È stato il quarto allenatore a vincere la Coppa UEFA/Europa League per due volte e il secondo a riuscirci con due squadre diverse, dopo Giovanni Trapattoni e prima di Unai Emery. È inoltre l'unico allenatore ad aver vinto la Coppa UEFA e la Champions League in due stagioni consecutive con due squadre differenti. Ha nel suo palmarès tredici titoli (5 internazionali), conquistati in tre paesi diversi (Spagna, Inghilterra e Italia) e alla guida di sei squadre (Valencia, Liverpool, Inter, Chelsea, Napoli e Newcastle).
Personaggio molto pacato ma comunque esposto a polemiche e controversie, per sei volte è stato nominato come Manager of the Month e per due volte come Allenatore dell'anno UEFA. Ha legato principalmente la sua carriera al Liverpool, con cui ha raggiunto a distanza di due anni due finali di UEFA Champions League, la prima vinta nell'edizione 2004-2005 e la seconda persa nell'edizione 2006-2007; in entrambe le occasioni i Reds hanno affrontato in finale il Milan di Carlo Ancelotti.
Biografia Rafael Benitez nasce il 16 aprile 1960 a Madrid, figlio di Francisco e Rosaria. Ha un fratello maggiore e una sorella minore. Durante il periodo al Real Valladolid, Benitez conosce Maria de Montserrat, con la quale convola a nozze nel 1998 e dalla quale avrà due figlie: Claudia, nata un anno dopo la loro unione a Madrid, ed Agata, nata nel 2002 a Valencia.
Caratteristiche tecniche Allenatore Benítez predilige il modulo 4-2-3-1, con squadre corte, aggressive in pressing e capaci di sfruttare interamente l'ampiezza del campo in fase di possesso. Ha costruito la sua carriera nel tempo pianificando nei minimi dettagli il suo metodo di allenamento, investendo principalmente su strumenti tecnologici sempre più evoluti per migliorare l'analisi della partita e la comunicazione con i propri giocatori. Calcola dettagliatamente le intensità e le frequenze degli allenamenti ed ha l'abitudine di appuntare i cambiamenti di gioco su una lavagnetta. All'inizio della sua carriera ha usato il 4-4-2, ma nel 2001, anno della sua prima stagione al Valencia, ha cambiato i suoi schemi tattici dal 4-4-2 al definitivo 4-2-3-1 per far giocare stabilmente il trequartista Pablo Aimar tra le linee di centrocampo ed attacco, una posizione in cui l'argentino poteva sprigionare maggiormente il suo talento, arretrando così una delle due punte. Lo stesso modulo è stato impiegato dall'allenatore spagnolo anche al Liverpool, dove però Benítez si ritrova ad allenare un centrocampo con un po' più di qualità nel mezzo, con un regista come Xabi Alonso al posto di un mediano di rottura come David Albelda. L'unica vera grande costante è la difesa a 4, con esterni alti di ruolo capaci di dare equilibrio alla squadra.
Ha costruito la sua fama come "re di coppe", in quanto nel corso della sua carriera ne ha vinte 10; le sue squadre sono fondate sulla fisionomia, sulla compattezza della formazione e soprattutto sul turn-over, cioè sull'alternare continuamente i giocatori della rosa da mandare in campo per affrontare al meglio tutte le competizioni stagionali. Per questo motivo è considerato uno degli allenatori maggiormente da evitare in gare ad eliminazione diretta. Dal 2002 al 2014, infatti, ha messo in fila 90 sfide a eliminazione diretta (finali comprese), vincendone ben 66 (il 73%). È un allenatore che richiede il massimo potere nella gestione della squadra e tempo per poter garantire risultati adeguati alle aspettative della dirigenza. Nonostante ciò, in carriera ha mostrato molta duttilità, cercando sempre di adattare al meglio le proprie convinzioni tattiche in funzione degli elementi a disposizione in rosa o delle trattative di mercato, senza disdegnare all'occorrenza soluzioni diverse da quelle inizialmente concepite. Per rimanere fedele al suo modulo tattico, tuttavia, si è visto costretto ad adattare alcuni giocatori in nuove posizioni, come nel caso di Dirk Kuijt da attaccante ad ala destra, oppure Cristian Chivu da difensore centrale a terzino sinistro.
Carriera Giocatore Benítez è un prodotto del vivaio del Real Madrid, club nel quale entra come giovane nel 1974; non riuscirà mai ad arrivare alla prima squadra e sarà pertanto utilizzato esclusivamente nella squadra satellite, il Castilla. Un infortunio al ginocchio, giocando con la selezione universitaria di Spagna nella Universiade del 1979 in Messico, gli fa saltare quasi completamente la stagione seguente. Nel 1981 si trasferisce al Parla, contribuendo alla promozione nella Segunda División B. Nel frattempo si iscrive come studente all'INEF, la facoltà sportiva dell'Università Politecnica di Madrid. Nel 1982 ottiene la laurea in Scienze Motorie pur continuando a giocare nel Parla fino al 1985, anno in cui firma per il Linares CF. Nella stagione 1985-1986 patisce ulteriori infortuni e per questo motivo decide di porre fine alla sua carriera da giocatore per dedicarsi a quella da allenatore.
Allenatore Gli esordi Nel 1986 entra a far parte dello staff tecnico del . Fa esperienza con le formazioni Giovanili del dal 1986 al 1991, vincendo 6 trofei. Nel 1989 ottenne il patentino da allenatore e nell'estate del 1990 insegna alla UC Davis in California. Dal 1991 al 1993 allena gli Under-19 del e dal 1993 e il 1995 il Real Madrid B. Tra il 22 marzo 1991 e il 1995 è inoltre assistente degli allenatori del Real Antic, Beenhakker, Floro, Del Bosque e Valdano. La sua prima esperienza da allenatore di squadre non giovanili fuori dall'area tecnica del non è un successo. Benítez viene ingaggiato come tecnico del Real Valladolid per la stagione 1995-1996 in massima serie, ma viene esonerato dopo aver ottenuto 2 vittorie in 23 partite, con la squadra all'ultimo posto della Primera División. Nella stagione seguente passa all'Osasuna, in seconda serie, ma anche questa esperienza si conclude precocemente con un esonero dopo nove gare di campionato.
Nel 1997 viene ingaggiato dall'Extremadura e stavolta riesce a guidare la squadra alla promozione in massima serie, chiudendo il campionato da secondo in classifica dietro l'Alavés, con 23 vittorie in 42 partite. Tuttavia l'Extremadura rimane solo per un anno nella Liga: l'anno seguente retrocede dopo aver concluso il campionato al diciassettesimo posto ed aver perso il play-out con il Rayo Vallecano. Benítez quindi lascia la squadra per dedicarsi a studiare a livello teorico il mestiere dell'allenatore osservando club quali il Manchester United e l'Arsenal. Lavora anche come commentatore e analista per Eurosport, Marca, El Mundo Deportivo ed alcune tv locali di Madrid. Nel 2000 viene assunto come allenatore del Tenerife e con una squadra che annovera giocatori quali Mista, Curro Torres e Luis García ottiene una nuova promozione in Liga, chiudendo il campionato al terzo posto in classifica, dietro e Betis.
Valencia Nell'estate nel 2001 viene ingaggiato dal Valencia in sostituzione di Héctor Cúper, passato all'Inter. All'inizio preferisce usare il 4-4-2, con due punte di sacrificio come Angulo e Mista, e due esterni puri ai lati, il mancino Vicente a sinistra e Rufete a destra. Nel corso della stagione compie il suo più grande capolavoro tattico, imponendo alla squadra un modulo di gioco innovativo: il 4-2-3-1 che prediligeva in assoluto la posizione di Pablo Aimar che da trequartista si trasforma in un centrocampista aggiunto che fungendo da vertice alto del triangolo di centrocampo permette la superiorità numerica nella zona calda del campo. Il nuovo modulo segna una svolta nella stagione che si conclude con la vittoria della Liga. Benítez riporta il titolo nazionale nella città valenciana dopo 31 anni, ma soprattutto conquista il suo primo alloro personale. Nella stagione successiva la squadra non riesce a difendere il titolo di campione di Spagna chiudendo il campionato al quinto posto che assicura alla squadra un posto in Coppa UEFA. Nel corso della stagione Benítez esordisce in UEFA Champions League, dove il Valencia è eliminato dall'Inter nei quarti di finale.
Nella stagione seguente guida il Valencia al sesto titolo nazionale, bissando il successo di due stagioni prima e vincendo nel contempo il primo trofeo europeo con l'affermazione in Coppa UEFA, ottenuta superando per 2-0 in finale l'Olympique Marsiglia e anche il premio come allenatore dell'anno dalla UEFA per la stagione 2003-2004. Una settimana dopo il successo europeo, annuncia alla stampa la sua decisione di rifiutare l'offerta di prolungamento del contratto con il Valencia e la conseguente decisione di dimettersi con effetto immediato dalla guida tecnica del club spagnolo causata anche da incomprensioni sul calciomercato della squadra. Chiude la sua esperienza a Valencia con due titoli nazionali e una Coppa UEFA in tre stagioni.
Liverpool
Nella stagione 2004-2005 si trasferisce al Liverpool, rilevando la panchina del club inglese da Gérard Houllier. Dopo aver convinto il capitano Steven Gerrard a rimanere con i Reds, Benítez ottiene dal club l'acquisto di due giocatori provenienti dalla Liga spagnola (Luis García e Xabi Alonso) e riesce ad esaltare le doti del difensore Jamie Carragher. Il Liverpool termina la propria stagione con un quinto posto nella Premier League e con un secondo posto nella Football League Cup a causa della sconfitta per 3-2 contro il Chelsea nell'ultimo atto. In UEFA Champions League Benítez compie un capolavoro tattico, affidandosi soprattutto alla difesa e riportando i Reds in finale nella competizione dopo vent'anni di assenza. Qui la squadra affronta il favoritissimo Milan allenato da Carlo Ancelotti: il primo tempo si chiude sul 3-0 in favore dei rossoneri, con un Liverpool incapace di macinare gioco ed impacciato soprattutto in difesa, ma nel secondo tempo lo stravolgimento tattico dell'allenatore spagnolo permette ai suoi uomini di cambiare marcia: gli innesti di Šmicer (entrato nel primo tempo al posto dell'infortunato Kewell) e Hamann (entrato nella ripresa) e il cambio di posizione di Gerrard (più a destra in un ruolo di mezzo tra il terzino e il mediano) portano gli inglesi a rimontare lo svantaggio e la finale viene decisa ai rigori, dove il Liverpool riesce ad imporsi contro i rossoneri. Con questa vittoria, Benítez diventa il solo allenatore ad aver vinto la Coppa UEFA e la Champions League in due stagioni consecutive con due squadre differenti e riconquista il premio di allenatore dell'anno.