Rafaela è una città dell'Argentina situata nel centro-ovest della provincia di Santa Fe. È il capoluogo del dipartimento di Castellanos e allo stesso tempo è il terzo centro urbano più popolato e importante della provincia, dopo Rosario e la capitale provinciale, Santa Fe. È conosciuta come "La Perla dell'Ovest" per le sue bellezze naturali, culturali e architettoniche. La popolazione stimata della città nel 2022 era di 111.000 abitanti, secondo il rapporto dell'indagine socioeconomica dell'ICEDeL, l'istituto statistico della città.
Il nome trae origine da donna Rafaela Rodriguez de Egusquiza, moglie di uno dei terratenenti sui cui possedimenti sarebbe successivamente nata e si sarebbe sviluppata Rafaela. Per tale motivo venne scelto, come protettore della città, san Raffaele arcangelo, la cui festa viene celebrata il 24 ottobre di ogni anno con grande solennità.
Rafaela è situata nel centro-ovest della provincia di Santa Fe, lungo la Strada Nazionale 34. Si trova a 96 km a nord-ovest della città di Santa Fe, a 234 km da Rosario, a 292 km da Córdoba e a 530 km dalla Città di Buenos Aires. Inoltre, la sua posizione è strategica per i porti del Pacifico, poiché si trova sulla rotta commerciale verso questi, grazie alla sua vicinanza alla Strada Nazionale 19.
Dal punto di vista economico, si distingue per la sua produzione industriale metalmeccanica e lattiero-casearia, trovandosi nel cuore del bacino lattiero, il più grande e ricco del paese, che costituisce il suo principale capitale. La città è una "Porta verso il mondo" per quanto riguarda il collegamento delle sue industrie con la maggior parte dei paesi americani, europei, dell'Estremo Oriente e dell'Asia Minore.
Nell'ambito culturale, è conosciuta come la "Capitale del Teatro" per il numero di teatri storici come il Centro Ciudad de Rafaela, con la sua Sala Juan B. Lasserre - che risale al 1932 - o la Società Italiana, centri culturali come il Centro Cultural La Máscara - creato nel 1996 -, anfiteatri e sale espositive, ma soprattutto per il rinomato e tradizionale Festival del Teatro di Rafaela che si svolge dal 2005.
Storia I primi colonizzatori L'abitato sorse nel 1881, grazie ad un impresario di origine svizzera (nato in Germania), Guglielmo Lehmann, che aveva avuto in concessione, dai latifondisti della zona, un'ampia estensione di terreno adibito a pascolo (oltre quindicimila ettari), l'aveva lottizzata e poi venduta, a prezzi modici, a coloro che ne avevano fatto richiesta. I lotti erano suddivisi in rurali e urbani. Il primo stock di lotti fu ceduto a 63 acquirenti, nella quasi totalità italiani; fra questi avevano un'assoluta preponderanza i piemontesi (agricoltori soprattutto) e, in minor misura i lombardi (dediti in particolare al commercio). Era presente fra essi un solo meridionale, Nicola Caciolo, nativo di Montagano, in Molise. Laureatosi in medicina a Napoli, nel 1861, e successivamente emigrato in Argentina, fu il primo medico di Rafaela. Della prima ondata di colonizzatori facevano parte anche due famiglie svizzere e una francese. Solo un paio d'anni più tardi, allorché furono messi in vendita i lotti residui, si iniziarono a incorporare alla popolazione primigenia italiani di altre regioni, argentini ed europei dalle più svariate provenienze (spagnoli soprattutto, ma anche svizzeri e francesi) che però non riusciranno mai a sovvertire il peso demografico ed economico della comunità italiana radicata nel territorioSecondo il giornalista e scrittore italo-argentino Emilio Zuccarini, i 3/4 degli acquirenti dei 448 lotti totali messi in vendita in regime di concessione erano italiani, come italiana o di origine italiana era la massima parte della popolazione di Rafaela nel 1906, in occasione di un censimento locale. Vedi: Emilio Zuccarini, El Trabajo Italiano en la República Argentina Buenos Aires, Compañia General de Fósforos, 1910
Primo sviluppo della cittadina Lo sviluppo di Rafaela fu relativamente rapido. La popolazione era costituita, alla fine del 1881, dalle 63 famiglie che avevano acquistato i primi lotti messi in vendita da Lehmann. Due anni più tardi si contavano in città 427 abitanti che, nel 1886 ascendevano a 1.687. In quello stesso anno Rafaela si costituì in comune. All'epoca già funzionavano in città una scuola primaria, gestita da una coppia di insegnanti spagnoli (i coniugi Acha), due mercerie, un panificio, una modesta fabbrica di liquori, un negozio di vetri e pitture e altri stabilimenti commerciali. Qualche anno prima si era provveduto alla nomina (1882) di un giudice di pace, il tedesco Peter Pfeiffer che però risiedeva in una cittadina vicina. Costui venne sostituito nel 1885 dal medico del paese, Nicola Caciolo. Nel 1886, in concomitanza con l'erezione di Rafaela a comune, le autorità provinciali decisero di creare un commissariato di polizia in città e l'avvenimento fu salutato con giubilo dalla popolazione costretta a difendersi per proprio conto dai gauchos malos, come venivano definiti i mandriani creoli dediti al banditismo (gli indios locali erano stati in massima parte sterminati nel decennio precedente).
Negli anni 1886 e 1887 Rafaela venne collegata per ferrovia sia alla città di Santa Fe che alla provincia limitrofa di Córdoba e ciò diede un ulteriore impulso allo sviluppo del centro abitato, nel quale venne aperto persino uno sportello bancario. Ultima ad essere costruita fu una chiesa, nel 1887, inaugurata dal primo parroco di Rafaela, Francesco Palmieri, anch'egli italiano, nominato dalla lontana diocesi di Paraná, che aveva all'epoca la giurisdizione ecclesiastica sulla massima parte del territorio santafesino.
Da comune a municipio Nel 1891 Rafaela divenne capoluogo del dipartimento Castellanos, costituito, per scorporo, con parte delle terre appartenenti al Dipartimento de Las Colonias. Negli anni successivi vennero create le prime scuole secondarie pubbliche, fu installata l'illuminazione elettrica nelle strade (1899) e fu edificato (1905) il primo ospedale cittadino. Lo sviluppo industriale, agricolo e commerciale procedette, fra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, di pari passo con quello urbano.
Nel 1912 le autorità provinciali ordinarono un censimento limitatamente all'area di Rafaela per stabilire se il comune riunisse i requisiti per divenire municipioIn Argentina i municipi sono tutti quei comuni che per la propria importanza demografica ed economica godono di uno status particolare. Furono conteggiati 8.422 residenti e, pochi mesi più tardi, il 23 gennaio 1913, venne disposto che il comune si fregiasse del titolo di città, dotandosi di un Consiglio municipale con competenze ben più ampie che in passato. Quest'ultimo era composto in massima parte da italiani: accanto all'Intendente (sindaco di grado superiore) Manuel Gimenez, di nazionalità argentina, e a uno dei Consiglieri, Nicolàs Gutierrez, nativo di Burgos, in Spagna, sedevano Carlo Magnaschini, piemontese, Emilio Galassi, lombardo, Edoardo Chiarella, ligure di Chiavari e Antonio Cossettini, nato ad Aviano, in Friuli. Due anni più tardi Gimenez fu sostituito dal piemontese Daniele Candiotti e da allora si alterneranno alla guida del Municipio intendenti il più delle volte italiani o di origine italiana (Tettamanti, Sacripanti, Zobboli, Maggi, Garbaudo, ecc.).
Le associazioni di mutuo soccorso Grande sviluppo ebbe a Rafaela, sul finire del XIX secolo e agli inizi di quello successivo, l'associazionismo nato con finalità assistenziali e di mutuo soccorso, sulla base dell'appartenenza etnica. Tale associazionismo era sorto per sopperire ad alcune importanti lacune legislative, presenti nell'ordinamento argentino (e in quelli europei del tempo), relative all'assistenza sanitaria gratuita, alla previdenza sociale e al lavoro (con particolare riguardo alla sicurezza sul posto di lavoro e agli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione o infortunio). Nel 1890 venne aperta la prima associazione mutualistica locale: la Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II che raccolse gran parte degli italiani del comune. Suo primo presidente fu Nicola Caciolo che aggiunse questo incarico a quelli di medico condotto e di giudice di pace, che già ricopriva. Pochi mesi più tardi anche la colonia svizzera, seppur numericamente più modesta di quella italiana, aprì un proprio circolo con finalità mutualistiche, L'union, presieduto da Pierre Avanthay, uno dei pochi non italiani presenti sul territorio fin dal 1881, anno in cui era stata fondata la città. Gli spagnoli residenti, nonostante rappresentassero il secondo gruppo etnico locale dopo quello italiano, costituiranno una propria associazione di mutuo soccorso solo nel 1910, quando già iniziavano a profilarsi i primi, timidi interventi legislativi in campo pensionistico e assistenziale sia da parte delle autorità statali che provinciali.
Le associazioni mutualistiche svilupparono anche attività ricreative e sociali, e talvolta ebbero anche la funzione di coltivare e diffondere la lingua e la cultura del paese di appartenenza dei suoi membri non solo a livello locale, ma anche provinciale. È questo il caso della Società di Muto Soccorso Vittorio Emanuele II di Rafaela, che nel corso della sua lunga storia, dopo essersi dotata di strutture adeguate, fra cui un teatro di sua proprietà, organizzò un gran numero di spettacoli con artisti italiani, corsi di lingua italiana, commemorazioni e manifestazioni di varia natura, cui parteciparono ospiti illustri provenienti dall'Argentina e dall'Italia. Fra questi ultimi si ricordano il principe Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, il marchese Malaspina, all'epoca ministro degli esteri italiano, il generale Enrico Caviglia ed altri. All'inizio degli anni venti del Novecento venne creata una seconda associazione italiana dal friulano Antonio Cossettini (succeduto a Nicola Caciolo come presidente della Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II) denominata Figli d'Italia e caratterizzata da un notevole impegno di carattere sociale e umanitario nei confronti dei poveri e dei bisognosi residenti sia in città che nel circondario.
Dalla Grande guerra all'epoca peronista Secondo le rilevazioni del censimento del 1914, la città aveva quasi raggiunto i abitanti ( per l'esattezza), attestandosi fra le sei città più popolose della provincia di Santa Fe. L'economia era ancora essenzialmente rurale, anche se le attività terziarie avevano avuto un notevole sviluppo. Rafaela era infatti divenuta il massimo centro di distribuzione dell'area santafesina centro-occidentale, con una influenza che andava ben al di là della sua provincia di appartenenza e che si irradiava su alcuni dipartimenti della provincia di Córdoba (fra cui San Francisco, anch'esso colonizzato in massima parte da italiani). Pur essendo sorte, fin dagli inizi del Novecento, alcune importanti industrie legate al settore agropecuario (caseifici, zuccherifici, fabbriche di farina ecc.) Rafaela non si era dotata ancora di strutture industriali adeguate, dipendendo in larga misura, per l'approvvigionamento dei manufatti di cui aveva bisogno, dai grandi centri di Buenos Aires e Rosario e dalle importazioni estere (Stati Uniti d'America ed Europa). La Grande guerra mise a nudo l'inadeguatezza del settore secondario di Rafaela, paralizzando non solo le importazioni di beni strumentali e di consumo dall'Europa, ma anche il flusso di capitali (britannici soprattutto) necessari per investimenti produttivi. Per quattro lunghi anni si assistette pertanto a una stagnazione generalizzata dell'economia cittadina e di quella della sua provincia di appartenenza.