Monaca benedettina, è venerata come santa dalla Chiesa cattolica; nel 2012 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI.
Donna dai numerosi talenti, nella sua vita fu inoltre profetessa, guaritrice, erborista, naturalista, cosmologa, gemmologa, filosofa, artista, poetessa, drammaturga, musicista, linguista e consigliera politica.Anne H. King-Lenzmeier, Ildegarda di Bingen: la vita e l'opera, pag. 5, Gribaudi, 2004.Simonetta Bisi, Genere e potere: per una rifondazione delle scienze umane, pag. 155, Bonanno, 2008. Fu interpellata per consigli e aiuto da molti personaggi eminenti del suo periodo, come, ad esempio, Federico Barbarossa, Filippo di Alsazia, san Bernardo da Chiaravalle ed Eugenio III.
Biografia Nacque, ultima di dieci fratelli, a Bermersheim vor der Höhe, vicino ad Alzey, nell'Assia Renana, nell'estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme.
Le visioni di Ildegarda sarebbero iniziate in tenera età e avrebbero contrassegnato tutta la sua esistenza. All'età di otto anni, a causa della sua cagionevole salute, era stata messa nell'Abbazia di Disibodenberg dai nobili genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, dove fu educata da Jutta (o Giuditta) di Sponheim, giovane aristocratica ritiratasi in monastero. Pronunciò i voti monastici tra il 1112 e il 1115 nelle mani del vescovo Ottone di Bamberga.
Ildegarda studiò sui testi dell'enciclopedismo medievale del teologo siro chiamato, all'epoca, Dionigi l'Areopagita (oggi riconosciuto piuttosto come lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita) e di Agostino. Iniziò a parlare, e a scrivere, delle sue visioni (che definiva «visioni non del cuore o della mente, ma dell'anima») solo intorno al 1136, quando aveva ormai quasi quarant'anni. Alla morte di Giuditta, Ildegarda le succedette come magistra (ovvero priora) della comunità col consenso delle poche consorelle, che allora facevano parte del monastero maschile di san Disibodo.
Pochi anni dopo, per far fronte al crescente numero di novizie, si trasferì nella comunità femminile del monastero di Rupertsberg da lei stessa fondato nel 1150 a Bingen, intitolato a san Ruperto (del quale scrisse l'unica biografia esistente), le cui rovine verranno rimosse nel 1857 per far posto a una ferrovia. Si dice facesse vestire sfarzosamente le consorelle, adornandole con gioielli, per salutare con canti le festività domenicali. Nella sua visione religiosa della creazione, l'uomo rappresentava la divinità di Dio, mentre la donna idealmente personificava l'umanità di Gesù. Nel 1165 fonderà un'altra abbazia, tuttora esistente e floridissimo centro religioso-culturale, ad Eibingen, sul lato opposto del Reno. L'abbazia è visitabile, e nella chiesa si possono ammirare gli affreschi che ritraggono i momenti salienti della vita di Ildegarda e i segni straordinari che accompagnarono il momento del suo trapasso, avvenuto il 17 settembre 1179.
Nell'arco di una dozzina di anni, tra la fine del 1159 e il 1170, compì quattro viaggi pastorali, predicando nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Würzburg.
I rapporti con la Chiesa Fondatrice del monastero di Eibingen nel 1165, Ildegarda fu spesso in contrasto con il clero; riuscì tuttavia a ribaltare il concetto monastico prevalente fino ad allora, e che per molto tempo ancora sarebbe rimasto inamovibile, preferendo una vita di predicazione aperta verso l'esterno a quella più tradizionalmente claustrale. Quando ormai era ritenuta un'autorità all'interno della Chiesa, papa Eugenio III nel 1147 lesse alcuni dei suoi scritti durante il sinodo di Treviri di quell’anno. In tale occasione, fu autorizzata a scrivere ed esporre in pubblico le sue visioni.
Contributi alle scienze
Ildegarda studiò a lungo occupandosi di teologia, musica e medicina, e lasciando alcuni libri profetici come lo Sci vias (Conosci le vie), il Liber Vitae Meritorum (Libro dei meriti della vita)In questo libro viene descritta una poderosa visione, in cui Dio che vivifica il cosmo con la sua forza e la sua luce. Ildegarda sottolinea la profonda relazione tra l'uomo e Dio. Lo scritto è incentrato sulla relazione tra vizi e virtù, per cui l'uomo deve affrontare quotidianamente la sfida tra i vizi che lo allontanano da Dio e le virtù che lo avvicinano a Lui. e il Liber Divinorum Operum (Libro delle opere divine),In questo libro descrive ancora la Creazione nel suo rapporto con Dio e la centralità dell'uomo. tra le cui figure viene rappresentato l'Adam Qadmon cabalistico, oltre a una notevole quantità di lavori musicali, raccolti sotto il titolo di Symphonia harmoniae celestium revelationum, diviso in due parti: i Carmina (Canti) e lOrdo Virtutum (La schiera delle virtù, opera drammatica musicata).
Un notevole contributo lo diede pure alle scienze naturali, scrivendo un trattato enciclopedico che raccoglieva tutto il sapere medico e botanico del suo tempo e che poi è stato conosciuto attraverso due opere distinte, sotto il titolo di Physica (Storia naturale o Libro delle medicine semplici) e Causae et curae (Libro delle cause e dei rimedi o Libro delle medicine composte). Ebbero anche grande fama le sue lettere a vari destinatari, che trattano di diversi argomenti, nelle quali Ildegarda risponde soprattutto a richieste di consigli di ordine spirituale.
Di grande valore sono pure le 38 questioni sottoposte alla badessa di Bingen dai monaci di Villers, le cui risposte formano il trattato Solutiones triginta octo questionum, secondo la forma delle quaestiones, propria del pensiero teologico sviluppato negli studia delle città. Le domande vertono sull'ordine e sull'essenza della Creazione, sul rapporto che lega Dio agli uomini, sui concetti di corpo, anima, uomo e angelo.Ildegarda voce di Dio, Focus storia, aprile 2016, pag. 54-63.
La Viriditas Nel latino classico di Cicerone, viriditas significava «vigore, freschezza, vivacità giovanile». In quanto derivato da viridis, indica il colore verde, e quindi tutto ciò che ad esso è idealmente collegato in termini di crescita vitale, forza e vigore. Non propriamente come neologismo, questa parola fu utilizzata da Ildegarda di Bingen in un'accezione nuova, ad indicare una forma ignota di energia spirituale addensata e ancora inespressa nei germogli di colore verde, sostanziata nel loro colore, e che lei approfondì diffusamente nei suoi scritti attraverso i vari rami del sapere.
La Lingua ignota
Ildegarda fu l'autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la lingua ignota (dal latino "lingua sconosciuta"), da lei utilizzata probabilmente per fini mistici. Essa utilizza un alfabeto di 23 lettere, definite le ignotae litterae. Ildegarda ha parzialmente descritto la lingua in un'opera intitolata Lingua Ignota per hominem simplicem Hildegardem prolata, di cui sono sopravvissuti solo due manoscritti, entrambi risalenti al Duecento: il Riesenkodex e un manoscritto di Berlino. Il testo è un glossario di 1011 parole in lingua ignota, con traslitterazione per la maggior parte in latino e in tedesco medievale; le parole sembrano essere "a priori" neologismi, per lo più nomi con qualche aggettivo. Sotto l'aspetto grammaticale, sembra essere una parziale rilessificazione della lingua latina: infatti la "lingua ignota" è stata ideata tramite l'adattamento di un nuovo vocabolario alla grammatica latina preesistente.
Non è noto se altri, oltre la sua creatrice, abbiano avuto familiarità con essa. Nel XIX secolo alcuni credevano che Ildegarda avesse ideato il suo linguaggio per proporre una lingua universale che unisse tutte le persone (per questo motivo santa Ildegarda è riconosciuta oggi come la patrona degli esperantisti ). Tuttavia oggi è generalmente accettato che la lingua ignota sia stata concepita come un linguaggio segreto, simile alla "musica inaudita" di Ildegarda, della quale ella avrebbe avuto conoscenza per ispirazione divina. Questa lingua, essendo stata ideata nel XII secolo, può essere considerata come una delle più antiche lingue artificiali oggi conosciute.
La sfida all'Imperatore Monaca "aristocratica", Ildegarda più volte definì se stessa come «una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio». Fedele peraltro al significato del suo nome, "protettrice delle battaglie", fece della sua religiosità un'arma per una battaglia da condurre per tutta la vita: scuotere gli animi e le coscienze del suo tempo.
Non ebbe timore di uscire dal monastero per conferire con vescovi e abati, nobili e principi. In contatto epistolare con il monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, sfidò con parole durissime l'imperatore Federico Barbarossa, fino ad allora suo protettore, quando questi oppose due antipapi ad Alessandro III. L'imperatore non si vendicò dell'affronto, ma ruppe il rapporto di amicizia che fino ad allora li aveva legati.
Nel 1169, riuscì in un esorcismo su una tale Sigewize, che aveva fatto ricoverare nel suo monastero, dopo che altri religiosi non erano approdati a nulla: nel rito da lei personalmente condotto, volle però naturalmente la presenza di sette sacerdoti (unici dotati del ministero di esorcizzare).
Il culto
La sua memoria liturgica cade il 17 settembre, giorno della sua morte. Tale giorno, secondo la tradizione, sarebbe stato "predetto" dalla santa a seguito di una delle sue ultime visioni.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
Ildegarda fu seppellita nel Monastero di Rupertsberg, dove le fu elevato un ricco mausoleo. Quando però nel 1632, durante la guerra dei trent'anni, il monastero fu distrutto e bruciato dagli Svedesi, le monache benedettine portarono via con loro le reliquie nella cappella del priorato di Eibingen, dove ancora oggi si trovano.
Papa Giovanni Paolo II, in una lettera per l'ottocentesimo anniversario della sua morte, salutò in Ildegarda come «Luce del suo popolo e del suo tempo» e la «profetessa della Germania», la donna « [...] che non esitò a uscire dal monastero per incontrare, intrepida interlocutrice, vescovi, autorità civili, e lo stesso imperatore» (Corrado III di Svevia o Federico Barbarossa), e non esitò a fondare monasteri e parlare alle folle.
Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI ne estese il culto liturgico alla Chiesa Universale (canonizzazione equipollente). Il 7 ottobre 2012 lo stesso papa Benedetto XVI proclamò santa Ildegarda di Bingen Dottore della Chiesa universale, unitamente al santo spagnolo Giovanni d'Avila. Il 25 gennaio 2021 papa Francesco ne ha istituito la memoria facoltativa per tutta la Chiesa universale, fissandola al 17 settembre.
Dottore della Chiesa La lettera apostolica ricorda che, fatto «allora non molto frequente per una donna», Ildegarda fu autorizzata a parlare in pubblico da papa Eugenio III e, per volere di Adriano IV e poi di Alessandro III, fu inviata in viaggi apostolici a predicare in piazze e Chiese cattedrali, malgrado le condizioni di salute attribuitele.
Secondo il documento, «il corpus dei suoi scritti, per quantità, qualità e varietà di interessi, non ha paragoni con alcun'altra autrice del Medioevo», comprendendo un ricco epistolario, i due trattati linguistici rispettivamente dal titolo Lingua ignota e le Litterae ignotae, «nei quali compaiono parole in una lingua sconosciuta di sua invenzione, ma composta prevalentemente di fonemi presenti nella lingua tedesca». Esso prosegue con una citazione delle sue parole:
Nella concezione di una conoscenza che muove dai cinque sensi in direzione della fede in Dio si evidenziarono alcune idee presenti anche nella filosofia scolastica del suo tempo, di cui tuttavia sant'Ildegarda non seguiva il metodo di lettura critica e commento testuale, basandosi unicamente sulle proprie visioni profetiche, sul discernimento spirituale e i carismi ispirati da Dio.
Visioni
Ildegarda nel corso della sua vita ebbe numerosissime visioni, di cui ha lasciato dettagliati resoconti, illustrati con miniature in certi manoscritti dello Scivias e del Liber divinorum operum.