Tra i principali esponenti della scuola genovese, interpretò e scrisse molte canzoni di successo, soprattutto per interpreti femminili come Mia Martini e Ornella Vanoni, oltre a cimentarsi nella poesia e nella letteratura. Tra i vari riconoscimenti ha vinto nel 2006 il Premio Tenco alla Carriera.

Biografia Nato nella colonia italiana d'Eritrea, ma cresciuto a Genova, è considerato, insieme a Fabrizio De André, Umberto Bindi, Luigi Tenco e Gino Paoli, tra i fondatori e maggiori esponenti della cosiddetta scuola genovese dei cantautori. Lauzi definì la "Scuola Genovese" una piccola rivoluzione culturale della quale egli sarebbe diventato lo storico, «quello che l'avrebbe raccontata... Non chiedetemi perché, ma credo dipendesse dal fatto che la mia voce parve inadatta al canto, essendo simile piuttosto a quella del tipico vecchietto da film western». Sempre Lauzi ricorda che il tempo poi ha fatto giustizia di questo preconcetto, così come ha dimostrato che la «cosiddetta scuola non è mai esistita, per l'assenza contemporanea dei maestri e degli allievi: nessuno di noi ha mai incrociato, se non geograficamente, la vita dell'altro».Bruno Lauzi, Autoritratti. Scrivere per, sta in Viva Verdi. Il giornale degli Autori e degli Editori, ,SIAE Società Italiana degli Autori ed Editori, anno 77, n. 4. luglio - agosto 2005, Giulio Ricordi Nel libro Il caso del pompelmo levigato e nella sua autobiografia Lauzi narra che la madre, Laura Nahum, era di origine ebraica, anche se sposò Francesco Lauzi, un cattolico, convertendosi, e occultò poi le proprie origini per sfuggire alle leggi razziali fasciste, e di conseguenza, secondo la legge ebraica, lo era, non culturalmente ma etnicamente, anche lui. Dal padre, liberale e antifascista ligure, ereditò un sentimento di tolleranza e il desiderio di libertà.

Il gruppo con Tenco e l'esordio solista L'inclinazione artistica di Lauzi si manifesta piuttosto precocemente. Sono gli anni cinquanta quando insieme all'amico Luigi Tenco, compagno di banco al ginnasio con il quale condivide la passione per le pellicole musicali e per il jazz, forma un gruppo musicale e inizia a scrivere i primi brani. Appassionato di poesia e letteratura, legge, tra gli altri, Federico García Lorca ed Ezra Pound e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza all'Università Statale di Milano, dedicandosi contemporaneamente al jazz e all'ascolto dei cantautori francesi, come Jacques Brel, Georges Brassens e Charles Aznavour. Per dedicarsi interamente alla musica, lascia gli studi a due esami dalla laurea.Bruno Lauzi su "Italica"

Nel 1960 Giorgio Gaber incide su 45 giri una canzone con il testo di Mogol, Bella, che è il debutto, seppur solo come compositore, di Lauzi.

L'inizio della carriera come cantautore avviene nel 1962. Con lo pseudonimo di Miguel e i Caravana incide due canzoni in lingua genovese, dalle sonorità brasiliane (a causa della notevole somiglianza ad orecchio fra genovese e portoghese): A Bertoela e O frigideiro ("Il frigorifero"), che, oltre ad ottenere un discreto successo, gli aprono le porte del cabaret; viene infatti chiamato al Derby Club di Milano per effettuare alcuni spettacoli.

Il successo Il successo con il suo vero nome avviene con Ritornerai, Ti ruberò, Margherita, Viva la libertà e Il poeta (scritta nel 1963 e considerata dalla critica uno dei manifesti della scuola genovese), che verrà incisa anche da Gino Paoli. La canzone rimase qualche anno nel cassetto (Lauzi la interpreterà dopo Paoli), poiché non aveva avuto il "visto" della censura, a causa del rifiuto di togliere il verso che si riferisce al suicidio del protagonista.

È del 1965 la sua unica partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Il tuo amore, un valzer che riecheggia atmosfere francesi, ignorato dalle giurie e non ammesso alla finale. Con i colleghi della scuola genovese avrà sempre, come con tutto il mondo dello spettacolo, un rapporto particolare, a causa di un carattere poco incline ai compromessi, anche se generoso.Musica in lutto: è morto Bruno Lauzi

Lauzi rimane molto scosso dal suicidio dell'amico Tenco, avvenuto durante il Festival di Sanremo 1967, tanto che ne parlerà esplicitamente solo molti anni dopo e ne criticherà anche la celebrazione postuma fatta da Fabrizio De André in Preghiera in gennaio, che egli vedeva quasi come un'apologia dell'estremo gesto. Il cantante smentirà anche che la canzone Il poeta era dedicata all'amico suicida, in quanto scritta anni prima; probabilmente venne invece ispirata dai romanzi di Piero Chiara. Lo scrittore era difatti un amico di Lauzi, con cui dopo il 1956, quando si era trasferito a Varese, aveva iniziato una collaborazione come correttore delle bozze dei suoi libri.

Al filone romantico Lauzi alterna spesso canzoni umoristiche, come la già citata O frigideiro e Garibaldi blues (cover con testo in italiano di Fever). Questo aspetto del suo talento creativo lo porterà successivamente a collaborare con comici e cabarettisti quali Lino Toffolo ed Enzo Jannacci, per i quali scrive diverse canzoni, tra cui Il metrò e Ragazzo padre, oltre a dedicarsi anche alle canzoni per bambini, come le celebri Johnny Bassotto e La tartaruga. Verso la metà degli anni sessanta, con Jannacci, Toffolo e Cochi e Renato, entra a far parte del Gruppo Motore, nato nel cabaret milanese Cab 64 e operativo fino al successo televisivo della coppia Cochi e Renato nei primi anni settanta, all'interno del cabaret Derby Club.

Collaborazioni artistiche e partecipazioni televisive

Nel 1970 Lauzi inizia la collaborazione con Mogol e Lucio Battisti, che lo portano alla loro casa discografica, la Numero Uno, e scrivono per lui diversi motivi di successo: Mary oh Mary, E penso a te, Amore caro, amore bello, L'aquila e Un uomo che ti ama. Lauzi non mancherà però di criticare alcune canzoni di Mogol, ritenute avere testi troppo banali e commerciali, così come avrà divergenze di idee con molti altri.

Alla Numero Uno l'artista conosce il giovane cantautore napoletano Edoardo Bennato, con cui scrive Lei non è qui, non è là.

Negli anni settanta Lauzi è tra i primissimi personaggi dello spettacolo a intervenire in trasmissioni delle prime televisioni private, allora agli albori, dopo essere stato ostracizzato dalla Rai e in conseguenza della censura di alcune canzoni. A Telebiella si esibisce in un concerto precedentemente rifiutato dalla Rai. La sua presenza nella piccola emittente piemontese avrà grande riscontro sulla stampa nazionale. In questo periodo si impegna anche in forme di teatro sperimentale, con collaborazioni per esempio con Anna Mazzamauro e Nello Rivie' in "Cuore di gomma" (anno 1975). Nel 1976 conduce, con Peppino Gagliardi e Bruna Lelli il varietà musicale Bim bum bam.

Nel 1978 conduce con Daniela Poggi su Telemilano 58, il programma TV Edizione straordinaria: si tratta di un contenitore musicale ambientato in uno studio televisivo, nel quale con piglio ironico e caustico alterna alcuni estratti dal suo repertorio alle interviste ai vari artisti ospiti, che presentano i propri brani.

Nel maggio 1980 Antennatre trasmette l'operetta La duchessa di Chicago con Sandro Massimini, Ugo Benelli e Lauzi. Nel febbraio 1987 Lauzi partecipa allo spettacolo di Bruno Colella Laggiu’ nel centro storico.(Derby di Milano, Teatro delle Muse di Roma)

Il 30 giugno 1995, a pochi giorni dalla morte di Mia Martini, partecipa all'"Omaggio a Mia Martini" organizzato a Lamezia Terme, cantando Piccolo uomo, che trasforma per l'occasione in Piccola donna. Lo spettacolo è trasmesso da Rai 2 in differita il 20 luglio.

Nel gennaio 2003 è ospite del programma Stupido Hotel.

Gli ultimi anni Negli ultimi anni di vita, nonostante la sofferenza per la patologia degenerativa che l'aveva colpito (una grave forma di malattia di Parkinson), Lauzi conserva intatta la sua straordinaria verve, la schiettezza e il grande senso dell'ironia, che lo porta persino a indirizzare una lettera a Mr. Parkinson. In questo ambito promuove diverse iniziative per la raccolta di fondi per lo studio e l'assistenza ai malati di Parkinson con una serie di dischi e poesie appositamente dedicati.

Regala i diritti d'autore di una sua poesia, La mano, da utilizzare liberamente come gadget, stampata su oggetti e manifesti promozionali dell'Associazione Italiana Parkinsoniani. Il testo descrive appunto il tremore della sua mano dovuto alla patologia neurodegenerativa.

Il 3 aprile 2005, in occasione del "Compleanno del Friuli", Lauzi pubblica un album in lingua friulana, su testi adattati per lui e altri artisti friulani da Alberto Zeppieri, dal titolo Bruno Lauzi in marilenghe (Numar Un - N1 BL 9-05). Tra i brani si evidenziano soprattutto Il poete e La acuile, con la Corale Gioconda dei Parkinsoniani dell'Ospedale Gervasutta di Udine e i contributi in voce di Mogol, cosa rarissima - forse unica - nella discografia.

Nell'aprile dell'anno dopo, su invito di Zeppieri, Lauzi propone l'album dal vivo, con l'orchestra Canzoni di Confine, all'auditorium Zanon di Udine, in uno degli ultimi concerti completi della sua vita. Da quell'evento è stato ricavato l'album Conciert pe Fieste dal Friul (Numar Un - N1 AC 13-06).

Nel 2001 realizza la docu-fiction Ora dicono fosse un poeta. Conversazioni e divagazioni con Bruno Lauzi, dedicata alla sua attività di poeta, per la regia di Antonio De Lucia e Filippo Viberti, con la partecipazione di Felice Andreasi.

A giugno del 2005 esce il suo ultimo romanzo, Il caso del pompelmo levigato, edito da Bompiani. Nel 2006 Lauzi partecipa alla realizzazione del disco-tributo ... a Pierangelo Bertoli, pubblicato per ricordare il cantautore di Sassuolo, interpretando Sera di Gallipoli.

Il 28 maggio 2006 a Bussero al Reggae Rock Festival sale sul palco per il suo ultimo concerto.

Colpito da un cancro metastatico al fegato nell'aprile del 2006, muore nell'ottobre dello stesso anno a Peschiera Borromeo, comune della città metropolitana di Milano in cui risiedeva da tempo.

Vita privata Nel 1968 sposa Giovanna Coprani (1948-2010), la compagna e collaboratrice di una vita. Lauzi e la moglie si dedicheranno anche alla viticoltura, producendo una Barbera denominato "La Celeste", lodato da Luigi Veronelli. Il figlio Maurizio è anch'egli cantante e musicista.

Un artista controcorrente

Lauzi è stato sempre un uomo controcorrente, e tra le sue passioni, oltre alla musica e alla letteratura, vi erano la politica, il calcio (era tifoso della ) e la ricerca dei funghi, tanto da definirsi «poeta fungaiolo». Ivano Fossati lo ha definito «un vero anticonformista», a partire dalla politica, di cui negli ultimi anni amava scrivere anche su giornali e siti internet, fino agli aspetti musicali.

Amava differenziarsi dagli altri cantautori, non disdegnando di interpretare brani di altri autori, pur scrivendo brani per molti interpreti, che a volte interpretava successivamente (come con Piccolo uomo). La sua attenzione al mercato latinoamericano lo fece diventare molto noto in America meridionale, e tra i suoi ammiratori ci fu anche lo scrittore Gabriel García Márquez, che gli chiese l'autografo dopo un'esibizione.Mario Luzzatto Fegiz, 1937-2007 Piccolo grande Lauzi

Rifiuterà un ruolo nel film Il Casanova di Federico Fellini, preferendo il programma televisivo in cui era all'epoca impegnato, e un'esibizione alla Festa de l'Unità, chiedendo invece all'organizzatore della serata di occuparsi prima della liberazione dai lager degli artisti sovietici lì imprigionati.

L'interesse per la politica Negli anni sessanta e settanta, mentre molti tra i più noti cantautori, come gli amici De André, Paoli e Tenco, militavano in vario modo a sinistra, Lauzi scelse di intervenire in diversi comizi e prodigarsi per il Partito Liberale, ironizzando anche su Mao Tse-tung con Arrivano i cinesi (1969).Il liberale Bruno Lauzi , su Radio Radicale