La strage di Erba è un caso di omicidio plurimo avvenuto a Erba, in provincia di Como, l'11 dicembre 2006.
La strage fu compiuta dai coniugi Olindo Romano (Albaredo per San Marco, 10 febbraio 1962) e Rosa Angela Bazzi (Erba, 12 settembre 1963), che uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna (Erba, 21 agosto 1976) suo figlio Youssef Marzouk (Erba, 9 settembre 2004), la madre Paola Galli (Erba, 26 gennaio 1949) e infine la vicina di casa Valeria Cherubini (Montorfano, 9 agosto 1951). Il marito di quest'ultima, Mario Frigerio (Montorfano, 29 giugno 1941 - Como, 16 settembre 2014), colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie ad una malformazione congenita alla carotide che gli evitò la morte per dissanguamento. La strage avvenne nell'abitazione di Raffaella Castagna, in una corte ristrutturata nel centro della cittadina. L'appartamento fu dato alle fiamme subito dopo l'esecuzione del delitto.
Il 3 maggio 2011 la Corte suprema di cassazione rigettò i ricorsi proposti, rendendo definitiva la sentenza d'appello che riconobbe come autori della strage i coniugi Romano, già condannati all'ergastolo in primo grado.
Il delitto La sera dell'11 dicembre 2006, verso le 20:20, al numero 25 di via Armando Diaz a Erba, divampò un incendio all'interno di uno degli appartamenti di una delle palazzine che la compongono, noto come condominio del Ghiaccio. Due vicini di casa, uno dei quali era un pompiere volontario, entrarono per primi nell'edificio; a ridosso del pianerottolo trovarono un uomo ferito, il sessantacinquenne Mario Frigerio, e lo trascinarono per le caviglie lontano dal fuoco. Entrando nell'abitazione, i soccorritori trovarono il corpo senza vita e in fiamme di Raffaella Castagna, trentenne impiegata part-time in una comunità di assistenza per disabili. Riuscirono a trasportare anch'esso sul pianerottolo e cercarono poi di assistere il ferito Frigerio.
Ad un certo punto i soccorritori sentirono risuonare le invocazioni di aiuto di una donna e Frigerio riuscì a comunicare con un filo di voce al soccorritore Ballabio che al piano superiore si trovava la moglie; tuttavia, a causa del fumo, i presenti furono costretti ad abbandonare l'edificio. Successivamente arrivarono i vigili del fuoco, che domarono l'incendio e rinvennero altri tre corpi senza vita, appartenenti a Paola Galli, cinquantasettenne casalinga madre di Raffaella, Youssef Marzouk, giovane figlio della donna, e Valeria Cherubini, cinquantacinquenne moglie di Frigerio.
Le indagini riportarono le cause della morte: Raffaella Castagna, sorpresa nel corridoio davanti alla porta di casa, fu colpita ripetutamente con una spranga, accoltellata dodici volte e infine sgozzata, morendo a causa delle lesioni alla testa (frattura del cranio) dovute ai colpi di spranga; Paola Galli fu aggredita nel corridoio di casa e raggiunta da sei coltellate e sei sprangate (colpi lesivi al cranio); Youssef Marzouk morì sul divano del soggiorno per dissanguamento dopo aver ricevuto due ferite da arma da taglio di cui una mortale alla gola che recise l'arteria carotide. Per nascondere le tracce del delitto, l'appartamento venne dato alle fiamme, ma il fumo che si sviluppò all'interno costrinse gli aggressori a fuggire dall'abitazione verso le scale condominiali dalle quali stavano scendendo i coniugi Frigerio-Cherubini, che furono attirati verso l'appartamento Castagna proprio dal fumo che stava fuoriuscendo da sotto la porta.
Valeria Cherubini fu rinvenuta nel suo appartamento che era collocato nel sottotetto: dopo essere accorsa al piano inferiore, sulle scale condominiali ebbe una prolungata colluttazione con chi l'aggrediva e venne ferita gravemente da trentaquattro coltellate e otto colpi di spranga; quest'ultimi però non risultarono così lesivi come per la Castagna e la Galli, permettendole di risalire al piano superiore. Ancora viva all'arrivo dei primi soccorsi portati dai vicini cercò di attirare la loro attenzione con invocazioni di aiuto, ma i soccorritori non poterono intervenire a causa del fumo che saliva proveniente dall'incendio dell'abitazione dei Castagna; la donna poi decedette, insieme al cane di famiglia, a causa dell'inalazione del monossido di carbonio, concentratosi nella sua abitazione. Frigerio fu a sua volta vittima di aggressione sulle scale condominiali, venendo percosso e accoltellato alla gola, ma riuscì a sopravvivere grazie a una malformazione congenita della carotide che lo preservò da un dissanguamento mortale.
I rilievi evidenziarono che gli aggressori furono due, uno dei quali mancino, armati di due coltelli a lama corta e lunga, nonché di una spranga.
Indagini Azouz Marzouk Le indagini inizialmente si concentrarono su Azouz Marzouk, nativo di Zaghouan (Tunisia), marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef. Marzouk, che secondo la stampa aveva precedenti penali per spaccio di droga ed era uscito dal carcere grazie all'indulto del 2006, al momento dei fatti era in Tunisia in visita ai genitori; rientrato precipitosamente in Italia, venne interrogato dai carabinieri. Gli inquirenti confermarono il suo alibi e iniziarono a sospettare di un regolamento di conti compiuto contro di lui.
Olindo Romano e Rosa Bazzi Tra le altre piste seguite venne subito notato il comportamento anomalo di due vicini di casa di Raffaella Castagna, che in passato ebbero contenziosi legali con lei. Nonostante gli sconcertanti fatti accaduti, già dalle prime ore dopo gli omicidi i coniugi Romano si dimostrarono disinteressati agli eventi e, diversamente dagli altri abitanti della corte e dei condomini, non chiesero rassicurazioni alle forze dell'ordine. Questi sospetti portarono gli inquirenti a sequestrare alcuni indumenti dei coniugi e a mettere sotto controllo l'abitazione e l'automobile. Già nella prima notte dopo la strage, altri fatti destarono l'attenzione degli inquirenti; entrambi presentavano infatti delle ferite: il marito un'ecchimosi alla mano e una all'avambraccio, la moglie una ferita già rimarginata ad un dito. Inoltre, alle domande di rito poste subito dopo la strage, i due mostrarono uno scontrino del McDonald's:Così, p. 3 della sentenza della Corte suprema. ciò risultò alquanto sospetto, poiché si evinse un tentativo immediato di apparire estranei alla vicenda, quando i carabinieri non avevano posto alcuna domanda al riguardo.
Le intercettazioni ambientali rafforzarono i sospetti dato che, mentre tutta la nazione si interessava a quanto accaduto, i coniugi Romano non affrontavano mai l'argomento nelle loro chiacchierate. Pertanto, il 26 dicembre vennero disposti accertamenti tecnici urgenti sulla loro automobile, che portarono gli inquirenti a scoprire sul battitacco del guidatore una traccia di natura ematica attribuita a Valeria Cherubini e non compromessa. Fu l'unico residuo ematico trovato nell'intera auto, nei vestiti, nell'abitazione e negli effetti personali dei Romano: la difesa avrebbe poi sostenuto che si era trattata di contaminazione, mentre per l'accusa fu l'unico errore dell'accurata pulizia messa in atto dai coniugi.
I coniugi vennero fermati l'8 gennaio 2007 e arrestati, dopo un lungo interrogatorio, il giorno seguente. Vennero descritti come due persone molto chiuse ed isolate, morbosamente attaccati l'uno all'altra. Durante le indagini, alcuni familiari di Rosa Bazzi affermarono che la donna avrebbe subito violenza sessuale da parte di un conoscente (forse addirittura di un parente) all'età di dieci anni, peraltro senza mai ricevere alcun genere di assistenza o sostegno a seguito di ciò. Indagando nel passato di Olindo Romano, invece, emerse una querela sporta contro di lui dal padre e dal fratello all'inizio degli anni ottanta, a seguito di una rissa per motivi familiari. Di fatto, all'epoca dell'arresto, Romano e Bazzi avevano interrotto ormai da anni qualsiasi rapporto persino con i più stretti familiari; una psichiatra, consulente della difesa, affermò poi che sarebbe stato opportuno valutare il quoziente intellettivo della Bazzi, al fine di stabilirne la capacità di intendere e volere. Romano venne accusato di omicidio plurimo pluriaggravato, mentre la moglie di concorso. Furono poi i rilievi dei RIS a indicare la presenza di una seconda persona nella strage, mancina come Bazzi.
Gli inquirenti risalirono ai frequenti diverbi esistenti fra i Romano e Raffaella Castagna, sfociate anche in una lite la notte di Capodanno del 2005 e in una causa civile fra le parti, che avrebbe dovuto svolgersi due giorni dopo la strage: in quell'occasione, i coniugi Romano avrebbero aggredito e percosso la Castagna, che avrebbe sporto denuncia contro di loro per ingiurie e lesioni dopo un diverbio scoppiato quella sera, pur offrendosi di ritirarla in cambio di un risarcimento in denaro. L'episodio, comunque, fu solo l'ultimo di una lunga lista di ostilità e sgarbi tra inquilini, frequentemente sfociati in diverbi e litigi. I coniugi ribadirono la loro innocenza e dichiararono di aver trascorso la serata in un McDonald's di Como, di cui conservarono anche lo scontrino, il cui orario è però due ore avanti rispetto alla strage e al consueto orario di cena dei due. Gli inquirenti sospettarono subito un tentativo maldestro dei coniugi di procurarsi un alibi.
Il 10 gennaio 2007, davanti ai magistrati, i Romano ammisero, addossandosi separatamente l'intera responsabilità, di essere gli esecutori della strage, descrivendone con minuzia i singoli atti, il tipo di ferite, le posizioni dei corpi delle vittime e il tipo di armi usate; la confessione venne ribadita in sede di convalida di fermo al GIP e decisivi furono ritenuti i particolari descritti poiché conoscibili solo da chi aveva vissuto la scena del delitto.Così, p. 4 della sentenza della Suprema Corte In particolare la posizione iniziale dei corpi delle vittime al termine dell'assalto (e quindi diversa da quella finale nella foto delle salme sul pianerottolo), poi confermata dalle indagini scientifiche, poteva essere conosciuta solo dagli autori materiali. Contro di loro anche la testimonianza di Mario Frigerio, unico sopravvissuto.
I processi Udienze preliminari Il 10 ottobre successivo, di fronte al GUP che doveva decidere se aprire o meno il processo, Olindo dichiarò di essere innocente e ritrattò la sua confessione. Anche la moglie Rosa ritirerà le sue dichiarazioni. I parenti delle vittime insorsero in aula, il giudice fu costretto a sospendere la seduta. Azouz Marzouk chiese la pena di morte per i due imputati, pur non essendo prevista nell'ordinamento italiano. L'accusa, rappresentata dal PM Massimo Astori, considerò le ritrattazioni dei Romano come una semplice variazione della strategia difensiva.
Il 12 ottobre Olindo Romano e Rosa Bazzi furono rinviati a giudizio.
Primo grado La prima udienza si tenne il 29 gennaio 2008; nel corso delle udienze, i coniugi Romano passarono il tempo scambiandosi effusioni e ridacchiando tra loro, persino durante la proiezione in aula delle fotografie del cadavere del piccolo Youssef.