Il volapük () è una lingua artificiale ausiliaria realizzata tra il 1879 e il 1880 da Johann Martin Schleyer, un sacerdote cattolico del Baden, in Germania. In seguito, affermò di essere stato chiamato da Dio, in sogno, a inventare una lingua internazionale.
Estratto: Il Padre Nostro O Fat obas, Kel binol in süls, paisaludomöz Nem Ola! Kömomöd Monargän Ola! Jenomöz Vil Olik, äs in sül, i su tal! Bodi obsik vädeliki govolös obes adelo! E pardolös obes debis obsik, äs id obs aipardobs debeles obas. E no obis nindukolös in tendadi; sod aidalivolös obis de bas. Jenosöd!
Ortografia e pronuncia letteraIPAa ä b c o d e f letteraIPAg h i j o k l m letteraIPAn o ö p r s o t letteraIPAu ü v x o y z o
Le vocali Ä, Ö, Ü venivano dapprima scritte usando dei caratteri propri del volapük, rispettivamente Ꞛ, Ꞝ, Ꞟ (derivati dalla legatura fra A, O ed U con la vocale Ɛ), oggi caduti in disuso, mentre, più di recente, sono spesso rappresentate rispettivamente da AY, OY, UY. Inoltre, la consonante r divenne comune solo nel 1931, intenzionalmente evitata dall'deatore della lingua pensando alla difficoltà per i parlanti del cinese a pronunciare la liquida r.
Lessico
Schleyer trasse il lessico del volapük soprattutto dall'inglese, con un tocco di tedesco e francese, da parole spesso tanto modificate da rendere difficile il riconoscimento della loro origine. Per esempio, il nome della lingua è formato dalle parole vol (vola, al genitivo della lingua) e pük, derivate rispettivamente dalle parole inglesi world ("mondo") e speech ("linguaggio, parola"). Le parole polisillabiche sono sempre accentate sull'ultima sillaba, senza tener conto della parola originaria. Queste deformazioni vennero ridicolizzate dai detrattori della lingua, nonostante la semplicità di questa regola di accentuazione; sembra tuttavia che fosse proprio intenzione di Schleyer deformare le parole prese in prestito dalle lingue naturali, affinché le nuove parole non fossero più riconoscibili e perdessero i legami con la lingua e la nazione d'origine.
Grammatica
La grammatica è approssimativamente fondata su quella delle lingue indoeuropee, ma sono presenti caratteristiche agglutinanti regolarizzate: piuttosto che attraverso la flessione, si accostano elementi invariabili per esprimere le varie categorie grammaticali. Come in tedesco, il sostantivo in volapük ha una declinazione in quattro casi: nominativo, genitivo, dativo e accusativo. Nelle parole composte, la prima componente è solitamente al caso genitivo terminante in -a (come in Vola-pük "del mondo - lingua"), ma anche le terminazioni degli altri casi (-e per il dativo, -i per l'accusativo) sono talvolta usate, o può esserci anche agglutinazione tra parole al nominativo, senza vocale che le separi.
Ecco la declinazione della parola vol, in volapük "mondo": singolare plurale nominativovolvols genitivovolavolas dativovolevolesaccusativovolivolis
Gli aggettivi si formano per mezzo del suffisso -ik e normalmente seguono il sostantivo che modificano; non si accordano con il sostantivo né nel genere né nel numero, salvo che lo precedano o siano isolati. Gli avverbi si formano aggiungendo il suffisso -o sia alla sola radice lessicale o al suffisso -ik; normalmente seguono il verbo o l'aggettivo a cui si riferiscono.
Il verbo porta con sé moltissimi particolari, con morfemi che descrivono il tempo, il modo, la diatesi, l'aspetto, la persona, il numero e, alla terza persona, il genere; tuttavia, molte di queste categorie sono opzionali, e un verbo può anche rimanere nella sua forma fondamentale. I tempi verbali sono sei: presente, imperfetto, perfetto, piuccheperfetto, futuro e futuro anteriore. I modi sono otto: l'indicativo, l'imperativo, il congiuntivo, il condizionale, l'ottativo, lo iussivo, l'infinito e il participio.
Ecco le forme principali della coniugazione di un verbo: affisso forma verbale esempio e traduzione -ön infinito fidön (mangiare) -öl participio presente fidöl (mangiante) -om terza persona singolare maschilepresente indicativo fidom (egli mangia) ä- imperfetto äfidom (egli mangiava) e- perfetto efidom (egli mangiò) i- piuccheperfetto ifidom (egli aveva/ebbe mangiato) o- futuro ofidom (egli mangerà) u- futuro anteriore ufidom (egli avrà mangiato) -öx condizionale fidomöx (egli mangerebbe) -la congiuntivo fidom-la (che egli mangi) -ös ottativo fidomös! (possa egli mangiare!) -öd imperativo fidomöd! (mangi egli!) -öz iussivo fidomöz! (egli deve mangiare!) p- passivo pafidom (egli è mangiato)
Un sostenitore volapükista dell'800, Karl Lentze, asseriva con orgoglio che la coniugazione completa di un verbo in volapük può includere oltre cinquecentomila formeAlessandro Bausani, Le lingue inventate, Ubaldini editore, Roma 1974, pag. 119.
Dalle radici lessicali si possono formare non solo verbi, aggettivi e avverbi, ma anche preposizioni, congiunzioni e interiezioni, utilizzando suffissi appropriati.
Storia
Schleyer pubblicò dapprima un abbozzo del volapük nel maggio del 1879 sul periodico cattolico Sionsharfe, di cui era collaboratore; seguì nel 1880 un libro completo scritto in tedesco, e altri autori pubblicarono libri di testo in altre lingue. Ci furono congressi per il volapük nel 1884 e 1887, solo nel terzo raduno, avvenuto nel 1889, fu adottata la lingua in questione. Nel 1889 si stima che ci fossero 283 circoli, 25 periodici scritti in volapük o che di questo si occupavano, e 316 libri di testo in 25 lingue.
Il fiammingo Auguste Kerckhoffs fu direttore per vari anni dell'Accademia del Volapük e introdusse il movimento in parecchi paesi. Nel 1887 venne pubblicato il primo libro di esperanto Unua Libro e l'interesse per questa nuova lingua, più facile da imparare, fu un'altra ragione per il declino del volapük.
Dopo il 1920 Arie de Jong compì una revisione del volapük con il consenso dei pochi parlanti rimasti; i risultati furono pubblicati nel 1931: de Jong semplificò la grammatica, eliminando alcune forme verbali raramente usate, come pure le terminazioni e i pronomi distinti per genere, aggiunse il fonema r che Schleyer aveva escluso e rese alcuni morfemi più riconoscibili: ad esempio, lömib "pioggia" divenne rein (dall'inglese "rain"). Il volapük ebbe quindi un breve ritorno di popolarità nei Paesi Bassi e in Germania grazie a de Jong, ma venne vietato (assieme all'Esperanto e alle altre lingue artificiali) dal regime nazista e in seguito non recuperò.
Si stima che oggi ci siano 25-30 parlanti di volapük nel mondo; in molti casi si tratta di esperantisti che hanno esteso il proprio interesse a tutta la storia delle lingue artificiali o pianificateBrian Reinold Bishop ha scritto in esperanto una grammatica di Volapük per celebrare il centenario della lingua (Prima Edizione 1978, Seconda Edizione 2012). Nella prefazione, citando un discorso di Zamenhof del 1905, ha esortato gli esperantisti a rivolgere "un caloroso ringraziamento al signor Schleyer, il primo e più energico sostenitore dell'idea di una lingua internazionale neutrale". http://xn--volapk-7ya.com/malgranda-gramatiko-de-volapuko.pdf.
Nel 2007, grazie ad un inserimento massiccio di voci generate automaticamente da un bot in base a schemi standard, la versione di Wikipedia in volapük è arrivata ad essere la 15ª versione per numero di voci, con oltre 110.000 lemmi, per la maggior parte relativi a località. L'amministratore di Wikipedia in volapük ha dichiarato di aver scelto tale metodo per «...fare interessare altre persone ad apprendere questa lingua».
Cifals Dai tempi di Schleyer vi è sempre stata una comunità di parlanti volapük, con un'ininterrotta successione di Cifals ("capi"). Questi sono stati: Johann Martin Schleyer 1879–1912 Albert Sleumer 1912–1948 Arie de Jong (provvisorio) 1947–1948, 1951–1957 Jakob Sprenger 1948–1950 Johann Schmidt 1950–1977 Johann Krüger 1977–1983 Brian Bishop 1984–2014 Hermann Philipps 2014-in carica
Riferimenti nella cultura In Francia, l'espressione "parler volapük" è utilizzata in senso ironico o dispregiativo per indicare un linguaggio incomprensibileUn esempio in: J. OCHOROWICZ, C. RICHET, De la suggestion mentale, 2016Nella medesima accezione, il riferimento al Volapük è stato usato da Charles De Gaulle in una conferenza stampa a Parigi nel 1962. https://www.cvce.eu/en/obj/press_conference_held_by_charles_de_gaulle_paris_15_may_1962-en-3b8ab11e-fce8-4dbc-a814-570bc16908eb.html, benché il suo uso sia ormai limitato al giornalismo e ad altri ambiti colti. Nel 2010, l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy, in occasione di un summit globale dell'ONU sul clima, ha definito il documento approvato dalla Commissione "simile al volapük". L'espressione, sconosciuta alla maggior parte dei presenti, si è persa nelle traduzioni simultanee e la simpatica vicenda ha avuto qualche seguito sulla stampa internazionale.
Espressioni simili esistono anche in altre lingue: sia il danese volapykvolapyk in en.Wiktionary sia l'esperanto volapukaĵovolapukaĵo in en.Wiktionary si riferiscono a una lingua incomprensibile.
Nel romanzo Baudolino di Umberto Eco, il volapük è una delle lingue parlate nella città di Pndapetzim: una delle versioni del Padre Nostro citate (pag. 454 dell'edizione Bompiani) è infatti in un volapük leggermente modificato.
Note
Bibliografia Angelo Ferretti e Carlo Mattei, Nozioni compendiose di Volapük, Rimini, Fara Editore, 1993 Arie de Jong, Gramat Volapüka, Westport, Evertype, 2012 , ISBN 978-1-904-808-94-7
Voci correlate Ralph Midgley
Altri progetti
Collegamenti esterni
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Manuale di volapük , di Charles E. Sprague (1888)
"Arie de Jong's Revision of Volapük (1931)" di Ed Robertson, dal Journal of Planned Languages, n. 21, 1995 Flenef bevünetik Volapüka / International Friendship of The World Language] Volapük: grammatica completa in lingua italiana e lessicologia , a cura di V. Amoretti (1888)