La rivoluzione industriale fu un processo di evoluzione economica e di industrializzazione di società che da agricolo-artigianali-commerciali si trasformarono in sistemi industriali caratterizzati dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (come, ad esempio, i combustibili fossili), il tutto favorito da una forte componente di innovazione tecnologica e accompagnato da fenomeni di crescita, sviluppo economico e profonde modificazioni socio-culturali e politiche.
Si distinguono una prima e una seconda fase della rivoluzione industriale. La prima interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico, con l'introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore nella seconda metà del '700. La seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici (scienza chimica) e del petrolio. Talvolta, ci si riferisce agli effetti dell'utilizzo massiccio dell'elettronica, delle telecomunicazioni e dell'informatica nell'industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire dal 1970Stefano Battilossi, Le rivoluzioni industriali, Carocci, Roma, 2002, ISBN 88-430-2158-3.
La rivoluzione industriale comportò una profonda e irreversibile trasformazione che partì dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico nel suo insieme e l'intero sistema sociale. L'avvento della fabbrica e della macchina modificò i rapporti fra i settori produttivi. Nacque così la classe operaia, che ricevette, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario. Sorse anche il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mirava ad incrementare il profitto della propria attività.
Storia e origini
Come accade in molti processi storici, per la rivoluzione industriale non esiste una data di inizio certa, anche se l'invenzione cardine è quella del motore a vapore. Ogni mutamento profondo dell'economia è però influenzato dalle trasformazioni precedenti, e così la rivoluzione industriale viene considerata da alcuni studiosi come l'ultimo momento di una serie di cambiamenti che trasformarono l'Europa da terra povera, sottosviluppata e poco popolata all'inizio del Medioevo nella zona più ricca e sviluppata del mondo nel corso dell'Ottocento.
L'accumulo di capitale incamerato in seguito ai commerci e la disponibilità di ingenti quantità di ferro e carbone nei Paesi del sud, facilmente trasportabili attraverso una fitta rete di canali navigabili, resero possibili gli investimenti necessari alla nascita delle macchine a vapore. Da un punto di vista economico, l'elemento che caratterizza la rivoluzione industriale è il salto di qualità nella capacità di produrre beni, cui si assiste in Gran Bretagna a partire dalla seconda metà del Settecento. Più precisamente, la crescita dell'economia britannica nel periodo 1760-1830 è la più alta registrata fino a quel momento. In altri Paesi il processo di industrializzazione in epoche successive dà analogamente origine ad elevati tassi di crescita dell'economia.
Sostanzialmente, la rivoluzione industriale costituì l'approdo dell'aumento di conoscenze scientifiche sul mondo naturale e sulle sue caratteristiche, derivante dalla rivoluzione scientifica. Fu infatti il nuovo metodo scientifico iniziato da Galileo Galilei a portare ad una sensibile (e senza precedenti) crescita delle conoscenze che gli europei avevano sulla natura e soprattutto sui materiali e le loro proprietà. Condizioni particolarmente favorevoli nella Gran Bretagna dell'epoca consentirono poi a tali conoscenze scientifiche di tramutarsi in conoscenze tecniche e tecnologiche, finché esse cominciarono ad essere applicate nelle prime fabbriche tessili e nell'industria siderurgica per una produzione di ferro ed acciaio che non ebbe avuto paragoni nella precedente storia dell'umanità.
Dal punto di vista culturale la rivoluzione industriale si caratterizzò, come già detto, per l'introduzione della macchina a vapore. Nella storia dell'umanità il maggior vincolo alla crescita della produzione di beni era stato, infatti, quello energetico. Per molti secoli si disponeva soltanto dell'energia meccanica muscolare di uomini e animali, e questo rimanere legati al lavoro manuale, oltre a tutti i problemi che ne derivavano, non dava la possibilità di incrementare la produzione. La progressiva introduzione, a partire dal Medioevo, del mulino ad acqua e del mulino a vento rappresentò la prima innovazione di rilievo.
L'energia abbondante offerta dalla macchina a vapore venne applicata alle lavorazioni tessili. Si rese possibile una più efficiente organizzazione della produzione grazie alla divisione del lavoro e allo spostamento delle lavorazioni all'interno di fabbriche appositamente costruite, nonché alle estrazioni minerarie e ai trasporti. Le attività minerarie beneficiarono della forza della macchina a vapore nella fase di estrazione dell'acqua dalle miniere, permettendo di scavare a maggiore profondità, come anche nel trasporto del minerale estratto.
I primi vagoni su rotaia servirono a portar fuori dalle miniere il minerale e poi a portarlo a destinazione. Solo in un secondo tempo il trasporto su rotaia si convertì nel trasporto di passeggeri. La rivoluzione industriale produsse effetti non solo in campo economico e tecnologico, ma anche nei rapporti di classe, nella cultura, nella politica e nelle condizioni generali di vita, e provocò un aumento dei consumi e della quota del reddito, con conseguenze espansive a livello demografico.
Origine dell'espressione La locuzione rivoluzione industriale, usata molto probabilmente per la prima volta già negli anni venti del XIX secolo, modellata in analogia con il termine rivoluzione francese (tesi sostenuta da Raymond Williams), fu sicuramente citata, secondo lo storico Fernand Braudel, nel 1837 dall'economista francese Adolphe Blanqui,Adolphe Blanqui, Cours d'économie industrielle, 1838 fratello del celebre rivoluzionario Auguste Blanqui. Fu però definitivamente consacrata solo nel 1884 da Arnold Toynbee con la pubblicazione delle sue Conferenze sulla rivoluzione industriale in Inghilterra.
Fu tra l'altro utilizzata in precedenza da: Karl Marx ne Il Capitale (1867); John Stuart Mill nei suoi Principi (1848); Friedrich Engels ne La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845).
Il termine rivoluzione sta a rappresentare un totale cambiamento nella società o in alcuni suoi aspetti, come ad esempio in rivoluzione scientifica. Il termine industria è antichissimo, ma è solo alla fine del Settecento che acquistò l'accezione di "settore manifatturiero", sebbene l'inizio della decadenza della protoindustria si possa far risalire già al 1713, quando John Lombe fondò uno stabilimento dotato di una macchina per lavorare la seta, impiegandovi ben trecento operai.
Secondo l'analisi marxiana, la rivoluzione industriale favorisce la piena affermazione del modo di produzione capitalistico – operante già fin dal XVI secolo (nella manifattura centralizzata preindustriale) – come tipo di produzione dominante all'interno delle società, e quindi per l'ingresso in una fase storica nuova, in cui lo scopo principale della produzione non è più la creazione di valore d'uso ma quella di valore di scambio e la valorizzazione del capitale.
Delimitazione temporale e diffusione
Il termine "rivoluzione", inizialmente indicante un moto circolare che torna su sé stesso, ha in seguito definito una rottura, un capovolgimento. Con il termine "rivoluzione industriale" si fa implicitamente riferimento a questo secondo senso. Il sistema produttivo che risulta dalla rivoluzione industriale è radicalmente differente rispetto al sistema precedente di tipo agricolo-manifatturiero.
Alcuni storici minimizzano l'importanza degli avvenimenti identificati come rivoluzione industriale, sostenendo che le trasformazioni strutturali delle economie europee ebbero inizio già nel secolo precedente. Più che di una rottura si tratterebbe quindi solo di un'accelerazione di un processo già in corso. In Gran Bretagna, primo Paese nel quale si assistette alla rivoluzione industriale, questo processo ebbe luogo nella sua prima fase: secondo la delimitazione di Thomas S. Ashton, fra il 1760 (anno d'inizio del regno di Giorgio III) e il 1830 (anno d'inizio del regno di Guglielmo IV). Questa prima rivoluzione industriale prese avvio nel settore tessile (cotone), metallurgico (ferro) ed estrattivo (carbon fossile). Il periodo vittoriano (1831-1901), nel quale avvenne la seconda rivoluzione industriale (1870 circa), fu per il Regno Unito quello dello sviluppo e dell'apogeo della sua economia, archetipo del sistema capitalista industrializzato.
La rivoluzione industriale si estese poi ad altri stati, in particolare Francia, Germania, Stati Uniti e Giappone, fino a coinvolgere l'intero Occidente e, nel XX secolo, altre regioni del mondo, prima fra tutte l'Asia. Ogni Paese seguì un suo percorso verso la propria rivoluzione industriale, e la stessa si realizzò in modo differenziato. Così, se in Gran Bretagna il processo prese avvio nel settore tessile, in altri Paesi la rivoluzione industriale fu letteralmente trainata dall'introduzione della locomotiva a vapore (Thompson). Anche il ruolo dello Stato variò da Paese a Paese: se in Gran Bretagna la rivoluzione industriale sorse spontaneamente e fu alimentata dall'iniziativa privata (pur sostenuta e favorita da atti legislativi emanati dal Parlamento, come quelli relativi alle recinzioni e alle strade), in altri Paesi lo Stato diede contributi maggiori e spesso determinanti.
Altri storici, come Jean Gimpel, sostengono persino l'esistenza di rivoluzioni industriali precedenti a quella sorta in Gran Bretagna alla fine del XVIII secolo. Nell'epoca feudale si sarebbero così realizzate rivoluzioni sostanziali delle tecniche agricole e industriali (basti pensare al ruolo dei mulini). John Nef sostiene l'esistenza di una rivoluzione industriale in Inghilterra già a partire dal periodo tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Questa tesi, a suo tempo poco considerata in ambito accademico, è stata ampiamente confermata dai risultati di un progetto di ricerca dell'Università di Cambridge pubblicati nel 2024. Secondo il responsabile del gruppo di ricerca, Leigh Shaw-Taylor, "Il nostro database mostra che un'ondata di imprenditorialità e produttività trasformò l'economia nel XVII secolo, gettando le basi per la prima economia industriale del mondo. La Gran Bretagna era già una nazione di produttori nel 1700" e "si dovrebbe riscrivere la storia della Gran Bretagna che da tempo stiamo raccontando a noi stessi". La rivoluzione industriale si pose così fra rottura e continuità.
L'evoluzione industriale e tecnologica tuttavia non si arrestò tra una rivoluzione industriale e l'altra, ma continuò, pur a ritmi inferiori, portando comunque altre importanti innovazioni tecnologiche, come l'invenzione del motore a combustione interna nel 1853, fra la prima e la seconda rivoluzione industriale, o dell'aereo nel 1903, dell'industria pesante e bellica e della radio tra la seconda e la terza rivoluzione industriale, ovvero in concomitanza con le guerre mondiali nella prima metà del Novecento, sia pur interrotta dalla grande depressione di fine Ottocento e dalla grande depressione del 1929.
A livello filosofico alcuni considerano le rivoluzioni industriali come effetto di un cambiamento culturale innescato a partire dalla rivoluzione scientifica e dalla fiducia ottimistica nella scienza, con ricadute sulla tecnica già con l'empirismo prima e col positivismo poi.
Perché in Gran Bretagna