La teologia cristiana è la disciplina che studia il Dio del Cristianesimo e il modo attraverso cui, secondo l'interpretazione cristiana, questi si relaziona con l'uomo nell'arco dell'intera storia della salvezza, culminata con la missione e il sacrificio redentore di Gesù.

Definizione Il termine teologia non compare come tale nelle Sacre Scritture, sebbene l'idea vi sia ampiamente presente. Il teologo Benjamin B. Warfield (1851-1921) propose la definizione divenuta classica: «La teologia è quella scienza che tratta di Dio e delle relazioni tra Dio e l'universo».«Theology is [therefore] that science which treats of God and of the relations between God and the universe» (The Idea of Systematic Theology, p. 248, in The Presbyterian and Reformed Review, VII, 1896, pp. 243-271).

La teologia cristiana è l'esercizio della ragione sul messaggio della rivelazione accolto dalla fede. Alla base c'è, dunque, il rapporto tra fede e ragione che la tradizione cattolica, ma non solo, concepisce all'insegna della complementarità. Gli apologeti cristiani definivano infatti la propria fede come "vera filosofia", cioè come autentica risposta alle domande filosofiche.

Nell'enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II si legge in proposito:

In maggiore dettaglio, la teologia può essere definita come la disciplina che: presenta una formulazione unificata della verità su Dio e dei Suoi rapporti con l'umanità e l'universo, così come vengono presentati dalla divina rivelazione; applica queste verità all'intera sfera della vita e del pensiero umani.

Storia della teologia cristiana Le prime forme di teologia cristiana si ebbero con i cosiddetti Padri Apostolici del II secolo, nessuno dei quali tuttavia rientra nel novero degli Apostoli di Gesù, appartenuti al secolo precedente.Il nome improprio di "Padri Apostolici" è stato ideato dal teologo francese Jean Baptiste Cotelier nel XVII secolo. I Padri Apostolici affrontarono già in modo rilevante alcuni aspetti dell'argomento profetico-dottrinale del cristianesimo. Tra i documenti più preziosi che essi hanno lasciato vi era la Didaché, un testo contenente alcune indicazioni di natura educativa e morale.

Il discorso di Paolo sull'Areopago

Il primo incontro tra cristianesimo e pensiero greco si ebbe col discorso di Paolo di Tarso agli Ateniesi:

«Ateniesi, vedo che sotto ogni aspetto siete estremamente religiosi. Poiché, passando, e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: «Al dio sconosciuto». Orbene, ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo; e non è servito dalle mani dell'uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa. Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: «Poiché siamo anche sua discendenza». […] Dio dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo che egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti».

(Atti degli apostoli, 17, 16-31)

I Padri apologisti Fu solo con i primi Padri apologisti, tuttavia, che il pensiero cristiano cominciò ad assumere gradatamente le vesti della teologia, ovvero di un tentativo di pensare la divinità anche con gli strumenti della ragione, non tanto per rinforzare la fede, quanto allo scopo di difenderla dalle critiche nei suoi confronti. Nel clima cosmopolita dell'ellenismo greco-romano, inoltre, sempre più si era venuta a creare l'esigenza di distinguere l'autentico credo cristiano dagli apporti di altre dottrine. Il rapporto con la filosofia greca e pagana, in particolare, fu al centro di un vivo dibattito: già in precedenza Paolo di Tarso aveva più volte contrapposto la sapienza sofistica delle tradizioni umane«Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo?» (1ª Corinzi 1, 20). alla sapienza divina, la quale egli invitava a conoscere con gli «occhi della mente».Romani 1, 20 Un embrionale tentativo di fusione tra pensiero greco e religione mosaica era stato poi compiuto da Filone di Alessandria, generalmente ritenuto il primo ad aver interpretato in maniera platonica la Bibbia, e per questo considerato un precursore della Patristica.G. Reale, Filone di Alessandria e la prima elaborazione filosofica della dottrina della creazione, in AA.VV., Paradoxos politeia. Studi patristici in onore di Giuseppe Lazzati, Milano 1979, pp. 247-287.

In generale si può dire che il retaggio culturale pagano fu accolto dai primi cristiani con accenti diversi, senza identificare automaticamente i suoi sistemi di pensiero con il messaggio evangelico, ma anzi con una certa coscienza critica che ad esempio in Tertulliano si tramuta in aperta diffidenza. Egli infatti si domanda: «Che cosa hanno in comune Atene e Gerusalemme? Che cosa l'Accademia e la Chiesa?».Tertulliano, De praescriptione haereticorum, VII, 9. Introducendo per la prima volta il concetto di Persona, Tertulliano sostenne che i dogmi della religione cristiana vanno sostenuti con convinzione tanto maggiore quanto meno risultino comprensibili alla ragione; tesi riassunta nell'espressione Credo quia absurdum («Credo perché è assurdo»).In realtà la frase esatta pronunciata da Tertulliano era: «Natus est Dei Filius; non pudet, quia pudendum est: et mortuus est Dei Filius; prorsus credibile est, quia ineptum est», che si traduce con: «Nato Figlio di Dio; non si vergogna, perché v'è da vergognarsi: e il Figlio di Dio è morto: che è del tutto credibile, perché è del tutto incredibile» (De Carne Christi, cap. V).

Altri apologisti si dimostrarono invece più aperti alla possibilità di un dialogo con la filosofia. Giustino ad esempio fu tra i primi teologi a identificare il Cristo incarnato con il Logos dei greci, termine che egli trovava adoperato nel prologo di Giovanni. Logos, tradotto in latino con Verbo, significava essenzialmente la ragione o il fondamento universale del mondo, ed era una concetto chiave in particolare della filosofia stoica e neoplatonica.

Anche Ireneo si mostrò disponibile ad accogliere alcuni princìpi generali del neoplatonismo, da lui giudicato affine al cristianesimo; d'altro lato egli mise in guardia dall'insorgere di correnti gnostiche in ambito cristiano, piuttosto diffuse allora, e nelle quali era prevalente l'aspetto ascetico ed esoterico, col tempo divenuto comunque patrimonio della Chiesa stessa. Ireneo, avversando il pessimismo gnostico volto a svalutare le realtà corporee, fu il primo teologo ad utilizzare il princìpio della successione apostolica per confutare i suoi oppositori, evidenziando una linea di continuità che nasce con Gesù, attraversa gli apostoli e prosegue tramite l'opera dei Vescovi.«La sua opera va ben oltre la confutazione dell'eresia: si può dire infatti che egli si presenta come il primo grande teologo della Chiesa, che ha creato la teologia sistematica; egli stesso parla del sistema della teologia, cioè dell'interna coerenza di tutta la fede. Al centro della sua dottrina sta la questione della Regola della fede e della sua trasmissione» (Benedetto XVI, dall'udienza generale su Ireneo di Lione). Questo ordine sacro rappresenta una vera e propria Tradizione, in possesso delle seguenti caratteristiche: essa ha un carattere pubblico, a differenza di quello segreto delle correnti gnostiche;Ireneo, Contro le eresie, 3,3,3-4. ha un carattere unitario, mentre le sette sono molteplici e diverse;Ibidem, 1,10,1-2. è guidata dallo Spirito Santo, cioè dallo spirito di Dio, e quindi non trasmette insegnamenti umani per quanto dotti o intelligenti.Ibidem, 3,24,1.

I primi sistemi teologici Tra coloro che si dedicarono alla formulazione di un primo grande sistema di filosofia figurò invece Clemente Alessandrino; come Giustino, anche Clemente arrivò a sostenere che Dio aveva dato la filosofia ai Greci «come un Testamento loro proprio».Clemente Alessandrino, Strom., 6,8,67,1. Per lui la tradizione filosofica greca, quasi al pari della Legge mosaica per gli Ebrei, è ambito di "rivelazione": sono due rivoli che in definitiva vanno verso lo stesso Logos. Raccogliendo la sua eredità, Origene Adamantio impresse una svolta decisiva alla teologia cristiana, rifondandola come esegesi e spiegazione delle Scritture. Secondo Eusebio di Cesarea, Origene «insegnò che la condotta deve corrispondere esattamente alla parola, e fu soprattutto per questo che, aiutato dalla grazia di Dio, indusse molti ad imitarlo»Eusebio di Cesarea, Storia Eccl., 6,3,7.

Origene fu inoltre tra i primi a utilizzare il termine homooùsios («consustanziale»)Dizionario interdisciplinare di scienza e fede, di Peter E. Hodgson. per indicare il rapporto di processione esistente fra le tre Persone della Trinità, in un'ottica tuttavia non di piena parità, ma di subordinazione del Figlio rispetto al Padre;Subordinazionismo e Triteismo . i suoi insegnamenti furono ripresi in seguito da Gregorio Nazianzeno che si espresse invece in favore di una pari dignità delle tre Persone divine, concetto quindi fatto proprio dal Concilio di Nicea (325), il quale stabilì: la dottrina dellhomooùsion, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio, con cui si negava che il Figlio fosse creato (genitum, non factum), e che la sua esistenza fosse posteriore al Padre (ante omnia saecula); la nascita virginale di Gesù, che venne così ufficialmente definita: «[Gesù] nacque da Maria Vergine»; la condanna in tutti i suoi aspetti dell'arianesimo, il quale sosteneva in particolare che Gesù non avesse natura divina come il Padre.

Il tema della consustanzialità delle tre Persone fu quindi ripresa da Agostino d'Ippona, oggi ritenuto il maggiore esponente della Patristica. Egli divenne un vescovo neoplatonico, e operò una delle più notevoli sintesi tra la filosofia greca e la fede cristiana, riprendendo soprattutto da Plotino il tema delle tre nature o ipostasi divine (Uno, Intelletto e Anima) e identificandole con le tre Persone della Trinità cristiana (Padre, Figlio e Spirito Santo), ma concependo il loro rapporto di processione non più in senso degradante, ma appunto in un'ottica di parità.

Secondo Agostino ci sono dei limiti oltre i quali la ragione non può andare, ma Dio può scegliere di illuminare con la fede l'anima dei suoi eletti, riuscendo a placare la loro sete di conoscenza. Agostino riprese da Plotino anche la concezione del male come semplice privazione dell'Essere, cioè di Dio: il male è dovuto perciò unicamente alla disobbedienza umana. A causa del peccato originale nessun uomo è degno della salvezza, ma Dio può scegliere in anticipo chi salvare, tramite il ricorso alla grazia; ciò non toglie che noi possediamo comunque un libero arbitrio.