Il road movie ("film su strada") è un genere cinematografico in cui i protagonisti passano gran parte del film in viaggio (solitamente tramite veicoli), generalmente alterando la loro vita quotidiana.
Storia Il road movie ha le sue radici nei racconti orali e scritti di viaggi epici, come lOdissea e lEneide. La sua struttura narrativa viene spesso usata da scrittori e sceneggiatori come variante di un romanzo di formazione, una storia durante la quale l’eroe cresce, cambia e generalmente migliora, concentrandosi maggiormente sul viaggio piuttosto che sulla meta da raggiungere. Tra le influenze letterarie del road movie ci sono Don Chisciotte, nel quale il viaggio viene sfruttato come mezzo per fare della satira sociale; Le avventure di Huckleberry Finn, incentrata su un viaggio lungo il Mississippi durante il quale vengono riportate delle critiche sulla società dell’epoca; Cuore di tenebra, che tratta di un lungo viaggio lungo un fiume del Congo in cerca di un commerciante d’avorio; e Donne innamorate, il quale parla di viaggi e mobilità con critiche sociali sui guai dell’industrializzazione. In particolare, Donne innamorate pone le basi per i futuri road movie, in quanto parla di una coppia di donne che si ribella alle norme sociali abbandonando la propria posizione famigliare stabile per intraprendere un tortuoso viaggio senza meta.
Il romanzo Furore di John Steinbeck (1939) rappresenta la lotta per la sopravvivenza di una famiglia durante la Grande depressione; la versione cinematografica, realizzata un anno dopo, rappresenta il viaggio estenuante della famiglia sulla Route 66, utilizzando sequenze di montaggio, immagini riflesse della strada sul parabrezza e specchi e immagini dal punto di vista del conducente per creare un senso di movimento. The Air-Conditioned Nightmare (L’incubo dell’aria condizionata), autobiografia di Henry Miller del 1947, cattura lo stato d’animo di frustrazione, irrequietezza e mancanza di scopo tipico dei road movie; il romanzo descrive il viaggio di Miller attraverso gli Stati Uniti e critica la discesa nel materialismo della nazione.
Film western come Ombre rosse di John Ford (1939) sono stati definiti “proto road movie”; la pellicola è infatti incentrata sul viaggio di un gruppo eterogeneo di persone attraverso il deserto, le quali, nonostante le diversità, sono costretti a lavorare insieme per fronteggiare il pericolo degli indiani. La differenza sostanziale tra le storie passate di personaggi erranti e i road movie sta nella tecnologia: nei road movie i protagonisti viaggiano attraverso veicoli come automobili, moto, autobus o treni, dando una rappresentazione dei vantaggi e mali sociali della modernità. La trama “on the road” fu utilizzata fin dagli albori del cinema americano, ma fiorì negli anni del secondo dopoguerra, riflettendo il boom della produzione automobilistica e la cultura giovanile che nacquero in quegli anni. I primi road movie vennero criticati per la loro “misoginia casuale”, “paura dell’alterità”, per avere personaggi perlopiù caucasici e per non aver esaminato questioni come potere, privilegio e genere.
I road movie del secondo dopoguerra sono stati fortemente influenzati dal romanzo Sulla strada di Jack Kerouac nel 1957, in quanto in esso viene delineato il futuro dei road movie, fornendo la sua principale narrativa di esplorazione, ricerca e viaggio. Il libro include molte descrizioni della guida in auto ed è incentrato sul personaggio di Sal Paradise (alter ego dello stesso Kerouac), uno studente universitario della classe media che intraprende un viaggio in macchina per cercare materiale per la sua carriera di scrittore; rispetto agli on the road precedenti, incentrati su vagabondaggi senza meta, tale viaggio è limitato e ha un inizio e una fine ben precisi. In contrasto all’intellettuale Sal c’è il giovane delinquente Dean, un personaggio selvaggio che incarna l’idea della “liberazione” fornita dalla strada. Kerouac, rappresentando un personaggio emarginato, non incorporato nella cultura americana tradizionale, permise ai road movie di utilizzare una gamma diversificata di protagonisti piuttosto che le classiche coppie eterosessuali (Accadde una notte), gruppi in movimento (Furore) o amici maschi. Nello stesso periodo di Sulla strada venne pubblicato Lolita di Vladimir Nabokov (1955); entrambi sono stati definiti “due monumentali romanzi su strada che lacerarono l’America con una carica erotica sovversiva”.
Negli Anni Cinquanta ci furono diverse commedie ambientate su strada; non c’erano molti road movie, ma la cosiddetta “cultura giovanile del dopoguerra” venne rappresentata in film quali Il selvaggio (1953) e Gioventù bruciata (1955). Dopo la seconda guerra mondiale, il genere del road movie divenne più codificato, consolidando caratteristiche quali l’uso di personaggi che sperimentano “amnesia, allucinazioni e crisi drammatiche”. I road movie acquisiscono un approccio estetico modernista, in quanto si concentrano sui temi della ribellione, della critica sociale del “brivido della libertà”, oltre che “disillusione” per le norme politiche ed estetiche tradizionali. La consacrazione di tale genere arrivò solo negli Anni Sessanta con film come Gangster Story e Easy Rider.
Gangster Story potrebbe essere stato influenzato dal cinema francese, come il film Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard (1960) e da Tirate sul pianista (1960) di François Truffaut. L’autore Devin Orgeron ritiene che i road movie americani erano basati sulla visione che gli statunitensi avevano del cinema europeo del secondo dopoguerra, portando i registi americani ed europei a influenzarsi reciprocamente in tale genere.
Per creare più “frenesia” alla storia, a partire dagli Anni Sessanta si iniziarono a inserire nei road movie l’elemento della violenza alla già presente tensione sessuale: dagli Anni Trenta agli Anni Sessanta, il semplice mostrare un uomo e una donna in viaggio era considerato “eccitante” perché i soggiorni nei motel e la vicinanza fisica implicavano fortemente il consumo di rapporti sessuali (all’epoca il sesso non poteva essere rappresentato nei film a causa del Codice Hays). Gangster Story (1967) e, anni dopo, Assassini nati (1994), ritraggono come di “consueto” una coppia eterosessuale in viaggio, la quale è però coinvolta in cruenti omicidi e non può tornare alla normale vita domestica alla fine del film essendo in fuga dalle autorità.
Sono state riconosciute tre diverse fasi del road movie incentrati sugli inseguimenti: l’era dei film noir del secondo dopoguerra, la fine degli Anni Sessanta in contemporanea alla guerra del Vietnam e l’era post Reagan degli Anni Novanta, quando “l’eroismo maschilista della Guerra del Golfo ha lasciato il posto a un esame più attento”. Negli Anni Settanta furono realizzati diversi film a basso budget incentrati su inseguimenti on the road; negli Anni Ottanta vennero prodotti road movie rurali, mentre negli Anni Novanta venne rivisitata la figura delle coppie di fuorilegge con una ripresa postmoderna in film quali Cuore selvaggio e Una vita al massimo. Mentre i primi road movie descrivevano la scoperta di nuovi territori o il superamento dei confini di una nazione (elementi centrali nei primi film western statunitensi), successivamente vennero utilizzati per mostrare i cambiamenti delle identità nazionali; un esempio è Easy Rider di Dennis Hopper, il quale mostra la trasformazione sociale e culturale degli Stati Uniti alla fine degli Anni Sessanta. I film della Nuova Hollywood per i road movie sfruttarono le nuove tecnologie cinematografiche (come le fotocamere leggere, inoltre incorporarono approcci cinematografici del cinema europeo quali una struttura narrativa ellittica, dispositivi di autoriflessione, lo sviluppo sfuggente di personaggi alienati, inquadrature di viaggio audaci e particolari sequenze di montaggio.
I road movie sono stati definiti un genere del secondo dopoguerra, perché tracciano le tendenze culturali chiave del dopoguerra, come la rottura della struttura familiare tradizionale con la destabilizzazione dei ruoli maschili; ci si concentra su delle minacce (solitamente eventi) che provocano un impatto con i personaggi in movimento; c’è un’associazione tra i protagonisti e i mezzi di trasporto utilizzati (generalmente auto o biciclette) e l’auto simboleggia il sé nella cultura moderna. Solitamente ci si concentra sugli uomini, mentre le donne vengono tipicamente escluse, creando una “fantasia di evasione maschile che collega la mascolinità alla tecnologia”.
Negli Anni 2000 sono stati prodotti una nuova serie di road movie, portando gli studiosi a interessarsi maggiormente al genere. Il British Film Institute ha messo in evidenza dieci road movie successivi al 2000, sottolineando come ciò indichi che “c’è ancora molta benzina per il genere road movie”. L’elenco include American Honey di Andrea Arnold (2016), Y tu mamá también di Alfonso Cuarón (2001), The Brown Bunny (2003), I diari della motocicletta di Walter Salles (2004), Broken Flowers (2005), Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris (2006), Locke di Steven Knight (2013) e Nebraska di Alexander Payne (2013). I road movie contemporanei sono stati definiti “un ideogramma del desiderio umano e un’ultima disperata ricerca di sé”, progettati per un pubblico cresciuto guardando la tv, in particolare programmi seriali. Caratteristiche Il road movie è stato definito un genere cinematografico elusivo e ambiguo. Timothy Corrigan afferma che è “consapevolmente impuro”. Devin Orgeron afferma che, nonostante il focus letterale dei road movie sia quello dei viaggi in macchina, essi riguardano “la storia del cinema e la cultura dell’immagine”, creando una miscela di generi cinematografici classici di Hollywood. Si è sviluppato combinando la locomozione e il movimento dei media per allontanarsi “dalle forze sedentarie della modernità e dalla contingenza produttiva”.
Spesso sono incentrati su viaggi nell’entroterra, esplorano il tema dell’alienazione e argomenti quali tensioni e identità culturali di una nazione o di un periodo storico; il tutto è spesso unito a un senso incombente di pericolo (solitamente illegalità e violenza), un’ “aria distintamente esistenziale” e i personaggi mostrati sono irrequieti, frustrati o disperati. Gli ambienti più comuni, oltre agli abitacoli dei veicoli con cui si muovono i personaggi, sono ristoranti e stanze da motel in cui i protagonisti alloggiano durante il viaggio, che contribuiscono a creare intimità e tensione tra loro. I road movie tendono a concentrarsi sul tema della mascolinità (una crisi attraversata dai personaggi maschili), della ribellione, della cultura automobilistica e della scoperta di sé; più in particolare, la ribellione contro le conservatrici norme sociali.
Solitamente ci sono due filoni narrativi principali nel road movie: la ricerca e la fuga del protagonista. In alcuni casi i personaggi partono per un determinato motivo e la storia segue le loro scoperte e incontri durante il viaggio (ad esempio, Strada a doppia corsia del 1971). In altri road movie, i protagonisti sono in fuga dalle forze dell’ordine e il loro viaggio è costellato da più sesso e violenza, come nel caso di Assassini nati del 1994. Rispetto ai film d’azione, dove predominano le sequenze spettacolari basate su inseguimenti, i road movie hanno il loro fulcro nei conflitti interni e nella maturazione dei personaggi mentre sperimentano nuove realtà durante il viaggio. In questo genere di pellicole, solitamente manca la struttura standard in tre atti utilizzata nei film tradizionali a favore di una ritenuta “sconnessa e scollegata”.