Dalla nascita alla fine della Seconda Guerra Mondiale Nato a Ferrara il 4 ottobre 1903 da una famiglia di modesti commercianti di origine bracciantile, inizia presto ad occuparsi di problemi sociali e politici, stimolato dalle drammatiche conseguenze della prima guerra mondiale e dalla conseguente crisi economica e politica.
Il suo precoce attivismo ha subito delle conseguenze. Il primo fermo da parte dei Carabinieri avviene infatti all'età di 14 anni, nel 1917, per diffusione di volantini socialisti contro la guerra. Farà parte delle organizzazioni socialiste per alcuni anni, pur rendendosi conto dell'inadeguatezza del P.S.I nei confronti dell'avvento del fascismo e dei problemi sociali, anche a seguito dei tragici fatti di Palazzo d'Accursio a Bologna (il 21 novembre 1920), e del Castello Estense a Ferrara (20 dicembre 1920)Due gravi episodi di scontri provocati dai fascisti nei confronti di manifestazioni socialiste.
Studia e approfondisce le sue conoscenze dei classici del pensiero socialista, e aderisce alla frazione “terzinternazionalista”Socialisti aderenti alle tesi della III Internazionale Comunista del P.S.I considerando inadeguato il massimalismo socialista, ma non partecipa alla scissione di Livorno che porta alla nascita del P.Cd'I.Partito Comunista d'Italia, con il quale inizialmente non ha rapporti. Lavora tuttavia nei circoli giovanili socialisti, per dare contenuto politico all'organizzazione e per stabilire i contatti con i giovani antifascisti della città e della provincia di Ferrara.
Nel 1922, quando la violenza fascista si fa sempre più massiccia, fino a culminare nella “Marcia su Roma”, è costretto ad abbandonare la scuola a causa delle persecuzioni di cui è fatto oggetto, anche da parte degli insegnanti, come studente socialista. Già nel 1921 era stato fermato dai Carabinieri e subito rilasciato perché sorpreso con altri compagni a cantare Bandiera Rossa.
Nuovamente arrestato il 24 dicembre 1922, a Milano, dove si era recato per una riunione di partito, e rilasciato dopo una decina di giorni, inizia di nuovo a Ferrara l'attività politica vera e propria per la quale è sempre più preso di mira dalle autorità di polizia e costretto a lasciare il lavoro presso un commerciante di mobili (dove attiva uno dei centri dell'organizzazione socialista). Qui i socialisti terzinternazionalisti si avvicinano sempre di più alle idee del PCd'I, nel quale entreranno nel 1924. Bosi assume ufficialmente la direzione della frazione di Ferrara ed entra sempre più in contatto con i comunisti ferraresi.
Nel dicembre del 1923 abbandona Ferrara e si reca a Milano, entra negli organismi dirigenti della Federazione Giovanile Socialista, e si adopera per la fusione tra Partito Comunista e socialisti terzinternazionalisti, che avverrà nel 1924.
L'attività politica, da quel momento in avanti, sarà sempre più difficile e pericolosa, imperniata soprattutto sul sostegno all'organizzazione contro gli attacchi fascisti e della polizia. Bosi la svolge in varie zone d'Italia, e viene di nuovo arrestato alla fine del 1924 in Abruzzo e successivamente nel maggio 1925 a Foggia. Di qui viene tradotto a Ferrara, dove subisce un brutale pestaggio che lo fa ricoverare in ospedale, dal quale fugge e torna a Milano. Qui riprende l'attività, soprattutto di propaganda, seguendo le direttive di Antonio Gramsci, che conosce personalmente. Attività che, dopo la momentanea crisi del fascismo conseguente al delitto Matteotti, entra nella quasi completa clandestinità a causa delle persecuzioni.
Bosi viene destinato dal partito al Sud, dove il lavoro è più difficile e rischioso per la diffidenza delle popolazioni e la presenza di un fascismo diffuso e subdolo. Diventa segretario interregionale della Federazione Giovanile Comunista per la Sicilia e la Calabria e si trasferisce a Catania. Qui nel 1926 la polizia arresta tutti i dirigenti del partito e della federazione giovanile, compreso Bosi. Nel frattempo sono uscite le leggi speciali fasciste, che superano il vecchio codice penale, e dunque gli arrestati verranno processati dal Tribunale Speciale. Trasferiti a Roma a Regina Coeli, il processo, che si terrà solo nel 1928, commina a Bosi la condanna più pesante tra tutti i condannati. Gli saranno inflitti dieci anni.
Gli anni del carcere significano isolamento, percosse, angherie, alle quali resiste leggendo e studiando, anche lingue straniere, sui libri della biblioteca del carcere o mandati da casa, tentando di mantenersi in salute, di non incappare nelle punizioni.
La detenzione è dura, tra cimici, mancanza di igiene, freddo, perquisizioni “esterne e interne”, convivenza con detenuti comuni mafiosi o criminali. Durante la detenzione muoiono prima il padre, la cui scomparsa lascia la madre e una sorella nella quasi indigenza, poi la madre.
Passa da un carcere all'altro, Portolongone (oggi Porto Azzurro), Spoleto, Civitavecchia, dove trova altri dirigenti comunisti come Girolamo Li Causi, Umberto Terracini, Gian Carlo Pajetta, Emilio Sereni. Uscirà, nel dicembre 1932 per l'amnistia proclamata per il decennale dell'avvento del partito Fascista al potere.
Dopo la scarcerazione torna a Ferrara dove si dedica alla riorganizzazione del Partito Comunista e alle lotte di braccianti, contadini, anche fuori provincia. Le attività sono intense ed efficaci, e ciò lo porta ad un nuovo arresto nel 1933 e a un nuovo processo del Tribunale Speciale, che gli infligge altri 16 anni di carcere. Resterà a Civitavecchia fino al 1941, e questi anni, nonostante la detenzione dura, sono anni di studio, di discussioni politiche con gli altri detenuti, di approfondimenti e di elaborazioni importanti per quella che sarà la politica del dopoguerra. In particolare Bosi approfondisce le tematiche economiche e agrarie, che saranno anche dopo la guerra una delle sue passioni e materia di incarichi importanti.
Sono gli anni di maggiore potere del regime, e di arresti eccellenti, come quello di Antonio Gramsci, ma anche di ammonizioni, confino, disoccupazione forzata, divieto di pubblicazioni e di ogni forma di comunicazione. La più assoluta clandestinità per comunisti e antifascisti.
Usufruendo di una nuova amnistia esce dal carcere nel febbraio 1941 e viene inviato a Ferrara in libertà vigilata. Riprende l'attività di contatto con gli antifascisti e i comunisti, lavorando per l'unità delle forze antifasciste, attività che si intensifica nel 1943, quando si inizia a preparare la lotta armata pensando che la caduta del fascismo sia imminente, prima , dal maggio 1943, a Milano, dove diviene segretario della federazione comunista, poi dopo l'8 settembre in Piemonte, e poi nel giugno del 1944 a Genova, con l'incarico di ispettore politico e militare. Il periodo del governo Badoglio vede un allentamento della repressione e un'attività semi-clandestina, ricominciano a uscire l'Unità e altre pubblicazioni politiche.
A Milano gli capita di fare un colloquio, come allora avveniva, con un giovane attivista. Era il 26 luglio del 1943. Quel giovane era Pietro Ingrao.
Attività e incarichi del dopoguerra La lotta partigiana porterà alla preparazione dell'insurrezione del 1945, alla quale Bosi non partecipa poiché chiamato a Milano a sostituire al lavoro giovanile Eugenio Curiel, assassinato dai fascisti. Di passaggio a Milano ha conosciuto, ancora in clandestinità, quella che diventerà sua moglie dopo la Liberazione, Anna, una giovane donna impegnata da tempo nel lavoro clandestino contro i fascisti e i nazisti, che occupano la città. La rivede il 26 aprile e da quel momento non si separeranno più.
Ai primi di maggio 1945, dopo la Liberazione, è inviato a Roma come delegato del Comitato di Liberazione Nazionale e rappresentante del Fronte della Gioventù (conosciuto col nome di Ernesto, usato in clandestinità), con il compito di chiedere al governo in carica il ristabilirsi della vita democratica nel Paese, compresa l'indizione di libere elezioni. L'allora ministro Alcide De Gasperi non li riceverà nemmeno.
A Roma viene raggiunto dalla compagna, dopo un viaggio avventuroso con i mezzi di fortuna che si potevano trovare in quel momento.
Tutti brani autografi sono tratti dal volume Il bastone e la galera, vita di un giovane italiano durante il ventennio, di Ilio Bosi, editore Gabriele Corbo, marzo 1995
Inizia intanto ad occuparsi di nuovo del Mezzogiorno, del Partito e di problemi di agricoltura. Tornato a Ferrara diviene Segretario della Federazione del Partito Comunista che acquisisce enormi consensi divenendo una organizzazione di massa impegnata nella ricostruzione post bellica e della partecipazione democratica, distrutta dagli anni del fascismo, e delle istituzioni locali. Si adopera quindi per la ricostruzione della legalità, delle strutture e delle contrattazioni sindacali, come ad esempio quelle bracciantili, mentre si preparano il referendum istituzionale, le nuove elezioni per l'Assemblea Costituente e le amministrative del 1946.
Bosi viene eletto alla Costituente, ed è quindi uno dei padri della Costituzione Italiana e della Repubblica democratica. Viene inoltre chiamato alla segreteria nazionale della ConfederterraLa Confederterra (Confederazione Generale dei Lavoratori della Terra, fu costituita nel 1946 a Bologna (17-21 ottobre) in pieno clima unitario post bellico. Presieduta inizialmente da Raffaele Pastore, essa fu successivamente diretta da Ilio Bosi. Per le complesse vicende che contraddistinsero la vita sociale di quegli anni, a partire dalla scissione sindacale del 1948, e che coinvolsero anche le organizzazioni legate alla piccola proprietà e all'associazionismo contadino, il progetto originario della Confederterra si scontrò con ostacoli sempre maggiori svuotandosi del suo significato. Nel 1956, all'epoca del 4º Congresso della Federbraccianti, gli organi dirigenti della Confederterra erano ormai costituiti solamente dalla somma degli organi dirigenti della Federbraccianti e della Federmezzadri. La struttura iniziale – »nuova Federterra» – risaliva al 1944 (Bari, 23 marzo), ed era stata pensata come organizzazione nazionale non solo, o non prioritariamente, dei braccianti, ma di tutti i lavoratori della terra. Il progetto di statuto di quella che fu poi la Confederterra venne presentato al 1º Convegno nazionale dell'organizzazione che veniva ancora indicata come Federterra, al quale parteciparono rappresentanze di mezzadri, coltivatori diretti e cooperatori (aprile 1946). La Confederterra nasceva come organismo unitario e direttivo di tutti i sindacati e delle varie federazioni aderenti. Per le complesse vicende che contraddistinsero la vita sociale di quegli anni, a partire dalla scissione sindacale del 1948, e che coinvolsero anche le organizzazioni legate alla piccola proprietà e all'associazionismo contadino, il progetto originario della Confederterra si scontrò con ostacoli sempre maggiori svuotandosi del suo significato. Nel 1956, all'epoca del 4º Congresso della Federbraccianti, gli organi dirigenti della Confederterra erano ormai costituiti solamente dalla somma degli organi dirigenti della Federbraccianti e della Federmezzadri. (Confederazione Generale dei Lavoratori della Terra, nata come organizzazione unitaria di tutti i lavoratori della terra, braccianti, contadini, mezzadri), alla cui guida resterà fino allo scioglimento nel 1956. Nel periodo della segreteria di Bosi nasce il primo contratto nazionale dei braccianti, poi quello dei mezzadri, con l'appoggio della CGIL e delle categorie dei lavoratori dell'industria.