Lo stadio Diego Armando Maradona è un impianto sportivo polivalente italiano di Napoli. Di proprietà comunale, sorge a Fuorigrotta, quartiere della X Municipalità. Dotato di palestre polifunzionali, spazi per le arti marziali e di un campo da pallacanestro, ospita fin dall'inaugurazione gli incontri calcistici interni del .

Denominato in origine stadio del Sole alla sua costruzione nel 1959, fu ribattezzato stadio San Paolo nel 1963; nel 2020 venne intitolato alla memoria dell'ex capitano del Napoli Diego Armando Maradona, deceduto nello stesso anno.

Costruito negli anni cinquanta del XX secolo in stile brutalista, su progetto dell'architetto Carlo Cocchia, all'epoca della realizzazione risultava uno degli stadi più apprezzati del panorama internazionale oltreché il più capiente d'Italia con i suoi posti..

In seguito alla ristrutturazione per il la capienza passò a posti a sedere. L'inagibilità del terzo anello a partire dalla stagione 2005-06 ha determinato una riduzione a spettatori. Nel biennio 2018-19, in previsione della XXX Universiade, l'impianto è stato sottoposto a un restyling che ne ha ridotto ulteriormente la capienza, attestandola a spettatori.

Incluso tra le sedi del torneo olimpico di calcio di , di due europei di calcio ( e ) e di un mondiale di calcio (Italia 1990), ha ospitato inoltre un'edizione dei Giochi del Mediterraneo (1963) e dei Giochi mondiali universitari (2019).

Storia Progettazione e inaugurazione

Dopo il bombardamento dello stadio Partenopeo, avvenuto nel 1942 durante la seconda guerra mondiale, la locale squadra di calcio del Napoli si trasferì allo stadio del Vomero. La ridotta capienza dell'impianto rese necessaria la realizzazione di una nuova struttura, capace di ospitare le decine di migliaia di tifosi che affollavano gli spalti ben oltre la capienza omologata, causando spesso problemi di ordine pubblico.

L'amministrazione comunale scelse Fuorigrotta, un quartiere caratterizzato in quegli anni da un forte processo di urbanizzazione, come sede del nuovo impianto. La progettazione fu affidata all'architetto Carlo Cocchia che, avvalendosi della collaborazione di professionisti come Gerardo Mazziotti, realizzò un primo prospetto basato sul concetto di uno stadio con un solo anello. Le successive modifiche portarono a un progetto basato su due anelli distinti, con l'inferiore posto al di sotto della sede stradale. La posa della prima pietra avvenne il 27 aprile 1952, con una cerimonia che vide la presenza del sindaco di Napoli Domenico Moscati e del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. La presentazione del plastico avvenne due anni più tardi, nel settembre 1954, alla presenza del nuovo sindaco nonché presidente del Napoli, Achille Lauro, e del nuovo presidente del Consiglio, Mario Scelba. I lavori di costruzione durarono poco più di sette anni e furono gestiti dal Genio civile con alcune modifiche in corso d'opera rispetto al progetto originale.

Lo stadio fu consegnato al Comune il 2 dicembre 1959; come primo direttore dell'impianto fu designato Attila Sallustro, indimenticato attaccante della squadra partenopea nel periodo interbellico. La struttura fu inaugurata ufficialmente quattro giorni dopo, con la gara di campionato fra Napoli e , terminata 2-1 per gli azzurri: la capienza al momento dell'inaugurazione era di spettatori in piedi.Almanacco "Calciatori 1962/63", Panini, 1962 Lo stadio era strutturato su due anelli con spalti in travertino affacciati sul campo da gioco e sulla pista di atletica, a sei corsie in tennisolite. Denominato stadio Partenopeo in fase progettuale e stadio dei Centomila durante l'edificazione, fu ribattezzato stadio del Sole al momento dell'inaugurazione, fino all'imposizione del toponimo stadio San Paolo nel 1963Almanacco "Calciatori 1963/64", Panini, 1963 per celebrare la tradizione secondo la quale Paolo di Tarso avrebbe raggiunto l'Italia attraccando nella zona dell'attuale Fuorigrotta. In quello stesso anno l'impianto ospitò le cerimonie di apertura e di chiusura, oltreché le gare di atletica e la finale del torneo di calcio, della quarta edizione dei Giochi del Mediterraneo.

Il riammodernamento del 1980 e la ristrutturazione per Italia '90

In occasione del l'impianto fu ammodernato, al costo di un miliardo di lire, con il potenziamento dell'impianto di illuminazione – mal funzionante fin dall'inaugurazione –, l'edificazione di un fabbricato a due piani in corrispondenza della tribuna numerata (oggi tribuna Posillipo) e l'installazione nell'intersezione dei settori Distinti e Curva A di un tabellone luminoso dotato di orologio.

Nel 1985 il Napoli, complice l'aumento esponenziale della domanda di biglietti dovuta alla presenza in squadra di Maradona, tentò senza successo di ottenere l'autorizzazione amministrativa per realizzare un anello sopraelevato che avrebbe portato la capienza dello stadio a spettatori.

Durante l'anno precedente, il 1984, la FIFA aveva assegnato all'Italia l'organizzazione del . Nonostante l'intenzione iniziale del presidente del Napoli Corrado Ferlaino di realizzare uno stadio privato da posti a Casoria da proporre per la finale della manifestazione e i problemi strutturali del San Paolo, si decise di indicare l'impianto come sede degli incontri assegnati alla città di Napoli.

A fronte dell'approssimarsi dei mondiali lo stadio fu interessato da una profonda ristrutturazione. Nel progetto del 1988, gli architetti Fabrizio Cocchia e Giuseppe Squillante immaginavano una copertura leggera sostenuta da pochi montanti metallici (circa 2 milioni kg di ferro). Durante gli appalti, però, il peso del ferro, incentivato dal costo al chilo previsto nel bando, salì a 8,5 milioni kg, stravolgendo l’idea originaria che fu modificata dall'ingegner Luigi Corradi. I lavori iniziarono nel 1988 e si conclusero nel maggio 1990. Durante la messa in opera, in occasione delle esultanze dei tifosi, furono avvertite, negli edifici circostanti, delle scosse simili a quelle generate dai terremoti. Gli interventi compresero la costruzione della copertura e della nuova tribuna stampa su progetto strutturale di Corradi, l'installazione di due ascensori di collegamento con la tribuna stampa, la realizzazione una struttura sopraelevata rispetto alla tribuna denominata Dirigibile e destinata a ospitare telecronisti e regie televisive, la ristrutturazione dell'edificio adiacente alla tribuna, l'installazione dei seggiolini in tutti i settori dello stadio, l'ammodernamento della pista di atletica e dell'impianto di illuminazione, l'installazione di due display fissati alla balaustra in luogo del tabellone luminoso, il rifacimento degli ingressi, la costruzione di un parcheggio multipiano sotterraneo e l'adeguamento alle norme di sicurezza richieste dalla FIFA.

I lavori per i mondiali furono completati solo nell'anno successivo la manifestazione, il 1991, causando dei malumori nella dirigenza del Napoli, che affrontò gli incontri interni di Coppa dei Campioni in uno stadio dalla capienza ridotta. Gli interventi postumi furono la realizzazione del terzo anello, direttamente collegato alla struttura di sostegno della copertura, che portò la capienza dello stadio a posti a sedereAlmanacco "Calciatori 1992/93", Panini, 1992, l'installazione dei divisori di settore e la sistemazione delle scale di smistamento nelle curve.

1990-2010: il decadimento strutturale

Nonostante la ristrutturazione lo stadio iniziò a presentare problemi strutturali già nel 1995, quando la Commissione di Vigilanza revocò temporaneamente l'agibilità prescrivendo alcuni interventi di risanamento; i display, nel frattempo, erano guasti già dalla metà della stagione calcistica 1993-94.

L'agibilità fu revocata nuovamente nel settembre 2001 dopo un nubifragio. Tra le strutture più colpite ci fu proprio lo stadio; il Napoli fu costretto a giocare gli incontri casalinghi prima a Cava de' Tirreni allo stadio Simonetta Lamberti e poi allo stadio Santa Colomba di Benevento, tornando al San Paolo solo nel gennaio 2002 in occasione del derby regionale con la Salernitana, dopo ingenti lavori di riqualificazione resi possibili dallo stato di calamità deciso dal governo. Il problema, mai del tutto risolto, era legato all'insufficienza del collettore fognario Arena Sant'Antonio e a una criticità di carattere strutturale: nello stadio, situato nel punto più basso di Fuorigrotta, confluiscono tutte le acque che provengono dalla zona collinare di Monte Sant'Angelo. In quegli anni si procedette anche alla chiusura del terzo anello, in quanto le esultanze degli spettatori provocavano vibrazioni che, attraverso i piloni di sostegno della copertura, si diramavano nel terreno propagandosi ai fabbricati adiacenti. Con la chiusura del terzo anello la capienza omologata dello stadio fu ridotta a posti a sedere.

Nel luglio 2008, in seguito al ritorno del nelle competizioni europee, furono apportate ulteriori migliorie: l'inserimento di serpentine all'esterno dello stadio, nuove indicazioni in italiano e in inglese in corrispondenza delle entrate principali, l'ampliamento della sala stampa e lavori di manutenzione alla copertura. Il 6 dicembre 2009, in occasione del 50º anniversario dell'inaugurazione dell'impianto, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, prima dell'inizio della gara interna contro il Bari consegnò una maglia azzurra con il numero "50" a tre protagonisti della sfida inaugurale contro la Juventus, ovvero Luís Vinício, Elia Greco e Dolo Mistone.

2010-2019: gli interventi richiesti dalla UEFA e il restyling per le Universiadi

Nel corso dell'estate 2010 il Napoli e il Comune procedettero a una prima opera di restyling che vide il rifacimento del manto erboso, del sistema di irrigazione, di drenaggio e di deflusso delle acque piovane e la riqualificazione di alcuni settori dello stadio. Dopodiché si procedette con il restyling della Tribuna Autorità, l'installazione delle nuove panchine e il rifacimento degli spogliatoi; il progetto di questi ultimi venne affidato da De Laurentiis allo scenografo cinematografico Tonino Zera, con l'obiettivo di celebrare l'identità della società azzurra. Nell'estate 2011 lo stadio fu ulteriormente adeguato alle norme richieste dalla UEFA per la partecipazione alle coppe europee attraverso la rimozione della rete di protezione del settore ospiti e l'ammodernamento di sala e tribuna stampa.

Nel novembre 2012 il Napoli installò due schermi LED di 16 metri ognuno, in sostituzione dei due display non funzionanti. Nell'estate 2013, su richiesta della UEFA, si provvide al rifacimento dei servizi igienici e del manto erboso e al potenziamento dell'impianto d'illuminazione. L'8 ottobre 2013 la tribuna stampa dello stadio fu intitolata a Carlo Iuliano, storico capo ufficio stampa della Società Sportiva Calcio Napoli, scomparso quell'anno.

Nel luglio 2015 il Napoli consegnò in Comune un progetto di ristrutturazione redatto dall'architetto Gino Zavanella, già autore di restyling o progetti ex novo di vari stadi italiani. Questo prevedeva l'eliminazione della pista di atletica, la schermatura dell'anello inferiore in corrispondenza delle due curve e la realizzazione di una nuova gradinata, che avrebbe avvicinato i Distinti superiori al campo da gioco, oltreché l'installazione di alcuni skybox sull'area della pista prospiciente le tribune; erano previsti, inoltre, la realizzazione di nuovi volumi in corrispondenza delle aree esterne dello stadio più l'allungamento della copertura. La proposta fu bocciata dall'amministrazione comunale.