Nel corso della carriera militò nell'Argentinos Juniors, nel , nel , nel , nel Siviglia e nel Newell's Old Boys. Con il club partenopeo, di cui fu capitano a partire dal 1987, vinse i primi due storici scudetti della squadra, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, e una Coppa UEFA, quest'ultima unico successo del Napoli in una competizione europea. Con la nazionale argentina vinse il campionato mondiale del 1986 e raggiunse la finale del campionato mondiale del 1990, realizzando nel torneo messicano due reti rimaste celebri contro l' nei quarti di finale: una segnata con la mano, nota come Mano de Dios, e una seconda indicata come Gol del secolo.
Soprannominato El Pibe de Oro ("il ragazzo d'oro"), è considerato tra i migliori calciatori della storia del calcio. Nel 2000 fu eletto dalla FIFA come miglior calciatore del XX secolo attraverso un sondaggio popolare sul web, mentre la stessa federazione assegnò un analogo riconoscimento a Pelé tramite una giuria di esperti. Nel 2004 fu inoltre inserito nella FIFA 100, la lista dei migliori calciatori viventi stilata dalla FIFA. Nel 2020 fu incluso da France Football nel Ballon d'Or Dream Team, la formazione ideale dei migliori calciatori della storia secondo la rivista francese.
Biografia Famiglia e origini Nacque il 30 ottobre 1960 all'Hospital Evita di Lanús, in Argentina, figlio di Diego Maradona (1928-2015) e Dalma Salvadora Franco (1930-2011).
Quinto di otto figli, crebbe in una famiglia numerosa nel quartiere di Villa Fiorito, nella periferia sud di Buenos Aires, dove iniziò a giocare a calcio fin da bambino.
Vita privata
Nel 1989 sposò Claudia Villafañe, conosciuta durante l'adolescenza, dalla quale ebbe due figlie: Dalma Nerea (1987) e Gianinna Dinorah (1989). La coppia divorziò nel 2004, mantenendo in seguito rapporti cordiali.
Fu inoltre padre di Diego Armando Maradona Junior, nato nel 1986 dalla relazione extraconiugale con la napoletana Cristiana Sinagra, e riconosciuto ufficialmente nel 2007 dopo una lunga controversia. Ebbe inoltre Jana (nata nel 1996), figlia di Valeria Sabalaín, e Diego Fernando (nato nel 2013), avuto dalla relazione con Verónica Ojeda.
Nel 2009 divenne nonno per la prima volta con la nascita di Benjamín, figlio di Gianinna e del calciatore Sergio Agüero. Alcune persone rivendicarono legalmente la possibile paternità di Maradona dopo la sua morte, chiedendo in alcuni casi l'esecuzione di test del DNA e la riesumazione della salma.
Morte Il 2 novembre 2020 Maradona fu ricoverato in una clinica di La Plata per un peggioramento delle sue condizioni di salute. Il 4 novembre fu sottoposto a Buenos Aires a un intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale di origine traumatica, conclusosi con esito positivo. Dopo le dimissioni proseguì la convalescenza nella propria abitazione di Tigre.
Il 25 novembre fu trovato privo di vita nella stessa abitazione e il decesso venne attribuito a un edema polmonare acuto conseguente a insufficienza cardiaca.
Il feretro venne esposto in una camera ardente allestita nella Casa Rosada di Buenos Aires, dove migliaia di persone si recarono per rendergli omaggio. La cerimonia funebre si svolse il 26 novembre; Maradona venne successivamente sepolto accanto ai genitori nel cimitero Jardín Bella Vista di Buenos Aires.
La morte di Maradona suscitò numerose manifestazioni di cordoglio in Argentina e all'estero. Il presidente argentino Alberto Fernández proclamò tre giorni di lutto nazionale in occasione della scomparsa. Particolare partecipazione si registrò a Napoli, dove tifosi e cittadini organizzarono iniziative spontanee in ricordo del calciatore; il giorno successivo il sindaco Luigi de Magistris annunciò l'intitolazione dello stadio San Paolo a Maradona, decisione formalizzata il 4 dicembre 2020. Anche la federazione argentina intitolò a lui la competizione nazionale allora denominata Copa de la Liga Profesional.
Tributi postumi La scomparsa di Maradona suscitò numerose reazioni nel mondo del calcio. Ex compagni di squadra, avversari e importanti personalità sportive ne ricordarono il talento e la figura umana; tra questi Pelé e Lionel Messi gli dedicarono pubblici omaggi.
Anche Papa Francesco lo ricordò, ripensando "con affetto" agli incontri del 2014, in occasione della Partita per la pace, e poi del 2015, nell’ambito delle iniziative e i progetti di Scholas occurrentes.
Numerosi enti sportivi e istituzioni gli hanno dedicato iniziative commemorative. Il 26 novembre il sindaco di Napoli Luigi De Magistris annunciò l'avvio delliter per intitolare lo stadio San Paolo all'ex capitano del Napoli; la proposta fu approvata dalla Giunta comunale il 4 dicembre e autorizzata il giorno successivo dal prefetto di Napoli, portando alla nuova denominazione dell'impianto.
Il 28 novembre 2021, in occasione della partita di campionato tra Napoli e , è stata inaugurata una statua raffigurante Maradona, realizzata dalla Fonderia Nolana e collocata nel corridoio che collega gli spogliatoi al terreno di gioco dello stadio a lui intitolato.
Processo L'11 marzo 2025 è iniziato a San Isidro, in Argentina, il processo penale relativo alle circostanze della morte di Maradona. Otto operatori sanitari che avevano seguito il calciatore durante la convalescenza successiva all'intervento per la rimozione di un ematoma subdurale sono imputati per omicidio semplice con dolo eventuale.Argentina starts trial over death of soccer icon Maradona, Reuters, 11 marzo 2025.
Secondo l'accusa, l'équipe medica avrebbe omesso controlli e interventi ritenuti necessari, lasciando Maradona in condizioni non adeguate rispetto al suo stato di salute durante la degenza domiciliare.Morte Maradona, il legale accusa: "La casa era un porcile", La Gazzetta dello Sport, 11 marzo 2025.
Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e altri medici e infermieri coinvolti nell'assistenza a Maradona. Secondo l'accusa, in caso di condanna, le pene potrebbero rientrare nella fascia prevista per il reato contestato.Morte Maradona, 8 rinviati a giudizio per omicidio colposo, Sky TG24, 18 aprile 2023.
Caratteristiche tecniche
Durante l'infanzia Maradona ebbe come modello calcistico Ricardo Bochini, storico numero 10 del Club Atlético Independiente, del quale ammirava la tecnica, la visione di gioco e la capacità di creare occasioni per i compagni. Lo stesso Maradona ricordò più volte Bochini come il proprio idolo da bambino, definendolo uno dei calciatori che avevano contribuito alla sua formazione. L'ammirazione rimase anche dopo il suo affermarsi ai massimi livelli: al Mondiale 1986, quando Bochini entrò in campo nella semifinale contro il Belgio, Maradona lo accolse con la celebre frase «Pase, maestro, lo estábamos esperando» (Entra, maestro, ti stavamo aspettando).
Maradona giocava prevalentemente come trequartista, ruolo nel quale poteva sfruttare la visione di gioco e le capacità di creare occasioni per i compagni, ma fu impiegato anche come seconda punta. Mancino, era dotato di grande tecnica individuale, controllo di palla, precisione nei passaggi e abilità nel dribbling, qualità che gli consentivano di superare gli avversari e incidere nella costruzione del gioco.
Dotato di una struttura fisica compatta e di un baricentro basso, caratteristiche che favorivano equilibrio e agilità, riusciva a mantenere il possesso del pallone anche sotto la pressione degli avversari. Alle qualità tecniche univa fantasia e intelligenza tattica, oltre alla capacità di fornire assist e di finalizzare le azioni offensive.
Fu inoltre uno specialista dei calci piazzati, in particolare dei calci di punizione, che eseguiva con precisione e varietà di soluzioni. La sua capacità tecnica e il suo ruolo creativo lo hanno reso uno dei più celebri interpreti del ruolo di numero dieci nella storia del calcio.
Era inoltre in grado di imprimere alla palla traiettorie particolari, segnando anche direttamente da calcio d'angolo o dalla distanza, come nel celebre gol realizzato da centrocampo contro il River Plate nel 1986.
Carriera Calciatore Club Argentinos Juniors (1970-1981)
Maradona iniziò a giocare a calcio fin da bambino nel quartiere di Villa Fiorito. Entrò quindi nel settore giovanile dell', entrando a far parte delle Cebollitas, la squadra allenata da Francisco Cornejo, con la quale contribuì a una striscia di 136 risultati utili consecutivi.
Esordì in prima squadra il 20 ottobre 1976, dieci giorni prima di compiere sedici anni, nella partita di campionato contro il Talleres. All'epoca divenne il più giovane calciatore a debuttare nella massima serie argentina, primato successivamente superato da Sergio Agüero. Dopo essersi progressivamente affermato in squadra, il 14 novembre realizzò la sua prima doppietta in campionato contro il .
Tra il 1978 e il 1980 si impose come uno dei migliori giovani calciatori sudamericani. Nel 1978 fu capocannoniere del campionato argentino con 22 reti, mentre nel 1979 e nel 1980 ricevette il Pallone d'oro sudamericano, riconoscimento assegnato al miglior calciatore del continente.
Boca Juniors (1981-1982)
Nel 1981 Maradona si trasferì al , la squadra per la quale aveva sempre tifato il padre. L'operazione prevedeva un conguaglio economico e il trasferimento all'Argentinos Juniors di alcuni giocatori del Boca, tra cui Carlos Salinas, Osvaldo Santos, Miguel Ángel Bordón, Mario Zanabria e Randazzo.
L'esordio con il Boca avvenne il 22 febbraio 1981 alla Bombonera contro il : la partita terminò 4-1 e Maradona realizzò due reti. Pochi giorni prima aveva disputato un'amichevole celebrativa contro l'Argentinos Juniors, giocando un tempo con entrambe le squadre e segnando uno dei gol nella sconfitta per 3-2. Dopo un breve periodo di assenza per infortunio, contribuì alla vittoria del Campionato Metropolitano segnando 28 reti in 40 presenze.
La permanenza al Boca Juniors fu però breve. A causa delle difficoltà economiche del club, nell'estate del 1982 venne ceduto al Barcellona. Il trasferimento fu ufficializzato dopo il mondiale in Spagna, al quale partecipò con la nazionale argentina. In seguito Maradona raccontò di essere stato contattato anche dalla prima del trasferimento in Europa, attraverso Omar Sívori, ma di aver preferito rimanere in Argentina in quel momento della sua carriera.
Barcellona (1982-1984)
Il 5 giugno 1982 Maradona venne acquistato dal , allora presieduto da Josep Lluís Núñez, per una cifra record per l'epoca. La sua prima stagione in Spagna fu condizionata da diversi problemi fisici, tra cui un'epatite virale che lo costrinse a rimanere lontano dai campi per oltre tre mesi. Nonostante ciò, contribuì alla conquista della Coppa del Re e della Coppa della Liga, entrambe vinte contro il , segnando una rete in entrambe le gare della finale di quest'ultima competizione.
La stagione 1983-1984 iniziò sotto la guida dell'allenatore César Luis Menotti, che nel 1978 aveva guidato la Nazionale argentina alla vittoria del suo primo titolo mondiale, con risultati promettenti: in Coppa delle Coppe Maradona realizzò una tripletta contro il . Il 24 settembre 1983, durante la partita di campionato contro l', subì però un grave infortunio alla caviglia sinistra dopo un intervento del difensore Andoni Goikoetxea. La lesione, una triplice frattura con interessamento dei legamenti, richiese un intervento chirurgico e un lungo periodo di recupero; Maradona tornò in campo dopo 106 giorni.
Durante la sua assenza il Barcellona conquistò la Supercoppa spagnola. Rientrato nel gennaio 1984, Maradona disputò la seconda parte della stagione contribuendo al percorso della squadra nelle competizioni nazionali e internazionali, ma il Barcellona non riuscì a conquistare il campionato.