Laodice () è un personaggio della mitologia greca. Fu una principessa troiana, descritta da Omero come la più bella tra le figlie del re Priamo.

Etimologia

Il nome Laodice è un composto dei termini greci (laós), che significa "popolo" o "popolo di guerrieri" e del verbo (deíknymi), "mostrare, dimostrare". In quest'ottica, può significare "colei che organizza, dirige il popolo", oppure configurarsi come un nome celebrativo del padre, con il senso di "figlia di colui che giudica i popoli". Se al verbo viene attribuito un significato attivo, il nome si traduce in "colei che mostra, che indica (la via, il cammino) al popolo dei guerrieri", mentre con un senso passivo varia in "colei che è mostrata al popolo dei guerrieri".

In alternativa, la seconda parte del composto può essere fatta derivare dal sostantivo (díke), "giustizia", assumendo il significato di "colei che giudica i popoli"; ma se l'origine fosse quest'ultima, la natura profonda del nome e il suo preciso valore semantico rimarrebbero meno chiari.

Genealogia

Figlia di Priamo e di Ecuba, sposò Elicaone.

Da Acamante ebbe un figlio di nome Munito.

Il latino Igino confonde i miti e scrive che sposò Telefo.

Mitologia

Nella tradizione mitologica, la figura di Laodice si divide tra la compostezza della sposa regale descritta nell'Iliade ed il ruolo di protagonista di passioni segrete ed eventi drammatici narrati dai mitografi successivi, specialmente legati alla fine della sua città.

La relazione con Acamante

Prima dello scoppio della guerra di Troia, i sovrani greci inviarono a Troia un'ambasciata (composta da Diomede ed Acamante) per negoziare la restituzione diplomatica di Elena. Durante il soggiorno dei due, Laodice vide Acamante e se ne innamorò perdutamente. Non potendo agire apertamente a causa della feroce tensione politica, la principessa si confidò con Filobia, la moglie del governatore di Dardano di nome Perseo.

Filobia convinse il marito a organizzare un banchetto nella sua città e ad invitarvi Acamante. Al termine della festa, Perseo fece introdurre Laodice nella camera da letto del giovane e lui, complice l'oscurità, la scambiò per una delle concubine reali e si unì a lei, rendendola incinta di un figlio di nome Munito. Laodice, tuttavia, non volle allevare il bambino e lo affidò ad Etra (madre di Teseo e quindi bisnonna del piccolo), che in quel periodo si trovava a Troia come schiava al servizio di Elena e la donna accettò di crescerlo in segreto, consapevole che si trattasse di suo nipote. Solo dopo la caduta di Troia Acamante scoprì la paternità e ricondusse il fanciullo con sé in Attica.

La guerra e il saccheggio di Troia

Nell'Iliade, Laodice viene presentata come sposa di Elicaone. Nel terzo libro del poema, la dea Iris assume le sembianze della principessa troiana per invitare Elena sulle mura della città, esortandola ad assistere al duello decisivo tra Paride e Menelao.

Pausania scrive di lei quando si trova a Delfi e mentre osserva l'Iliupersis (un dipinto oggi perduto del pittore Polignoto), che raffigurava il sacco di Troia e dove Laodice era inclusa nel gruppo delle donne troiane catturate. Pausania nota inoltre come la tradizione letteraria dei poeti smentisse questa sottomissione, non inserendola tra le prigioniere destinate alla Grecia.

In netto contrasto con l'immagine di quel dipinto, la tradizione mitologica classica più drammatica racconta infatti che Laodice morì durante la notte del saccheggio di Troia mentre gli Achei devastavano la città. Lei fuggì dagli inseguitori rifugiandosi nel santuario dell'antenato Troo (dove si trovavano le tombe di Cilla e di Munippo) e lì pregò gli dei di non essere catturata e cadere in schiavitù e così, all'improvviso, la terra si aprì in una profonda voragine sotto ai suoi piedi. Laodice fu inghiottita dal cataclisma che la sottrasse alle violenze dei vincitori.

Note

Voci correlate Acamante (figlio di Teseo) Donne nelle guerre dell'antichità Elicaone

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