Bastìa Umbra (La Bastia in dialetto bastiolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Perugia in Umbria, situato nella Valle Umbra, tra Perugia ed Assisi, lungo il fiume Chiascio.

Geografia fisica Territorio

Altitudine media: Altitudine massima: Altitudine minima:

Clima Classificazione climatica: zona D, 1994 GG Il comune di Bastia Umbra è l'unico in Umbria che si estende completamente su un'area pianeggiante della parte settentrionale della Valle Umbra, posta a circa Il clima corrisponde più propriamente alle caratteristiche delle regioni centrali tirreniche italiane. Gli inverni e gli autunni tendono ad essere non troppo rigidi, non di rado ritroviamo il fenomeno della nebbia in special modo in autunno e inverno, dalla fine di novembre fino ai primi di marzo sono possibili estese brinate e gelate notturne. La zona è scarsamente nevosa grazie alla protezione della catena appenninica anche se non è insolito assistere a delle nevicate solitamente coreografiche. In corrispondenza dell'autunno e della primavera abbiamo le piogge più consistenti che accompagnano le perturbazioni atlantiche o comunque precedute da una ventilazione meridionale. Le estati tendono ad essere calde, talvolta afose e scarsamente piovose. La pioggia che precipita in questo periodo dell'anno è legata quasi sempre al fenomeno del temporale di calore.

Idrografia Nel territorio di Bastia Umbra scorrono tre corsi d'acqua: il fiume Chiascio, il torrente Tescio e il fosso Cagnola. Gli ultimi due sfociano entrambi nel Chiascio.

Storia Sono presenti resti di strutture e tracce archeologiche attribuite all'epoca romana. La località è attestata nell'XI secolo, quando il luogo era chiamato Insula, forse a causa delle numerose inondazioni del fiume Chiascio e alle paludi, risultato del prosciugamento dell'antico Lacus Umber, che avrebbe conferito alla piccola altura l'aspetto di un'isola o di una penisola.

La notizia risale all'anno 1053 e proviene dal sermone di san Pier Damiani su san Rufino, dove gli abitanti della località sono chiamati Isolani. Il toponimo compare nei documenti d'archivio fino al XIV secolo, come Insula Romana o Romanesca.

In un primo tempo, il borgo parteggiò per Assisi e nel 1319 rallentò la marcia delle truppe perugine, resistendo ai loro assalti per sette mesi. Quando alla fine si arrese, fu devastata e le sue fortificazioni furono distrutte, ma ben presto furono ricostruite e il nome di Bastia le fu dato proprio grazie alle sue imponenti opere militari, alle mura ed al castello dotato di 17 torrioni (o "bastioni").

Nel 1340 il castello di Bastia faceva ancora parte del territorio di Assisi, Nel 1380 il comune di Assisi stabilì che si ricostruissero, presso l'Isola, gualchiere e mulini e che venisse fortificato il castello. Lo stemma recava un vomere, testimonianza di un'economia basata prevalentemente sull'agricoltura. Nel 1397 divenne signore del castello di Bastia il perugino Biordo Michelotti.

Nel 1419 Bastia fu presa dal capitano di ventura Braccio da Montone. Dopo essere ritornata brevemente sotto Assisi, nel 1431 si dette a Malatesta Baglioni e rimase sotto il dominio di questa famiglia fino al 1580, quando passò a Filippo Boncompagni, nipote del papa Gregorio XIII. Per concessione del pontefice, cominciò a tenersi, fin dal 1581, una fiera, che durava dal 17 al 25 settembre di ogni anno.

Nel 1614 Bastia si dava un proprio statuto, staccandosi così per sempre dal comune di Assisi.

Nel 1808 insieme al resto dell'Umbria, fu invasa dall'esercito di Napoleone Bonaparte; nel 1816 ritornò sotto lo Stato Pontificio, finché nel 1861 entrò a far parte del Regno d'Italia. Nel 1832 e nel 1854 gravi terremoti colpirono anche Bastia, come altri centri dell'Umbria, provocando ingenti danni alle abitazioni ed agli edifici pubblici.

Nel 1926 prese il nome di Bastia Umbra, per distinguerla da altre località aventi lo stesso toponimo.

Durante la seconda guerra mondiale subì bombardamenti che colpirono in particolare gli opifici, la ferrovia e i ponti sul fiume Chiascio. Dal secondo dopoguerra fino a tutti gli anni 1990 ha conosciuto una forte crescita demografica, urbanistica ed economica, grazie alla presenza di stabilimenti industriali (settori alimentare, del tabacco, metalmeccanico, dell'arredamento ed abbigliamento) e di varie piccole-medie imprese agricole, artigianali e commerciali.

Nel 1978 è stato inaugurato il centro fieristico regionale chiamato Umbriafiere, che nel 1987 è stato intitolato a Lodovico Maschiella, politico e giornalista, già sindaco di Bastia Umbra.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 24 settembre 2010.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Paolo delle Abbadesse La chiesa di San Paolo delle Abbadesse si trova al di fuori del nucleo abitato, oggi annessa al cimitero comunale, costruito nel 1862. È situata presso la confluenza del torrente Tescio con il fiume Chiascio.

L'edificio venne eretto tra l'XI e il XII secolo. Si presenta con un'unica navata con copertura a capanna e campanile a vela. L'abside semicircolare, esternamente decorato da semicolonne, mensole e archetti, presenta al centro una bifora sormontata da un rilievo con due colombe. Nel XII secolo apparteneva ad un monastero benedettino femminile, che nel 1212 accolse santa Chiara d'Assisi.

Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo sorge in piazza Mazzini, sul luogo dove un tempo si trovavano due chiese dedicate rispettivamente a Sant'Antonio Abate e alla Buona Morte. Fu costruita su iniziativa dell'allora parroco, don Luigi Toppetti, e progettata dall'architetto Antonio Bindelli, consacrata ed aperta al culto il 29 settembre 1962.

Vi si conservano il portale centrale in bronzo (1962) di Umbro Battaglini, due statue lignee della Madonna, di San Michele Arcangelo e il Presepe (1962) di Flavio Pancheri. Le pale degli altari laterali raffiguranti il Sacro Cuore e la Madonna del Rosario (1962) sono opera di Edgardo Abbozzo. Inoltre, nel battistero sono collocate: la Madonna addolorata (fine XIX secolo) di Vincenzo Rosignoli e Gesù Cristo crocifisso (inizio XVI secolo).

Chiesa collegiata di Santa Croce

La chiesa collegiata di Santa Croce, situata in piazza Mazzini, venne costruita nel 1295, unitamente ad un convento, dall'ordine dei frati minori. Il convento ospitò per qualche tempo il beato Corrado da Offida, famoso predicatore francescano, che morì a Bastia nel 1306, mentre stava annunciando l'Avvento. I frati minori lasciarono Santa Croce nel 1653 al clero regolare per la volontà pontificia di chiudere i piccoli conventi.

Nel 1788 la chiesa assunse il titolo di chiesa collegiata e parrocchiale: nel 1962 la sede della parrocchia fu trasferita nella chiesa di San Michele Arcangelo.

Dopo il sisma del 1997 la chiesa ha dovuto subire un lungo restauro finalizzato al consolidamento e al restauro della struttura, ha riaperto ufficialmente al culto nel 2012.

L'edificio si presenta con una facciata rivestita in pietra bicroma del Monte Subasio, tetto a capanna, rosone centrale e portale centrale con lunetta dipinta da Domenico Bruschi raffigurante Sant'Elena fra San Sebastiano e San Michele Arcangelo, 1886.

Il campanile è stato eretto tra il 1835 e il 1839 su progetto dell'architetto Domenico Antonelli; la sua altezza originale è stata in seguito ridotta di un terzo per via dei danni che riportò a causa del terremoto del 1854. Conserva 5 campane a slancio, fuse dalla fonderia Sini di Acquapendente (VT) alcuni anni dopo l'edificazione della torre, ed esattamente nel 1847. La mezzana, cioè la seconda campana più grande, è stata successivamente rifusa dalla fonderia De Poli di Vittorio Veneto (TV) nel 1935; in seguito anche la campana più piccola ha subito una rifusione nel 2004, ad opera della fonderia Capanni di Castelnovo ne' Monti (RE). Nel 1989 le campane sono state tutte quante elettrificate.

L'interno, a navata unica, venne decorato nella navata, nelle cappelle laterali, nel presbiterio e nell'abside da Domenico Bruschi nel 1886, mentre le vetrate, del 1903 e del 1923, sono opera della famiglia perugina Moretti-Caselli.

L'ambiente conserva molte opere fra le quali la Madonna con Gesù Bambino e angeli (inizio XVI secolo) di ambito umbro-toscano; Madonna con Gesù Bambino e San Luca evangelista (1510) di Tiberio d'Assisi; Miracoli di sant'Antonio abate (XVII secolo) di Cesare Sermei.

In fondo alla parete sinistra si apre la Cappella del Sacramento, anch'essa decorata da due dipinti murali opera di Domenico Bruschi, raffiguranti, alla parete sinistra, la Cena pasquale ebraica e a quella destra l'Apparizione di Gesù Cristo sulle rive del Lago di Tiberiade.

Sull’altare della cappella si trova una della più importanti opere presenti nel territorio: il Polittico di Sant’Angelo, eseguito nel 1499 da Niccolò Alunno per l’altare maggiore della scomparsa chiesa di Sant’Angelo. L’opera, fornita ancora della cornice originaria di gusto tardo gotico, è strutturata come un tradizionale polittico a due ordini in cui sono arcate a profilo ogivale, ma anche pilastrini di gusto più rinascimentale, ornati da a candelabre e sormontati da capitelli corinziFrancesca Cristoferi, Stefano Petrignani. Il Trittico di san Michele a Bastia Umbra, in Nicolaus Pictor. Nicolò di Liberatore. detto l’Alunno. Artisti e Botteghe a Foligno nel Quattrocento, catalogo di mostra a cura di G. Benazzi e E. Lunghi, Foligno 2004, pagg. 499 - 500.. Il polittico raffigura, nel registro superiore Dio Padre e angeli,, San Gabriele arcangelo annunciante arcangelo e la Madonna annunciata; al centro la Madonna col Bambino in trono tra angeli, San Sebastiano e San Michele arcangelo. Nella predella è raffigurato Gesù Cristo deposto nel sepolcro con la Madonna, San Giovanni evangelista e angeli; Re Davide e Zaccaria; Isaia e Daniele; Michea e GeremiaTeresa Morettoni, Nicolò di Liberatore. Polittico di Sant'Angelo, in Nicolaus Pictor. Nicolò di Liberatore. detto l’Alunno. Artisti e Botteghe a Foligno nel Quattrocento, catalogo di mostra a cura di G. Benazzi e E. Lunghi, Foligno 2004, pagg. 241 - 243..

Chiesa di San Rocco La chiesa di San Rocco è situata all'angolo di via Roma con via Veneto. Venne edificata nei primi decenni del XVI secolo, come ex voto degli abitanti al santo, dopo una pestilenza. La chiesa è simbolo dell'omonimo rione.

Al suo interno sono conservati: un gonfalone processionale raffigurante la Madonna con Gesù Bambino fra San Sebastiano e San Rocco (XVI secolo) di Dono Doni; una statua di San Rocco (inizio XVI secolo) di bottega umbra; il gonfalone processionale con la Madonna della Misericordia fra Sant'Antonio abate e Sant'Antonio da Padova (XVI secolo) di Bernardino di Mariotto.

Chiesa di San Marco Evangelista La chiesa di San Marco Evangelista si trova in via Guido Tozzoli, tra i quartieri di XXV Aprile e Santa Lucia; è stata fortemente voluta dall'omonima parrocchia, che per anni ha avuto la sua sede in una piccola sala di un complesso commerciale; la costruzione della chiesa, dalle forme architettoniche moderne, è iniziata nella seconda metà degli anni 2010 e la sua inaugurazione e consacrazione era inizialmente prevista per la Pasqua del 2020 ma a causa della pandemia del COVID-19 ed al conseguente lockdown i lavori di rifinitura sono stati rimandati all'autunno, la chiesa è stata dunque consacrata ed aperta al culto il 25 dicembre del 2020, mentre l'inaugurazione civile ufficiale è avvenuta il 25 aprile del 2021 (giorno della festa del santo a cui la chiesa è intitolata).

Monumenti Auditorium di Sant'Angelo

L'ex chiesa di Sant'Angelo, situata in piazza Umberto I, si trova dentro il castello ed era la più antica chiesa della città. L'edificio, ricostruito agli inizi del XV secolo, è caratterizzato da una navata unica con copertura a capanna impostata su tre archi a sesto acuto.