Nostra Signora della Catena è uno dei titoli con cui la Chiesa cattolica invoca Maria, madre di Gesù. L'appellativo identifica la Beata Vergine come la "potente liberatrice" dei suoi figli da qualsiasi catena ne attanagli l'esistenza, sia quelle materiali della prigionia o della schiavitù, sia quelle spirituali del peccato, nonché dalle "catene" metaforiche dei problemi che ne angustiano la vita. La diffusione di questo titolo è legata soprattutto alla tradizione di un prodigio avvenuto a Palermo nel 1392, noto come "miracolo delle catene".
Origine del titolo Dire "Maria della Catena" significa dire "Maria che spezza le catene", ovvero riconoscere nella Vergine colei che scioglie quei vincoli (le catene appunto) che rattristano la vita di ogni uomo. L'origine di questo titolo risale al XIV secolo, in un contesto in cui molte persone venivano ridotte in condizioni di prigionia e schiavitù (situazione che, tra l'altro, aveva fatto sorgere nel XIII secolo in Spagna l'opera dei padri mercedari e per cui nasceva l'analogo titolo di Madonna della Mercede) e invocavano per questo la protezione della Vergine.
Il titolo risultò felicemente adeguato ad esprimere la singolare associazione della Vergine Maria al mistero pasquale del Figlio che ha spezzato le catene del peccato del genere umano.
Ma la sua grande diffusione nel meridione d'Italia è legata principalmente ad un prodigio avvenuto secondo la tradizione nell'agosto del 1392 a Palermo, che vide la liberazione miracolosa di tre condannati a morte per l'intercessione della Vergine. In alcuni luoghi tuttavia il culto della Madonna con il medesimo titolo si sviluppò anche per altre ragioni, indipendenti dal suddetto prodigio.
Il prodigio delle catene Racconto del prodigio
Secondo il racconto del prodigio degli storici Mongitore e Pirri, regnando in Sicilia Martino I il Giovane (1385-1409), tre uomini furono condannati a morte in Palermo nell'agosto 1392. Furono condotti a Piazza Marina, dove avrebbero dovuto essere impiccati. Proprio mentre venivano preparate le forche, si scatenò un assai violento temporale che costrinse il popolo a fuggire e i carnefici con i tre condannati a rifugiarsi nella vicina Chiesa della Vergine del Porto, presso il mare, non essendosi potuti trasferire nel carcere. I rei furono legati l'un l'altro a doppie catene, dopo che la chiusura della porta era stata assicurata. Il temporale si protrasse molto a lungo nella notte, così l'esecuzione veniva rimandata al domani. I tre, sorvegliati dalle guardie, si portarono lacrimando ai piedi dell'immagine della Madonna che si ergeva sull'altare e cominciarono a pregarla insistentemente, vedendo nella tempesta un auspicio di salvezza. A un tratto, mentre i soldati cadevano in un profondo sonno, le catene che trattenevano i tre si spezzarono, mentre la voce della Madonna - che sembrava provenire dalla sacra immagine - li rassicurava:"Partite alla libertà, né v'opprima alcun timore di morte: a mia intercessione già il mio divino Figliuolo, che porto in braccio, v'ha sciolto dalle catene e v'ha concesso la vita!". Le catene caddero senza far rumore e la porta si spalancò, i tre innocenti uscirono dal tempio e le guardie si svegliarono solo all'alba. Ben presto i soldati riuscirono a riprendere i fuggitivi, ma furono fermati dal popolo che ricorse al re Martino I. Quando questi udì il racconto del miracolo, e che le catene si erano infrante per l'intercessione della Vergine, subito li dichiarò liberi. Proprio il re e la regina furono i primi a portarsi alla chiesetta per vedere le catene spezzate e rendere commosso omaggio a Maria. Insieme all'eco del miracolo si diffuse ovunque la devozione per la "Madonna della catena", la Madonna della Misericordia oltre ogni umana giustizia e della speranza oltre ogni umana speranza; così, frotte di pellegrini e infermi giunsero alla chiesa, attratti sia dalla fama del miracolo, sia dal desiderio della sanità, ottenendo ogni sorta di grazie e favori.
Data del prodigio La data del miracolo accettata dalla maggior parte degli autori è il 23 agosto 1392. A questo proposito spiega il Mongitore che, sebbene una iscrizione marmorea realizzata dopo alcuni secoli e collocata sotto un quadro raffigurante il miracolo ne fissasse la data al 13 Agosto 1391, la maggior parte degli autori concorda nel fissarla al 23 agosto dell'anno successivo. Il Pirri inizialmente colloca il miracolo al 23 agosto 1391, ma poi lo corregge in un'appendice al 23 agosto 1392. Spiega infatti il Mongitore che, se il prodigio è avvenuto regnando Re Martino (e la stessa iscrizione lo riporta), dal momento che questi vide Palermo solo nel 1392, il miracolo deve essere ricondotto a tale data.
Luoghi del prodigio Teatro del prodigio, secondo la tradizione, fu il quartiere medievale Cala di Palermo, dove si trovava l’antico porto commerciale della città, al cui ingresso - a destra - sorgeva la piccola chiesetta detta della Madonna del Porto, documentata già nel 1330. Nello stesso luogo oggi sorge la nuova e assai più grande chiesa, capolavoro dell'architettura gotico-catalana, che fu realizzata grazie al "tesoro" che si andò costituendo con i doni portati dai numerosi pellegrini provenienti da tutta l'isola; secondo lo storico Gaspare Palermo è probabile che anche il Re Martino e la regina Maria abbiano contribuito allo scopo con le loro regali elargizioni. L'edificazione del grande tempio da dedicare alla "Madonna della Catena" fu progettata e finalmente iniziata nel centenario del miracolo dall'architetto Matteo Carnilivari (Noto, prima metà del XV secolo - 1506) e giunse al termine sotto la direzione degli architetti Scaglione e Belguardo intorno al 1520. All'interno del nuovo edificio tuttavia è stata inglobata (senza che venisse del tutto demolita) l'antica chiesetta del porto, che oggi costituisce la seconda campata laterale della navata destra: nella cappella, impreziosita da numerose opere di pregio, sono dunque visibili ancora oggi l'antico ingresso varcato dai condannati e il trecentesco affresco che compì il miracolo e fece udire la sua voce, incorniciato da un baldacchino con colonne in alabastro, ogni anno meta privilegiata di diversi pellegrinaggi. Di autore ignoto, l'immagine prodigiosa rappresenta la "Vergine delle grazie", cioè la Madonna mentre allatta il Bambino, e caratteristica di questo dipinto è proprio l’aspetto del Bambino che - seguendo i canoni tipici delle iconografie bizantine - è raffigurato con sembianze adulte; questo perché nella cultura liturgica bizantina si riteneva che Gesù fosse stato sempre saggio e maturo, già sin da bambino, come la testolina semi calva con incipienti stempiature intende suggerire. A partire dal XVI-XVII secolo l'affresco è stato nascosto alla vista dei fedeli dalla sovrapposizione di un altro affresco, sempre a tema mariano, applicato con grande probabilità nel periodo successivo al Concilio di Trento (1545-1563), forse perché l'immagine prodigiosa non era stata ritenuta conforme ai canoni del Concilio in quanto rappresentava la Vergine con il seno nudo (alcune porzioni di questa copertura si possono ancora vedere ai lati dell'immagine, come testimonianza storica). L'affresco è stato invece riportato alla luce, soltanto durante i restauri del 1990, che hanno consentito a fedeli e visitatori di poter riabbracciare, dopo diversi secoli, quell'antica immagine cara alla devozione popolare.
Diffusione del culto Secondo molti autori - il Mongitore cita a questo proposito Pirri, Cannizzaro, Massa, Silos e Novarini - il titolo di Madonna della Catena nasce in Sicilia proprio in seguito al miracolo dei condannati di Palermo; secondo altri autori, invece, è probabile che il nome "chiesa della catena" si usasse già prima in Palermo ma solo in senso geografico, cioè per indicare la chiesetta del porto, poiché ad essa veniva attaccata l'estremità destra della lunga e massiccia catena che chiudeva il porto per motivi di sicurezza, che è menzionata nei registri del senato Messinese già nel 1326, come riporta Gaspare Palermo. Fatto sta che, ad ogni modo, il titolo di "Madonna della Catena" nel XV secolo si inizia a diffondere nell'isola insieme alla notizia del prodigio palermitano, dunque solo una volta assunto il significato di "Madonna che libera dalle catene", di "potente liberatrice" proprio sull'onda dell'evento miracoloso sopra riportato, affermandosi rapidamente non soltanto in Palermo bensì in diversi altri luoghi della Sicilia e della Calabria. L'espansione della devozione ebbe poi uno sviluppo ancora maggiore nel secolo XVI, quando la Vergine della Catena divenne patrona di molti comuni dell'isola, soprattutto sul versante orientale - uno dei primi fu Riesi (CL) - e venerata in tantissimi altri, raggiungendo tutto il Meridione d'Italia e non solo, dove il suo culto esiste tutt'oggi (è significativo che alcuni comuni come Aci Catena e Catenanuova debbano il loro nome proprio a questa devozione mariana).
Storicità del prodigio Varie sono le posizioni sulla storicità dell'evento prodigioso: gli autori riportati dal Mongitore (ancora una volta Pirri, Cannizzaro, Massa, Silos e Novarini) ne sostengono l'autenticità; qualche autore moderno solleva invece qualche perplessità, a motivo del fatto che le cronache del prodigio di cui noi oggi disponiamo sono un po' più tardive rispetto all'avvenimento. A questo proposito, se è vero che non è possibile affermare con assoluta certezza storica che il miracolo sia realmente avvenuto, tuttavia bisogna considerare pure che vi sono elementi che depongono a favore della sua autenticità: il titolo, infatti, già nel Quattrocento doveva avere avuto una certa diffusione in quanto lo testimoniano alcune opere artistiche, ad esempio un polittico realizzato a Taormina nel 1504 (prima ancora della costruzione della chiesa grande), per cui è assai probabile che si parlasse del miracolo già allora, ovvero pochi decenni dopo la tradizionale data del prodigio; inoltre, il fatto che nel costruire la nuova chiesa si sia avuta la cura di conservare l'affresco trecentesco della precedente chiesetta del porto a cui è attribuito il prodigio, anziché demolirla del tutto (cosa che sarebbe stata più agevole) può comunque considerarsi un altro indizio che già allora quel luogo e quel dipinto si ritenessero particolarmente significativi. Bisogna poi osservare anche che il tempio fu molto caro a diversi nobili e ricevette visite (documentate) da personaggi illustri nel corso dei secoli, tra i quali la regina Giovanna di Trastámara e il viceré Ferrante I Gonzaga.
Culti locali di diversa origine La Vergine Maria è venerata con il titolo di "Madonna della Catena" anche in diversi luoghi in cui il suo culto nacque per motivi diversi dal "prodigio delle catene" di Palermo: in alcuni luoghi - come Laurignano o San Silvestro al Quirinale - il culto è legato ad altri eventi miracolosi, in altre città esso deriva da altri eventi locali o anche dalle incursioni barbaresche (del XVI secolo) che riducevano molti in schiavitù, i quali si appellavano alla Madonna per supplicare la propria liberazione; in questo senso il titolo della Catena si apparenta anche ad altri titoli mariani analoghi come quello di Madonna del Soccorso o degli Schiavi, Madonna di Aparecida, e Madonna della Mercede (che significa "della Misericordia" e nasce in Spagna con l'opera dei padri Mercedari).
Significato del titolo Il titolo di Madonna della Catena, al di là della dimensione miracolistica e devozionale, possiede un profondo significato spirituale e teologico, ben comunicato dall'iconografia con cui viene comunemente raffigurata; la Vergine è infatti rappresentata mentre mostra ai fedeli la catena (slegata), che reca in mano come un trofeo, come una perenne testimonianza della sua potenza e della sua pietà, invito a sperare oltre ogni umana speranza; in quella catena si possono leggere tutte le catene, le angustie, i problemi, i pericoli che attanagliano la vita umana, che Maria può trionfalmente sciogliere.