Il Nicoloso da Recco è stato un esploratore e successivamente un cacciatorpediniere della Regia Marina e della Marina Militare.
Storia Il nome La nave venne intitolata al navigatore genovese Nicoloso da Recco che nel 1341, insieme al fiorentino Angiolino del Tegghia de' Corbizzi, compì un viaggio alle Canarie per conto di Alfonso IV del Portogallo.
Gli anni trenta Dopo la consegna, eseguito un breve periodo di addestramento, rientrò in cantiere per modifiche per il miglioramento della stabilità (alleggerimento e abbassamento delle sovrastrutture), nonché la sostituzione di timone (1932) e tubi lanciasiluri.
Insieme alle unità gemelle Alvise da Mosto, Antonio da Noli, Lanzerotto Malocello, Leone Pancaldo, Emanuele Pessagno, Luca Tarigo in qualità di ammiraglia della Divisione Esploratori, partecipò alla scorta di appoggio agli idrovolanti Savoia-Marchetti S.55A di Italo Balbo durante la celebre trasvolata Italia-Brasile che si svolse dal 17 dicembre 1930 al 15 gennaio 1931. L'unità, partita dalla Spezia il 1º dicembre trascorse lontano dall'Italia oltre cinque mesi, rientrando il 27 maggio 1931.
Al rientro iniziò l'attività di squadra e nello stesso anno, dopo aver partecipato ai festeggiamenti per il 50º anniversario dell'Accademia Navale di Livorno, ricevette a Genova, l'8 dicembre, la bandiera di combattimento, offerta dal comune di Recco.
Tra il 1936 ed il 1938 nel corso della guerra civile spagnola prese parte ad azioni di pattugliamento nelle acque del Mar Mediterraneo occidentale, con base a Tangeri e Cadice e area operativa nel bacino occidentale del Mediterraneo.
Declassato a cacciatorpediniere il 5 settembre 1938, divenne caposquadriglia della XVI Squadriglia cacciatorpediniere alle dipendenze della II Squadra di base alla Spezia.
Nel marzo 1939 il da Recco fu inviato a Tripoli, mentre in aprile prese parte alle operazioni per l'occupazione dell'Albania.
Il Da Recco fu poi temporaneamente assegnato alla Divisione Scuola Comando.
Successivamente la XVI Squadriglia cacciatorpediniere venne trasferita a Taranto alle dipendenze della VIII Divisione Navale della I Squadra.
Il 22 ottobre 1939 il Da Recco lasciò Taranto e fu dislocato a Lero, ove rimase, operando in Egeo, sino al 30 aprile 1940.
Nel maggio 1940 fu impiegato in Albania.
Contrariamente alla quasi totalità delle unità gemelle (eccettuato l’Usodimare) non subì l'ultimo ciclo di modifiche, per cui mantenne la conformazione originale fino alla fine della propria carriera operativa.
La seconda guerra mondiale All'inizio del secondo conflitto mondiale era caposquadriglia della XVI Squadriglia Cacciatorpediniere, che formava insieme ai gemelli Usodimare, Tarigo e Pessagno.
Alle due di notte del 12 giugno 1940 salpò da Taranto, insieme al Pessagno, all’Usodimare, alla I Divisione (incrociatori pesanti Zara, Fiume e Gorizia), alla VIII Divisione (incrociatori leggeri Duca degli Abruzzi e Garibaldi) ed alla IX Squadriglia Cacciatorpediniere (Alfieri, Oriani, Gioberti, Carducci) per pattugliare il Mar Ionio.
Alle 14.10 del 7 luglio 1940 salpò da Taranto insieme a Pessagno ed Usodimare ed alle Divisioni incrociatori IV (da Barbiano, Alberto di Giussano, Cadorna e Diaz) e VIII (Duca degli Abruzzi e Garibaldi) in appoggio ad un convoglio per la Libia (trasporti truppe Esperia e Calitea, motonavi Marco Foscarini, Francesco Barbaro e Vettor Pisani, scortate dalle torpediniere Orsa, Procione, Orione, Pegaso, Abba e Pilo).
Tale formazione si unì poi alla I e II Squadra Navale, partecipando alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940, nella quale tuttavia il Da Recco non ebbe un ruolo di rilievo, pur prendendo parte alla reazione contraerea a contrasto degli attacchi aerei che la squadra italiana subì dopo la battaglia.
Il 1º agosto lasciò Augusta insieme ai gemelli Vivaldi, da Noli, Pessagno ed Usodimare per una missione di caccia antisommergibile, che si concluse con l'affondamento del sommergibile britannico Oswald da parte del Vivaldi.
Il 28 novembre bombardò, insieme ai cacciatorpediniere Pigafetta, Pessagno e Riboty e alle torpediniere Bassini e Prestinari, le posizioni greche nei pressi di Corfù.
Il 18 dicembre bombardò di nuovo con le proprie artiglierie, unitamente agli incrociatori Raimondo Montecuccoli e Eugenio di Savoia e ai cacciatorpediniere Pigafetta, Pessagno e Riboty, le linee greche a Corfù.
Il 4 marzo 1941 prese parte ad operazioni di bombardamento della costa albanese.
Alle nove di sera del 26 marzo 1941 salpò da Brindisi con il gemello Pessagno e con la VIII Divisione incrociatori (Duca degli Abruzzi, Garibaldi), aggregandosi poi alla squadra navale – corazzata Vittorio Veneto, Divisioni incrociatori I (Zara, Pola, Fiume) e III (Trento, Trieste, Bolzano), Squadriglie cacciatorpediniere IX (Alfieri, Oriani, Gioberti, Carducci), XIII (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino), XII (Corazziere, Carabiniere, Ascari) – destinata a partecipare all'operazione «Gaudo», poi sfociata nella battaglia di Capo Matapan.. Il da Recco e il Pessagno, che formavano la scorta dell'VIII Divisione Incrociatori, furono inizialmente destinati all' incursione a nord di Creta ma vennero poi riassegnati all' azione principale nelle acque di Gaudo, dove arrivarono troppo tardi per partecipare allo scontro. Dopo il siluramento della Veneto furono distaccati a nord del gruppo principale per intercettare un possibile attacco di unità siluranti da quella direzione e svolsero questo compito fino alla luce del giorno, quando le navi italiane ripresero la formazione compatta che offre una miglior protezione contro gli attacchi aereiA. Iachino; Il punto su Matapan; Le Scie Mondadori 1969, pag. 47.
Dal 19 al 23 aprile 1941, insieme alla VII Divisione incrociatori (Eugenio di Savoia, Duca d’Aosta, Attendolo e Montecuccoli) e ai gemelli da Mosto, Pessagno, da Verrazzano, Pigafetta e Zeno, effettuò la posa dei campi minati «S 11», «S 12» ed «S 13» (con l'impiego in tutto di 321 mine e 492 galleggianti esplosivi) ad est di Capo Bon.
Tra il 23 ed il 24 aprile le unità ripeterono l'operazione posando altre 740 mine.
Il 1º maggio posò nuovamente mine a nordest di Tripoli, insieme ai gemelli Pigafetta, Da Verrazzano, Da Mosto, Zeno e Pessagno ed agli incrociatori Eugenio di Savoia, Duca d'Aosta ed Attendolo.
Il 4-5 maggio fornì scorta indiretta – insieme ai gemelli Pigafetta, Da Mosto, Zeno e Da Verrazzano ed agli incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Attendolo e Duca d'Aosta – ad un convoglio (formato dal trasporto truppe Victoria e dai cargo Marco Foscarini, Barbarigo, Calitea, Ankara, Andrea Gritti e Sebastiano Venier scortati dai cacciatorpediniere Vivaldi, da Noli e Malocello e dalle torpediniere Cassiopea, Orione e Pegaso) in rotta Napoli-Tripoli: le navi giunsero indenni a destinazione nonostante l'individuazione di un sommergibile, che tuttavia non attaccò.
Nell'estate 1941 fu dislocato a Palermo.
Il 3 giugno 1941 effettuò la posa di due campi minati a nordest di Tripoli, insieme ai cacciatorpediniere Pigafetta, da Verrazzano, Usodimare, Gioberti, Scirocco e da Mosto ed alle Divisioni IV (incrociatori leggeri Bande Nere e di Giussano) e VII (incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Duca d'Aosta ed Attendolo).
Il 28 giugno posò il campo minato «S 2» nel Canale di Sicilia insieme agli incrociatori Attendolo e Duca d'Aosta ed ai cacciatorpediniere Pigafetta, Da Verrazzano, Da Mosto e Pessagno.
Il 7 luglio, insieme alle Divisioni incrociatori IV (Bande Nere e di Giussano) e VII (Attendolo e Duca d'Aosta) ed ai cacciatorpediniere Pigafetta, da Mosto, Pessagno, da Verrazzano, Maestrale, Grecale e Scirocco, effettuò una missione di posa mine nel Canale di Sicilia.
Il 19 agosto appartenne, insieme ai cacciatorpediniere Gioberti, Vivaldi, Oriani ed alla torpediniera Dezza, cui poi si aggregò anche la X Squadriglia (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco), alla scorta di un convoglio in navigazione da Napoli a Tripoli (trasporti truppe Marco Polo, Esperia, Neptunia ed Oceania); il 20 agosto, quando ormai i trasporti avevano imboccato la rotta di sicurezza per Tripoli (scampando anche ad un attacco da parte del sommergibile HMS Unbeaten) il sommergibile britannico Unique silurò l’Esperia, che affondò in posizione 33°03' N e 13°03' E; fu possibile trarre in salvo ben 1139 uomini, mentre le vittime furono 31.
Il 1º settembre salpò da Napoli per scortare, insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Dardo e Strale, le motonavi Andrea Gritti, Rialto, Vettor Pisani, Sebastiano Venier e Francesco Barbaro; il 3 il convoglio fu attaccato da aerei e l’Andrea Gritti, incendiata da aerei, saltò in aria con la morte di 347 uomini, mentre la Francesco Barbaro, danneggiata, dovette essere rimorchiata a Messina dal Dardo con l'assistenza dei cacciatorpediniere Ascari e Lanciere; il resto del convoglio giunse a Tripoli l'indomani.
Il 5 settembre salpò da Tripoli per scortare a Napoli, insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Freccia e Strale cui si aggiunsero la torpediniera Circe, il piroscafo Ernesto, la motonave Col di Lana e la nave cisterna Pozarica; il 7 settembre l’Ernesto fu silurato e danneggiato dal sommergibile olandese O 21 al largo di Pantelleria fu condotto a Trapani da Strale e Circe (arrivandovi l'8), mentre il resto del convoglio proseguiva per Napoli (ove giunse l'indomani).
Nelle prime ore della sera del 16 settembre partì da Taranto per scortare il convoglio «Vulcania», diretto a Tripoli: formavano il convoglio i trasporti truppe Neptunia ed Oceania, scortati, oltre che dal Da Recco – che, al comando del capitano di vascello Stanislao Esposito, era il caposcorta –, dai cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare, Antonio Da Noli, Vincenzo Gioberti ed Emanuele Pessagno... Il convoglio incappò però in uno sbarramento formato al largo delle coste libiche dai sommergibili britannici Upholder, Unbeaten, Upright ed Ursula: alle 4.15 del 18 settembre, i siluri lanciati dall’Upholder centrarono il Neptunia e l’Oceania, che s'immobilizzarono ed iniziarono ad imbarcare acqua. Contemporaneamente all'impatto delle armi contro le due navi giunse a bordo del Da Recco il tardivo avvertimento da parte di Supermarina – che aveva intercettato e decifrato un messaggio dell’Unbeaten – della possibilità di un attacco subacqueo. Il comandante Esposito ordinò che il Vulcania, indenne, proseguisse con la scorta dell’Usodimare (entrambe le navi giunsero indenni a Tripoli nonostante un attacco dell’Ursula), mentre gli altri cacciatorpediniere diedero infruttuosamente la caccia al sommergibile attaccante, fornirono assistenza all’Oceania e recuperarono i naufraghi della Neptunia, ormai in via di affondamento (la nave s'inabissò, di poppa, alle 6.50). Alle 8.50 l’Oceania, che era in corso di evacuazione mentre se ne preparava il rimorchio da parte del Pessagno, fu nuovamente silurata dall’Upholder ed affondò rapidamente; ai cacciatorpediniere non rimase che recuperare i naufraghi. Dei 5818 uomini imbarcati sulle due navi fu possibile trarne in salvo 5434; il Da Recco contribuì all'operazione di soccorso recuperando il notevole numero di 1302 superstiti.
Il 12 ottobre 1941 lasciò Trapani di scorta, insieme al cacciatorpediniere Sebenico ed alla vecchia torpediniera Cascino, ai piroscafi Nirvo e Bainsizza ed al rimorchiatore Max Barendt, diretti in Libia; il 14 ottobre il Bainsizza fu danneggiato da aerosiluranti in posizione 34°15' N e 12°12' E, affondando l'indomani mentre era in corso il tentativo di rimorchio da parte del rimorchiatore Ciclope.