Considerato uno dei più grandi giocatori della storia e la migliore ala grande di sempre, ha militato per tutta la sua carriera in NBA nei San Antonio Spurs, dai quali è stato selezionato come prima scelta assoluta al Draft NBA 1997 dopo aver terminato il college e di cui è stato anche capitano.

Vincitore di cinque titoli NBA, spiccano tra i riconoscimenti individuali due titoli come MVP della stagione regolare e tre come MVP delle finali; uno dei soli 5 giocatori ad aver vinto almeno 3 MVP delle finali, insieme a Michael Jordan (6), LeBron James (4), Shaquille O'Neal (3) e Magic Johnson (3). È stato inoltre inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame nel 2020 ed è stato anche eletto da Sports Illustrated miglior giocatore del decennio 2000-2010.

Nella regular season della NBA figura sesto per rimbalzi totali () e quinto per stoppate totali (). Inoltre è terzo per partite vinte totali () e undicesimo per presenze totali (), diventando cosi il solo giocatore della storia NBA ad aver vinto almeno partite NBA col 70% di vittorie. Si colloca inoltre alla 20ª posizione per punti totali (), diventando cosi il solo giocatore insieme a Kareem Abdul-Jabbar ad avere almeno punti, rimbalzi e stoppate in carriera. E stato nominato 15 volte nell'All-NBA Team (di cui 10 nel All-NBA First Team), risultando così secondo di sempre per numero di selezioni totali insieme a Kobe Bryant e Kareem Abdul-Jabbar dietro al solo LeBron James (21), e 15 volte nell'All-Defensive Team (di cui 8 nell'All-Defensive First Team e 7 nell'All-Defensive Second Team, record di selezione nel All-Defensive Second Team), l'unico cestista nella storia NBA ad avere 15 All-Defensive Team totali in carriera. È il solo cestista insieme a Larry Bird a rientrare nell'All-NBA First team nel suo anno da rookie dopo il 1970.

Ai playoffs NBA si colloca primo per stoppate totali (568), secondo per minuti totali (), terzo per presenze totali (251), terzo per rimbalzi totali (), quinto per palle perse totali (633) e sesto per punti totali (), diventando il solo giocatore nella storia dei playoffs NBA a totalizzare almeno punti, rimbalzi e 500 stoppate ai playoffs NBA.

Alle NBA Finals si colloca secondo per stoppate totali, dietro solo a Kareem Abdul-Jabbar; settimo per rimbalzi e diciannovesimo per punti.

Assieme a John Salley è l'unico giocatore riuscito nell'impresa di vincere il titolo NBA in tre decenni diversi.

Biografia Duncan è nato e cresciuto a Saint Croix, nelle Isole Vergini americane. È figlio di immigrati anguillani: Ione, un'ostetrica, e William Duncan, un muratore. Ha due sorelle maggiori, Cheryl e Tricia, e un fratello maggiore, Scott, che è diventato regista e direttore della fotografia. Cheryl era una campionessa di nuoto prima di diventare infermiera e Tricia ha nuotato per le Isole Vergini americane alle Olimpiadi estive del 1988 a Seul.

A scuola, Duncan era uno studente brillante e sognava di diventare un nuotatore di livello olimpico come Tricia.Tim Duncan Biography, jockbio.com. Estratto il 19 aprile 2007. I suoi genitori furono di grande aiuto e Duncan eccelleva nel nuoto, diventando un adolescente eccezionale nei 50, 100 e 400 metri stile libero e mirando ad andare ai Giochi olimpici del 1992 come membro della squadra degli Stati Uniti.

Nel 1989, dopo che l'uragano Hugo distrusse l'unica piscina olimpionica dell'isola, Duncan fu invece costretto a nuotare nell'oceano e la sua paura degli squali rovinò il suo entusiasmo per questo sport. Subì un altro duro colpo emotivo quando sua madre morì di cancro al seno il 24 aprile 1990, il giorno prima del suo 14º compleanno. Sul letto di morte, fece promettere a Duncan e alle sue sorelle che si sarebbero diplomati al college, spiegando notevolmente il successivo rifiuto di Duncan di lasciare presto il college per la NBA.

Caratteristiche tecniche Duncan giocava come ala grande, ma era in grado di ricoprire anche il ruolo di centro, in particolare nella seconda parte della carriera. Giocatore dal rendimento costante, capace di mantenere una doppia doppia di media in carriera in punti e rimbalzi, era dotato di un repertorio completo, che gli consentiva di dare un notevole contributo alla propria squadra su entrambi i lati del campo. Possedeva un vasto arsenale offensivo, che comprendeva un buon tiro dalla media distanza e una grande abilità in post basso; estremamente peculiare e unica nel gioco era la sua abilità di tiro nel saper sfruttare il tabellone per segnare canestro. Tenuto conto del ruolo, era anche un buon passatore, come testimoniano i 3 assist di media in carriera. Inoltre, grazie alla capacità di eseguire giocate fondamentali per la vittoria nei secondi finali delle partite, ha ottenuto la reputazione di clutch player, spesso confermata anche nei play-off, nei quali tendeva a migliorare le proprie cifre in tutte le voci statistiche. Non era particolarmente abile nei tiri liberi, nei quali ha sempre avuto percentuali realizzative altalenanti; la sua media in carriera sfiora, comunque, un discreto 70%.

Il suo stile di gioco era molto più improntato all'efficacia che alla spettacolarità, tanto da guadagnarsi il soprannome di The Big Fundamental. Sports Illustrated, dopo la vittoria del suo primo titolo NBA, lo definì «un calmo, noioso e dominante MVP»: a conferma di ciò, la sua popolarità tra gli appassionati dell'NBA non è mai stata paragonabile a quella di altre superstar della sua generazione. In compenso, Duncan ha goduto di notevole apprezzamento tra i critici della pallacanestro e i colleghi: tra gli altri, Kareem Abdul-Jabbar, Bill Russell e Shaquille O'Neal ne hanno più volte tessuto le lodi.

Carriera Gli inizi nel nuoto e i primi tiri a canestro Fratello minore di due ottime nuotatrici (la sorella Tricia, in particolare, partecipò alle Olimpiadi di Seul), venne presto avviato al nuoto sotto la supervisione della madre, ed a 14 anni era considerato uno degli atleti più promettenti a livello nazionale sulla distanza dei 400 metri stile libero.

Nel 1989 era già parte della squadra destinata a partecipare alle Olimpiadi di Barcellona 1992, ma la sua vita venne sconvolta da una tragedia: la madre, alla quale Duncan era molto legato, si ammalò di cancro al seno. Poi, in autunno, l'isola di Saint Croix fu vittima del passaggio dell'uragano Hugo che la devastò completamente, rendendo impraticabile la piscina. Gli allenamenti a quel punto vennero programmati nell'Oceano Atlantico, e l'insuperabile fobia per gli squali spinse Duncan ad abbandonare la selezione olimpica. Sua madre morì nella primavera del 1990: da quel momento Duncan non nuotò più a livello agonistico.

Si avvicinò alla pallacanestro grazie alla sorella Cheryl: fu lei a spedire a casa Duncan un canestro per permettere al fratello di svagarsi. Quando Cheryl ritornò a vivere a Saint Croix col marito Ricky Lowery, ex playmaker titolare per la Capital University di Columbus, Ohio, quest'ultimo instillò la passione per il gioco nel giovane Duncan, oltre ai primi rudimenti di tecnica di palleggio, tiro dal perimetro, penetrazione ed uso del tabellone, nonché la capacità di riconoscere le opportunità di passaggio. In seguito, Duncan scelse di indossare lo stesso numero di maglia che Lowery aveva al college, il 21, mantenendolo per tutta la carriera.

NCAA Iscrittosi alla Wake Forest University, ad inizio stagione NCAA del 1994-95 molti parlarono di Duncan come probabile top pick al Draft NBA nel caso si fosse reso eleggibile, ma Duncan decise di continuare la sua esperienza al college rifiutando quindi di entrare subito nella lega maggiore. Al termine di un'ottima annata raggiunse la convocazione All-ACC First Team, venne nominato miglior difensore dell'anno e conseguì medie di 16,8 punti e 12,5 rimbalzi. Tra le sue prestazioni c'è da segnalarne una contro Florida State dove ha messo a referto una doppia doppia da 26 punti e 20 rimbalzi..

Nel campionato NCAA 1995-96 guidò la propria squadra alle Sweet 16, ma non riuscì a portarla più avanti complice un'influenza. Venne nominato ancora una volta miglior difensore dell'anno e segnò una media di 19,8 punti. A fine stagione ancora molte voci lo videro protagonista per il Draft NBA, ma ancora una volta lui decise di rimanere al college.

Duncan fu un All-American e nel 1997, annata nella quale vinse all'unanimità il John R. Wooden Award, mantenendo una media di 20,8 punti e 14,7 rimbalzi a partita, e vinse per la terza volta consecutiva il premio come miglior difensore dell'anno.

A differenza di molti altri giocatori NBA di quel periodo, Duncan decise di rimanere al college per tutti i 4 anni, durante i quali vinse tre volte il titolo di migliore difensore e fu due volte miglior giocatore dell'ACC. Nel 1996 fu primo per punti, rimbalzi, percentuale al tiro e stoppate nella sua conference, e fu il primo nella storia dell'NCAA a superare i punti, rimbalzi, 400 stoppate e 200 assist.

NBA Draft ed esordio (1997-1998) Al Draft NBA del 1997 venne selezionato dai San Antonio Spurs, che ottennero la prima scelta assoluta nonostante i Vancouver Grizzlies e i Boston Celtics (reduci rispettivamente da 14 e 15 vittorie nella stagione precedente, contro le 20 degli Spurs) avessero maggiori probabilità.

Nel suo primo anno in NBA Duncan si mise subito in mostra: vinse il premio come matricola dell'anno nella stagione 1997-98 ottenendo 113 preferenze su 116, e avendo ricevuto il titolo di rookie del mese in ogni mese della stagione. Tra l'altro entrò nell'All-NBA First Team, ultimo rookie a riuscirci prima di lui fu Larry Bird nel 1980. Il suo impatto si notò sin da subito, oltre che nelle prestazioni, anche nella leadership in campo.

Il primo titolo (1998-1999) Nella stagione seguente i San Antonio Spurs misero insieme una squadra in grado di puntare in alto, contando soprattutto sui due lunghi Duncan e David Robinson, mirando a interrompere il dominio dei Chicago Bulls, da quell'anno privi di Michael Jordan ritiratosi dopo la vittoria alle Finals del '98 contro gli Utah Jazz. Nella sua seconda stagione Duncan tenne delle ottime medie punti (15,2 in novembre, 19,3 dicembre, 19,5 gennaio), andando già oltre i 20 da febbraio in poi (25,7 febbraio, 23,8 marzo, 25,9 aprile) arrivando ad avere 21,7 punti di media finali. Nei playoff, insieme a Robinson, condusse i San Antonio Spurs al loro primo titolo NBA sconfiggendo i New York Knicks per 4-1, aggiudicandosi anche il premio di MVP delle finali e diventando il primo giocatore nella storia NBA a vincere il premio nella sua stagione da sophomore. Anche nei playoffs, le sue prestazioni, nonostante un solo anno di carriera da professionista alle spalle, sono di livello alto: segna con ottime percentuali (51,1%) e in abbondanza, e cattura numerosi rimbalzi. In 17 partite di playoff riuscì a realizzare 10 doppie doppie. Di particolare rilevanza furono le partite contro i Knicks: 27 punti, 14 rimbalzi, 2,2 stoppate in 45,8 minuti di media a gara. Già in questa prima serie di playoffs si evidenzia la sua capacità di migliorare le proprie prestazioni quando cresce l'importanza delle partite. A fine anno venne incluso sia nell'All-NBA First che per l'All-Defensive First Team.

Anni di transizione (1999-2002) Dopo il primo titolo, gli Spurs ebbero una fase di stallo: l'anno post-titolo Duncan continuò con le buone prestazioni tenendo di media 23,2 punti in stagione, ma saltò interamente i playoff per un infortunio al ginocchio. In stagione vinse il titolo di MVP dell'All-Star Game insieme a Shaquille O'Neal.

Nell'estate 2000 Duncan andò vicino a lasciare San Antonio: avrebbe potuto essere acquistato dagli Orlando Magic, ma la cosa non si concretizzò per via di alcune incomprensioni con Doc Rivers, all'epoca allenatore dei Magic ed ex dirigente dei neroargento.