La storia dell'antico Egitto (o storia egizia) riguarda la civiltà sviluppatasi lungo la valle e il delta del Nilo. Come storia documentata di uno Stato unitario, essa inizia convenzionalmente con l'unificazione di Alto e Basso Egitto e con l'introduzione della scrittura, attorno al 3100 a.C.
La delimitazione temporale del periodo è oggetto di dibattito tra gli studiosi. In senso stretto, la storia dell'antico Egitto coincide con la parabola della civiltà faraonica e delle sue dinastie indigene, dalla fine della preistoria egizia fino al 343 a.C., quando si concluse l'ultima dinastia autoctona, la XXX. In senso più ampio, molti studiosi includono anche il periodo tolemaico e quello romano, poiché istituzioni, culti e forme di scrittura della tradizione egizia continuarono a esistere anche sotto dominazioni straniere per diversi secoli.
Nel corso dell'età faraonica si succedettero trenta dinastie faraoniche; a queste si aggiungono per convenzione la XXXI (persiana, 343–332 a.C.), la XXXII (macedone, 332–305 a.C.) e la XXXIII (tolemaica, 305–30 a.C.). Per tutta la durata della civiltà faraonica il sovrano – detto faraone – incluse tra i propri titoli quello di Signore delle Due Terre, a ricordo della bipartizione geografica e politica originaria del Paese.
Quadro cronologico
La cronologia dell'antico Egitto si basa principalmente sulle liste reali tramandate dall'antichità, tra cui il Canone Reale di Torino, la Lista di Abido e la Pietra di Palermo, integrate dall'opera del sacerdote Manetone, che nel III secolo a.C. suddivise la storia egizia in trenta dinastie. Tale ripartizione è ancora oggi alla base della storiografia egittologica, benché alcune dinastie fossero contemporanee e non sequenziali come Manetone lasciava intendere.
La datazione assoluta si fonda su alcuni punti fissi ricavati dall'astronomia — in particolare dalla levata eliaca della stella Sirio registrata in alcuni papiri — e dalla correlazione con le cronologie assira e babilonese, che consentono sincronismi puntuali a partire dal II millennio a.C. Per le fasi più antiche, però, resta un certo margine di incertezza: gli studi radiometrici più recenti collocano la formazione dello Stato egizio in un arco compreso all'incirca tra la fine del XXXIII e l'inizio del XXXI secolo a.C., con una data probabile attorno al 3100 a.C., restringendo sensibilmente un quadro in cui le proposte più antiche oscillavano in passato tra circa 3400 e 2900 a.C. Permangono dunque divergenze tra studiosi, soprattutto per il Periodo Protodinastico, anche se oggi esse risultano in genere contenute entro alcune decine o, al massimo, poche centinaia di anni.
I principali periodi in cui si articola la storia dell'antico Egitto, con le rispettive dinastie, sono riassunti nella tabella seguente. A questi vanno aggiunte per convenzione storiografica la XXXI dinastia persiana (343–332 a.C.), la XXXII macedone (332–305 a.C.) e la XXXIII tolemaica o lagide (305–30 a.C.). Il periodo tolemaico si concluse con la morte di Cleopatra VII e la conquista romana dell'Egitto, che divenne provincia romana nel 30 a.C. La cultura faraonica sopravvisse ancora per alcuni secoli sotto i romani: l'ultimo testo geroglifico è datato al 394 d.C. e l'ultimo santuario tradizionale in funzione, quello di Iside a File, fu chiuso nel VI secolo per ordine di Giustiniano I.
+ Cronologia egizia e delle relative dinastie Periodo Dal Al Dinastie Periodo Predinastico 3900 a.C. 3150 a.C. 00 – 0 Periodo Protodinastico 3150 a.C. 2700 a.C. I – II Antico Regno 2700 a.C. 2160 a.C. III – VI Primo periodo intermedio 2160 a.C. 2055 a.C. VII – X Medio Regno 2055 a.C. 1790 a.C. XI – XII Secondo periodo intermedio 1790 a.C. 1540 a.C. XIII – XVII Nuovo Regno 1540 a.C. 1080 a.C. XVIII – XX Terzo periodo intermedio 1080 a.C. 664 a.C. XXI – XXV Periodo Tardo 672 a.C. 343 a.C. XXVI – XXX Seconda dominazione persiana 343 a.C. 332 a.C. XXXI Periodo macedone 332 a.C. 305 a.C. XXXII Periodo Tolemaico 305 a.C. 30 a.C. XXXIII Periodo romano e tardoantico 30 a.C. VI secolo d.C. —
Origini: preistoria e Neolitico
Sul finire del Paleolitico (circa 10.000 a.C.), il ritiro dei ghiacci e la conseguente desertificazione progressiva del Sahara, accentuatasi nel corso dell'Olocene, spinsero le popolazioni nomadi che abitavano le savane nordafricane a concentrarsi lungo le rive del Nilo, allora paludose e ricche di selvaggina e pesce. Le prime culture attestate sono di carattere nomade; solo con la diffusione di specie domesticate provenienti dall'area siro-palestinese — tra cui il grano, l'orzo e il lino — prese avvio una progressiva sedentarizzazione.
Con l'acquisizione delle competenze agricole, a partire dal V millennio a.C. si formarono villaggi stabili nell'Alto e nel Basso Egitto, intorno ai quali si svilupparono strutture di governo embrionali. L'unificazione progressiva di comunità in entità provinciali — i futuri nòmi — anticipò la bipartizione tra Alto e Basso Egitto che avrebbe caratterizzato l'intera storia del Paese.
Tra il 3900 e il 3150 a.C. si succedono le culture Naqada I (o Amraziana), Naqada II (o Gerzeana) e Naqada III (o Semainiana), documentate soprattutto negli scavi di Flinders Petrie a Naqada e di Quibell e Green a Ieracompoli. In quest'ultima, la netta separazione tra sepolture di élite e sepolture comuni attesta già una struttura gerarchica evoluta, precondizione dell'unificazione politica. Tra i reperti del periodo, il Museo Egizio di Torino conserva un corpo di adulto mummificato naturalmente (Suppl. 293), risalente tra il 3900 e il 3700 a.C.
Periodo arcaico (3150-2700 a.C.)
Le prime due dinastie sono dette anche tinite, dal nome della città di Thinis, di cui sarebbero state originarie. Il Periodo arcaico, compreso tra il 3150 e il 2700 a.C. circa, conclude la fase di formazione dello Stato unitario nato dalla fusione di Alto e Basso Egitto; le due componenti territoriali resteranno tuttavia sempre distinte nell'organizzazione politica e religiosa del Paese, tanto che il sovrano assumerà tra i propri titoli quello di Re delle Due Terre.
La scarsità di documenti contemporanei e il fatto che la maggior parte delle liste reali pervenute risalga al Nuovo Regno — circa 1500 anni dopo i fatti — generano notevoli incertezze sulla sequenza dei sovrani e sulle date. La maggior parte dei nomi Horo è stata rinvenuta su stele, vasellame o graffiti; altri compaiono sulla Pietra di Palermo. La suddivisione in due dinastie si basa sul Canone Reale di Torino e sull'opera di Manetone.
L'unificazione delle Due Terre viene tradizionalmente attribuita a un sovrano chiamato Menes nelle liste reali, identificato dalla maggior parte degli studiosi con il Narmer della tavoletta omonima, che lo ritrae nell'atto di indossare le corone di Alto e Basso Egitto. Alcuni studiosi hanno avanzato ipotesi alternative, associando la figura dell'unificatore al mitico Re Scorpione o ad Aha, di norma indicato come successore di Narmer. La I dinastia (3150–2925 a.C. circa) costituisce un periodo di consolidamento dello Stato unitario, con struttura fortemente teocratica e sovrano-dio al vertice. Le fonti scritte riportano principalmente i nomi dei sovrani e poche altre notizie; si ha comunque notizia di vittorie sulle popolazioni nomadi della Penisola del Sinai e di un progressivo spostamento della capitale da Thinis a Menfi.
La II dinastia (2925–2700 a.C. circa) è segnata da tensioni interne tra le componenti settentrionale e meridionale del Paese, leggibili nella scelta del re Peribsen di sostituire il dio tutelare Horus con Seth e nella conseguente damnatio memoriae del suo nome. Tale rottura riflette verosimilmente uno scontro politico tra i centri di potere delle Due Terre. Solo con Khasekhemui si afferma una doppia titolatura che unisce le due divinità, con espliciti richiami alla pacificazione presenti nella titolatura stessa; ciò pose le basi politiche e religiose per la fase storica successiva.
Antico Regno (2700-2160 a.C.)
L'Antico Regno abbraccia le dinastie dalla III alla VI (2700–2160 a.C. circa) ed è noto anche come «l'età delle piramidi». Fu il primo periodo di piena maturità della civiltà egizia: lo Stato si dotò di un apparato amministrativo centralizzato con il visir come figura di raccordo tra il sovrano divino e il governo terreno, e l'architettura monumentale divenne lo strumento principale di affermazione del potere reale e religioso.
Con Djoser, primo re della III dinastia (2700–2620 a.C.), il suo architetto Imhotep realizzò a Saqqara la prima piramide della storia — la piramide a gradoni — inaugurando l'uso sistematico della pietra da taglio in luogo dei mattoni crudi. La IV dinastia (2620–2500 a.C.) portò questa tradizione al culmine: Snefru sperimentò tre piramidi successive giungendo alla prima piramide a facce lisce; i successori Cheope, Chefren e Micerino costruirono le celebri piramidi di Giza, con annessa la Sfinge di Giza.
La V dinastia (2500–2340 a.C.) spostò l'asse religioso verso il culto solare di Ra, costruendo templi solari nell'area di Abu Sir e Abu Gurab e rafforzando nell'ideologia reale il titolo di «Figlio di Ra». Nel contempo, i funzionari provinciali iniziarono ad acquisire autonomia crescente, avviando il processo che avrebbe indebolito il potere centrale.
La VI dinastia (2340–2160 a.C.) fu segnata da tentativi di pacificazione interna — leggibili nei nomi di Horus dei sovrani — e da un'intensa politica estera commerciale verso Biblo, la Nubia e il Paese di Punt. Il lunghissimo regno di Pepi II, protrattosi forse per oltre 90 anni, accelerò la sclerotizzazione dell'apparato burocratico e il rafforzamento del potere feudale locale; alla sua morte il potere centrale si dissolse rapidamente in una miriade di signorie autonome, aprendo la strada al Primo periodo intermedio.
Primo periodo intermedio (2160-2055 a.C.)
La situazione politica delineatasi durante la V e la VI dinastia, con il progressivo rafforzamento del potere provinciale, la crescente autonomia dei governatori locali e il lunghissimo regno di Pepi II, giunse al suo apice in un periodo di turbolenze e disgregazione noto come Primo periodo intermedio. Secondo alcune teorie, alla crisi politica si sarebbe sommato un periodo climatico di tipo saheliano, con lunghe carestie aggravate dall'assenza di un'amministrazione centrale in grado di mantenere efficienti i canali di irrigazione; tra gli elementi addotti a sostegno dell'ipotesi vi è il fatto che i maggiori disordini si verificarono nella valle del Nilo, mentre città lontane dal fiume come Balat e la sua necropoli nell'oasi di Dakhla non mostrano segni di interruzione della vita comune.
Difficile si presenta la stesura di un elenco dei re, poiché si ha sovrapposizione di dinastie instaurate dai capi dei nomi locali che si autoproclamarono re. La VII e VIII dinastia (2150-2135 a.C. circa), di cui Manetone scrisse che si trattò di "70 re di Menfi che regnarono 70 giorni", videro il potere effettivo ridursi all'area menfita, mentre nell'Alto Egitto i principi locali gettavano le basi per futuri poteri regionali.
Medio Regno (2055-1790 a.C.)
Il Medio Regno comprende la XI e la XII dinastia (2055-1790 a.C.) e rappresenta il secondo grande periodo di fioritura della civiltà egizia, dopo la riunificazione delle Due Terre operata da Mentuhotep II. Questi, salito al trono intorno al 2065 a.C. come principe tebano, condusse una lunga azione contro la dinastia eracleopolitana e nel corso del regno ristabilì l'unità politica del Paese. Tebe divenne allora il principale centro del nuovo regno e il suo programma monumentale ebbe nel tempio funerario di Deir el-Bahari la realizzazione più celebre.