L'abbazia di Santa Maria di Valdiponte è un antico complesso monastico benedettino situato a nord di Perugia, presso la località Montelabate, nome con il quale è oggi comunemente nota.
Storia La fondazione La data di fondazione non può essere determinata con esattezza, ma è collocabile nel IX-X secolo: le prime evidenze documentarie, infatti, risalgono al 969: papa Giovanni XIII, con un privilegio, conferma all'abate Pietro le proprietà monastiche e lo incarica di restaurare e riformare il monastero secondo l'antica regola di san Benedetto… quia vero monasterium ipsum destructum esse videtur, tuo namque studio tuoque labore reedificare et ad pristinum revocare statum desideramus atque servos Dei monacos castamque vitam degentes secundum regulam beati Benedicti sub monastica disciplina inibi adgregare: cfr. Le più antiche carte dell'abbazia di S. Maria Val di Ponte (Montelabbate), a cura di Vittorio De Donato, 2 voll., Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1962 e 1988, I, doc. n. 1, p. 3., segno che esso doveva già avere alle sue spalle una parabola fondazione-crescita-decadenza.
A dire il vero, l'esegesi di tale documento presenta qualche difficoltà: esso è pervenuto, infatti, solo in copie settecentesche, a opera dell'erudito perugino Annibale MariottiSulla cui figura si vedano gli atti del recente convegno, pubblicati in Annibale Mariotti 1738-1801. Cultura scientifica, storica e politica nell'Umbria di fine Settecento, Atti del Convegno di studi (Perugia, 13-14 dicembre 2001), a cura di Mario Roncetti, Perugia, Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria, XCIX, Fascicolo II (2002). e del padre Giancolombino Fatteschi, rispettivamente del 1787 e 1797, tratte non dall'originale ma da un'altra copia non pervenutaci (presumibilmente la stessa), e Vittorio De Donato, l'editore delle pergamene più antiche del monastero, ha potuto attribuirlo a papa Giovanni XIII solo attraverso i nomi di scriniario e datario (in precedenza studiosi come Amatori ne attribuivano la paternità a papa Giovanni XIX, postdatandolo dunque di circa un secolo, all'anno 1030Le valutazioni di Amatori, da lui espresse nel suo manoscritto Brevi notizie per la storia del monastero di Valdiponte, si ritrovano in Ettore Ricci, Santa Maria di Valdiponte, in "Bollettino della Regia Deputazione di Storia Patria per l'Umbria", XXXIII (1936), pp. 249-324: p. 263, e sono riprese anche in Raffaello Zampa, Illustrazione storico-artistica del monastero di Montelabbate nel Comune di Perugia, S. Maria degli Angeli, Tip. Porziuncola, 1908, pp. 6-7. Di contro, già Mariotti indicava l'anno 970, ingannato dall'uso dell'indizione anticipata, e Kehr correttamente data 969: cfr. P.F. Kehr, Papsturkunden in Umbrien, in Id., Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur "Italia pontificia", 6 voll., Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1977, I (1896-1899), pp. 387-434: p. 409; Id., Regesta pontificum Romanorum. Italia pontificia. Vol. IV: Umbria. Picenum. Marsia, Berolini apud Weidmannos, 1909, rist. anast. 1961, pp. 76-77. Per la datazione di De Donato cfr. Le più antiche carte, I, pp. X, XIX e note introduttive al doc. n. 1, p. 1. Per la sua identificazione di Leone scriniario e Guido datario e bibliotecario egli si è valso del lavoro di Santifaller, cfr. L. Santifaller, Saggio di un elenco di funzionari, impiegati e scrittori della cancelleria pontificia dall'inizio all'anno 1099, in Bollettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo e Archivio Muratoriano, LVI (1940), pp. 90-99.). Inoltre, l'apparente omonimia fra questo abate di Valdiponte e il contemporaneo abate di San Pietro di Perugia (entrambi infatti, a quanto sembra, avevano nome Pietro), destinatario anch'egli, con tutta probabilità, di una bolla di Giovanni XIII, ha spinto Giorgio Cencetti a ipotizzare l'eventualità che il documento originale fosse in realtà indirizzato a quest'ultimo, e che la pergamena da cui poi nel XVIII secolo si trassero le copie ora nell'archivio di Valdiponte fosse in realtà una falsificazione opera di qualche monaco o notaioGiorgio Cencetti, L'Abbazia di S. Pietro nella storia di Perugia, in Convegno storico per il Millennio dell'Abbazia di S. Pietro in Perugia, "Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria", LXIV/2 (1967), Perugia, 1967, pp. 46-68: pp. 51-53..
La prima attestazione certa di Valdiponte, da un documento originale, è allora la menzione che ne viene fatta in un testamento del settembre 995, che è anche il documento più antico conservato presso l'Archivio di Stato di PerugiaLe più antiche carte, I, doc. n. 2, p. 4. Cfr. anche Sergio Mochi Onory, Ricerche sui poteri civili dei vescovi nelle città umbre durante l'alto Medio Evo, Roma, Rivista di storia del diritto italiano, 1930, pp. 141, 201-202; Attilio Bartoli Langeli, Il regista. Urso (Perugia, 995), in Id., Notai, Roma, Viella, 2006, pp. 37-58..
L'espansione I secoli XI-XII costituiscono, per il monastero, la fase di espansione della proprietà fondiaria e di affermazione della propria posizione egemonica su un vasto territorio, che, senza contare le aziende più distanti e isolate, raggiungerà a ovest il lago Trasimeno, a sud la città di Perugia, a est si estenderà anche all'interno della diocesi di Gubbio, a nord fino all'attuale UmbertideLe più antiche carte, II, p. XII.. Il meccanismo di costruzione di tale fortuna è quello tipico delle fondazioni monastiche del periodo, le donazioni pro anima o le cessioni di diritti.
Decisivo per le successive fortune del cenobio fu il momento della sua diretta soggezione alla Santa Sede e dello svincolamento da qualsiasi pretesa del potere episcopale locale. A questo traguardo Valdiponte giunse in modo non propriamente lineare, nel corso di una vicenda che la vide accomunata ad altre due importanti istituzioni monastiche del territorio, nuovamente S. Pietro di Perugia e San Salvatore di Monteacuto. Poste sotto la giurisdizione del vescovo Andrea da Benedetto IX (1034) e Gregorio VI, i successori di questi, Clemente II e Leone IX, per fermarne la dispersione dei beniIl vescovo se ne era servito per accrescere la mensa del capitolo della cattedrale di Perugia, cfr. Memorie istoriche de' castelli e ville del territorio di Perugia raccolte da Annibale Mariotti. Porta Sole, Perugia, Archivio del monastero di San Pietro, c.m. 294, pp. 270-271., ne annullarono le disposizioni, confermando ai rispettivi abati i loro possessi mobili e immobili, come il diritto a percepire le decime e le primizie, la facoltà di scegliere qualsiasi vescovo per l'ordinazione dei chierici, nonché il loro status di immediata soggezione al papaUgolino Nicolini, Note su Gregorio VII e i suoi rapporti con le Abbazie Benedettine umbre, in Aspetti dell'Umbria dall'inizio del secolo VIII alla fine del secolo XI. Atti del III Convegno di Studi Umbri (Gubbio, 23-27 maggio 1965), a cura della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Perugia, Gubbio, Centro di Studi Umbri, 1966, pp. 273-282: pp. 275-276; Una chiesa attraverso i secoli. Conversazioni sulla storia della Diocesi di Perugia, coordinate da Giovanna Casagrande e Luciano Tosi, 3 voll., Perugia, Quattroemme, 1995, I: Le origini e l'età medievale, a cura di Giovanna Casagrande, pp. 17, 83, 85-86..
I secoli XI e XII vedono in Europa il diffondersi dei movimenti di riforma monastica, a partire da quelli sorti a Cluny e Cîteaux, per giungere alle nuove proposte elaborate a Camaldoli, Vallombrosa, etc.; Valdiponte rimane però estranea a questa generale tendenza al rinnovamento: l'abbazia non entra a far parte di alcuna struttura congregazionale, e continuerà a essere benedettina della primitiva osservanza, autonoma e autocefala, alle dirette dipendenze di Roma (solo nel 1749 vi verrà introdotta la riforma cistercense).
A partire dal XIII secolo, la natura della documentazione muta: la fonte è sempre costituita unicamente dal fondo diplomatico (le prime scritture su registro conservate compaiono solo nel 1265), ma le donazioni e le acquisizioni si fanno più rare, e cedono il posto a sempre più numerose concessioni enfiteutiche o di livello, di media e lunga durata, di terreni di proprietà dell'abbazia a laici della zona dipendenti dal monastero.
Situato in un punto strategicamente importante tra le due città di Perugia e Gubbio, il monastero intrattiene rapporti con entrambi i Comuni; dalla documentazione appaiono più intensi ma nel complesso tranquilli quelli con Perugia, più sporadici ma con punte di tensione quelli con Gubbio: forse la massima frizione tra il monastero e quest'ultimo si ha negli anni 1270-1276, con il tentativo di Gubbio di assicurarsi il controllo sul castrum Fiblini, episodio da collocarsi nel più ampio contesto dei rapporti fra la città e Perugia in quel periodo: il ruolo di mediazione svolto dall'abbazia è testimoniato anche dal fatto che fu poi sede per la stipula del compromesso fra i due Comuni del 21 giugno 1259V. Ansidei, L. Giannantoni, I codici delle Sommissioni del Comune di Perugia, in "Bollettino della Regia Deputazione di storia patria per l'Umbria", III (1897), pp. 191-210: p. 201, e Pio Cenci, Le relazioni fra Gubbio e Perugia nel periodo comunale, in "Bollettino della Regia Deputazione di storia patria per l'Umbria", XIII (1907), pp. 521-572: p. 555..