Fu consigliere federale dal 1970 al 1978 e presidente della Confederazione svizzera nel 1975 come membro del Partito Socialista Svizzero.
Sospetti su trattative segrete con l'OLP dopo la bomba sul volo Swissair 330 (1970) Il 21 febbraio 1970 la tranquillità svizzera fu sconvolta dall'attentato che coinvolse il volo Swissair 330 diretto a Tel Aviv: ci fu l'esplosione nel bagagliaio che causò un incendio che rapidamente danneggiò l'impianto elettrico. La registrazione del capitano Karl Berlinger (voce originale, non ricostruzione documentaristica, avvenuta 7 minuti dopo il decollo, è resa pubblica sul web) diventa, come in un crescendo, altamente drammatica nelle fasi finali, probabilmente perché, all'inizio, nutriva ancora la speranza di potere atterrare a Zurigo. Il luogo dello schianto (avvenuto alle ore 13:34 causando la morte di tutte le 47 persone a bordo), era la località di Würenlingen, cantone Argovia. Quel giorno il meteo era avverso: vi era una forte pioggia con vento.
Purtroppo il disastro fu doloso: anche conoscendo l'organizzazione terroristica, nessun colpevole fu identificato e punito.Vi fu la testimonianza di un politico locale giunto subito dopo colpito dalla visione di una mano mozzata nella foresta dove l'aereo precipitò. Dopo qualche giorno i sospetti caddero sull'OLP e su un politico giordano. Questi risposero che erano estranei all'attentato e tutto dai fermò con la delusione e il dolore dei famigliari coinvolti nel tragico fatto.
Sospetti di un accordo segreto Subito dopo minuziose indagini tecniche e la scrupolosa analisi sui pezzi del relitto del Coronado (aereo che ricordava una versione più piccola del DC-8) il magistrato inquirente svizzero Robert Akeret (1970) consegnò un rapporto di 165 pagine al procuratore capo Walder. I sospetti caddero su due medio-orientali, ma Berna mise tutto agli atti non proseguendo le indagini. Le indagini saltuariamente durarono sino al 1985 per essere riaperte nel 2000. La svolta per indagini più approfondite ci fu dal 2016 per la caparbietà del giornalista Marcel Gyr (Neue Zürcher Zeitung) che fece riaprire le indagini e che nel suo libro «Goodbye everybody» (le ultime parole registrate del comandante del volo 330) afferma che fu proprio Pierre Graber nella sua funzione, all'epoca, di ministro svizzero degli esteri ad avere stipulato sottobanco, in segreto, a settembre (sette mesi dopo l'attentato) un accordo con l’OLP avvenuto durante il sequestro, nel deserto giordano, di tre aerei, di cui uno della Swissair, riuscendo ad ottenere la liberazione di 400 ostaggi tenuti in ostaggio sugli aerei, da parte del responsabile degli «affari esteri» palestinesi Faruq al-Qaddumi incontrato a Ginevra. Il punto controverso è che il politico svizzero con la complicità di Jean Ziegler (politico del suo partito) non informò i colleghi di governo dell’incontro segreto, organizzato a Ginevra dal compagno di partito Jean Ziegler. Tre terroristi palestinesi furono liberati dalle carceri svizzere anche se coinvolti in un attacco contro un aereo El Al nel 1969. In tal modo la tragedia di Würenlingen fu insabbiata con il risultato che la Svizzera sarebbe rimasta fuori dal raggio d'azione dei palestinesi. Fino ad oggi nulla è stato provato anche se dal 2017 si è richiesta l'apertura delle indagini dopo aver visto documenti del FBI. L'anno seguente però la magistratura svizzera ha chiuso il caso per via del troppo tempo trascorso e soprattutto dalla mancanza di solidità delle indagini.
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