Dopo il diploma all'Accademia dei Filodrammatici di Milano, nei primi anni cinquanta, fu chiamato da Sergio Pugliese alla Rai, agli albori della Tv italiana. Fu il primo a portare l'opera lirica sul piccolo schermo, nel 1956, con Madama Butterfly, di Giacomo Puccini, che rivelò al grande pubblico Anna Moffo, allora giovane sconosciuto soprano statunitense, che divenne l'anno seguente sua moglie e dalla quale divorziò nel 1974. Nel 1967 esordì come regista cinematografico, con il film western Sentenza di morte. Visse nella cinquecentesca villa di famiglia di Santa Maria del Piano, frazione di Lesignano de' Bagni, in provincia di Parma. È stato inoltre proprietario di una delle più importanti collezioni private d'arte italiane.

Biografia Fin da bambino respirò in casa aria di teatro e di musica assieme allo zio Paride e al cugino Bruno Lanfranchi. Giovanissimo, frequentava noti cantanti quali Maria Caniglia, Ebe Stignani, Beniamino Gigli e Gino Bechi.

Il padre Guido (1895-1957), appassionato di lirica, era stato presidente della commissione teatrale e poi sovrintendente del Teatro Regio di ParmaGazzetta di Parma, 14 ottobre 1958, 4 - Mario Del Monaco. La mia vita e i miei successi. Milano: Rusconi, 1982, pp. 57 e segg., successivamente direttore amministrativo de Il Tempo di Milano e di 24 ore, che si unirono poi nella testata Il Sole 24 Ore.

Lanfranchi si laureò in giurisprudenza, frequentando allo stesso tempo i corsi di recitazione e di regia presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano, dove la famiglia lo aveva trasferito presso amici nel 1944.

Durante un saggio dell'Accademia fu notato da Gianni Santuccio, che gli propose la regia al Teatro Manzoni del suo successivo spettacolo per la compagnia appena formata con Lilla Brignone. Andò molto bene e, a questa, seguirono diverse regie d'opera, essendo nel frattempo avvenuto anche il battesimo nella lirica al Teatro Morlacchi di Perugia per incarico dell'impresario bolognese Carlo Alberto Cappelli.

Prima di affidargli una regia lirica teatrale, Cappelli lo aveva messo alla prova consegnandogli la cura e gli aspetti pratici di un progetto concordato coi due impresari Eugene Iskoldoff e Peter Daubeny, cioè la tournée inglese (1952) di una compagnia d'opera italiana appositamente creata per l'occasione, con cantanti del Teatro alla Scala di Milano e grandi nomi come Tito Gobbi e Magda Olivero. "The National Italian Opera Company" debuttò allo Stoll Theatre di Londra, rimase in cartellone per due mesi e per altri due fu portata in giro nelle principali città inglesi.

Il 1º febbraio 2018 è stato presentato al Cinema Edison di Parma il documentario "La ragionevole follia", che tratta della vita e delle opere di Lanfranchi, realizzato da tre studenti del Corso di alta formazione in cinema documentario e sperimentale: Diego Bertolotti, Michela Benvegnù ed Enrico Nanni.

Gli anni della televisione sperimentale Alla fine del 1952 fu convocato da Sergio Pugliese, giornalista e drammaturgo, già dirigente EIAR e responsabile dal 1937 dei programmi di prosa, varietà e rivista della radio. Complice la convinzione di Pugliese che la televisione fosse una specie di "radio in movimento", dove tutto assumeva la forma di un cosmico teatro casalingo, con precisi doveri e finalità di promozione culturale e pedagogicaA. Grasso, 1998, vol. 2, p. 220, al giovane regista furono affidati non solo tutte quelle regie liriche per le quali è più spesso ricordato, ma molti dei più disparati e importanti primi eventi nella storia televisiva, da quelli sportivi a quelli canori o di puro spettacolo, dall'Eurovisione al secondo canale Rai (Rai 2), ai battesimi inaugurali dei nuovi studi televisivi di Torino e Napoli.

Forte dei suoi trascorsi sui palcoscenici, riuscì a convincere il direttore artistico della Rai, il musicologo Ferdinando Ballo, a inserire l'opera lirica nei programmi. Dopo una disastrosa ripresa del 1955 alla Scala (una Norma con Maria Callas: "non si vide quasi nulla, le luci erano insufficienti per le nostre telecamere, e per di più la Callas cantò male"), creò per la Rai il melodramma televisivo, con quella sua già peculiare cifra di regia mista, in questo caso teatrale e cinematografica insieme, che proponeva la musica seria con un linguaggio colto ma all'apparenza facile e alla portata di tuttiSi ricordi che, in quegli anni, il tasso di analfabetismo era ancora alto, tanto che dal 1960 al 1968 andò in onda con frequenza quotidiana la trasmissione "Non è mai troppo tardi", un progetto originale Rai, per insegnare a leggere e scrivere a quanti avevano superato l'età scolare..

La prima delle sue regie liriche contribuì a lanciare un giovane soprano italo-americano che stava perfezionando gli studi di canto a Roma: Anna Moffo. Il debutto sul piccolo schermo nella Madama Butterfly del 1956 la rese celebre e segnò l'inizio di un sodalizio artistico e sentimentale durato molti anni.

Nuove esperienze professionali Durante gli anni trascorsi a Milano, prima di sposarsi con Anna Moffo, aveva avuto due importanti legami sentimentali con Renata Tebaldi e con Virginia Zeani, tra gli amici più frequentati c'erano Umberto Eco, Furio Colombo, Luciano Berio, Bruno Maderna, ma una solida amicizia personale lo legava anche a noti personaggi della musica leggera. Il nucleo stabile era formato da Johnny Dorelli, Gorni Kramer, Gigi Cichellero, Alberto Rabagliati e dal tenore Giuseppe Di Stefano.

La variegata e complessa matrice culturale di Lanfranchi, la sua sopra citata cifra mista per la quale il critico del Corriere della Sera Giuliano Gramigna coniò poi il termine di "realismo visionario", l'ha portato a esplorare e proporre per primo la formula miscellanea di generi musicali diversi tra loro, dalla lirica ai cantautori genovesi, dal jazz al beat, dai negro spirituals alla poesia, dalla prosa all'operetta, dai concerti misti alla musica leggera.

Per il Teatro La Fenice di Venezia nell'estate del 1955 cura la regia di La traviata, Rigoletto con Isidoro Antonioli e Aldo Protti e di Madama Butterfly nel Campo Sant'Angelo.

Per il Teatro Verdi (Trieste) nel 1958 cura la regia Pagliacci e nel Castello di San Giusto di La duchessa di Chicago con Irene Callaway, Sergio Tedesco, Nuto Navarrini e Anna Campori e di La casta Susanna di Jean Gilbert con Rosy Barsony, Edda Vincenzi, Navarrini ed Elvio Calderoni e nel 1959 La bohème.

Al Teatro La Fenice nel 1959 cura la regia di La bohème con la Moffo e Tullio Serafin e nel 1960 Turandot con Franco Corelli.

All'inizio degli anni sessanta, dopo aver abbandonato la Rai, si era trasferito a Roma. Nel frattempo stava maturando nel regista una crisi di rigetto per l'Opera. Al culmine di questa fase aveva da onorare tre contratti già firmati con la Scala, l'Opera di Roma e il Teatro Verdi di Trieste.

Altri spettacoli a grande effetto, a volte quasi dei kolossal teatrali, ne ha poi inventati e firmati tanti, basti ricordare Il corteo storico matildico (1955) o Lo sbarco di Garibaldi (1955), quel 1915-1918: la guerra e la vittoria col quale nel 1961 si inaugurò la Rete 2 della Rai, e l'apice della Festa italiana (1966) per il Madison Square Garden.

Nel 1961 gli era stato assegnato il Premio Internazionale Luigi Illica, alla sua prima edizione.

Con la Rai continuò a collaborare per la realizzazione di numerosi progetti esterni, dei quali era ideatore e spesso anche produttore e regista. Grazie alle sue case di produzione poteva realizzare in maggiore autonomia i progetti che più gli stavano a cuore. Dapprima continuò la già iniziata serie di regie di prosa, con adattamenti televisivi di titoli italiani scelti fuori dal repertorio più frequentato, e un originale televisivo di Franco Enna, Ritorno dall'abisso (1963). Fu poi la volta degli stranieri, inediti in Italia.

Sue, fra altro, per ideazione e produzione, le serie TuttoTotò, L'Opera in un'ora, una formula poi adottata in vari programmi didascalici della Rai, come pure l'Anna Moffo Show, in cui la cantante figurava come padrona di casa e mattatriceArchivio Radiocorriere Anno 1964, n. 3 e segg. già nel gennaio 1964, tipo di ruolo che l'anno dopo consacrò Mina regina di Studio Uno, e sue le memorabili regie televisive dei già citati grandi spettacoli trasmessi dalla televisione. Nel 1967 girò, a Cinecittà, la seconda serie di Anna Moffo Show. Nei titoli di testa compaiono come direttore della fotografia il poi regista Massimo Dallamano e, come operatore alla macchina Vittorio Storaro; tra gli ospiti della cantante celebrità internazionali come l'arpista Nicanor Zabaleta, Andrés Segovia, Earl Hines, Ferruccio Tagliavini e molti altri.

Con già alle spalle La serva padrona del 1958, si cimentò con la produzione e regia cinematografica di film-opera (La traviata, 1966, e alcuni anni più avanti Lucia di Lammermoor, 1971).

Caroselli e regista per la moda Per la Rai esplorò anche il campo della pubblicità, ideando e producendo in società con Sandro Bolchi molti dei Caroselli più noti durante quel periodo. Con la B. L. Vision, dove B.L. sta per Bolchi-Lanfranchi, la Intervision e lo Studio 2D, Mario Lanfranchi ha ideato e prodotto molti dei Caroselli più noti trasmessi durante il decennio 1960-70; citandone solo alcuni tra i più famosiPer approfondire: vedi M. Giusti, 1996, 2004, facendo riferimento alle case di produzione.: Ferrero ("Il volto amico”, poi modificato in “Il Gigante Amico” col perfido Jo Condor: "Gigante, pensaci tu!" - sempre per Ferrero la serie a minipuntate di "Cuore" dal romanzo di De Amicis per la regia di Sandro Bolchi), Cirio (“Il paese del sole”), Banca Commerciale Italiana (con Massimo Inardi, medico e musicologo, trionfatore nella finalissima dei campioni del “Rischiatutto” con l'esorbitante somma di 5 milioni e 900 000 lire, la più alta vincita mai realizzata fino ad allora nei quiz europei), Mobil (“I futuribili“: “Immaginare un mondo diverso. Pensare oggi alla realtà degli uomini di domani”, per una delle pochissime regie pubblicitarie di Mario Bava, riproposti persino da Enrico Ghezzi nel 2009). “La nostra peculiarità stava nell'offrire tutto il pacchetto già pronto, dall'idea alla regia. Il cliente aveva tutto, faceva a meno anche dell'agenzia pubblicitaria. [...] Come regia credo [di averne fatti] soltanto uno o due, perché dirigerli non mi piaceva. [...] La mia regia mi pare di averla fatta con Franca Valeri. Inventavamo anche gli slogan pubblicitari, per conto nostro. Quella volta ne venne uno di successo:“Tempi duri per i troppo buoni!”, e i troppo buoni erano dei biscotti (N.d.R.: Colussi).”R. Venturelli, 2010.

Roma e il cinema Il trasferimento a Roma a inizio anni sessanta era stato dettato anche dal desiderio del regista di lavorare nel cinema. Nel 1962 produsse l'esordio nel lungometraggio di Gian Vittorio Baldi: Luciano, una vita bruciata, biografia autentica di un piccolo ladro romano, già soggetto di un precedente corto dello stesso regista (Luciano – via dei Cappellari, 1960). Mentre il film Accattone (1961) di Pasolini, prodotto da Alfredo Bini, beneficiava intanto almeno della distribuzione all'estero, Luciano rimase intrappolato nelle maglie della censura religiosa per oltre cinque anniIntervista di G.V. Baldi su , così si concluse l'avventura del produttore cinematografico Lanfranchi. Fortunatamente quella del produttore televisivo, di Caroselli e altro, prosperava.

Negli studi romani si era nel frattempo affacciato il filone western all'italiana. Nel tentativo di sbloccare l'accesso per altra via, il regista aveva scritto quattro episodi di ambientazione western e, tra un Carosello e l'altro, aveva proposto alla Rai una produzione in appalto. Il progetto western non passò ma subito dopo, nel 1966, la Rai firmò il contratto per la nuova idea dei brevi film di TuttoTotò, e l'anno successivo quello per la produzione e regia della seconda serie di Anna Moffo Show girata a Cinecittà.