Il Castello di Moncalieri è un castello italiano. di origine medievale, più volte rimaneggiato, situato nel centro storico di Moncalieri, nella città metropolitana di Torino, quindi in Piemonte, Italia. Fu una delle residenze reali di Casa Savoia abitate sia durante il regno di Sardegna che dopo l'Unità d'Italia, quando ospitò le principesse, madre e figlia, Maria Clotilde di Savoia e Maria Letizia Bonaparte. Assieme ad alcune delle altre residenze sabaude, è dal 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO (beni seriali Unesco). Al suo interno si trova sia la caserma dei carabinieri "maggiore Alfredo Serranti",sede del 1º Reggimento carabinieri "Piemonte", sia l'omonimo museo del MIC - Ministero della Cultura.
Storia
La costruzione originale del castello fu di natura difensiva per la posizione dominante, dall'alto di un colle; difatti, fino al XIII secolo, vi era una roccaforte. Nel 1277, il duca Tommaso III di Savoia, detto "Tommasino", ordinò la costruzione di una torre e di una porta merlata. L'edificio esistente oggi risale alla seconda metà del XV secolo quando Moncalieri fu scelta come dimora della duchessa Iolanda di Valois, la quale, nella nuova residenza, firmò il Trattato di Moncalieri con il duca di Borgogna, Carlo il Temerario, e il duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, riottenendo così il Ducato di Savoia. Con la firma della pace di Cateau-Cambrésis, che pose fine alle guerre in Italia tra la Francia e gli Asburgo, nel 1559, l'antico castello venne trasformato in una dimora regale, arricchendo il parco di duecento alberi. Le sale interne, fastosamente arredate divennero la sede di continue grandiose feste. Da allora i lavori di abbellimento furono continui e il castello si impreziosì di capolavori d'arte e di mobili preziosi, venendo chiamato anche "luogo di delizie".
Nel XVII secolo vi fu l’ampliamento del precedente fortilizio e cosi il castello di Moncalieri assunse l’attuale impianto architettonico. In particolare fu il duca Carlo Emanuele I, nel 1610, a dare inizio ai lavori di ampliamento, che furono proseguiti da Vittorio Amedeo I e soprattutto da Madama Reale, Maria Cristina di Francia: i lavori continuarono senza soste per circa 60 anni e avvennero sotto la direzione di valenti architetti, quali Amedeo di Castellamonte, Andrea Costaguta e Carlo Morello. Interventi significativi di ampliamento furono eseguiti anche nel parco superiore e realizzati giardini e spettacolari giochi di fontane. Nel prima metà XVIII secolo, re Carlo Emanuele III fece effettuare numerosi interventi di abbellimento, proseguiti dal figlio Vittorio Amedeo III. La presenza di architetti di grande valore da Castellamonte a Benedetto Alfieri fino al messinese Francesco Martinez nel 1775, finì col coinvolgere anche la struttura abitativa circostante con edifici di pregio. Una parte di quei lavori furono vanificati e distrutti dai soldati francesi, che lo occuparono nel 1798 e lo trasformarono prima in carcere e poi in ospedale, funzione che ha poi nuovamente dovuto avere durante la Seconda guerra mondiale. Con la restaurazione la vita all'interno del castello riprese e l'edificio passò di nuovo ai Savoia.
Nel 1817, Vittorio Emanuele I di Savoia ordinò significativi interventi sia di restauro che di nuove costruzioni, in particolare furono costruiti: il maestoso scalone a tre rampe in marmo di Carrara, che conduce al "Salone della Regina" e la "Cavallerizza" in fondo alla "Piazza d’Armi". Nella seconda metà del XIX secolo, re Vittorio Emanuele II e la moglie, la regina Maria Adelaide, fecero completamente rivisitare i loro rispettivi appartamenti, che vennero restaurati e arredati secondo le tendenze dell’epoca, eliminando da quei locali le tracce dei secoli precedenti. Nel parco collinare retrostante fu costruita la "Torre del Roccolo", fu ampliato il settecentesco "Ninfeo" e una notevole opera idraulica: si costruì, una grande cisterna per la raccolta delle acque al centro della Piazza d’Armi. Gli ultimi membri di Casa Savoia a vivere nel Castello di Moncalieri furono la principessa Maria Clotilde, anche conosciuta come la "Santa di Moncalieri", moglie del principe Napoleone Gerolamo Bonaparte, e la figlia di quest'ultima, la principessa Maria Letizia Bonaparte, duchessa d'Aosta.
In epoca fascista divenne sede dei rappresentanti gerarchi e poi dei nazisti; fu infine usato come rifugio per gli sfollati rimasti senza dimora. Dal 1948 il castello è sede del I Reggimento "Piemonte" dell'Arma dei Carabinieri. Gli appartamenti reali sono stati restaurati e aperti al pubblico nel 1991. Il 5 aprile 2008 il torrione sud est del Castello è stato danneggiato da un incendio, che ha reso necessaria la chiusura del percorso di visita e un nuovo ciclo di restauri, e che ha interessato anche la sala in cui fu firmato il Proclama di Moncalieri. L'"Appartamento del Re e della Regina", coinvolti nell'incendio, sono rimaste non visitabili per tutto il periodo dei lavori di recupero. Dall'11 novembre 2017, terminati i restauri per il recupero degli ambienti, il Castello è nuovamente visitabile. L’importante complesso attualmente appartiene a diverse istituzioni pubbliche.
Gli appartamenti reali appartengono a MiBAC. Il "Giardino delle Rose", che è indipendente dalla Residenza pur essendo inserito all’interno della mura perimetrali, appartiene a MiBAC, ma è affidato al Comune di Moncalieri, che possiede anche il grande Parco retrostante, un'autentica oasi ambientale, per la quale sta per essere realizzato un grande e ambizioso progetto che permetterà ai cittadini di disporre di un'area straordinaria. Considerato uno dei castelli più infestati da presenze spirituali in Italia, dal 17 al 19 marzo 2017 ha ospitato la prima edizione del Festival Internazionale dell'Esoterismo (presso l'ex Foro Boario).
Stanze
Sala di ricevimento
La sala, situata al pian terreno nella zona sud-ovest del Castello di Moncalieri, faceva parte dell’appartamento di Maria Letizia Bonaparte, figlia di Maria Clotilde di Savoia e di Napoleone Gerolamo Bonaparte; la principessa viene ricordata dai giornali dell’epoca come una donna vivace e allegra, dotata di un carattere ribelle e anticonformista. Attenta e curiosa alle novità della modernità fu anche una grande appassionata di gare automobilistiche. Dopo aver trascorso lunghi anni a Parigi, alla morte del marito Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, Maria Letizia si stabilì a Moncalieri. La principessa fu l’ultimo membro di Casa Savoia ad abitare la residenza, dove rimase fino alla sua morte, avvenuta il 25 ottobre del 1926. La sala è caratterizzata da un’atmosfera gioiosa e raffinata ed è qui che Maria Letizia riceveva i propri ospiti. Scampato al terribile incendio del 2008, l’ambiente testimonia in parte anche la precedente fase decorativa settecentesca. In particolare, tra il 1788 e il 1789, vennero eseguiti alcuni ammodernamenti su progetto degli architetti Giuseppe Battista Piacenza e Carlo Randoni in occasione delle nozze dei duchi d’Aosta, poi futuri re e regina di Sardegna, Vittorio Emanuele I di Savoia e Maria Teresa d'Asburgo-Este.
La volta, affrescata a grisaille secondo un gusto sobriamente neoclassico, è quanto oggi rimane dell’allestimento settecentesco insieme al camino e alle sovrapporte con "Vasi di fiori" dipinte da Michele Antonio Rapous intorno al 1775. Il resto delle boiseries e degli arredi sono invece andati dispersi durante l’occupazione napoleonica. Completano l’arredamento attuale una delicata tappezzeria floreale, una coppia di cassettoni con croci e nodi sabaudi e una selezione di dipinti che spaziano dal Manierismo piemontese, al sensuale realismo di Francesco Romero, esponente tardo ottocentesco della scuola di Rivara.
Uno dei quadri presenti è "Nudo femminile" di Francesco Romero (1840-1905): all’ombra delle fronde di un parco, una donna confessa i suoi segreti d’amore alla statua di un puttino alato, che sembra volgersi verso di lei e ascoltarla con attenzione. La donna ci appare come una moderna Venere: completamente nuda, è ritratta in posa stante mentre un fascio di luce, che filtra dagli alberi, le illumina il viso e la collana di perle che porta al collo. Con una mano sfiora appena le ali del puttino mentre con l’altra si porta le dita alle labbra, quasi a volergli intimare di mantenere il silenzio. Il candore della pelle è esaltato per contrasto da un drappo rosso appoggiato sul basamento alle sue spalle. La tela è firmata da Francesco Romero, pittore originario di Moncalvo che si formò all’Accademia Albertina e fu attivo a Torino nella seconda metà del XIX secolo. Romero realizza un’opera sensuale ma allo stesso tempo avvolta nel mistero, che rispecchia pienamente il gusto del re Vittorio Emanuele II per la scuola piemontese dell’Ottocento.
Un altro dipinto presente è un "Pirro armato" di Giacomo Rossignolo (1524-1604): sopra al camino della "Sala da ricevimento" dell’appartamento di Maria Letizia è posizionato il ritratto di un soldato abbigliato all’antica, con lancia, cimiero e scudo. Le piume rosse dell’elmo sono un primo indizio per la sua identificazione con Pirro, re d’Epiro verso la fine del IV secolo a.C.: in greco la parola pyrros indica infatti il colore rosso. Il corvo che lo scruta ai suoi piedi conferma che si tratta proprio di Pirro. L’uccello è un infausto presagio della tragica fine del condottiero. Si narra che mentre questi si recava ad Argo, un corvo si appollaiò sulla sua lancia senza più abbandonarlo. Giunto a destinazione, il re venne ucciso in uno scontro armato.
Il dipinto, realizzato intorno al 1575-1580, è una delle poche opere rimaste di Giacomo Rossignolo, pittore di corte dei duchi di Savoia dal 1563 al 1604. Non è nota la sua collocazione originaria ma gli inventari lo documentano al Castello di Moncalieri almeno dalla fine dell’Ottocento. È probabile che facesse parte di un più ampio ciclo di eroi antichi, tema molto in voga nel Cinquecento, posizionato poi nella sala attuale nel corso dei lavori tardosettecenteschi dell’appartamento promossi da Vittorio Amedeo III. Un ulteriore quadro presente nella stanza è "Il mercato di Moncalieri" di Peter Bolckman (1638-1710), di fine XVII secolo: il dipinto rappresentante Il mercato di Moncalieri permette di sbirciare come fosse la vita quotidiana nella Moncalieri di fine Seicento. La scena si anima in primo piano dove si affollano contadini con il bestiame, uomini a cavallo, donne con i panieri ricolmi e bambini che giocano a rincorrersi. Sull’estrema destra si intravede l’insegna di una locanda, davanti alla quale si riposano alcuni viaggiatori. Volgendo lo sguardo sullo sfondo si nota il maestoso castello di Moncalieri che dall’alto domina il centro abitato. Poco più in basso è accuratamente raffigurato il ponte sul Po che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della città. L’opera è uno dei capolavori dell’olandese Peter Bolckman. Pittore molto abile nell’eseguire affollate e gustose scene di genere, Bolckman è documentato a Torino dal 1679 fino alla sua morte, il 9 ottobre 1710. Altre sue tele si conservano al Castello di Racconigi e al Museo Civico di Arte Antica di Palazzo Madama.
Salotto blu