Leconomia dell'Africa, o l'insieme delle attività economiche e delle risorse umane del continente, è difficile da descrivere. Il continente è, per certi versi, ricco di risorse naturali, idriche, forestali, minerarie, energetiche (petrolio e gas naturale), ma queste sono mal distribuite sull'intero territorio oppure non coinvolgono la popolazione locale nel ricavo economico dell'indotto.

Delle 54 nazioni che formano il continente – a cui vanno aggiunti alcuni territori appartenenti a nazioni europee – 25 appaiono tra i paesi più poveri della Terra. Allo stesso tempo, alcune nazioni hanno livelli di vita paragonabili a quelli occidentali (Sudafrica). Alcuni paesi dove la popolazione ha un livello di vita estremamente basso, sono ricchi di risorse il cui valore di mercato è infinitamente superiore a quello del prodotto interno lordo. Inoltre, il livello di povertà assoluta – da anni ormai comparato all'introito di un dollaro USA al giorno per persona – può dare risultati contrastanti. In alcune aree, questa è una cifra più che sufficiente per condurre una vita normale, altrove, anche all'interno dello stesso paese, è assolutamente insufficiente anche solo per i bisogni di base di una persona.

+ Dollari al giorno a persona per Stato africano nel 2017Stato africanoDollari al giorno a personaSeychelles42,98Guinea Equatoriale34,87Mauritius26,83Gabon21,84Botswana21,58Sudafrica16,93Namibia14,83Libia13,31Angola12,08Algeria11,76Swaziland10,73Tunisia9,58Capo Verde8,87Marocco8,63Egitto6,85Nigeria5,46Gibuti5,45Repubblica del Congo5,36Kenya4,66Ghana4,56Costa d'Avorio4,43Zambia4,05Sudan3,91Lesotho3,90Camerun3,84Mauritania3,61Zimbabwe3,22Senegal2,84Tanzania2,83Eritrea2,68Etiopia2,39Benin2,28Mali2,22Ciad2,22Guinea-Bissau2,18Comore2,16Ruanda2,11Guinea2,05Liberia2,00Uganda1,92Burkina Faso1,82Togo1,67Sierra Leone1,35Repubblica Democratica del Congo1,31Madagascar1,23Niger1,21Mozambico1,18Repubblica Centrafricana1,06Malawi0,89Burundi0,86

Storia L'Africa è stata la culla di grandi civiltà. In epoca pre-romana, l'Antico Egitto, ma anche il regno nubiano che per un periodo controllò l'Egitto dei faraoni, i regni etiopici e le colonie fenice lungo tutta la costa fino al nord della Mauritania attuale. Il porto di Alessandria, fondato nel 334 a.C., è rimasto il principale nodo di scambio del Mediterraneo per vari secoli. L'Egitto è stato uno dei paesi più sviluppati fino al XIX secolo.

In epoca più recente, i grandi imperi occidentali (Mali, Ghana, Songhai), il regno del Grande Zimbabwe, i regni del Congo e altre simili realtà sono riuscite a dare unità politico economica alle regioni sotto il loro controllo e promuovere lo sviluppo delle popolazioni interessate. Non va dimenticato che durante il medioevo la popolazione etiopica aveva un livello di vita superiore a quello europeo, né che i bronzi della costa orientale dimostrano una tecnica superiore a quella europea dello stesso periodo. È però vero che nel suo complesso l'Africa non ha avuto uno sviluppo tecnologico pari a quello europeo e asiatico, e che le immense ricchezze offerte dal continente sono state l'oggetto di scambio commerciale con l'esterno, con evidente vantaggio di mercanti stranieri. Mercanti e viaggiatori orientali – arabi, persiani, indiani e cinesi – hanno frequentato le coste orientali per secoli e sono penetrati all'interno in cerca di schiavi, materiali preziosi e animali rari.

L'apertura dell'Africa verso l'Occidente è iniziata solo nel XV secolo, con le esplorazioni delle coste da parte dei portoghesi, e le prime esplorazioni dell'interno da parte di avventurieri e schiavisti. Queste attività portarono presto ad un considerevole scambio commerciale con le popolazioni africane occidentali, ma anche al dramma della tratta degli schiavi verso le Americhe.

Più tardi, con il periodo coloniale, le potenze europee hanno cercato di amministrare i nuovi territori per averne un beneficio economico senza investire ingenti somme. È solo dopo gli anni 1930 che le potenze europee hanno iniziato ad investire in Africa e a dirigere dei piani di sviluppo. Le economie africane hanno subito una forte accelerazione negli anni 50 del XX secolo. La ricostruzione industriale in Europa, le nascenti economie asiatiche, il nuovo sviluppo industriale americano avevano una fame insaziabile di materie prime, che il continente poteva offrire a basso costo. Non si è trattato quindi di un'economia che produceva nuova ricchezza, di uno sviluppo industriale e agricolo che desse nuovi posti di lavoro, ma piuttosto di sfruttamento minerario senza un ritorno immediato nella crescita delle colonie.

Con l'avvento delle indipendenze, vi era la speranza che le nuove nazioni africane potessero giungere presto all'autosufficienza. Questo non è avvenuto, si è visto anzi proprio il contrario. Senza un parco industriale moderno ed efficiente, con un'agricoltura per lo più votata a coprire il fabbisogno locale, con una crescita demografica senza precedenti, le economie africane sono di fatto retrocesse. Nel 1970, secondo i calcoli della Banca Mondiale, il 10% dei poveri del mondo viveva in Africa. Nel 2000 questi erano cresciuti al 50%. Nello stesso periodo la crescita degli introiti medi è stata negativa (-200 US$ per anno).

I paesi africani si sono fortemente indebitati, incoraggiati dalle istituzioni finanziarie controllate dall'ONU. I fondi non sono stati investiti per lo sviluppo, o non hanno dato i risultati sperati. Agli inizi degli anni 1990 era ormai chiaro che i paesi africani non erano in grado di ripagare i debiti e che il servizio del debito stava bloccando la crescita dei vari paesi. Negli ultimi anni, vari paesi africani si sono visti condonare il debito verso la Banca Mondiale e verso alcuni paesi occidentali (Club di Parigi). La situazione rimane comunque difficile da gestire.

Settori economici L’Africa, pur ricca di risorse naturali (petrolio, gas, minerali, terreni coltivabili), vive una condizione di grave povertà. Il PIL pro capite e l’ISU sono tra i più bassi al mondo e il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

Le principali cause sono lo sfruttamento coloniale, il land grabbing e l’uso delle risorse per esportazioni invece che per il fabbisogno locale. Il settore minerario, ricco di diamanti, oro e rame, è controllato da multinazionali straniere, mentre l’industria locale è poco sviluppata per mancanza di investimenti.

Nel settore terziario, servizi come scuola e sanità soffrono di corruzione, ma il turismo nei parchi naturali e nelle riserve rappresenta una fonte importante di reddito per il continente.

Settore minerario L'Africa esporta minerali e petrolio, le due produzioni con il più alto coefficiente di ritorno finanziario. Oro, diamanti, rame si trovano in gran quantità in molti paesi dell'Africa Occidentale e Australe. Il petrolio è oggi pompato dai pozzi di tutta la fascia saheliana, in Nigeria e lungo le coste occidentali, in Egitto e Libia al nord, e nel sud Sudan. Giacimenti si trovano nel nord e sulle coste del Kenya, lungo la Rift Valley al confine tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo. È possibile che vi siano giacimenti sfruttabili commercialmente lungo le coste somale. Molto importanti sono i giacimenti di coltan, nella Repubblica Democratica del Congo, minerale necessario alla produzione di prodotti elettrici. Sono molti i depositi di oro, ferro, bauxite, rame, carbone, titanio, uranio e altri minerali non ancora sfruttati.

Settore manifatturiero L'Africa è il continente meno industrializzato. Sudafrica, Egitto e i paesi magrebini in genere presentano una struttura industriale adatta sia alla produzione per i mercati locali che alla esportazione.

In Sudafrica ci sono varie aziende che hanno assunto una rilevanza mondiale. Tra queste la South African Brewery (SAB) che con una continua politica di acquisizioni in tutto il mondo è attualmente il primo produttore mondiale di birra. Controlla vari marchi tra cui Castle, marchio storico del gruppo e leader in Sudafrica, ma è anche proprietaria di molti marchi in Europa (in Italia controlla la Peroni), Asia, Americhe.

Un'altra grande realtà industriale sudafricana è il gruppo Mondi, tra i più importanti produttori mondiali di cellulosa, carta patinata per riviste e imballaggi in carta.

Tra gli altri paesi, Kenya e Nigeria hanno una produzione a livello regionale. Tutti gli altri paesi hanno parchi industriali generalmente vecchi e adatti per lo più alla produzione locale, solitamente sotto contratto di licenza da aziende straniere. Molti sono i processi industriali inquinanti (ad esempio, la preparazione dell'alluminio in Mozambico e del titanio in Kenya) che vengono fatti in Africa, con esportazione e lavorazione del prodotto finito in altri continenti.

Il settore occupa circa il 15% della forza lavoro a livello continentale.

Settore finanziario In tutti i paesi subsahariani il settore finanziario è dominato da istituti multinazionali. Banche e istituti finanziari locali sono considerati poco attendibili, instabili e in genere insolvibili in caso di crisi economica. Le industrie e le compagnie investitrici si appoggiano solitamente su banche internazionali, e con conti in valuta estera. L'euro sta prendendo il posto del dollaro statunitense in molte transazioni, mentre il dollaro rimane la divisa di riferimento per le agenzie dell'ONU. I capitali africani vengono investiti per il 60% nel continente e per il 40% all'estero. Tra le divise locali, il Franco Centro Africano – moneta comune a molti paesi ex colonie francesi – è legato all'euro; il rand sudafricano è riconosciuto internazionalmente, mentre le altre divise hanno valore solo locale.

Settore terziario Il settore terziario (servizi e turismo) è in crescita in tutti i paesi che godono di risorse naturali accessibili e di buona stabilità politica, specie nelle grandi città (Sudafrica, Namibia, Kenya, Egitto, Marocco e Etiopia).

Cause del mancato sviluppo Questioni di base sulla povertà africana

Le ragioni della povertà di molti paesi africani sono molte e complesse. Il colonialismo, prima, e il processo di decolonizzazione poi, hanno bloccato lo sviluppo naturale delle società africane, hanno spesso fatto retrocedere i processi produttivi, hanno creato barriere al libero movimento di persone e cose. I primi governi indipendenti hanno inoltre ceduto al dispotismo e alla corruzione rampante, aggravando la situazione e impedendo l'utilizzo delle risorse, spesso ingenti, che avrebbero potuto dare una forte spinta allo sviluppo economico. Alcuni economisti fanno inoltre notare che i processi di miglioramento economico hanno una parte tecnologica facilmente acquisibile, mentre il fattore umano richiede invece tempi lunghi per l'assimilazione e il mutamento. L'Africa non avrebbe avuto ancora il tempo di assimilare processi culturali tali da favorire uno sviluppo rapido.

Questa visione ha il merito di sottolineare la non linearità dello sviluppo umano e la necessità di uno sviluppo equilibrato in paesi emergenti, proprio per permettere a tutta la popolazione di accedere ad un più alto tenore di vita. Oggi questo non succede nella maggioranza dei paesi dove una minoranza detiene il controllo delle risorse mentre la maggioranza non migliora la sua posizione sociale.

Un esempio è il Kenya. Terza economia dell'Africa subsahariana – dopo Sudafrica e Nigeria – il Kenya ha visto ritmi di crescita molto sostenuti. Negli ultimi cinque anni (2002-2007) il paese è cresciuto dal 3,5 al 6,5 % annuo. In Kenya, il 2% della popolazione detiene il controllo del 60% delle risorse, mentre il 15% appartiene alla classe media e il rimanente 83% vive sotto il livello virtuale di povertà.Unjust Enrishment – the making of land grabbing millionaires - Kenya National Commission on Human Rights Kenya - Land Alliance 2008 La divisione della nuova ricchezza ha lasciato la maggioranza nella stessa situazione di un quinquennio fa.