LEmilia (Emeja, Emélia, Emégglia o EmiliaGuido Tammi, Vocabolario Piacentino-Italiano, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998 in emiliano; Emilia in ligure) è una regione storica e geografica dell'Italia settentrionale, che insieme alla Romagna forma la regione amministrativa dell'Emilia-Romagna. Prende il nome dalla via Emilia, strada romana fatta costruire dal console Emilio Lepido negli anni 180 a.C. per collegare tra loro le città di Rimini e Piacenza, e coincide in buona parte alla successiva Regio VIII, una delle XI regioni augustee dell'Italia romana, che occupava una sezione rilevante dell’Italia settentrionale tra il Po, gli Appennini e il Mare Adriatico.

Il nome "Emilia" applicato al territorio attraversato dall’omonima via romana compare per la prima volta in un editto di Valentiniano III, redatto nel 426 a favore della Chiesa arcivescovile di Ravenna

In epoca alto-medievale avvenne la separazione tra il settore occidentale dell'Emilia antica (assoggettato ai Longobardi) e la parte orientale, che da allora in poi prese il nome di Romagna in quanto soggetta ai Romani (ossia ai Bizantini). Infatti a quel tempo il Panaro (all’epoca Scoltenna, idronimo oggi riservato solo al suo tratto superiore) fu scelto come confine tra il Regno longobardo e l'Esarcato di Ravenna in seguito alla battaglia dello Scultenna del 643, che vide il re longobardo Rotari sconfiggere i Bizantini. Successivamente, dall'891 i territori emiliani di Piacenza, Parma e Reggio furono ricompresi nella Marca di Lombardia.

Dunque dal pieno Medioevo l’Emilia iniziò ad essere considerata parte della Lombardia (tale coronimo identificava una vasta area dell'Italia settentrionale) e sotto l'imperatore Federico II alle città emiliane si accennava come a Pavia inferius, cioè "da Pavia in giù".. La concezione del territorio in oggetto come parte della Lombardia sopravvisse fino al XVIII secolo, tanto che Leandro Alberti nel XVI secolo lo definiva "Lombardia al di qua del Po". Tale denominazione attestava in concreto la consolidata differenziazione, rispetto alla Romagna, dei territori in cui l’antica tradizione longobarda aveva resistito e si era rinforzata nelle aree sottoposte all’espansionismo di Milano. L’area emiliana rimase indicata come Lombardia nella cartografia fino al XVIII secolo (nella sua accezione storica) assieme alle definizioni, talvolta sovrapponibili su alcuni territori, di Romagna, nonché di Ducati emiliani per definire le medesime aree (in riferimento ai due ducati di Modena e Reggio e di Parma e Piacenza), accanto proprio all’uso di "Lombardia" e "Romagna", o "Romagne" ogniqualvolta si volesse indicare la Romagna con Bologna e, non di rado, Ferrara.

Dopo l'unità d'Italia, nel 1871 tale denominazione fu resa ufficiale per includere l'intero territorio compreso tra Piacenza e Rimini (inclusa quindi la Romagna) nel nuovo compartimento statistico dellEmilia, composto dai precedenti Parma-Piacenza, Modena-Reggio-Massa e Romagne. Bisognerà aspettare invece l’Italia repubblicana per la denominazione regionale amministrativa di “Emilia-Romagna”, che ha così delineato il senso moderno di Emilia come del tutto corrispondente a quello ormai obsoleto di "Bassa Lombardia", in contrapposizione all'antica Emilia (Aemilia) di epoca romana, coincidente invece all'intera Emilia-Romagna attuale.

Geografia Confini

Pur considerata regione storica, prima dell’assetto attuale che l’allaccia alla Romagna, l’Emilia non ha mai costituito un’entità politica unitaria, fatta eccezione per l’istituzione della Regio VIII, e non ha mai avuto una propria capitale. La sua frammentazione fu causata da svariati fattori che non consentirono nemmeno a Bologna di esercitare la propria egemonia e che provocarono altre suddivisioni territoriali (il municipalismo, il sentimento indipendentista delle terre appenniniche e di pianura, la forza di certe comunità rurali, la coesistenza di vari governi locali e dello Stato Pontificio). Pertanto, i suoi confini più antichi, riconducibili a quelli della ripartizione romana, mutarono dapprima in seguito all’invasione longobarda e poi come conseguenza delle diverse circoscrizioni amministrative che si sono avvicendate. I confini dell’Emilia, e la loro evoluzione, possono essere così descritti: a nord il Po separava in epoca romana la Regio VIII dall’XI (Transpadana) e dalla X (Venetia et Histria), come oggi disgiunge quasi interamente la provincia di Ferrara dalla veneta provincia di Rovigo. Non sono però omogeneamente divise dal fiume le moderne Emilia e Lombardia, in quanto un settore della provincia di Mantova, conosciuto come Oltrepò mantovano, si sviluppa alla destra orografica avendo fatto parte da sempre dei possedimenti dei Gonzaga. Inoltre, a partire dal Medioevo alcune aree poste a settentrione del fiume furono annesse ad entità amministrative emiliane. Infatti, nel XIII secolo i domini di Piacenza si estesero nel Basso Lodigiano: i territori di San Rocco al Porto, Guardamiglio e Fombio entrarono a farvi parte nel 1225, seppure si trovassero sulla sponda sinistra del Po già in epoca altomedievale, la zona di Caselle Landi fu unita nel 1262, Retegno (frazione di Fombio) fu a lungo contesa con Lodi e infine la popolazione di Codogno ottenne la cittadinanza piacentina nel 1492. Dipendevano da Parma invece le località cremonesi di Isola Pescaroli (frazione di San Daniele Po), dell’isola fluviale Maria Luigia (nel comune di Martignana Po), Bosco ex Parmigiano (frazione di Gerre de' Caprioli), Brancere e Porto Polesine (frazioni di Stagno Lombardo) (mentre Torricella del Pizzo si ritrovò a nord del fiume nel 1523 in seguito allo spostamento dell’alveo). E benché la delimitazione tra il Ducato di Parma e Piacenza e quello di Milano fosse stata fatta coincidere con il corso del Po nel 1545, questi territori, più Monticelli Pavese e Mezzano Passone di Sopra (frazione di Corno Giovine, nel Basso Lodigiano), già dipendenti da Piacenza, furono accorpati alla Lombardia solo nel 1798 come parte del Regno d'Italia napoleonico e, dopo la Restaurazione, del Regno Lombardo-Veneto. Invece, sul Basso Veneto si estendeva, fin dalle sue origini nel 1239, il ducato di Ferrara, città che ebbe il controllo di alcuni territori appartenenti al Rodigino sino al XVIII secolo come legazione pontificia. Nel 1484 i territori ferraresi situati alla sinistra orografica del Po furono ceduti alla Repubblica di Venezia, tranne la Transpadana ferrarese, toponimo con il quale si definiscono due zone, una occidentale ed una orientale, appunto a nord del fiume. La prima è compresa tra Melara e Canaro e ha come confini i canali di Ostiglia, Tartaro-Canalbianco e Poazzo; la seconda, posta tra Crespino e Ariano nel Polesine, il cui confine era l’antico alveo del torrente Tartaro sul quale fu realizzato il Canalbianco. La Transpadana continuò a far parte del Ferrarese anche dopo l’invasione di Napoleone, entrando nella Repubblica Cisalpina; ad essa fu accorpato l’intero Rodigino nel 1801, quando il confine fu spostato lungo l’Adige. Dopo il congresso di Vienna del 1805 il Po Grande e il Po di Goro vengono assunti come frontiera tra il Regno Lombardo-Veneto e lo Stato Pontificio, poi come confine regionale tra Emilia-Romagna e Veneto anche dopo l’Unità d’Italia. a sud il crinale dell'Appennino Ligure e Tosco-emiliano, fin dai tempi delle regioni augustee IX (Liguria) e (VII (Etruria), la separa da Liguria e Toscana. La catena montuosa ha segnato anche la frontiera meridionale del Ducato di Parma e Piacenza senza eccezione fino all’aggregazione ad esso dell’Alta Lunigiana nel 1848 e del Ducato di Modena e Reggio; a est il mare Adriatico ha rappresentato il confine della Regio VIII (comprendente, come detto, anche la Romagna), dopodiché, dal VII secolo il Panaro fu fissato come delimitazione tra il territorio longobardo e quello bizantino. Nell’VIII secolo vi fu uno spostamento confinario più a est, ma il Panaro continuò ad essere considerato convenzionalmente come la frontiera culturale tra Lombardia e Romagna. Nel 1198 il torrente Sillaro e la Via Dozza (a nord della Via Emilia) furono adottati a divisione delle diocesi di Bologna e di Imola. E sebbene il cardinale spagnolo Egidio Albornoz individuasse il Panaro come termine fra i due territori in una descrizione dei confini della Romagna del 1357 (con il Bolognese e il Ferrarese quindi ascritti alle terre romagnole), il Sillaro e la Via Dozza venivano confermati da papa Sisto IV in un atto siglato nel 1475, che si inquadra come il presupposto storico dell’attuale distinzione tra Emilia e Romagna. Per Leandro Alberti, che pure ammetteva come secondo alcune opinioni il confine seguisse il Santerno e il Reno (già inalveato nel Po di Primaro), era sempre il Panaro ad assolvere funzioni confinarie: tale descrizione mette in luce due concezioni di Romagna, una più circoscritta e una più vasta che includeva il Ferrarese e il Bolognese. Con l’annessione del Bolognese e del Ferrarese allo Stato Pontificio, rispettivamente nel 1506 e nel 1508, il Panaro tornò ad essere il confine tra il ducato emiliano di Modena e Reggio e le legazioni pontificie romagnole. Il confine moderno tra la provincia di Ferrara e quella romagnola di Ravenna corre in prossimità del Reno e vi coincide in alcuni tratti; a ovest i confini sono stati ancor meno definiti e più mobili. In epoca romana buona parte dell'Oltrepò pavese rientrava nelle terre di Piacenza e la Staffora è ritenuta essere stata a quei tempi la delimitazione tra Regio VIII Aemilia e Regio IX Liguria. Nel 275 d.C. una porzione orientale della Regio VIII Aemilia fu disgiunta dal resto del territorio e annessa alla Regio IX Liguria. Nel IX secolo l'Oltrepò pavese fu suddiviso tra le Contee di Tortona e di Piacenza. Fino al 1164 il Piacentino raggiungeva la Staffora, accorpando quasi interamente l'Oltrepò Pavese, che fu attribuito al Ducato di Pavia dall’imperatore Federico Barbarossa. Fu un successivo arbitrato del 1188 ad individuare il torrente Bardonezza come confine naturale tra Piacentino e Pavese. È però nella seconda metà del XVI secolo, con la creazione del Ducato di Parma e Piacenza, che quella delimitazione si consolida. Nel 1743, con il trattato di Worms il confine tra il Ducato di Parma e Piacenza e il Regno di Sardegna venne fatto scorrere dall’Aveto alla sua confluenza nella Trebbia, per spingersi di qualche chilometro ad est della riva destra della Trebbia fino a monte Barberino e da lì ricongiungersi alla Bardonezza e poi al Po a Pampanese di Arena Po (PV), escludendo gli attuali comuni piacentini di Bobbio (tranne la frazione Mezzano Scotti), Corte Brugnatella (tranne le frazioni Ozzola e Metteglia), Cerignale, Zerba e Ottone ed alcune località del comune di Alta Val Tidone, costituito nel 2018 (Trebecco e l’ex comune di Caminata). La Diocesi di Piacenza, però, mantenne la giurisdizione di buona parte dell’Oltrepò pavese fino al 1818; in seguito, grazie alla fusione con la Diocesi di Bobbio, avvenuta nel 1989, si è assicurata la competenza sulle parrocchie pavesi nei comuni di Romagnese, Valverde, Ruino (eccetto la frazione Torre degli Alberi) e Menconico (eccetto Torremartino), già dipendenti dalla circoscrizione bobbiese. Quest’ultima, fino al 1818 si estendeva anche sui comuni pavesi di Zavattarello e Val di Nizza. Tuttavia, i comuni di Corte Brugnatella, Bobbio, Ottone, Zerba e Cerignale furono annessi al Piacentino negli anni venti del XX secolo, insieme a Trebecco. In quel decennio, per tre anni, anche Brallo di Pregola, Romagnese, Valverde, Ruino (Valverde e Ruino si sono fusi nel comune di Colli Verdi nel 2019), Zavattarello e Menconico furono accorpati alla provincia di Piacenza, per poi essere riaggregati a quella di Pavia.