Dal 1977 fino alla morte fu capo della Casa di Borbone-Parma, nell'ambito della quale utilizzò il titolo dinastico di duca di Parma e Piacenza. Fu inoltre una delle principali figure del carlismo del secondo dopoguerra e, dopo la rinuncia del padre Saverio alla propria pretesa nel 1975, venne riconosciuto dai suoi sostenitori come pretendente carlista al trono di Spagna.

La pretesa carlista costituiva una rivendicazione politico-dinastica propria del movimento legittimista e non un titolo nobiliare né una posizione nella linea di successione prevista dall'ordinamento costituzionale spagnolo. L'articolo 57 della Costituzione spagnola del 1978 individua infatti la successione alla Corona nei discendenti di Juan Carlos I secondo le regole ivi stabilite.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta Carlo Ugo partecipò alla profonda ridefinizione ideologica di una parte del carlismo, che giunse a sostenere il socialismo autogestionario, il federalismo e il pluralismo politico e che trovò espressione nel Partito Carlista. La trasformazione provocò forti dissensi e la formazione di una corrente tradizionalista contrapposta, che trovò successivamente un riferimento nel fratello minore Sisto Enrico di Borbone-Parma.

Biografia

Origini e nome

Carlo Ugo nacque a Parigi l'8 aprile 1930, secondo figlio e primo figlio maschio di Saverio di Borbone-Parma e di Maddalena di Borbone-Busset.

Al momento della sua nascita il padre non era ancora capo della Casa di Borbone-Parma. Saverio assunse tale posizione soltanto nel 1974, dopo la morte senza discendenza di Roberto Ugo di Borbone-Parma. Carlo Ugo gli succedette come capo della Casa alla morte, avvenuta il 7 maggio 1977.

Nella documentazione ufficiale spagnola il suo nome compare nella forma Carlos Hugo de Borbón-Parma y Borbón. È questa la denominazione utilizzata dal decreto con cui nel 1979 gli fu concessa la cittadinanza spagnola. La forma italianizzata «Carlo Ugo di Borbone Parma» è attestata anche in fonti istituzionali italiane: nel 2007 fu impiegata dalla Presidenza della Repubblica in occasione di una sua udienza al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano.

Carlismo e attività politica

Durante gli anni Sessanta il carlismo attraversò un processo di trasformazione politica e ideologica. La storiografia più recente ha evidenziato che tale processo non può essere ricondotto esclusivamente all'iniziativa personale di Carlo Ugo: la ridefinizione ricevette il sostegno di una parte della base militante, pur generando contemporaneamente opposizioni e dissensi.

L'indirizzo che si consolidò nel Partito Carlista abbandonò progressivamente molti degli elementi propri del tradizionalismo politico precedente e assunse come riferimenti il socialismo autogestionario, il federalismo e il pluralismo politico. Nel 1968 Carlo Ugo e altri membri della famiglia Borbone-Parma furono espulsi dalla Spagna dal regime franchista; negli anni seguenti il carlismo legato alla famiglia si collocò sempre più apertamente nell'opposizione al regime di Francisco Franco.

Nell'aprile 1975 Saverio di Borbone-Parma rinunciò alla propria pretesa carlista in favore del figlio primogenito. I sostenitori della linea politica di Carlo Ugo lo riconobbero quindi quale nuovo pretendente carlista. La successione non fu tuttavia accettata dall'intero ambiente tradizionalista: i settori contrari alla trasformazione ideologica del movimento si organizzarono separatamente e una parte di essi si raccolse intorno a Sisto Enrico di Borbone-Parma, fratello minore di Carlo Ugo.

Sisto Enrico divenne così il principale riferimento dinastico della nuova Comunione Tradizionalista, sviluppatasi dal 1975 e legalizzata nel 1977. La contrapposizione tra le due correnti non corrispondeva pertanto a due diverse posizioni nella linea di successione costituzionale spagnola, ma a una divisione interna al movimento carlista sulle sue basi ideologiche e sulla legittimità dinastica rivendicata dalle rispettive componenti.

I fatti di Montejurra

Il conflitto fra le diverse correnti raggiunse il suo momento più drammatico il 9 maggio 1976 durante il tradizionale raduno di Montejurra, in Navarra. Nel corso degli scontri furono uccisi Ricardo García Pellejero e Aniano Jiménez Santos, appartenenti all'area del Partito Carlista, e altre persone rimasero ferite.

Le indagini storiche successive hanno ricostruito la presenza nell'operazione di militanti dell'estrema destra spagnola e internazionale. Documenti provenienti dal Governo civile della Navarra, studiati dallo storico Manuel Martorell Pérez, hanno inoltre documentato contatti precedenti al raduno tra autorità governative, esponenti tradizionalisti e Sisto Enrico e l'esistenza di un piano volto a sottrarre al Partito Carlista il controllo della manifestazione.

L'episodio, noto come Fatti di Montejurra, accentuò ulteriormente la frattura fra il carlismo rappresentato dal Partito Carlista e i settori tradizionalisti.

La transizione democratica

Il Partito Carlista non fu legalizzato in tempo per partecipare con le proprie sigle alle elezioni generali del 1977. La mancata legalizzazione riguardò anche altre formazioni politiche dell'opposizione e costrinse alcuni di questi gruppi a ricorrere ad aggregazioni elettorali alternative.

Dopo la legalizzazione del partito, Carlo Ugo partecipò alle elezioni generali del 1979, ma non ottenne un seggio parlamentare. La sconfitta elettorale aprì una grave crisi interna. Nel 1979 si dimise dalla presidenza del Partito Carlista e nel 1980 abbandonò l'organizzazione e la politica partitica attiva.

Non è pertanto corretto identificare automaticamente la sua uscita dal Partito Carlista con una successione dinastica a favore di un altro pretendente: la guida politica del partito, la pretesa carlista e la guida della Casa di Borbone-Parma costituivano questioni distinte.

Nazionalità spagnola

Con il Real Decreto 31/1979 del 5 gennaio 1979, emanato da Juan Carlos I di Spagna, a Carlo Ugo fu concessa la nazionalità spagnola per carta de naturaleza. Il decreto fu pubblicato nel Boletín Oficial del Estado l'8 gennaio 1979 e indicava che la concessione avrebbe prodotto effetti dopo l'iscrizione dell'interessato nel Registro civile e l'adempimento delle formalità previste dalla legge.

Il provvedimento lo identifica espressamente come «don Carlos Hugo de Borbón-Parma y Borbón».

Archivio carlista

Nel 2002 Carlo Ugo stipulò con il Ministero spagnolo dell'Istruzione e della Cultura un accordo per la cessione allo Stato, in deposito per 99 anni, dell'Archivio carlista della Casa di Borbone. Il fondo comprendeva circa 40.000 documenti, tra materiale scritto, fotografie, registrazioni sonore e altri documenti relativi soprattutto alla storia del carlismo tra la terza guerra carlista e la transizione democratica.

La cessione non costituì quindi una donazione definitiva. La direzione del Partito Carlista contestò inoltre la titolarità di una parte del materiale, sostenendo che alcuni documenti appartenessero al partito e non alla famiglia Borbone-Parma.

Matrimonio e discendenza

Nel 1964 Carlo Ugo sposò la principessa Irene di Orange-Nassau, seconda figlia della regina Giuliana dei Paesi Bassi e del principe Bernardo di Lippe-Biesterfeld.

Il fidanzamento e il matrimonio diedero origine nei Paesi Bassi alla cosiddetta Kwestie-Irene, una controversia politica e istituzionale legata sia alla conversione di Irene al cattolicesimo sia alle aspirazioni carliste del futuro marito. Il governo olandese non presentò una legge di autorizzazione al matrimonio; di conseguenza Irene cessò di appartenere alla linea di successione al trono dei Paesi Bassi.

Il matrimonio fu celebrato a Roma il 29 aprile 1964. La coppia ebbe quattro figli: Carlo, nato nel 1970; i gemelli Margherita e Giacomo, nati nel 1972; e Maria Carolina, nata nel 1974. Carlo Ugo e Irene divorziarono il 27 maggio 1981.

I loro figli sono:

Carlo Saverio di Borbone-Parma (1970), successore del padre come capo della Casa di Borbone-Parma; Margherita Maria di Borbone-Parma (1972); Giacomo Bernardo di Borbone-Parma (1972), gemello di Margherita; Maria Carolina di Borbone-Parma (1974).

Morte

Carlo Ugo morì a Barcellona il 18 agosto 2010, all'età di ottant'anni. La salma fu successivamente trasferita in Italia e il 28 agosto venne tumulata nella cripta della basilica di Santa Maria della Steccata di Parma, tradizionale luogo di sepoltura della Casa di Borbone-Parma.

Alla sua morte il figlio primogenito Carlo Saverio gli succedette quale capo della Casa di Borbone-Parma e nell'uso dinastico del titolo di duca di Parma e Piacenza.

Titoli dinastici e pretesa carlista

Nella ricostruzione biografica di Carlo Ugo devono essere distinti due piani differenti.

Come capo della Casa di Borbone-Parma, dal 1977 al 2010 utilizzò il titolo dinastico di duca di Parma e Piacenza. Si trattava della titulatura della già regnante Casa ducale, non dell'esercizio di una sovranità territoriale: il Ducato di Parma e Piacenza aveva infatti cessato di esistere nel XIX secolo.

Distinta era la pretesa carlista alla Corona di Spagna. Nel 1975 Saverio rinunciò alla propria rivendicazione in favore di Carlo Ugo e i sostenitori della sua corrente lo considerarono successore nella legittimità carlista. Tale pretesa apparteneva alla tradizione politico-dinastica carlista e non costituiva né un titolo nobiliare spagnolo né una posizione nella linea di successione alla Corona disciplinata dall'ordinamento costituzionale vigente.

Non è pertanto corretto rappresentare la pretesa carlista mediante una normale successione di titoli nobiliari o identificarla con la linea costituzionale di successione al trono di Spagna.

Ordini dinastici

In qualità di capo della Casa di Borbone-Parma Carlo Ugo esercitò il gran magistero degli ordini dinastici rivendicati dalla Casa, fra i quali l'Ordine Costantiniano di San Giorgio e l'Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico. La qualifica di gran maestro deriva in questo caso dalla posizione di capo della Casa e non costituisce un'onorificenza conferitagli da uno Stato.

Ascendenza

Note

Bibliografia

Voci correlate

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