Il tour dei British and Irish Lions 1997 fu il 26º tour ufficiale della formazione interbritannica di rugby a 15 dei British and Irish Lions; si tenne per la 12ª volta in Sudafrica, dal al , e consisté in una serie di 13 incontri, di cui tre test match contro gli Springbok.
Si trattava del primo tour dei Lions nell'era professionistica del rugby a 15 e ne costituì la prima uscita ufficiale in Sudafrica dal 1980, grazie alla fine dell’apartheid in tale Paese e alla rimozione del bando internazionale cui era sottoposto per tale motivo. I tre test match contro gli Springbok campioni del mondo in carica si tennero, nell'ordine, a Città del Capo, Durban e Johannesburg negli ultimi tre sabati della spedizione. Gli altri dieci incontri si tennero contro il Sudafrica A (gli Emerging Springboks) e nove province che disputano la Currie Cup (nell'ordine Eastern Province, Border Bulldogs, Western Province, Mpumalanga, Northern Transvaal, Golden Lions, Natal, Orange Free State e Norhern Free State).
Allenatore capo della squadra dei British Lions fu lo scozzese Ian McGeechan, assistito dal suo connazionale Jim Telfer. Capitano fu l'inglese Martin Johnson.
La serie dei tre test match fu vinta per 2-1 dai British Lions, che chiusero subito il discorso-vittoria nei primi due incontri e persero il terzo dai sudafricani; per 16 anni fu l'ultima conquista di una serie da parte dei Lions, che si riaffermarono soltanto nel 2013 in Australia.
Gli incontri infrasettimanali senza valore di test match si risolsero in nove vittorie e una sconfitta (contro il Northern Transvaal a Pretoria).
La preparazione
Il tour, organizzato dopo la fine dell’apartheid in Sudafrica e sulla scia della vittoria degli Springbok nella , fu il primo in tale Paese da 17 anni a quella parte; forti erano gli interrogativi sul destino della formazione dopo il tour sulla scorta del montante professionismo, all'epoca vigente da meno di due anni nel rugby a 15.
In Inghilterra, inoltre, vi erano forti contrasti tra i club e la Federazione per via della gestione dei giocatori da prestare alle Nazionali; la stessa Federazione inglese era entrata, nella stagione precedente, in rotta con le altre tre union delle Isole Britanniche e la Francia per una questione economica di diritti televisivi del Cinque Nazioni, che l'Inghilterra aveva ceduto alla piattaforma satellitare Sky laddove le altre Federazioni avevano continuato a negoziarli con le emittenti terrestri in chiaro al fine di non frenare la diffusione della disciplina tra il pubblico; la decisione inglese aveva indotto le altre quattro Federazioni a escluderla dal Torneo, salvo poi riammetterla quando un labile accordo tra le sei Federazioni era stato raggiunto sulla suddivisione della quota spettante all'Inghilterra.
Fu in tale clima che il selezionatore dei Lions, lo scozzese Ian McGeechan, coadiuvato dal suo vice e connazionale Jim Telfer, diramarono le convocazioni per il tour in Sudafrica; manager del tour era l'ex nazionale inglese Fran Cotton. McGeechan era alla guida del suo terzo tour, traguardo mai raggiunto in precedenza da qualsivoglia altro allenatore, e aveva partecipato anche a due spedizioni, nel 1974 e nel 1977, come giocatore.
La lista iniziale, di 35 giocatori (19 avanti e 16 tre quarti), fu la più nutrita fino ad allora mai selezionata per le spedizioni della selezione interbritannica; nella sua composizione iniziale prevedeva 18 inglesi, 8 gallesi, 5 scozzesi e 4 irlandesi. Nel corso del tour la lista si allungò a 40 nomi per via dei rimpiazzi causa infortunio; i cinque elementi aggiunti furono gli inglesi Kyran Bracken, Mike Catt, Tony Diprose e Nigel Redman e lo scozzese Tony Stanger. A essere designato capitano fu l'inglese Martin Johnson, seconda linea già presente al tour di quattro anni prima in Nuova Zelanda.
Il tour Il primo incontro della serie si tenne il 24 maggio 1997 al Boet Erasmus di Port Elizabeth, stadio che 23 anni prima, durante il tour del 1974, era stato teatro di una partita durissima e piena di scontri fisici tra i Lions e gli Springbok, passata alla storia come Battaglia del Boet Erasmus e vinta 26-9 dalla formazione interbritannica; più recentemente, inoltre, nel corso della , l'incontro tra e era sfociato in una violenta rissa nata dalla volontà dei nordamericani di non farsi sopraffare fisicamente dai padroni di casa; a seguito di tale evento tre giocatori, due canadesi e il sudafricano John Dalton, erano stati squalificati per un mese dopo essere stati espulsi dall'arbitro. L'avversario a Port Elizabeth fu l'Eastern Province, che nel primo tempo resse bene l'impatto contro i britannico-irlandesi chiudendo il primo tempo in svantaggio per 6-10 (per i Lions una meta di Guscott trasformata da Jenkins, autore di ulteriori tre punti su calcio piazzato) e addirittura, dopo soli 9' nel secondo tempo, passando in vantaggio con una meta di Deon Kayser che portò momentaneamente la sua squadra sull'11-10; solo a 17' dalla fine lo scozzese Doddie Weir riportò i Lions in vantaggio e prima della fine Underwood, ancora Guscott e Greenwood assicurarono la vittoria per 39-11 agli ospiti, la cui prestazione fu tuttavia giudicata non convincente dalla stampa e non sufficiente per preoccupare gli Springbok quando fosse giunto il momento di affrontare i test match .
Stessi dubbi furono espressi dalla stampa anche per il secondo incontro, quattro giorni più tardi, disputatosi a East London contro i Border Bulldogs sotto una pioggia battente: a fronte di un Paul Grayson che sbagliò cinque piazzati su cinque vi fu una formazione sudafricana che concesse poco e in vantaggio per 14-10 cedette solo a pochi minuti dalla fine con una meta di Wainwright poi consolidata da un piazzato di Stimpson; contemporaneamente la squadra subì il primo dei suoi infortuni, quello del gallese Scott Gibbs, uscito per sospetta rottura dei legamenti della caviglia.
Il 31 maggio successivo a Città del Capo l'incontro con il Western Province fu un banco di prova ancor più severo: i Lions furono risospinti indietro in almeno sei mischie a favore, circostanza che fece dichiarare al capitano Martin Johnson che, data la natura più dura del gioco in Sudafrica, era ancor più necessario giocare con spirito di sacrificio e di squadra, anche se alla fine, grazie alla tenuta fisica e a un finale di gara dominato, gli interbritannici si imposero 38-21: eroi di giornata Tim Stimpson (4 piazzati e 2 trasformazioni, 18 punti) e John Bentley (2 mete, 10 punti).
Nel frattempo McGeechan dovette anche far fronte alla lista degli infortuni che iniziava a far mancare uomini nelle posizioni-chiave: all'apertura Paul Grayson si portava ancora dietro problemi fisici che lo stavano rendendo indisponibile e il tecnico richiamò Mike Catt, in quei giorni impegnato in Argentina nel tour della nazionale inglese.
Il 4 giugno successivo, a Witbank, i Lions affrontarono la selezione provinciale di Mpumalanga, riportando una larga vittoria per 64-14, frutto di 10 mete di cui 7 trasformate: in tale punteggio spiccò la prestazione del terza ala scozzese Rob Wainwright che, fatto insolito per un avanti, mise a segno tre mete e fu il miglior marcatore dell'incontro con 15 punti; tuttavia McGeechan perse lo scozzese Weir, il che rese necessario il richiamo di un altro inglese dal tour in Argentina, Nigel Redman, all'epoca trentaduenne e giunto al termine della carriera. Ben più impegnativo l'incontro di Pretoria tre giorni più tardi, in cui la squadra andò incontro alla sua prima sconfitta, un 30-35 a opera del Northern Transvaal, che nell'occasione significò la prima sconfitta contro una provincia sudafricana dopo 29 anni (Transvaal a Johannesburg nel tour del 1968); alla base della sconfitta la superiorità in mischia della formazione di Pretoria, che impose la sua supremazia e fece guadagnare alla squadra numerosi possessi che si tradussero in quattro mete (contro tre degli ospiti). Ad appesantire la sconfitta giunse pure la squalifica di un turno, la prima mai subìta da un giocatore dei British Lions, di Scott Gibbs, appena rientrato dall'infortunio e colpevole di avere colpito la sua controparte Grant Esterhuizen con un pugno durante un placcaggio.
L'11 giugno a Johannesburg fu il turno dei Golden Lions, formazione un tempo nota come Transvaal, che ingaggiò un incontro molto fisico e dispendioso, del quale tuttavia i Leoni britannici vennero a capo grazie a John Bentley e Austin Healey, che misero a segno una meta ciascuno; il punteggio finale, 20-14 per gli ospiti, parla di una vittoria di misura ma nel complesso giudicata legittima. Al termine dell'incontro si aggregò alla squadra l'inglese Tony Diprose, chiamato come rimpiazzo di Scott Quinnell, infortunatosi a Pretoria.
La partita di Durban contro i Natal Sharks era, sulla carta, tra le più difficili di quelle riguardanti gli impegni con le selezioni provinciali, dal momento che i Lions si apprestavano ad affrontare la squadra campione uscente della Currie Cup 1996, ma un atteggiamento aggressivo fin dall'inizio unito alla precisione al piede di Neil Jenkins e alla dominazione in mischia, ben guidata da Rob Howley, permise agli ospiti di mettere al sicuro il risultato anzitempo e chiudere l'incontro con 30 punti di scarto, 42-12. L'unica nota stonata dell'incontro fu il serio infortunio occorso allo stesso Howley, costretto a lasciare il tour e a rientrare in Galles a causa di una slogatura alla spalla: si rese quindi necessario l'ennesimo prelievo dalla spedizione inglese in Sudamerica, quello di Kyran Bracken.
Quattro giorni prima del primo test match della serie, allo stadio dei Boland Cavaliers di Wellington andò in scena l'anteprima contro la selezione nazionale A, gli Emerging Springboks, rinforzati da Marius Goosen, Deon Kayser, Dale Santon e soprattutto Percy Montgomery, tutti o quasi elementi già affermati o in odore di Nazionale maggiore: i Lions riportarono una netta e brillante vittoria per 51-22, con sei mete marcate contro tre e Nick Beal autore di tre marcature.
Dopo 4 settimane di incontri provinciali giunse infine il giorno del primo test match, in programma al Newlands Stadium di Città del Capo: i campioni del mondo parvero prendere facilmente il comando delle operazioni, andando prima a segno al piede con Edrich Lubbe, poi, dopo il temporaneo pareggio del solito Jenkins, a meta con du Randt e Bennett, mentre di nuovo Jenkins tentava di tenere il punteggio entro limiti ragionevoli: il primo tempo si chiuse 13-9 per i sudafricani, parzialmente ripresi ancora da Jenkins che riportò gli ospiti sotto di uno, ma gli Springbok allungarono a 16 con Henry Honiball dopo 10 minuti dall'inizio della ripresa, anche se quelli si rivelarono essere poi gli ultimi punti della formazione di casa: ancora Jenkins ridusse le distanze 16-15 poi, a 7 minuti dalla fine, Matt Dawson mise a segno la meta del sorpasso dei Leoni e, quasi allo scadere, lo scozzese Alan Tait mise la parola fine all'incontro marcando la meta del definitivo 25-16.
Nell'attesa del secondo test match di Durban i Lions furono a Bloemfontein per affrontare la provincia del Free State, incontro in cui il rimpiazzo Nigel Redman fu nominato capitano: la partita vide da un lato il nazionale sudafricano Jannie de Beer realizzare 20 punti (una meta, tre trasformazioni e tre calci), ma dall'altro Stimpson realizzare una meta, quattro trasformazioni e tre piazzati nel quadro di una prestazione globale che portò i Lions a vincere 50-20 una partita ben giocata da ambo le parti, che spinse il team manager Fran Cotton ad affermare che la sua squadra aveva giocato una delle sue migliori partite di sempre.