La seconda guerra del Congo, detta anche guerra mondiale africanaGovernment Accounting Office (GAO). U.N. peacekeeping executive branch consultations with Congress did not fully meet expectations in 1999-2000, 2000. Pagina 52. o grande guerra africana, si è svolta tra il 1998 e il 2003 nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), ed è terminata con l'istituzione del Governo di transizione della Repubblica Democratica del Congo. È stata la più grande guerra della storia recente dell'Africa, e ha coinvolto otto paesi africani e circa 25 gruppi armati.

Nel 2008, la guerra e le sue conseguenze hanno causato circa 5,4 milioni di morti, in gran parte dovute a malattia e fame: per questo motivo la seconda guerra del Congo è stata il conflitto più cruento svoltosi dopo la seconda guerra mondiale. Molti milioni sono stati i profughi e quelli che hanno chiesto asilo nei paesi confinanti.

Schieramenti Le forze alleate a Kinshasa comprendevano l'esercito nazionale (sotto il controllo del presidente Laurent-Désiré Kabila e più tardi del figlio Joseph Kabila), diversi gruppi xenofobi Mai-Mai, e paesi alleati come Zimbabwe, Angola, Ciad, Sudan e Namibia. Questi controllavano le zone orientali e meridionali dell'ex-Zaire. Loro obiettivo era la creazione di uno stato forte in grado di controllare il territorio interno e i confini, per poter così riguadagnare il controllo delle risorse naturali. Le forze alleate al RPF (Fronte Patriottico Ruandese) comprendevano gli eserciti nazionali di Ruanda e Burundi (i cui governi erano dominati da Tutsi), le milizie tutsi dei Banyamulenge congolesi e i ribelli del RCD (Raggruppamento Congolese per la Democrazia), Banyamulenge anch'essi, di stanza a Goma. Le forze alleate ai Tutsi erano molto attive nelle regioni di Kivu Nord e Kivu Sud, e controllavano territori che si estendevano ad occidente, verso Kinshasa. Loro obiettivi erano proteggere la sicurezza nazionale di Ruanda e Burundi, difendere i Tutsi nella RDC, frenare l'influenza dell'Uganda e sfruttare le risorse nazionali. Le forze alleate agli Hutu comprendevano gli Hutu ruandesi responsabili del genocidio ruandese del 1994, i ribelli Burundesi che cercavano di rovesciare il proprio governo, gli Hutu congolesi e le milizie Mai-Mai. Il maggiore gruppo Hutu era le "Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda" (FDPL), che operava nel Kivu. Loro obiettivi erano espellere le forze Tutsi straniere, la pulizia etnica dei Banyamulenge, rovesciare i governi di Ruanda e Burundi e ottenere il controllo delle risorse. Le forze alleate all'Uganda e all'esercito nazionale ugandese comprendevano vari gruppi ribelli sostenuti dall'Uganda, come il Movimento di Liberazione del Congo (MLC), che controllavano la maggior parte del nord-est e del centro-nord della RDC. Loro obiettivi erano proteggere i confini dell'Uganda dall'invasione di gruppi ribelli stanziati nello Zaire, come le Forze Alleate Democratiche e l'Esercito di Liberazione del Popolo (gruppi la cui esistenza non è sicura). L'Uganda aveva inoltre sostenuto il fallimento del governo di Joseph Kabila nell'intervenire contro questi gruppi.

Antefatti

Una volta guadagnato il controllo della capitale nel mese di maggio 1997 a seguito della prima guerra del Congo, Kabila incontrò degli ostacoli notevoli a governare il paese, che aveva rinominato Repubblica Democratica del Congo (RDC). Oltre a tensioni politiche fra i vari gruppi per raggiungere il potere e al debito estero enorme, i suoi sostenitori stranieri si dimostrarono poco disposti ad andarsene come richiesto. La cospicua presenza ruandese nella capitale prese a sembrare troppo ingombrante agli occhi di molti congolesi, che cominciarono a vedere Kabila come una pedina delle potenze straniere.

Le tensioni raggiunsero livelli più alti il 14 luglio 1998, quando Kabila licenziò il suo capo del personale, il ruandese James Kabarebe, e lo sostituì con un nativo congolese, Celestin Kifwa, pensando di poter contare su una base politica congolese consolidata e di poter stabilire una certa distanza fra la sua amministrazione e i paesi stranieri che lo avevano posto al comando. Per mantenere buone relazioni col Ruanda, Kabarebe venne nominato suo successore.

Due settimane dopo Kabila abbandonò tale linea diplomatica. Ringraziò il Ruanda per il suo aiuto e ordinò a tutte le forze militari ugandesi e ruandesi di lasciare il paese. In 24 ore i consiglieri militari ruandesi presenti a Kinshasa furono scacciati senza troppe cerimonie. La cosa allarmò soprattutto i Banyamulenge del Congo orientale, le cui tensioni con i gruppi etnici vicini erano state una delle cause della prima guerra del Congo, e che erano all'epoca uno degli strumenti con cui il Ruanda influenzava gli eventi in Congo. Temendo di tornare ad essere perseguitati, i Banyamulenge sarebbero diventati nuovamente la scintilla di un'altra esplosione di violenza.

Svolgimento 1998-1999

Il 2 agosto 1998 i Banyamulenge nella città di Goma diedero inizio alla rivolta; il Ruanda immediatamente offrì loro assistenza, e in agosto emerse un gruppo ribelle bene armato, il Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), composto soprattutto da Banyamulenge e sostenuto da Ruanda e Uganda. Questo gruppo cominciò rapidamente a dominare le province orientali, ricche di risorse, basando le proprie operazioni nella città di Goma. Il RCD prese rapidamente il controllo delle città di Bukavu e di Uvira, nella regione del Kivu.

Il governo ruandese, guidato dai Tutsi, si alleò con l'Uganda; il Burundi inoltre si vendicò, occupando una parte del Congo nordorientale. Per contribuire a rimuovere gli occupanti ruandesi, il presidente Kabila arruolò i militanti Hutu del Congo orientale, e cominciò ad agitare l'opinione pubblica contro i Tutsi, attività che sfociò in parecchi linciaggi pubblici lungo le vie di Kinshasa. Il 12 agosto un maggiore dell'esercito fedele a Kabila fece trasmettere da una stazione radiofonica di Bunia, nel Congo orientale, un messaggio radio che sollecitava alla resistenza:

Il governo ruandese effettuò delle pretese territoriali rispetto ad una parte notevole del Congo orientale, definito come "Ruanda storico". I ruandesi dichiararono che Kabila stava organizzando un genocidio contro i loro fratelli Tutsi nella regione del Kivu. Resta tuttora in questione quanto l'intervento ruandese sia stato effettivamente motivato dal desiderio di proteggere i Banyamulenge, o se piuttosto non sia stato usato come copertura per le proprie aspirazioni territoriali. Con una mossa ardita, i ribelli del RCD dirottarono un aereo e lo fecero atterrare alla base governativa di Kitona, sul litorale atlantico, in cui altri soldati governativi ammutinati si unirono a loro.

Diverse città ad est e intorno a Kitona caddero in rapida successione, mentre le forze unite di RCD, Ruanda, Burundi e Uganda sopraffecero le forze governative in mezzo ad un enorme susseguirsi di sforzi diplomatici vani, portati avanti da vari paesi africani. Il 13 agosto, meno di due settimane dopo l'inizio della sommossa, i ribelli conquistarono la centrale idroelettrica di Inga che forniva l'elettricità a Kinshasa, così come il porto di Matadi, attraverso cui passava la maggior parte dei rifornimenti alimentari per la capitale. Il centro diamantifero di Kisangani cadde nelle mani dei ribelli il 23 agosto, e le forze che avanzano da est cominciarono a minacciare Kinshasa entro la fine del mese.

L'Uganda, pur mantenendo anche il sostegno all'RCD insieme al Ruanda, creò un gruppo ribelle che sosteneva direttamente: il Movimento di Liberazione del Congo (MLC). La caduta della capitale sembrava certa, nonostante gli sforzi sostenuti delle milizie Hutu nell'est del paese, e da Kabila, che era alla disperata ricerca di aiuto e sostegno da diversi paesi africani. L'offensiva dei ribelli subì un brusco arresto quando i primi paesi africani cominciarono a rispondere alla richieste di aiuto di Kabila: i governi di Namibia, Zimbabwe e Angola decisero di intervenire a favore delle forze governative di Kabila, dopo un vertice ad Harare (Zimbabwe) il 19 agosto. Nelle settimane seguenti, anche il Ciad, la Libia e il Sudan si unirono alla coalizione.

Nel settembre del 1998, diversi contingenti dello Zimbabwe volarono a Kinshasa e tennero a bada le forze ribelli che avevano raggiunto la periferia della capitale, mentre numerose unità angolane, penetrando dalla frontiera meridionale del paese, attaccarono i ribelli, costringendoli a ritirarsi: il conflitto rischiava così di degenerare in uno scontro diretto con gli eserciti nazionali dell'Uganda e del Ruanda, che sostenevano fortemente il movimento ribelle. Il 18 gennaio 1999 il Ruanda, l'Uganda, l'Angola, la Namibia e lo Zimbabwe concordarono un cessate il fuoco in un vertice a Windhoek, in Namibia; ma l'RCD non vi era stato invitato, per cui i combattimenti continuarono.

1999-2000 Il 5 aprile 1999 le tensioni all'interno del RCD raggiunsero il picco quando il leader del RCD Ernest Wamba dia Wamba spostò il suo quartier generale da Goma (controllata dal Ruanda) a Kisangani (controllata dagli ugandesi). Un ulteriore segno di rottura avvenne quando Yoweri Museveni e Kabila firmarono un nuovo accordo di cessate il fuoco il 18 aprile a Sirte, in Libia, in seguito alla mediazione del presidente libico Gheddafi, nonostante sia il RCD che Ruanda si fossero rifiutati di parteciparvi.

Il 16 maggio, Wamba venne estromesso dal ruolo di leader del RCD in favore di una figura pro-Ruanda: sette giorni più tardi, il 23 maggio le varie fazioni del RCD si scontrarono per il controllo di Kisangani, anche per una disputa sul controllo delle risorse minerarie della città, disputa ripresentatasi nuovamente un mese dopo. L'8 giugno le fazioni ribelli si incontrarono per cercare di creare un fronte comune contro Kabila, ma nonostante questi sforzi la decisione unilaterale delle forze ugandesi di creare una nuova provincia nel nord est del paese scatenò un feroce scontro etnico tra la tribù Lendu e gli Hema, che divise nuovamente le forze ribelli. Nell'agosto del 1999 si giunse ad un nuovo accordo tra le parti in lotta, ma ancora una volta l'RCD si rifiutò di firmare il cessate il fuoco. L'ONU inviò del personale per garantire il disarmo delle fazioni e delle milizie, ma nei mesi successivi la situazione precipitò nuovamente e violenti scontri si verificarono in tutto il Congo.

Nel mese di novembre, la televisione di stato affermò che l'esercito di Kabila era stato ricostruito ed era pronto a compiere la sua missione "per liberare" il paese. Le forze ruandesi lanciarono immediatamente una vasta offensiva e si avvicinarono pericolosamente a Kinshasa, prima di essere respinti. Il 24 febbraio 2000 l'ONU inviò una forza di soldati, la "Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo" (conosciuta con l'acronimo francese MONUC), per monitorare il cessate-il-fuoco. Numerosi scontri e offensive si verificarono in tutto il paese, e soprattutto avvennero pesanti combattimenti tra l'Uganda e il Ruanda a Kisangani, nel maggio e giugno 2000. Il 9 agosto 2000, l'offensiva delle forze governative nella provincia di Equateur venne definitivamente fermata dalle forze del MLC lungo il fiume Ubangui.

2001-2002