L'espressione oltreuomo o superuomo, che traduce il tedesco Übermensch, corrispondente al francese Surhomme e all'inglese Superman, introdotto in Italia da D'Annunzio, compare utilizzato in età moderna almeno dal XVII secolo,Dal teologo Heinrich Müller in Geistliche Erquickungsstunden, 1664. e poi sporadicamente da Herder, Goethe, Richter, fino a diventare un tema centrale nella filosofia di Friedrich Nietzsche, dal quale viene adoperato come una sua parola d'autore.

Se prima di Nietzsche il termine poteva indicare un individuo superiore o una sorta di genio, che soprattutto nel contesto del titanismo e della poesia romantica era in grado di elevarsi al di sopra della mediocrità, in Così parlò Zarathustra (1883-1885) gli viene attribuito un nuovo significato, che definisce lÜbermensch non come un uomo dotato di particolari poteri fisici, ma come uno stadio futuro dell'evoluzione umana, un'epoca contrassegnata dal cosiddetto nichilismo attivo.

Questa dovrà succedere alla fase passiva in cui si è scoperta la "morte di Dio", ovvero l'inesistenza di un unico scopo della vita fondamentale, superabile solo con un accrescimento dello spirito personale attraverso una trasvalutazione dei valori.

Alcune dottrine politico-ideologiche come il nazionalsocialismo tedesco ne assorbirono il concetto. Nel lessico moderno, oltre a risentire dell'eredità filosofica nietzschiana, alla quale si ispira in parte il transumanesimo, il termine ha ricevuto una certa distorsione ironica o iperbolica, venendo talora confuso o sovrapposto a quello di supereroe, anche per l'omonimia anglofona col personaggio dei fumetti Superman.Luca Bontempi, Dal superuomo al supereroe, pp. 11-12, op. cit.

Terminologia e attestazioni precedenti

Il termine "superuomo" rappresenta la traduzione iniziale che fu data da D'Annunzio all'espressione Übermensch che si trova nei testi originali di Nietzsche; l'interpretazione successiva di Gianni Vattimo, a partire da Il soggetto e la maschera,Bompiani, Milano, 1974. ha preferito tuttavia la traduzione letterale "oltreuomo", ritenendola più appropriata e capace di rispecchiare meglio l'ideale perseguito da Nietzsche; nonostante ciò, il primo ad utilizzare l'espressione "oltreuomo" per la traduzione dell'espressione Übermensch non fu Vattimo, ma un filosofo forse meno conosciuto, un pensatore della cristianità del Novecento, alfiere dell'ontologismo critico-ascetico: Teodorico Moretti-Costanzi.Marcello De Bartolomeo, Vincenzo Magni, I sentieri della ragione. Filosofie Contemporanee, Bergamo, Atlas, 2006. Questa traduzione è però contestata dal filosofo Domenico Losurdo.Domenico Losurdo “Nietzsche, il ribelle aristocratico”, Bollati Boringhieri Editore, Torino 2002 Nietzsche filosofo "totus politicus" - Filosofia.it

La parola tedesca può comunque essere fatta risalire al termine , le cui prime attestazioni sono nel I secolo a.C., con Dionigi di Alicarnasso, e nel II secolo d.C., con Luciano.

Un concetto affine si trova nella Divina Commedia di Dante, che coniò lhapax legomenon «trasumanare», ossia un neologismo, utilizzato soprattutto nel Paradiso (menzionato nel canto I, v. 70). Rifacendosi alla deificazione di Glauco, Dante vuole significare l'abbandono delle condizioni ordinarie di esistenza, fino a un progressivo ingresso in Dio, ovvero un «indiamento» (il farsi Dio), uno stato sovrumano non sperimentabile in questa vita, ma solo nell'aldilà.Hartmut Köhler, La Commedia (Die Göttliche Komödie), vol. III, Paradies, Stoccarda, Reclam, 2012, pp. 21–25 ISBN 978-3-15-010796-6.

In tedesco il vocabolo Übermensch appare per la prima volta nel 1527, in una lettera con la quale il domenicano Hermann Rab si scagliava violentemente contro i luterani.Friedrich Kluge, Alfred Götze, Etymologisches Wörterbuch der deutschen Sprache, Berlino, Walter de Gruyter, 1953 (XVI edizione), p. 817.

Altri autori che usarono il termine, benché con un diverso contenuto semantico, furono il teologo Heinrich Müller, nell'opera Geistliche Erquickungsstunden (1664), Johann Gottfried von Herder e il filosofo indiano Sri Aurobindo.

Il superomismo romantico Johann Wolfgang von Goethe ha usato il termine in senso ironico nel Faust: „Welch erbärmlich Grauen fasst Übermenschen dich!“ («quale tremendo orrore ti suscitano i superuomini», parte I, scena I, v. 490) e nella sua poesia Zueignung (1787):

Accenni a una sorta di superomismo o titanismo sono per il resto evidenti nella letteratura romantica. «Le figure dell'uomo di natura, del titano, del superuomo hanno avuto nello Sturm le loro prime espressioni o traduzioni moderne».Guido De Ruggiero, Storia della filosofia: l'età del Romanticismo, vol. 3, pag. 22, Laterza, 1949. Gli autori del Romanticismo designarono un ideale umano in grado di andare oltre i limiti dell'esistenza ordinaria: dall'eroe tragico di Vittorio Alfieri,Luigi Russo, Dall'Alfieri al Croce, pag. 96, G. D'Anna, 1958. al Manfredi di Lord Byron,Giuliano Campioni, Nietzsche e lo spirito latino, pag. 172, Mimesis, 2022. fino a Giacomo Leopardi, che lo evocano con disperazione o ironia.

Anche nel romanzo Delitto e castigo (1866) dello scrittore russo Dostoevskij, il sogno visionario del protagonista Raskol'nikov di diventare un Napoleone destinato al potere è ritenuto portatore di una concezione superomistica, precorritrice in parte della stessa nozione nietzschiana, sebbene il protagonista riconosca di essere caduto in un autoinganno.Rainer Buck, Fjodor M. Dostojewski: Sträfling, Spieler, Seelenforscher, J. Brendow, 2013, pag. 67; Schuld und Sühne von Fjodor Michailowitsch Dostojewski, Aufbau Verlag, 1956, cfr. postfazione.

Il superuomo nietzschiano

Il nuovo significato di superuomo in Nietzsche consiste nell'aprire le porte a una nuova epoca, annunciata in Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra), in cui l'uomo è libero dalle catene e dai falsi valori etici e sociali dettati dallo spirito apollineo impostosi con la filosofia di Socrate, a cui dovrà seguire invece lo spirito dionisiaco.

Il superuomo abbandona le ipocrisie dei moralisti e afferma se stesso, ponendo di fronte alla morale comune i propri valori. Egli identifica il ritorno al mondo del pensiero dionisiaco, guidato dalle passioni. Nietzsche invita alla «fedeltà alla terra», convinto dell'esistenza di un'unica vita terrena, legata alla corporeità fisica; l'uomo è dunque solo corpo e deve lasciarsi guidare dalle proprie pulsioni, lacerando così il "Velo di Maya" introdotto da Schopenhauer, ovvero l'apparenza che cela la Volontà opprimente l'individuo.

Lo scopo del superuomo non è posto in un universo trascendente, ma trascendentale che punta alla felicità immanente tramite la capacità creativa. Egli è visto come il grado più alto dell'evoluzione, ed esercita il diritto dettatogli dalla forza e dalla superiorità sugli altri. Questo diritto gli si presenta tuttavia anche come dovere di contrapporsi all'ipocrisia della massa e va contro la stessa tradizionale etica del dovere. Il superuomo contrappone al "Tu devi!" kantiano il nietzschiano "Io voglio!".

Nel concetto di superuomo è essenziale la volontà di potenza, che va vista come movente della storia dell'uomo. Essa si presenta nella creazione della natura così come nelle strutture sociali, e va continuamente oltrepassata. Nel superuomo non rientra tuttavia alcuna prospettiva di violenza o spirito di dominio. Nietzsche non va assolutamente inteso come precursore di Hitler, in quanto nella figura del superuomo non viene identificato un capo carismatico, ma un annunciatore di una nuova figura di uomo. Zarathustra è colui che rende l'uomo consapevole di essere solo un ponte verso una sua più completa e "umana" affermazione, nella quale si serve di un supplemento di coscienza e di spirito per adempiere al soddisfacimento della propria esistenza. Nonostante esso sia un modello del tutto a-morale, non può essere identificato come celebrazione del germanesimo, né con il superomismo legato al modello estetico di Gabriele D'Annunzio.

L'Übermensch per Nietzsche è inteso quasi come meta (nel suo significato etimologico di "oltre" e figurato di "fine")-uomo, a cui tendere e per cui venire selezionati ed educati; in quanto bisogna prima creare le condizioni psicofisiche interne ed esterne adatte perché il superuomo possa apparire. In questo da un lato prendendo a modello il grandioso splendore, culturale e politico, prodotto dalla secolare selezione psicofisica della nostra passata aristocrazia (fenomeno comune a tutte le civiltà in ascesa ma "inconscio" rispetto alla sua teoria meta-umana) incominciato nel Rinascimento italiano e culminato nel '700 francese; dall'altro rifacendosi all'antico ginnasio greco o la Repubblica di Platone, il cui scopo finale era la creazione del guerriero-filosofo. Uomo nuovo che però resta in bilico "sulla corda tesa sopra l'abisso", a metà rappresentante di quel superuomo al di là dell'ominide e per l'altra metà precursore e generatore dello stesso.

Di qui l'ammirazione di Nietzsche per la tragedia greca (in particolare Eschilo), quale mezzo educativo all'eroica tragicità della vita, e per il prometeico istinto dell'uomo rinascimentale (l'uomo universale) che nella sua completezza teorica e pratica sapeva tendere oltre l'"umano troppo umano"; con una magnificenza creatrice, culturale e politica, che comporta quell'impulso vitale, "al di là del bene e del male". Per lui, e ai suoi tempi, ancora incarnato in particolare da Napoleone e Goethe.

Il superomismo, ossia l'atteggiamento di attesa di tipi umani superiori, non è stata comunque una novità assoluta introdotta da Nietzsche. Per esempio, già un autore amato da Nietzsche, Ralph Waldo Emerson, ispirandosi al culto degli eroi di Thomas Carlyle, parlava di una variegata serie di figure umane idealizzate come i "grandi uomini", gli "uomini rappresentativi", "il Poeta", il "Pensatore" il "semidio" ma anche l'uomo della potenza e della sovrabbondanza vitale, che Emerson chiamava plus man nel saggio Potenza. Probabilmente lÜbermensch nietzschiano è stato mutuato da quest'espressione.

Nella sua opera Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra) Nietzsche spiega i tre passi che l'essere umano deve seguire per divenire superuomo (uomo del superamento):

possedere una volontà costruttiva, in grado di mettere in discussione gli ideali prestabiliti; superare il nichilismo, attraverso la gioia tragica e il recupero della volontà di potenza; perpetrare e promuovere eternamente il processo di creazione e rigenerazione dei valori sposando la nuova e disumana dimensione morale dell'"amor fati", che delinea un amore gioioso e salubre per l'eternità in ogni suo aspetto terribile, caotico e problematico.

I suoi maestri