Nel Nuovo Testamento sono incluse sette epistole non redatte da Paolo di Tarso e raccolte con il nome di lettere cattoliche ovvero lettere universali. Questo nome si deve al fatto che non hanno un destinatario esplicito, ma sono indirizzate a tutti i cristiani, laddove l'espressione "lettere universali" traduce il greco katholikós. Gli autori sono tradizionalmente identificati con Pietro apostolo, Giovanni apostolo, Giacomo e Giuda.
Gli esegeti della Bibbia delle Edizioni PaolineLa Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 1845, ISBN 88-215-1068-9. osservano come le lettere pastorali «nell'uso tradizionale sono state sempre un po' in ombra, forse per il grande valore dogmatico del gruppo delle lettere paoline o per l'incertezza circa l'autenticità e la canonicità di ben cinque di esse» e gli studiosi del Nuovo Grande Commentario BiblicoRaymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1008, ISBN 88-399-0054-3. sottolineano che «si arrivò, comunque, a questo numero sette delle epistole soltanto dopo lunghe e alterne vicende [...] la disposizione attuale (Gc, 1-2Pt, 1-3Gv, Gd) potrebbe dipendere dall'ordine dei nomi in Gal2,9».
Origene di Alessandria (185-254), autore patristico del III secolo, considerava anche la Lettera di Barnaba tra le lettere cattoliche. Tuttavia, la successiva Lista damasiana non menzionò la Lettera di Barnaba fra i testi canonici.
Sono altresì note col nome di Lettere Apostoliche.
Lettere di Pietro
A nome di Pietro sono raccolte due lettere: la Prima e la Seconda lettera di Pietro.
Lettere di Giovanni
A Giovanni apostolo ed evangelista sono state attribuite tre lettere, la prima, la seconda e la terza che vanno ad aggiungersi al Vangelo e all'Apocalisse, sempre attribuiti a lui.
Lettera di Giacomo
Attribuita a Giacomo si ha solo un'epistola.
L'autore si presenta nel versetto come "Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo". L'identificazione però non è facile perché nel Nuovo Testamento sono almeno cinque le persone con questo nomeWilliam Barclay, The letters of James and Peter, 1975.. Probabilmente non fu quel Giacomo "figlio di Zebedeo", dunque fratello di Giovanni, che fu il primo apostolo martire ucciso nel 44 d.C. da Erode. Alcuni attribuiscono l'epistola in questione a Giacomo il minore, "figlio di Alfeo", un altro degli apostoli, o a Giacomo il Giusto, uno dei "fratelli di Gesù".Nell'ambito della critica biblica moderna "una crescente maggioranza di studiosi"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1191, ISBN 88-399-0054-3. Cfr anche la sezione "Autore" alla voce "Lettera di Giacomo"., anche cristiani, si allinea alla posizione pseudoepigrafica e "l'opinione maggiormente diffusa oggi è che un cristiano, che conosceva bene l'ellenismo e il giudaismo, abbia scritto la lettera sotto il nome di Giacomo di Gerusalemme negli ultimi anni del I sec. d.C."Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1192, ISBN 88-399-0054-3.. In merito all'attribuzione della Lettera di Giacomo a uno degli omonimi personaggi citati nel Nuovo Testamento, gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOBBibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2800-2801, ISBN 88-01-10612-2. - concordemente agli studiosi della interconfessionale "Parola del Signore Commentata"I quali affermano che "molti studiosi ritengono oggi che a scrivere la lettera sia stato un ebreo cristiano il quale, avvalendosi dell'autorità di Giacomo, fratello di Gesù, compilò, intorno all'anno 100, questo scritto, ricco di esortazioni, onde scuotere una comunità che tendeva ad adagiarsi troppo sul suo cristianesimo". (Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, pp. 682-683.)., a quelli della Bibbia di GerusalemmeChe sottolineano come "già gli antichi esitavano su questa identificazione e i moderni ne discutono ancora, pur propendendo per rifiutarla" e "di conseguenza, numerosi autori oggi pongono la composizione della Lettera di Giacomo verso la fine del I sec. o l'inizio del II". (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2873-2874, ISBN 978-88-10-82031-5.). e del "Nuovo Grande Commentario Biblico"I quali affermano: "una crescente maggioranza di studiosi contemporanei optano per la pseudonimia, basandosi in larga misura sui motivi seguenti: l'eccellente stile greco della lettera; la mancanza di attestazioni relative alla sua canonicità prima del terzo secolo (e anche più tardi); indizi di una datazione sostanzialmente posteriore a Paolo (mentre Giacomo è morto verso l'anno 62 d.C.); l'apparente assenza dalla lettera di un insegnamento specificamente cristiano e anche dello stretto legalismo e ritualismo che, secondo le tradizioni relative a Giacomo il Giusto, sarebbe lecito attendersi. [...] L'opinione maggiormente diffusa oggi è che un cristiano, che conosceva bene l'ellenismo e il giudaismo, abbia scritto la lettera sotto il nome di Giacomo di Gerusalemme negli ultimi anni del I sec. d.C.". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1191-1192, ISBN 88-399-0054-3.). - osservano che "questa attribuzione, presa la lettera, non è verosimile [...] Altri, più verosimilmente, avanzano l'ipotesi che esistesse una tradizione di «parole di Giacomo» analoga alla tradizione sinottica, pur facendo le debite proporzioni, e che se ne sia servito uno scrittore il quale secondo le consuetudini letterarie del tempo, voleva mettere il suo scritto sotto il patrocinio di un personaggio illustre"; si può osservare, inoltre, che "se l'autore di questa lettera è davvero il fratello di Gesù (o qualcuno che intende presentarsi come tale), è strano che non faccia alcun riferimento alla sua personale conoscenza di quest'ultimo e dei suoi insegnamenti"Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 473-475, ISBN 978-88-430-7821-9. e "se realmente fosse stata scritta da questa personalità di primo piano, non si comprenderebbe la difficoltà da essa incontrata nell'imporsi alla Chiesa come Scrittura canonica"Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2874, ISBN 978-88-10-82031-5..
La lettera è piuttosto breve (cinque capitoli e un centinaio di versetti), ma il suo contenuto è notevole. Nel primo capitolo l'autore invita a considerare la sofferenza come una parte non eliminabile della natura umana e invita ad affrontare serenamente le angherie patite a causa della fede. Giacomo invita a chiedere nella preghiera soprattutto la sapienza che permetterà al fedele di comprendere i misteri della natura umana e divina. La lettera continua con un invito a mettere in pratica le parole del maestro divino, piuttosto che professarle, ad aiutare i poveri, a fuggire le liti e a diffidare dei cattivi maestri. Importante per la dottrina sacramentaria cattolica il cap. 5 della lettera che costituisce il fondamento biblico del sacramento della unzione degli infermi.
Lettera di Giuda
A Giuda è attribuita l'ultima delle lettere cattoliche. Secondo alcuni autori si potrebbe trattare del Giuda parente di GesùThomas R. Schreiner, First, Second Peter, Jude, B&H, 2003.Daniel Keating, First and Second Peter, Jude, Baker Academic, 2011., dell'apostolo Giuda Taddeo, o ancora di altri personaggi con lo stesso nome.