Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione () è un saggio scritto da Lenin dall'agosto al settembre 1917 e pubblicato nel maggio del 1918. Ha per sottotitolo La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.
Già da un anno Lenin intendeva scrivere uno studio sulla questione dello Stato, e aveva raccolto in un quaderno la documentazione necessaria, composta di citazioni tratte da scritti di Marx, Engels, Kautsky, Bernstein, Pannekoek e altri. Iniziò la stesura di Stato e rivoluzione nel villaggio di Razliv, presso la frontiera finlandese, proseguendola a Jalkala e poi a Lahti e a Helsingfors, in Finlandia, dove si era nascosto per sfuggire al mandato di cattura spiccato contro di lui dal governo provvisorio di Kerenskij. Il saggio doveva essere pubblicato sotto lo pseudonimo di F. F. Ivanovskij, per evitarne il sequestro, ma l'avvenuta rivoluzione d'ottobre rese inutile tale precauzione.Lenin, Opere, vol. 25, 1967, p. 475.
Come scrive Lenin nella prefazione alla prima edizione,Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere, vol. 25, cit., pp. 363-364. il problema dello Stato aveva assunto una particolare importanza teorica e politica, nel momento in cui la guerra in corso aveva accelerato il processo di trasformazione del capitalismo monopolistico privato in capitalismo monopolistico di Stato. Gli Stati dei diversi paesi, in stretta unione con le associazioni degli imprenditori, avevano acuito l'oppressione dei lavoratori con il pretesto della necessità che tutti collaborassero al conseguimento della vittoria nella guerra imperialistica, una guerra «per la spartizione e la ridistribuzione del bottino» tra i paesi vincitori ai danni di quelli sconfitti.
Contemporaneamente, la guerra aveva suscitato in ciascun paese coinvolto un'ondata di patriottismo e, in particolare, aveva fatto sorgere nei vari partiti socialisti una corrente «socialsciovinista», ossia «socialista a parole e sciovinista nei fatti», che sosteneva la prosecuzione della guerra fino alla vittoria del proprio paese. Ne erano principali esponenti, in Russia, Plechanov, Potresov, Breško-Breškovskaja, Rubanovič e, «in forma appena velata», Cereteli e Cernov; in Germania, Scheidemann, Legien e David; in Francia e in Belgio, Renaudel, Guesde e Vandervelde; in Inghilterra, Hyndman e i fabiani, in Italia, Turati, Treves e la destra del Partito socialista. Tutti costoro operavano di fatto per «gli interessi della propria borghesia nazionale e del proprio Stato», contro quelli del proletariato che pure, in quanto «socialisti», erano chiamati a rappresentare.
Lenin intende pertanto stabilire l'autentica concezione marxista dello Stato, inteso quale strumento dell'oppressione di classe, contro le deformazioni della dottrina operate dagli «opportunisti», i socialisti che intendono conciliare gli opposti interessi di classe, il cui più autorevole rappresentante è il tedesco Karl Kautsky, «il capo più noto di quella II Internazionale così miseramente fallita nel corso della guerra».
Stato e rivoluzione L'opera si compone di sei capitoli, a loro volta divisi in paragrafi. Un settimo capitolo, L'esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917, rimase allo stato di abbozzo e fu pubblicato postumo a parte.
1. La società classista e lo Stato
Lo Stato, prodotto dell'antagonismo inconciliabile tra le classi Distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni, ecc. Lo Stato, strumento di sfruttamento della classe oppressa L'«estinzione» dello Stato e la rivoluzione violenta
Nell'opera di Engels L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, pubblicata per la prima volta nel 1884, è espressa l'idea fondamentale del marxismo sulla funzione e sul significato dello Stato: esso è
Il primo segno del sorgere dello Stato, rispetto all'antica formazione sociale dei clan e delle tribù, è la delimitazione di un territorio cui segue l'istituzione di una forza pubblica - l'esercito, la polizia - separata dal complesso della popolazione.F. Engels, L'origine della famiglia..., cit., p. 200. Infatti, l'organizzazione armata di tutta la popolazione sarebbe impossibile in una società divisa in classi, perché il loro armamento autonomo produrrebbe una lotta armata tra di esse.Lenin, cit., p. 369. Come lo Stato antico e quello feudale erano organi dello sfruttamento degli schiavi e dei servi, così lo Stato rappresentativo moderno è lo strumento per lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale. L'eccezione è rappresentata dai periodi in cui le classi in lotta hanno forze pressoché eguali, cosicché il potere statale, in qualità di apparente mediatore, momentaneamente acquista una certa autonomia di fronte a entrambe.F. Engels, L'origine della famiglia..., cit., p. 202.
Come lo Stato non è sempre esistito, ma è sorto dalla divisione della società in classi, così esso sparirà quando l'esistenza di queste classi cesserà di essere una necessità. La società, riorganizzata la produzione in base a una libera ed eguale associazione di produttori, relegherà «l'intera macchina statale nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all'ascia di bronzo».F. Engels, L'origine della famiglia..., cit., p. 204.
Il processo con il quale si produrrà l'«estinzione» dello Stato è descritto in un'altra opera di Engels, l'Anti-Dühring. Con una rivoluzione, il proletariato s'impadronisce del potere dello Stato e trasforma i mezzi di produzione in proprietà dello Stato ("collettivizzazione dei mezzi di produzione"). La presa di possesso di tutti i mezzi di produzione in nome della società è il primo e ultimo atto dello Stato. A questo punto non vi sono più differenze e antagonismi di classe, e lo Stato in quanto Stato, ossia quale organismo dell'oppressione di una classe sull'altra, viene soppresso.F. Engels, Anti-Dühring, 1955, p. 305. Lenin chiarisce che, con una rivoluzione violenta, a essere soppresso è lo Stato borghese, sostituito dallo Stato proletario che esercita quella forza repressiva, nota come Dittatura del proletariato, che assicura la presa di possesso dei mezzi di produzione in nome della società.Lenin, cit., p. 375.
Nella nuova organizzazione sociale, «al posto del governo sulle persone appare l'amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi». L'intervento di una forza statale nei rapporti sociali diventa superflua e anche lo Stato proletario «si estingue».F. Engels, Anti-Dühring, cit., p. 305; Lenin, cit., p. 375.
2. Lo Stato e la rivoluzione. L'esperienza del 1848-1851
La vigilia della rivoluzione Il bilancio di una rivoluzione Come Marx poneva la questione nel 1852.Questo paragrafo fu aggiunto nella seconda edizione di Stato e rivoluzione, pubblicata nel dicembre del 1919.
Nel 1847, nella Miseria della filosofia, Marx aveva accennato al problema dello Stato, scrivendo della scomparsa del «potere politico» nella società senza classi:
Pochi mesi dopo, Marx ed Engels scrissero nel Manifesto del Partito Comunista che il proletariato, rovesciato il dominio della borghesia con la rivoluzione, «si servirà della sua supremazia politica per strappare alla borghesia, a poco a poco, tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, vale a dire del proletariato stesso organizzato come classe dominante».K. Marx-F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1960, p. 88. Si conferma dunque che per il proletariato vittorioso è necessario utilizzare la forza dello Stato «per reprimere la resistenza degli sfruttatori» e avviare l'edificazione dell'economia socialista;Lenin, cit., p. 382. solo successivamente, con la fine degli antagonismi, «non vi sarà più potere politico».
Il potere statale centralizzato, tipico della moderna società borghese, appare alla fine dei regimi assoluti. In Francia vi era un'enorme organizzazione burocratica e militare, uno «spaventoso corpo parassitario» - scrive Marx ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte - che avvolgeva la società francese e che fu sviluppato dalla rivoluzione e perfezionato da Napoleone. Anche la repubblica parlamentare, nata nel 1848, nella sua lotta contro la rivoluzione popolare rafforzò gli strumenti del potere statale. Non solo «tutti i rivolgimenti politici non fecero che perfezionare questa macchina, invece di spezzarla», ma tutti i partiti in lotta «considerarono il possesso di questo enorme edificio dello Stato come il bottino principale del vincitore».K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, 1954, pp. 206-207.
Compito del proletariato rivoluzionario è pertanto quello di distruggere la macchina statale. Il modo con quale raggiungere lo scopo è indicato da Marx. In una lettera a Weydemeyer del 5 marzo 1852, dopo aver premesso che l'esistenza delle classi e il loro conflitto non era una sua scoperta, ma apparteneva agli economisti e agli storici borghesi, Marx scriveva che «la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato» e che «questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una società senza classi».K. Marx-F. Engels, Sul materialismo storico, 1949, pp. 72-73.
Lenin fa notare come la dittatura del proletariato, auspicata da Marx, venga invece rifiutata da Kautsky, per molti anni considerato l'interprete più ortodosso del marxismo. L'opuscolo di Kautsky La dittatura del proletariato, pubblicato nel 1918, viene definito «un modello di deformazione piccolo-borghese del marxismo» da Lenin, che gli oppose il proprio scritto La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.Lenin, cit., p. 389.
3. Lo Stato e la rivoluzione. L'esperienza della Comune di Parigi (1871). L'analisi di Marx
In che cosa consiste l'eroismo del tentativo dei comunardi? Con che cosa sostituire la macchina statale spezzata? La soppressione del parlamentarismo L'organizzazione dell'unità nazionale La distruzione dello Stato parassita
L'esperienza della Comune di Parigi fu ricca d'insegnamenti per il movimento rivoluzionario, tanto che Marx, scrivendo all'amico Kugelmann il 12 aprile 1871, quando la Comune ancora resisteva alla repressione del governo francese, ripeteva quanto già affermato nel suo 18 brumaio, e cioè che «il prossimo tentativo della rivoluzione francese non consisterà nel trasferire da una mano all'altra la macchina militare e burocratica, come è avvenuto fino ad ora, ma nello spezzarla», essendo tale «la condizione preliminare di ogni reale rivoluzione popolare» in Europa, Inghilterra esclusa.K. Marx, Lettere a Kugelmann, 1950, p. 139.
L'Inghilterra del 1871 era ancora un paese senza militarismo e in gran parte senza burocrazia, pertanto una rivoluzione popolare era possibile senza la condizione preliminare della distruzione dell'apparato statale. Lenin rileva altresì la distinzione operata da Marx tra rivoluzione proletaria e rivoluzione popolare, ignorata da menscevichi e plechanoviani, i quali ammettono unicamente la possibilità che una rivoluzione sia borghese o proletaria. Una rivoluzione è «popolare», come quella del 1905, quando vede protagonisti operai e contadini: senza la loro alleanza non è possibile una trasformazione socialista.Lenin, cit., pp. 392-393.
L'esigenza della distruzione dell'apparato statale venne ribadita nel 1872 nella nuova prefazione al Manifesto del Partito Comunista, in cui Marx ed Engels scrissero che la Comune aveva fornito la prova che «la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi propri fini».K. Marx-F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, cit., p. 33.