Il Libro d'oro della nobiltà italiana è una pubblicazione privata e non ufficialeL'omonimo Libro d'oro della nobiltà italiana, previsto dall'ordinamento dello Stato italiano con gli artt.62 e 63 del Regio Decreto 7 giugno 1943, n. 651, è stato definitivamente abrogato con l'art.24 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito in Legge 6 agosto 2008 contenente dati anagrafici e biografici di alcune famiglie nobili e notabili italiane, edito con periodicità irregolare sotto l'egida del Collegio araldico - Istituto araldico romanoGian Carlo Jocteau, Nobili e nobiltà nell'Italia unita (collana Quadrante), Laterza 1997, fino al 2010 dalla casa editrice individuale Roberto Colonnello Editore, di proprietà dell'allora segretario generale ereditario dell'associazione, Roberto Colonnello Bertini Frassoni. Dal 2014 c'è una disputa sulla titolarità del marchio tra la Libro d'Oro Srl e la Ettore Gallelli Editore.Controversie tra gli editori rivali

Si tratta di una delle diverse pubblicazioni presenti sul mercato librario sull'argomento e non va confuso con l'omonimo registro ufficiale, compilato dalla consulta araldica del Regno d'Italia.

Storia Dopo la fine della prima serie dell'Annuario della Nobiltà Italiana terminata nel 1905, apparve a Roma nel 1910 la prima edizione del Libro d'Oro della Nobiltà a cura del Collegio araldico, per impulso del segretario dello stesso sodalizio Carlo Augusto Bertini, poi Bertini Frassoni, già collaboratore della prima serie dell'Annuario della Nobiltà italianaAngelo Scordo: Cento anni di Rivista Araldica, Società Italiana di Studi Araldici (S.I.S.A.), volume 13, (Atti del 20° convivio), Torino, 2003 (contenente cenni sulla storia del Libro della nobiltà italiana), con successive edizioni ogni due o tre anni fino agli anni trenta, quando la Presidenza del Consiglio dei Ministri emise un decreto di inibizione all'uso del nome "Libro d'oro", in quanto era lo stesso di quello di un registro ufficiale dello Stato e ciò rischiava di ingenerare confusione nei lettori. Lo scopo era quello di evitare l'equivoco di far ritenere le famiglie e i titoli indicati nella pubblicazione privata come riconosciuti dallo StatoAA.VV., "Rivista del Collegio Araldico", Anno CXIII - giugno 2016, pag. 91-108 "Libro d'oro della nobiltà italiana": non sussistono il diritto di privativa dello stato italiano sulla titolazione né il rischio di confusione con la omonima pubblicazione privata.

Il cambio del nome comportò la fine della prima serie, terminata nel 1932, con la VIII edizione.

Le edizioni del 1933-36 (stampata nel 1935) e del 1937-39 (stampata nel 1939) vennero infatti intitolate "Libro della nobiltà italiana" levando la parola "d'oro" dal titolo e costituiscono la seconda serie della pubblicazione.

Dopo la sospensione delle pubblicazioni per le vicende belliche, tra il 1939 e il 1949, l'opera riprese tuttavia ad essere pubblicata con lo stesso nome del documento ufficiale, sempre con periodicità irregolare, dando origine alla terza serie con la X edizioneIl Conte di Torviscosa nobiltà favolosa: Galleria degli antenati di domani / Selezione araldica a cura e con i commenti di Arduino Bertoli, Araldica, Padova, 1967.. Il motivo è che la potenziale confusione tra la pubblicazione privata con l'omonimo registro ufficiale è venuta meno a seguito del mancato riconoscimento del valore giuridico dei titoli nobiliari con l'entrata in vigore della Costituzione italiana. Il "Libro d'Oro" dal 1946 ha cessato di esistere come registro ufficiale, non è stato più aggiornato e mantiene solo un'importanza in termini di documentazione storica.

Nel 1957 morì il fondatore Carlo Augusto Bertini FrassoniAndrea Borella, Annuario della Nobiltà italiana (collana Royal Peerage & Noble Families Books edition), Teglio, S.A.G.I. 2010, parte II, sub voce ed a lui succedette nella direzione del Libro d'Oro e della Rivista Araldica, e nella carica di segretario del Collegio Araldico il figlio Raoul Bertini Frassoni che lo diresse fino al 1974 anno in cui morì. A lui succedette il nipote ex sorore e figlio adottivo Roberto Colonnello Bertini Frassoni che curò la XVI edizione (1973-1976).

Nel 2005 Roberto Colonnello Bertini Frassoni "in proprio e quale titolare dell'omonima ditta individuale" che nella sua qualità di "Segretario Generale del Collegio Araldico (...)" conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano, sezioni specializzate in materia di impresa, Andrea Borella, in proprio e quale titolare di impresa lamentando che il convenuto, quale curatore ed editore della “nuova serie” dell'Annuario della Nobiltà Italiana, avesse per tale attività illecitamente estratto e reimpiegato parte sostanziale del contenuto del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, nonché copiato pedissequamente numerose parti del Libro d'Oro, così violando il diritto sui generis spettante all'attore quale costitutore di banca dati e, insieme, il diritto d'autore sulla relativa pubblicazione, in quanto opera letteraria: il Segretario Generale del Collegio Araldico Roberto Colonnello chiese al tribunale l'accertamento di tali presunti illeciti e l'adozione dei provvedimenti inibitori e sanzionatori del caso, compresa la distruzione delle copie stampate ed il ritiro dal commercio degli Annuari. Radicatosi quindi il contraddittorio, con sentenza di primo grado n. 12659 resa in data 23.6- 28.10.2008 il Tribunale di Milano rigettò le domande del Segretario Generale del Collegio Araldico Roberto Colonnello. Con atto di citazione in appello notificato in data 5.1.2009, il Segretario Generale del Collegio Araldico impugnò la sentenza di primo grado chiedendone la riforma. La sentenza di appello, che confermò la decisione di primo grado e condannò alle spese di lite il Colonnello/Segretario del Collegio Araldico venne notificata e, in mancanza di ricorso per la sua cassazione, passò in giudicato nel 2012 . Seguirono una serie di eventi che portarono, nel giro di meno di due anni, alla chiusura del Collegio Araldico e al disimpegno dello stesso Colonnello Bertini Frassoni circa la prosecuzione della direzione del Libro d'Oro della Nobiltà Andrea Borella: Annuario della Nobiltà italiana, XXXIII edizione, introduzione, pagg. 10-13, nota 1. Nel corso della causa emersero una serie di fatti e vennero prodotte prove che dimostrarono come "il nome Libro d'Oro compete in realtà allo Stato italiano, in quanto questo era il titolo del registro originale della nobiltà dell'antico Regno e che è conservato negli archivi di stato ufficiali: negli anni '30 il governo italiano ordinò che l'editore smettesse di usare il nome, ma all'epoca si presumeva che il nome fosse stato approvato separatamente e in precedenza da un cardinale, a nome della Santa Sede. Ora sembra che in realtà non fosse così, e si sostiene che il cardinale non sia mai esistito e la pretesa di questo riconoscimento è stata falsificata".

Infatti, al principio del 2014, Roberto Colonnello Bertini Frassoni, segretario del Collegio Araldico, annunciò lo scioglimento di questo sodalizio e, conseguentemente, la sospensione della pubblicazione del Libro d'Oro, apparso sotto la sua direzione l'ultima volta quattro anni prima, nel 2010, con la XXIV edizione della terza serie.

Caratteristiche della prima serie del periodico (1910-1932) (I - X edizione) Nella prima serie dell'opera vennero pubblicate circa 3000 famiglie diverse che rappresentano solo una parte minore delle famiglie iscritte negli Elenchi Ufficiali Nobiliari italiani. Nella seconda parte dell'opera trovavano pubblicazione pochi titolati pontifici (post 1870), alcuni titolati della Repubblica di S. Marino non riconosciuti dal Regno d'Italia e famiglie di origine eterogenea.

Caratteristiche della seconda serie del periodico (1933-1939) (XI - XII edizione) Nella seconda serie dell'opera, il cui titolo cambiò in "Libro della Nobiltà italiana", vennero pubblicate sostanzialmente le stesse famiglie della prima serie.

Caratteristiche della terza serie del periodico (1940-2010) (XIII - XXIV edizione) Nella terza serie dell'opera, il cui titolo cambiò nuovamente in "Libro d'Oro della Nobiltà italiana", vennero pubblicate sostanzialmente le stesse famiglie della prima e seconda serie. Sino alla direzione di Raul Bertini Frassoni, morto nel 1974, si tennero separate le famiglie iscritte negli Elenchi Ufficiali Nobiliari italiani e quelle la cui nobiltà derivava da altre fonti. Nella seconda parte trovavano ospitalità anche alcune famiglie notabili, ossia non nobili ma in possesso di stemma di cittadinanza, ed altre famiglie ancora.

Nella prima serie dell'opera vi erano comprese quasi 1.900 famiglie trattate per estesoPier Felice degli Uberti , mentre sul sito del Collegio araldico, editore apparente dell'opera, veniva dichiarata la presenza di circa 2500 famiglie nobili, per ciascuna delle quali avrebbe dovuto essere presente un breve cenno storico, lo stato di famiglia aggiornato e lo stemma in bianco e nero Libro d'oro della nobiltà italiana]. Nonostante quanto riportato queste sono solo una parte delle famiglie iscritte negli elenchi ufficiali del Regno d'Italia, ossia quelle che hanno inviato al Collegio araldico il proprio stato personale aggiornato aderendo alla proposta di acquisto dell'opera; ad esse si aggiungono famiglie riconosciute dall'associazione del Corpo della nobiltà italiana, o dal Sovrano militare ordine di Malta, o dalla Repubblica di San Marino. Come si leggeva nelle cedole di sottoscrizione ed adesione all'opera, l'inserimento di una famiglia era subordinato all'invio dei dati da parte della famiglia stessa e alla sottoscrizione con pagamento anticipato di almeno una copiaCiò non avveniva in altri repertori nobiliari e genealogici, come il Debrett's_Peerage (Cyril Francis James Hankinson, My Forty Years with Debrett, R. Hale, London 1963) o il Burke's_Peerage, la serie dei Gothaisches genealogisches Taschenbuch tedeschi. La pubblicazione del Collegio araldico è stata criticata per questo motivo: Arduino Bertoli, Predicati bene, razzolati male: nobilta, mafia, Araldica, Venezia 1971. BN S7883; Arduino Bertoli, Libro bianco dell'araldica italiana, Araldica, Venezia 1964. BN 648344; Matteo de Nardelli, "La successione dinastica in Casa Savoia", in Monarchia Nuova, 1986. Dato che inoltre l'inserimento e l'aggiornamento periodico dei dati avviene da parte delle famiglie stesseLibro d'oro della nobiltà italiana, Roma, Collegio araldico, edizione XXIII, 2005-2009 (avvertenza, p.III) , l'elenco effettivo non rispetta i criteri enunciati nella prefazione dell'opera e presenta omissioni ed imprecisioni Arduino Bertoli, Falsa nobiltà e libri d'oro compiacenti, Venezia, Araldica editrice, 1965 BN 66-6819.. Secondo le indicazioni presenti nell'opera, le famiglie appartenenti a questi ultimi tre gruppi avrebbero dovuto essere segnalate da un pallino, non sempre però effettivamente presente; in modo analogo agli elenchi ufficiali del 1921 e 1933 dovrebbero essere segnalate con degli asterischi solo le famiglie iscritte nel Libro d'oro ufficiale, mentre talvolta lo sono anche rami e famiglie che non ottennero questo riconoscimento. Alle precedenti tipologie di famiglie se ne aggiungono altre non contemplate negli elenchi ufficiali del Regno d'Italia e non riconosciute dal Corpo della nobiltà italiana, o dal Sovrano militare ordine di Malta, o dalla Repubblica di San Marino, inserite a discrezione della redazione. Vennero attribuiti a varie famiglie titoli nobiliari che non compaiono negli elenchi ufficiali nobiliari italiani, rendendole così non aderenti ai criteri compilativi declinati nell'introduzione delle opere stesse. Compaiono inoltre famiglie estranee ai criteri compilativi enunciati al principio dei volumi

Le due quarta serie dell'opera (2014/2016 -)