'umanità sarebbe decaduta, degradata, sia dal punto di vista fisico che morale e spirituale ed è in questa stessa condizione di armonia che Dio intende riportare l'umanità. Il primo passo descritto nei libri successivi della bibbia è il ristabilimento parziale dell'armonia tramite l'Alleanza sinaitica e l'introduzione di Israele nella Terra Promessa, il nuovo "Eden". Il tema continua nella Nuova Alleanza promessa dai profeti e nel Nuovo Testamento, al cui termine viene descritto il mondo futuro con termini che ricordano l'Eden.
Il racconto della Caduta ha generato innumerevoli interpretazioni, che possono essere approssimativamente classificate in due gruppi: Interpretazioni sapienziali. Il racconto viene letto non come un fatto storico ma come una parabola, cioè un racconto mitico (non mitologico!) secondo una tradizione letteraria diffusa nell'antichità anche non ebraica. Secondo Gianantonio Borgonovo "risalire all'origine per spiegare il presente è un tratto tipico delle mentalità ebraica ... il che non significa avere una conoscenza in più rispetto all'origine, ma una comprensione più profonda del fatto che non c'è nessuno che non pecchi" (cfr. 1Re 8,46; Gn 8,21; Rm 3,23).Torah e storiografie dell'Antico Testamento, ELLEDICI 2012, p.465. Anche secondo il biblista evangelico Richard E. Averbeck: "se leggiamo la storia della creazione nel modo che Dio intende che noi la leggiamo, vedremo che quello che ci insegna è direttamente correlato a cosa è osservabile nel mondo naturale e sociale in cui viviamo, sia che viviamo oggi o in un'altra epoca".Richard E. Averbeck,Reading Creation in the Bible in Light of Science Today, The 72nd Annual Meeting of the Evangelical Theological Society, 2020, https://doi.org/10.54739/i6cd Secondo Luis Alonso Schökel la narrazione edenica corrisponde alle vicende storiche del popolo ebraico, che venne introdotto da YHWH in un paese dove "scorre latte e miele", ma non obbedì al comandamento di non adorare altri dei e perciò ne venne espulso. Eva che presta ascolto al serpente e Adamo che si lascia coinvolgere passivamente corrispondono a Salomone e alle sue mogli che credettero agli idoli pagani e determinarono il crollo del regno unitario di Israele e Giuda. Interpretazioni giuridiche. A causa anche di un'errata traduzione in latino del v. 5,12 dell'epistola ai Romani e di alcune affermazioni deuterocanoniche (Sir 25,24; Sap 2,24) sin dal IV secolo cominciò a diffondersi un'interpretazione della Caduta come propagazione del "peccato originante" di Adamo in tutta l'umanità, cosicché essa sarebbe eternamente condannata, a meno che fosse salvata dal battesimo, da applicare quindi anche ai neonati. L'impostazione di Agostino di Ippona diede origine a controversie teologiche secolari, ma influisce tuttora sulla dottrina tradizionale della maggior parte delle chiese cristiane. Le differenze nell'interpretazione teologica della Caduta in ambito cristiano riguardano essenzialmente fino a che punto essa abbia inciso sulle facoltà dell'essere umano, in modo particolare sulla sua effettiva capacità di tornare a godere quanto è andato perduto.
Le teologie ebraica e islamica, sulla base dello stesso testo di Gn 3, non giungono a conclusioni altrettanto dogmatiche e definite, interpretandolo prevalentemente ad illustrazione della dinamica tentazione-peccato-conseguenze nell'esperienza di ogni essere umano. Anche l'ideologia scientista, razionalista e materialista contemporanea respinge queste concezioni relegandole nell'ambito della mitologia religiosa e non corrispondente ai fatti. Lo stesso affermano quei cristiani e quegli ebrei che, distanziandosi dalle concezioni tradizionali, accolgono l'evoluzionismo (accettato anche dalla stessa Chiesa cattolica) e i fatti da esso svelati circa l'origine dell'Uomo, ma tentano in vario modo di operarne una sintesi o una revisione.
Legata alla Caduta dell'uomo, le fonti giudaiche extra-bibliche e la Bibbia cristiana parlano anche della precedente caduta di una parte delle creature angeliche che così diventano attive forze spirituali della malvagità dedite ad opporsi a Dio ed ai suoi propositi. La loro avversione a Dio ed alla creatura umana non è solo limitato ai primordi, ma si ritiene continuare attraverso la storia tanto che esse diventano di fatto corresponsabili della condizione di degrado morale e spirituale in cui si trova l'umanità loro soggetta.
Il racconto della Genesi Attraverso il suo tipico stile letterario, il libro della Genesi ci presenta la formazione del primo uomo e della prima donna (Adamo ed Eva) al culmine dell'attività creativa di Dio. Il racconto della Caduta è contenuto nel terzo capitolo.
Creati "a sua immagine e conformi alla sua somiglianza" (1:26), essi vengono collocati in un "giardino di delizie" (l'Eden, 2:8) e incaricati di custodirlo creativamente (il mandato creazionale, 2:15,19,20). Sebbene dotati di ampia libertà, essi non devono trasgredire alla proibizione di mangiare dell'albero "della conoscenza del bene e del male" (2:16,17a). In caso di violazione saranno inevitabilmente passibili di fatali conseguenze ("nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai", 2:17b).
Tentati, però, di mettere in dubbio la verità e la bontà di questa prescrizione ("Non morirete affatto" 3:4), come pure dalla vana ambizione di poter conseguire senza alcun merito una posizione maggiore di quella che era stata loro concessa ("sarete come dei", 3:5), Adamo ed Eva trasgrediscono al comandamento ricevuto (oltrepassano i limiti loro assegnati). Così "aprono gli occhi" (3:7) sull'inganno in cui sono caduti e subentra in loro il senso di colpa (rappresentata dal nascondersi fra gli alberi del giardino, 3:8). Chiamati a rispondere del loro operato ("Dio chiamò l'uomo e gli disse: 'Dove sei?'" 3:9) essi cercano inutilmente di giustificarsi coprendo la loro "nudità" (simbolo dell'impossibilità di sfuggire al giudizio di Dio, 3:10,11) ed incolpandosi a vicenda (3:12,13).
Dio pronuncia così su di loro ("serpente tentatore" compreso) la sentenza di condanna (le "maledizioni" di 3:14-20). La condanna comporta una vita che per loro, da ora in poi, sarà piena di dolori e fatiche improbe. Il peccato ha per conseguenza pure la sottomissione della donna all'uomo ("egli dominerà su di te" (3:16). La loro esistenza culminerà con la morte ("sei polvere e in polvere tornerai", 3:19), anzi, la morte in tutte le sue accezioni ne determinerà ogni aspetto perché implicita nel fatto che la Caduta comporta la separazione da Dio, fonte della vita. Viene così loro impedito l'accesso a "l'albero della vita" (3:22) e l'uomo e la donna sono definitivamente espulsi, scacciati, dal giardino d'Eden (23,24a), allontanati dalla presenza e comunione con Dio. Infine, affinché non possano più ritornare e per "custodirne la via" vi vengono posti a guardia dei cherubini che "vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante" (3:24b).
Il racconto prosegue con la storia delle successive generazioni, caratterizzata dal degrado e dalla corruzione morale e spirituale (violenze, ingiustizie, aberrazioni), per quanto pure segnata dallo sviluppo culturale e tecnologico (cfr. 4:21,22), ma anche dal progressivo accorciamento dell'età media dell'essere umano.
Da notare come Dio non manchi di mitigare, con la sua misericordiosa provvidenza, il castigo inflitto all'essere umano, evidenziata nel racconto dal fatto che Dio provveda a coprire "la nudità" di Adamo ed Eva con "tuniche di pelle" (3:21) ottenute attraverso il sacrificio di animali. C'è di più: nonostante l'apparente fallimento del "progetto uomo", persino allora Dio misteriosamente preannuncia il modo con il quale riscatterà il genere umano. È quello che la teologia cristiana chiama "protovangelo". Vi sarà inimicizia fra il "serpente tentatore" e la donna e la progenie di lei gli "schiaccerà il capo" (rappresentazione della futura opera del Messia, 3:15).
L'interpretazione del racconto nell'ebraismo La Caduta nella letteratura giudaica antica La prima interpretazione documentata di una Caduta come concetto teologico riguarda esseri angelici ed appare nel periodo posteriore alla chiusura del canone della Bibbia ebraica e precedente al cristianesimo (chiamato dai cristiani "intertestamentale"), un periodo di oppressione politica e conflitti interni per il popolo ebraico che contribuisce alla riflessione apocalittica sulla corruzione del mondo. Essa, così, compare negli scritti apocrifi e pseudoepigrafi, si suppone per l'influenza degli Esseni o della cultura greca.
La prima sezione del Libro di Enoch parla, sulla base di Genesi 6:1 di "vigilanti" angelici, o "satani" che, ribellatisi a Dio, letteralmente "cascano" sulla terra dal cielo, si uniscono a delle donne e generano i nephilim, i "giganti", i "decaduti" i quali diffondono nel mondo il male. Enoch afferma che l'umanità sia stata creata immortale, pura e giusta ma, a causa delle conoscenze impartite (fra cui la metallurgia ed altri saperi come la magia e l'astrologia) ad essa dal capo dei satani, Azazel, l'umanità diventa ingiusta e viene sottoposta alla morte (54.6; 8.1).
In II Esdra 3:7 si afferma che quando Adamo è punito con la morte, pure la sua posterità sarà inclusa in questo decretoII Esdra 3:7 afferma: “A causa del male compiuto il primo Adamo cadde nel peccato e nella colpevolezza e, con lui, tutti quelli che nacquero da lui”. Questa concezione è ripetuta in 7:48: “O Adamo, che hai fatto? Quando tu peccasti, la tua Caduta non occorse solo a te, ma anche a noi, come tuoi discendenti”.. Il Siracide afferma: “Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo” (Siracide 25:24). Allo stesso modo nell'Apocalisse di Baruch (17:3) Adamo viene incolpato dell'accorciamento della vita dei suoi discendenti. In questa letteratura, però, la dottrina della Caduta non sembra essere avanzata rigidamente. In 2 Esdra 3:9 si afferma che la conseguenza della Caduta cessi con il Diluvio, allorché da Noè sorge una generazione di gente pia e che sono solo i loro discendenti che, non seguendo le loro orme, causano la corruzione sulla terra.
Filone di Alessandria, filosofo ellenistico di cultura ebraica, nella sua opera allegorica "De Mundi Opificio" § 56), considera questi gli avvenimenti della Genesi come tipologici. Secondo Filone Adamo rappresenta l'aspetto razionale della natura umana, Eva il sensuale, mentre il serpente è simbolo della lussuria e del piacere. Al seguito di Filone, l'esegeta moderno Samuel Hirsch considera la Caduta come tipica descrizione dei processi psicologici che precedono il peccato (tentazione) e che gradualmente culminano, con l'inganno di sé stessi, in atti peccaminosi.