È ricordato come un campione del libero pensiero. Biografia Giovinezza Nacque a Poppi il 21 dicembre 1702,La sua data di nascita era tradizionalmente indicata nel 3 marzo 1703, sulla scorta del calendario del Granducato. Già corretta in 22 dicembre 1702 da B. Nuterini Minucci, è stata poi stabilita esattamente da M. A. Morelli Timpanaro, Per Tommaso Crudeli nel 255º anniversario della morte, 1745-2000, Firenze, Olschki, 2000, p. 9. primo di quattro figli nati dal matrimonio di Antonia Ducci con Atto (†1739), esponente di una famiglia di giuristi con numerose proprietà nel bacino dell'Arno casentino.
Pur non mancando la cura parentale nell'educazione e nella via degli studi, Tommaso fu affidato a Poppi dapprima a Torello Vangelisti, poi a Firenze alla docenza di Anton Maria SalviniAutore di una famosa versione omerica (1723) e teorico principe della traduzione a cavallo fra Sei e Settecento. e di Pier Francesco Tocci. Al suo fianco fu sempre il tutore conterraneo e maestro Bernardo Tanucci di Stia, che ebbe grande stima di Tommaso anche dopo le vicende dell'Inquisizione. In linea con la tradizione familiare studiò legge all'Università di Pisa, dove si laureò in utroque il 24 gennaio 1726. L'ambiente culturale di Pisa e le tensioni innovative dove si andava formando la nuova cultura enciclopedica, impostata sull'atomismo democriteo, sulla matematica e sul recupero del metodo storico-filologico, rafforzò notevolmente la mente di Tommaso in fatto di critica, di antidogmatismo e di pensiero eterodosso rispetto al monopolio clericale del tempo.
In questo contesto Tommaso, non solo perché attratto da contesti accademici e urbani, decise di rompere la successione in chiave di maggiorascato, rinunciando alla primogenitura della proprietà tesa a non frammentare il patrimonio immobiliare. Il rifiuto di questa regola, compiuto coscientemente, indica la visione giovanile che Tommaso già aveva della materialità, condizionante non solo il mantenimento patrimoniale per la posterità familiare, ma soprattutto la stessa propria vita, senza lasciare spazi alla libertà del pensiero, agli studi, all'innovazione per il miglioramento sociale dell'Umanità e liberandola dal mancipio millenario.
Le descrizioni del personaggio sono legate ad alcune testimonianze. Fra queste un solo ritratto in vita e gli altri eseguiti a memoria, oltre a uno scritto di Giovanni Gualberto de Soria, coevo di Tommaso e docente di filosofia a Pisa e anch'egli vicino all'accusa di eresia, che descriveva il poppese così: «era alto di statura, scarnito, bianco, d'occhi neri piccoletti, e vivacissimi, naso grande, e auzzo, mandibula inferiore alquanto prominente in fuori; come per lo più si vede tra gli inglesi, labbra rossissime, riso e voce non spiacevoli, moti di tutto il viso sempre eloquenti di una viva eloquenza, perché sempre espressivi di un qualche affetto. Il tutto insieme del suo viso non era molto dissimile dall'aria di Dante, se non che era forse il Crudeli più colorito».G. De Soria, Raccolta di opere inedite, t. I (Contenente i caratteri di vari uomini illustri), Livorno, Tommaso Mari e Compagni, 1773, pp. 126-127.
Studi universitari L'Università di Pisa era sempre stata considerata da Roma come pericolosa per la spinta sul piano umanistico e scientifico, diretta verso ricerche con risultati non conversi alla volontà ecclesiastica. Già Cosimo III de’ Medici, fattosi addirittura diacono, con un decreto del 1691 proibì l'insegnamento delle teorie democritee e soprattutto di quelle galileiane. Nonostante questa imposizione granducale che asserviva a pieno la volontà della Chiesa, queste dottrine continuarono a essere profuse al punto che alcuni professori dovettero fuggire dalla città. Con discrezione, la diffusione delle filosofie da parte del professore Guido Grandi si allargavano anche a Leibniz, Gassendi e Locke. A Pisa insegnava anche Alessandro Marchetti, traduttore del poema lucreziano De rerum natura (Firenze, 1717), dopo quella lionese del 1658 di Pierre Gassendi. Indubbiamente il pensiero critico del Crudeli fu ampiamente confortato dalle idee lucreziane e atomistiche che, anche se non accettate pienamente, si ritroveranno nella sua opera come eco dell'etica gassendiana, secondo la quale l'uomo nasce misero e tende alla felicità, cioè alla massima riduzione possibile della miseria originaria.N. Casiglio, L'ideologia filosofica di Tommaso Crudeli, in Atti del Convegno «Tommaso Crudeli nel 250º anniversario della prigionia», svoltosi nel Castello dei Guidi in Poppi il 28-10-1989, introduzione di Raoul C. Tommasi Crudeli, Udine-Firenze, Istituto di Studi Storici Tommaso Crudeli, 1998. Per questi motivi Pisa era pedissequamente controllata dall'Inquisizione, allarmata per l'ambito universitario in sé, ma soprattutto per i discepoli che, una volta usciti, diffondevano pericolosamente idee eterodosse: gli allievi erano dei potenziali eretici. A ciò si aggiunge il fatto che la famiglia stessa era un crogiuolo di studi del diritto da ben sette generazioni, tanto che Tommaso era il settimo dei laureati in legge a partire dal 1502, a Pisa. Indubbiamente l'ambito culturale familiare e la cura parentale tramandatasi e vissuta dall'intera schiatta lasciò il segno e trovò in Tommaso il genio prorompente, la tradizione e l'ordinamento sociale: infatti, egli rifiutò per primo il maggiorascato e irruppe nella tradizione religiosa con un profondo pensiero dubitativo, in contrasto con i dogmi di fede.
Soggiorno a Venezia Dopo la laurea, non trovando spazi culturali a lui confacenti, Tommaso accettò l'incarico di precettore e istitutore presso i conti Contarini di Venezia. Il soggiorno a Venezia durò due anni (1726-1728), al termine dei quali rientrò a Firenze, ma lasciò tuttavia un segno importante sia per l'inizio della produzione poetica, sia per l'approfondimento del suo pensiero filosofico. Infatti, oltre a due sonetti (Per più bella cagion mai non discese e Bella coppia felice, in cui natura) e una canzonetta (Lascia omai, Venere bella), composti per le nozze Contarini, la nobile famiglia presso cui era al servizio, il Crudeli poté approfondire la lingua francese avvicinandosi alla letteratura d'Oltralpe. Troverà negli scritti di La Fontaine motivo di libera traduzione e, al contempo, di immettere messaggi di chiara ambiguità e quindi utili all'ironia contro la religione. Inoltre, una delle sei traduzioni libere, scritte in diversi anni e in differenti occasioni, La Cour de Lion (VII, 7), tradotta col titolo Il re Leone, fu poi usata ampiamente nelle scuole triestine durante l'Irredentismo, alludendo all'imperatore Francesco Giuseppe.
Al periodo veneziano si rifà, ancorché con qualche dubbio filologico, il dibattito sui temi dell'ateismo, della religione e della superstizione, dal titolo Entretien d'un Philosophe avec Madame la Maréchale de ***, edito in francese nella «Correspondance littéraire» (aprile-maggio 1775), la cui prefazione si attribuisce quasi certamente a Diderot,F. Fido, Tommaso Crudeli, in Id., La serietà del gioco. Svaghi letterari e teatrali nel Settecento, Lucca, Pacini Fazzi, 1998, p. 182. conoscitore delle opere del Crudeli, di cui era fratello massone e di cui seppe le vicissitudini patite.
La breve permanenza veneziana diede a Crudeli l'occasione di frequentare letterati quali Francesco Algarotti (fratello massone, una cui missiva al Crudeli è stata intercettata dalla polizia papalina nei pressi di Forlì) e Antonio Conti, oltre che di aprirsi alle idee più avanzate della cultura europea, le stesse che mostrano di aver avuto su di lui un'influenza duratura.
Rientro a Firenze Tra il 1732-33 si stabilì definitivamente a Firenze, scelta per ragioni di salute e perché la capitale granducale lo affrancava economicamente grazie all'insegnamento della lingua italiana ai numerosi inglesi, che costituivano una vera colonia di nobili e diplomatici in città. Crudeli poté entrare in contatto con le ‘conversazioni’ più aperte della cultura d'Oltralpe e fu introdotto nella cerchia degli alti dignitari che ruotavano attorno alle figure del ministro Charles Fane, Horace Mann e molti altri, tra cui Lady Walpole (contessa di Orford, cognata di Horace Walpole e amante del conte di Richecourt, vero reggente e «arbitro assolutissimo della Toscana»). Lady Walpole diverrà poi l'eroina dei massoni fiorentini e a lei Crudeli dedicherà l'ode Il trionfo della Ragione, composta nel 1740 dopo la scarcerazione.
Per rimanere a Firenze, nel 1734, Crudeli rifiutò di trasferirsi alla corte di Napoli come poeta cesareo, dov'era fortemente voluto dal primo ministro Bernardo Tanucci. Dalle nuove ricerche condotte da Renzo Rabboni su evidenze epistolari (rinvenute in Boston, U.S.A., 2012) si comprende che il Crudeli ebbe un impegno nella Segreteria di Stato del principe Marc de Craon (Presidente del Consiglio di Reggenza). Prigionia e morte «Accusato di appartenere alla Massoneria, allora diffusasi in Toscana, fu arrestato, col consenso del nuovo granduca Francesco di Lorena, nel 1739, e chiuso nelle carceri dell'Inquisizione».
Tommaso Crudeli subì una lunga prigionia (maggio 1739 – aprile 1741) con accuse incerte, poi commutate in arresti domiciliari perpetui.
Liberato, confinato a Poppi, da dove non si sarebbe «potuto muovere senza il permesso del Sant'Uffizio di Roma», vi scrisse e ordinò propri versi fino alla fine dei suoi giorni.
Costretto a letto in fin di vita, morì per i postumi delle torture e della prigionia il 27 marzo 1745 a Poppi. Fece in tempo a dettare un lungo rapporto ordinato dal Granduca in base al quale il Tribunale dell'Inquisizione di Firenze fu definitivamente chiuso, nel 1744, mentre Tommaso era ancora in vita.
È stato scritto che fu l'«ultima vittima Toscana dell'Inquisizione».
La vicenda storica Quanto giuntoci della vicenda storica, per grave valore in sé ma anche per il segno dell'«antica condanna»G. Adilardi, Un'antica condanna. Le origini di un conflitto tra Chiesa cattolica e Massoneria, Foggia, Bastogi, 1989. contro il libero pensiero, perviene dalla Istoria della carcerazione dettata da Tommaso Crudeli e scritta dal suo amico fraterno Luca Corsi, successivamente manipolata dall'ambiguo personaggio Francesco Becattini (1740 circa-1820 circa) e successivamente nel 1782 dall'abate Modesto Rastrelli, con ampie cesure e distorsioni dei fatti.
Il ritrovamento e lo studio della relazione originale, ad opera di Renzo Rabboni nel 2003, ha identificato le chiose olografe del Crudeli sulla stesura di Luca Corsi. AllIstoria rispondono rilievi storici individuati anche da Maria Augusta Morelli Timpanaro, sia in archivi fiorentini, compreso quello Arcivescovile, sia in quelli Vaticani.
All'attualità si lamenta la mancanza di completezza della documentazione, sebbene quella in possesso sia sufficiente per tracciare la sostanzialità degli eventi nell'esatta successione filologica e nella dibattuta soluzione all'interno dell'Inquisizione e all'interno della Chiesa, ovvero tra i comuni amici e fratelli massoni di Firenze, oltre al ben noto intervento del reggente di S.A.R. e del re d'Inghilterra Giorgio II. È significativo che, per ben due volte e a distanza di quarant'anni l'uno dall'altro, gli abati abbiano voluto manipolare il testo nel tentativo di edulcorare i gravi fatti della tortura, della carcerazione e della morte per i postumi subiti dal poppese.
LIstoria fu comandata dal Granduca per conoscere la dimensione e la gravità dell'intervento ecclesiastico; conseguentemente nel 1744, Crudeli vivente, il Reggente Richecourt decise di chiudere il Tribunale dell'Inquisizione e dare libertà agli inquisiti. Fu il primo atto assoluto del mondo cristiano e determinato ad opporsi all'intervento della Chiesa su ciò che non era di pertinenza spirituale.