Castelbuono (Castiḍḍubbonu in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.
Geografia fisica Territorio L'abitato sorge a circa 423 m s.l.m., sulle pendici del colle Milocca, tra i centri di Pollina a nord, San Mauro ad est, Geraci Siculo a sud-est, il massiccio delle Madonie a sud ed Isnello e Gibilmanna (Cefalù) ad ovest. Fa parte del Parco delle Madonie.
Clima
Storia Età antica Le prime tracce di insediamento risalgono all'epoca neolitica (utensili di uso domestico ed armi di pietra levigata) e sono probabilmente attribuibili a popolazioni di stirpe sicana, cacciate dalla costa per l'incalzare di altri popoli tra i quali i Siculi. I primi insediamenti quindi si fanno risalire al III millennio a.C.
All'epoca della colonizzazione greca risale la figura poetica del pastore Dafni, nato sulle Madonie fra le delizie del Ninpharum Locus, nel boschetto di Lauro irrorato dalle fresche acque sorgive. Etimologicamente a Lauro si fa corrispondere Dafni. Inoltre reperti archeologici della civiltà greco-romana, soprattutto materiale fittile nelle tombe, sono stati rinvenuti nella necropoli di Bergi.
Età medioevale Risale all'età bizantina l'attestazione di un casale d'Ypsigro, toponimo interpretato come «zona fresca in media altitudine» dal greco ὕψος (hýpsos), «altezza» e ὑγρός (hygròs), «umido», «fresco».
Castelbuono deve le sue origini ai Ventimiglia, signori della Contea di Geraci i quali, agli inizi del Trecento, decidono di costruire un castello sul poggio dominante l'antico casale d'Ypsigro.
Il toponimo d'Ypsigro era ben noto agli storici e geografi del passato, che inizialmente lo collocavano sui Nebrodi. Solo con un documento del 1105 si rinviene l'esatta collocazione. In tale atto scritto, redatto fra l'abate benedettino Ambrosio di Lipari ed il nobile geracese Ugo di Creone, viene descritta la permuta di una frazione di terreno la cui collocazione ha ad oggetto i luoghi adiacenti al colle di San PietroAntonio Mogavero Fina, Ypsigro delle Madonie e origine di Castelbuono, Castelbuono, Ed. le Madonie, 1975..
La zona di Castelbuono sembra coincidere con la località di Riqqat Basili ("campi di Basilio") che nel XII secolo al-Idrisi pone "9 miglia a nord di Geraci", definendoli "rinomati per l'abbondanza e per l'eccellente qualità dei loro prodotti"Géographie d'Édrisi traduite de l'arabe en français d'après deux manuscrits de la bibliothèque du Roi et accompagnée de notes par P. Amédée Jaubert, Tome second, Paris, Imprimerie Royale, 1840, p. 107..
Alla fine del Duecento, un gruppo di geracesi si trasferì dalla vicina Fisauli a Ypsigro, probabilmente per la mitezza del clima. La zona si trovava ad ovest dell'attuale castello. A tale epoca risale la prima migrazione di geracesi verso la conca divenuta poi l'attuale CastelbuonoAncora oggi, gli anziani geracesi, chiamano i castelbuonesi "fisaulara", cioè discendenti dei loro compaesani di Fisauli. Mogavero Fina, op. cit...
Il primo documento nel quale si riscontra il nome di Castelbuono risale al 1329. Trattasi di un atto notarile nel quale il conte Francesco Ventimiglia dichiara al vescovo di Cefalù che egli detiene il bosco e le terre di Santa Maria di Bisanzio in territorio Castri BoniMogavero Fina, L'antipatica questione del Castrum Belvidiri, Ed. le Madonie, 1992.. Quanto all'esatta fondazione del castello e conseguentemente del paese, questa è testimoniata dalla lapide situata sull'arco di ingresso del maniero, nella cui incisione in latino si traduce quanto segueOrazio Cancila, I Ventimiglia di Geraci (1258-1619), Associazione no profit Mediterranea, Palermo, 2016, pp. 32-33.:
La fondazione pertanto non risale al 1269, quando ivi si trasferì la popolazione di Fisauli, ma al 1317. Al 1269 risale esclusivamente la costruzione di un fondaco sul colle San Pietro, con scopo di avvistamento (prima idea di roccaforte).Santoro, La contea dei Ventimiglia: il castello di Castelbuono, Palermo, Il Teatro del sole, 1984.
L'abitato sorto presso il fondaco, nel 1282, contava circa trecento abitanti e agli inizi del XIV secolo possedeva già tre chiese e costituiva un centro di una certa importanza.
Da tale periodo si fa risalire il dominio della famiglia Ventimiglia sulla contea di Ypsigro, protrattosi fino al XX secolo. Nel 1860 si registra infatti l'estinzione della linea maschile diretta e del titolo ma non dell'asse ereditario..
La famiglia Ventimiglia, da cui vennero importanti guerrieri e diplomatici e il cui dominio si estendeva su vari paesi delle Madonie, era imparentata con l'imperatore Federico II, proveniva dalla Contea del Maro in Liguria e arrivò in Sicilia a metà del XIII secolo con Enrico II conte di Ventimiglia e del Maro, figlio del conte Filippo I.
Con Enrico II Ventimiglia ebbe inizio il ramo siciliano del casato. Egli infatti sposò la contessa Isabella discendente del duca Serlo II d'Altavilla il quale – secondo un'incerta tradizione – sembra avesse governato la contea di Geraci. Con tale matrimonio Enrico divenne conte di Geraci. Nel 1269 Enrico ricevette dal vescovo di Lipari il collem sancti Petri de Ypsigro (colle di San Pietro), permutandolo con altri terreni adiacenti a Geraci (seconda permuta del sito).
Nel 1316 il nipote di Enrico, Francesco I, ottiene dal PapaI Ventimiglia, Palermo, Arti Grafiche siciliane, 1980.Castelbuono, sintesi storico artistica, Ed. le Madonie, 2002. di poter istituire un cenobio francescano sul colle di Ypsigro, ereditato dal nonno. Da lì a poco ebbe inizio la costruzione del castello, riutilizzando una struttura precedente, un vecchio fondaco costruito sul colle di San Pietro, secondo il modello del maschio (torrione centrale), a cui si affianca la residenza del signore.
Alla morte di Francesco Ventimiglia, avvenuta nel 1338, la contea di Geraci e Castelbuono venne confiscata da Pietro d'Aragona, passando nel dominio regio, fino alla restituzione ai figli Emanuele e Francesco II Ventimiglia nel 1354.
Nel 1454 Giovanni I Ventimiglia, marchese di Geraci, decise di trasferire la sua “corte” a Castelbuono; tale avvenimento, nella specie, contribuì alla rinascita culturale ed economica dell'abitato. Dalla situazione anzi rappresentata, peraltro, derivò un'inevitabile conseguenza: lo spostamento della sacra reliquia del teschio di Sant'Anna, dono del Duca di Lorena, la quale fino ad allora era venerata nel castello di Geraci. Tale reliquia, rinvenuta durante il periodo delle crociate, era stata precedentemente trasferita in Sicilia, probabilmente dal conte Enrico II di Ventimiglia. Nello stesso torno d'anni il Marchese decise di innalzare il mausoleo di famiglia dove si fece seppellire, sulla fiancata della chiesa francescana in prossimità del coro. L'edificio presenta un impianto ottagono cupolato. Sulle facce del mausoleo si aprono monofore centinate a tutto sesto. Un alto tamburo nascondeva in origine l'estradosso della cupola, attualmente appare fortemente estradossato. La struttura voluta da Giovanni Ventimiglia si ricollega a tutta una serie di mausolei principeschi realizzati nello stesso torno d'anni in altri feudi del Regno napoletano. Si ricorda tra gli altri mausolei la cappella - mausoleo di Sergianni Caracciolo; la tribuna ottagona di Galatina voluta dal principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo e la cappella dei principi di Bisignano voluta da Antonio Sanseverino e realizzata a Cosenza.
Età moderna Nel 1595 Giovanni III Ventimiglia e Ventimiglia (figlio di Maria Ventimiglia di Ciminna), ottenne il titolo di principe di Castelbuono, e il paese divenne contemporaneamente "capitale dello Stato di Geraci". Il principe, in qualità di principe dell'Accademia della Stella organizzò il plotone d'onore dei "Cavalieri della Stella", giovani che si addestravano nell'esercizio delle armi e dell'equitazione. Il campo d'addestramento, recinto da mura, corrispondeva alla spianata orientale del castello, chiamato poi il Piano del Marchese. Notevole fu lo sviluppo religioso, culturale ed artistico grazie a questo personaggio, il quale chiamò a Castelbuono i padri cappuccini e i padri domenicani (ai quali venne affidata l'istruzione pubblica) per cui furono eretti i conventi con le chiese annesse. Egli iniziò anche la costruzione della Matrice Nuova nel 1602 e nel 1614 fece trasportare la fontana di Venere Ciprea nel corso principale.
Nel 1632 "la terra" ottenne lo status di "città". In quest'epoca possedeva i tratti d'una città giardino realizzata secondo modelli probabilmente ispirati a Francesco Maurolico. Nella nuova trama urbana, per tutta la seconda metà del secolo, s'incastrarono chiese, conventi e fontane, mentre la Nuova Matrice si aprirà al culto nel 1701. Particolarmente vivace fu la vita culturale: i Serpotta lavorarono alla cappella di Sant'Anna, il castello viene ristrutturato e i Ventimiglia dotarono la città di un teatro. Molto attive furono alcune accademie letterarie e Torquato Tasso fu per un periodo tra gli artisti di corte. Negli ultimi decenni del Settecento la città era divenuta centro di interesse per alcune casate nobiliari delle Madonie, mentre la popolazione subiva il gravoso dispotismo del principe.
L'ultimo del ramo principale dei Ventimiglia di Geraci, fu Giovanni Luigi VIII, il quale, in seguito ad un'epidemia di colera si autoinvestì del titolo di abate di Santa Maria del PartoMogavero Fina, Castelbuono nel travaglio dei secoli, Ed. le Madonie, 1950. La chiesa di Santa Maria del Parto è l'attuale Romitaggio, oggi adibito ad attività di ristorazione, un tempo antica abbazia benedettina.. Lo stesso morì nel 1860. E i titoli passarono a Carlo Antonio II Ventimiglia Maniaci, dei Principi di Grammonte.
Età contemporanea
Nel 1812, la costituzione siciliana abolisce i privilegi feudali; ciò, tuttavia, non comporta il venir meno della nobiltà locale. Si registra, invero, in tale periodo, la presenza di attive casate.
In particolare, tra queste, si ricordano: i Guerrieri, i CollottiAntica famiglia nobiliare risalente al XVII secolo. Il barone Antonio Collotti fu sindaco di Castelbuono. . ed i Galbo. Tali famiglie, nella specie, contribuirono allo sviluppo culturale, nonché, economico del paese, mediante l'esportazione della manna nella vicina città di Palermo. Prodotto, quest'ultimo, ad oggi utilizzato nelle Madonie sia in campo gastronomico che omeopatico.
Sempre in tale periodo, si segnala la presenza di alcune famiglie borghesi, i cui appartenenti diedero numerosi contributi in termini di ricerca medico-scientifica: tra questi, Francesco Minà Palumbo.
Tra il 1828 e il 1820, diverse scosse sismiche danneggiarono il castello, e la Matrice Nuova perse i campanili e la cupola. Nel castello fu demolito l'ultimo piano e, ingrandita la cappella, si crearono l'ingresso attuale e la sacrestia.
La città partecipò alle rivolte contro i Borboni nel 1848 e nel 1860, ricevendo elogi da Giuseppe Garibaldi"Parole rivolte in Cefalù il 5 luglio 1862 ad una Commissione dell'Associazione unitaria di Castelbuono", in: Giuseppe Garibaldi, Scritti e discorsi politici e militari (vol. V dellEdizione Nazionale degli Scritti di G. G.), Bologna, Cappelli, 1935, pp. 107-108.. Aderì alla rivolta sociale dei fasci siciliani nel 1893, durante la quale subì lo stato d'assedio.