Poeti cavalieri (Cavalier poets) è un termine utilizzato per descrivere una scuola di poeti inglesi del XVII secolo, riuniti nelle corti di Giacomo I e di Carlo I ed accomunati dalla celebrazione di istituti, valori o ideali che sono propri della cultura aristocratica e cortese. Erano sostenitori della fazione monarchica durante la guerra civile inglese contro i puritani. Formalmente i Cavalieri perseguivano l'equilibrio, la simmetria e la perfezione metrica, modellandosi sugli esempi della classicità (in particolare Catullo, Orazio, Virgilio e Giovenale) e proseguendo la tradizione lirica dell'età elisabettiana.https://www.britannica.com/art/Metaphysical-poets Si distinsero per il profondo rispetto delle forme tradizionali e per una costante attenzione alle raffinatezze metriche e tecniche. Il linguaggio usato è sofisticato ma pieno di immagini ed espressioni dirette, chiare. Il loro orientamento sarebbe stato sviluppato nel successivo periodo neoclassico.
Biografie e stilemi dei principali esponenti Sebbene la maggior parte dei poeti cavalieri fosse legata alla vita di corte, non mancarono significative eccezioni. Il caso più celebre è quello di Robert Herrick, il quale, pur non essendo un cortigiano, viene pienamente ascritto a questa corrente per le scelte stilistiche e tematiche della sua produzione. Ben Jonson è descritto come il "padre" dei poeti cavalieri: molti di loro si autodefinirono suoi "figli" o "discepoli" (Sons of Ben). Appartennero a questo gruppo poeti come Robert Herrick, Richard Lovelace, Thomas Carew e John Suckling.
Robert Herrick (1591-1674) Dopo aver completato gli studi all'Università di Cambridge, Herrick trascorse gran parte della sua esistenza come parroco di campagna nel Devonshire. La sua intera produzione lirica, sia sacra sia profana, è raccolta nel volume Hesperides and noble numbers (1648). Dal punto di vista formale, l'opera di Herrick si distingue per la notevole perizia tecnica, l'eleganza metrica e la fluidità della versificazione. I suoi principali modelli stilistici appartengono alla lirica classica (in particolare Orazio, con il tema del carpe diem, Catullo e i poeti elegiaci latini e greci). La specificità di Herrick nel panorama del Seicento inglese risiede nella sua capacità di sintetizzare la tradizione classica, la teologia cristiana e il folclore rurale britannico, celebrando i riti e i ritmi della vita campestre.
Thomas Carew (1595-1640) Figura di spicco della lirica amorosa del periodo Stuart, Carew orientò la propria poetica verso il classicismo di Ben Jonson, risentendo al contempo della lezione metafisica di John Donne. La sua produzione, caratterizzata da un tono arguto e raffinato, rappresenta uno degli esempi più emblematici della poesia cavaliere; le sue composizioni, dotate di una forte componente melodica, nascono per l'esecuzione musicale più che per la sola lettura. La raccolta postuma Poems (1640) evidenzia un rigoroso nitore formale e un uso controllato ed equilibrato delle immagini poetiche.
Richard Lovelace (1618-1658) Lovelace incarnò l'archetipo del poeta cavaliere, legando la propria parabola biografica e artistica agli ideali della cortesia rinascimentale. Fedele sostenitore della causa di Carlo I durante la guerra civile inglese, subì per questo motivo la prigionia e la miseria economica. La sua opera principale, Lucasta (1649), presenta uno stile a tratti enfatico e discontinuo, in cui le tematiche tradizionali dell'amore e della bellezza si fondono strettamente con i valori politici e morali dell'onore, della lealtà alla corona e della condotta esemplare.
John Suckling (1609-1642) Poeta e drammaturgo, Suckling studiò a Cambridge per poi intraprendere un Grand Tour in Francia e in Italia nel 1628. Di estrazione aristocratica, dilapidò gran parte del proprio patrimonio a causa di uno stile di vita dissipato e del finanziamento personale di un reparto di cavalleria realista allo scoppio della guerra contro la Scozia. Ritiratosi a vita privata nel 1635, compose la satira letteraria A session of the poets (1637), il trattato teologico contro le eresie sociniane An account of religion by reason (pubblicato postumo nel 1646) e diverse opere per il teatro, tra cui le tragedie Aglaura (1638), Brennoralt (1639), l'incompiuta The sad one e la commedia The Goblins (1638). Nel 1640, a causa delle sue posizioni realiste in contrasto con il Lungo Parlamento, fu costretto all'esilio a Parigi, dove morì suicida per avvelenamento. Le sue liriche d'occasione, amorose e satiriche, sono fortemente influenzate dallo stile di John Donne.
Note
Bibliografia Storia della letteratura inglese, Volume 1 - Paolo Bertinetti - Einaudi.
Voci correlate Fase carolina della letteratura inglese
Collegamenti esterni
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