La storia di Ripatransone inizia ufficialmente nel 1205, anno in cui la cittadina picena ottenne l'autogoverno diventando il primo libero comune rurale d'Italia.Laddove infatti tutti gli altri comuni erano dominati da nobiltà e borghesia, i ripani erano esclusivamente proprietari terrieri. Le origini sono tuttavia più antiche. Se i più remoti insediamenti umani risalgono alla preistoria, il borgo fortificato è databile all'epoca della venuta dei Franchi, con Carlo Magno, o poco dopo (VIII-IX secolo). Castello inaccessibile, difese strenuamente la sua autonomia anche contro Francesco Sforza. Ottenne il rango di Città vescovile nel 1571.

Preistoria La città sorge su un colle che i Romani chiamarono Cuprae Mons (Monte di Cupra),Questo nome ha ingenerato confusione con la Cupra Montana citata da Plinio il Vecchio, poi invece correttamente identificata con il Massaccio. dal nome della divinità umbro-picena ivi venerata. Il Cuprae Mons fu abitato fin dall'età della pietra, come dimostrano i numerosi reperti rinvenuti nel territorio (armi, oggetti d'osso e di pietra, ceramiche).Molti sono oggi conservati presso il Museo civico archeologico Cesare Cellini. Le testimonianze della frequentazione umana si spingono fino al Paleolitico inferiore.

Età preromana

Varie sono le testimonianze dell'insediamento degli Umbri all'inizio dell'età del ferro. Questo popolo si insediò sulla riva sinistra del Tesino, dove per primo introdusse il culto di Cupra. Gli Umbri stazionarono sul Tesino, subito a nord delle popolazioni pelasgiche, finché l'invasione dei Piceni li costrinse a riparare sull'alto colle.

La ritirata permise al Cuprae Mons di dare subito prova della propria valenza strategica: la roccaforte umbra resse infatti gli assalti piceni fin quando gli invasori si risolsero di scavare cunicoli sotterranei per sorprendere i rivali nel cuore della fortificazione.Questi cunicoli costituiscono oggi un vasto reticolato che attraversa il sottosuolo cittadino da ovest a est. Noti con il nome di Grotte di Santità, vennero chiusi nel 1967. Così i Piceni assimilarono gli Umbri e presero possesso del forte, destinandolo a riparo sicuro per le popolazioni costiere incalzate dai pirati.

Età romana

A loro volta, i Piceni erano destinati a soccombere all'espansionismo dei Romani. Gli scomodi vicini, impegnati sul fronte della guerra ai Senoni (282 a.C.), furono inizialmente tenuti a bada tramite un'alleanza, che anzi fruttò importanti concessioni territoriali. Ma ben presto si giunse allo scontro armato.

Nel 269 a.C. i Piceni insorsero, abbattendo le guarnigioni romane sul territorio e sconfiggendo i consoli Ogulnio Gallo e Fabio Pittore. Roma reagì allora inviando Sempronio Sofo e Appio Claudio Russo l'anno seguente (268 a.C.). Di fronte alla superiorità militare romana, per la popolazione adriatica venne l'ora della resa definitiva.

Assimilati i Piceni, i Romani ne conservarono i costumi: in particolare perpetuarono il culto di Cupra identificandola con Giunone. Il territorio conservò importanza intorno alla città di Cupra Maritima. In età augustea venne incluso nella V Regio con il nome di Ager Cuprensis. Il colle ripano restò invece ai margini della regione, finché le invasioni barbaricheVisigoti (409), Unni (452), Ostrogoti (546), Longobardi. provocarono la caduta di Cupra, e gli abitanti dell'Ager cercarono nuovo scampo sulla collina.

Medioevo Le origini Nel Settecento Giovanni Battista Fedeli accede alla tesi che riconduce il nome della città a Trasone,È questa la forma più accreditata del nome del personaggio, anche noto come conte Transone o Dransone. un nobile dell'VIII-IX secolo.Giovanni Battista Fedeli, Chronicon comitum Truentinorum. La storicità del nobile è un fatto acquisito, testimoniato dalla toponomastica cittadina,Una lapide murata nel quartiere di Roflano reca infatti la scritta Via Trasone. ma la sua stirpe è incerta. Alcuni ricostruiscono la figura di un giovane longobardo, nipote di Ildebrando di Spoleto e conte di Truento sotto Carlo Magno. Altri vi vedono un condottiero, già cinquantenne, investito delle terre fra Tesino e Menocchia da Ludovico II. Altri infine ritengono si trattasse di un comandante franco. Il Piceno era stato annesso dai Longobardi al Ducato di Spoleto (574) e, con questo, aveva conservato autonomia anche sotto i Franchi (774).

La fondazione

Secondo la tradizione, gli originari castelli ripani (Monte Antico, Capodimonte, Roflano e Agello) furono fondati già nell'822. All'epoca sulla costa marchigiana si abbatté un'ondata di assalti saraceni agli ordini dell'ammiraglio al-Sabah, e gli abitanti del Cuprae Mons furono chiamati a respingerli. Essi furono assediati senza successo nell'827, nell'829 e nell'835,Flavio Biondo, Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades, Libro II, Decade II.Bartolomeo Sacchi, Vita di Gregorio IV. ma i saraceni recarono profonde devastazioni e si approvvigionarono di schiavi.

I quattro castelli furono unificati nel 1096 per volere del vescovo fermano Ugo o Ulcaldino. Nel 1198 le fortificazioni erano ultimate e il nuovo castello assumeva la denominazione di Ripatransone. Il futuro Propugnaculum PiceniAppellativo dovuto alla proverbiale resistenza agli attacchi nemici. fu però subito preda del siniscalco di Arrigo VI Marcovaldo di Annweiler (1199), che lo distrusse perché disapprovava la sua edificazione. Ripa fu ricostruita in pochi anni e, dopo aver resistito ai nuovi attacchi di Marcovaldo,Francesco Maria Tanursi, Historiarum Ripanarum epitome, 1781. si avviò a diventare libero comune.

L'autonomia comunale (1205) La lunga aspirazione di Ripa all'autonomia, rivendicata soprattutto nei confronti di Fermo, compì un primo decisivo passo avanti con la trattativa per il governo comunale nei confronti del vescovo fermano Adenulfo. Nel 1205 il castello si costituì in libero comune. A questa prima conquista di indipendenza seguirono lunghe lotte con le città vicine. Gli assedi fermani iniziarono nel 1225, contro una Ripa ghibellina e fedele a Federico II.

Nel 1229 il comune estese il proprio potere grazie alla concessione di vari castelli (Cossignano, Lameriano, Marano, Massignano, Penna e Sant'Andrea) da parte del duca Rainaldo di Spoleto, perché il paese fosse ingrandito in riparazione dei danni prodotti dalla guerriglia fermana. La concessione seguì un fatto d'armi che aveva visto Ripa respingere un improvviso assedio fermano condotto approfittando dell'impegno di Rainaldo al fronte contro la Santa Sede. Benché solidissimo, il castello impiegò mezzo secolo per attuare la prima autentica emancipazione dalla potente vicina.

Le guerre contro Fermo Nelle lotte fra comuni Ripa fu prevalentemente alleata di Ascoli, con cui stipulò una storica alleanza l'8 gennaio 1346. Ascoli e Fermo si contendevano la zona costiera presso la foce del Tronto, e i fermani, che detenevano San Benedetto in Albula, attaccarono per primi distruggendo le fortificazioni del porto d'Ascoli (1348). L'alleanza si rivalse allora su San Benedetto e sugli altri possedimenti fermani, ottenendo ragione dei rivali a San Severino. Si attivò poi in difesa di Osimo, che era stata occupata a sorpresa dal capitano fermano Gentile, e la recuperò nel 1351.

L'ambizione alla sede vescovile, che avrebbe ulteriormente accresciuto l'indipendenza da Fermo, si era fatta concreta con l'elezione del papa ascolano Niccolò IV. Il pontefice era parso propenso a concedere la diocesi, ma il suo regno era stato troppo breve (1288-1292). Quando l'interessamento del cardinale Albornoz rinnovò le speranze di autonomia diocesana, i già difficili rapporti tra Ripa e Fermo si incrudirono ulteriormente. Anche Albornoz, tuttavia, spirò prima di poter dar seguito alle richieste (24 agosto 1367).

La sua morte e il ritorno del papa in Avignone segnarono così la fine dell'effimera pace con Fermo, che tentò la conquista di Ripa in tre sterili assedi. I primi due occorsero nel maggio e nel settembre 1376. Nel secondo assedio i fermani stessi uccisero il proprio capitano Tommaso Politi,Francesco Adami, Fragmenta Firmana. reo di aver rimediato una sconfitta dopo aver millantato l'ottima conoscenza del forte ripano.

L'assedio dell'8-13 maggio 1389, condotto con l'impiego di numerosi soldati anche mercenari, fu tolto dopo soli cinque giorni. Le ragioni sono probabilmente da rintracciare in una sortita ripana dalle mura simile a quella che, molti anni dopo, permise a Santoro Pucci di sgominare l'esercito dello Sforza.Il Fedeli enfatizza l'evento, parlando di una vera e propria carneficina di fermani. Si tratta certamente di un'esagerazione, tuttavia dei fatti del 1389 recano traccia le cronache di città anche remote per l'epoca (Ascoli, Amandola e Camerino).

Nel 1429 vi fu una contesa di confine a San Michele Arcangelo. L'episodio non ebbe particolare rilievo, ma gli storici delle due parti lo enfatizzarono, tutti pretendendo che la propria città fosse stata provocata e avesse poi ricondotto il nemico a più miti consigli. Di certo entrambe vi portarono l'esercito, e a quanto sembra furono i ripani a prevalere; ne sorse però la leggenda popolare dell'accecamento dei fermani, assai contestata da questi ultimi anche perché accreditata da una fonte autorevole (Giovanni Garzoni).

Fin dal Trecento Ripa apparteneva al Comitato fermano come comune autonomo, ma era accerchiata dall'immenso territorio di Fermo che a sua volta mal digeriva l'alleanza ripana con Ascoli. Quando quest'alleanza fu rinnovata (1484) i fermani inasprirono le scorribande contro le due città, anche perché nel frattempo ripani e ascolani liberarono Monte San Pietro degli Agli, che era soggetta alla Santa Sede ma era stata occupata da Fermo approfittando della morte di Sisto IV. Allorché i fermani assalirono Marano e i possedimenti dei Boccabianca,La nobile famiglia ripana dei Boccabianca, prende il nome dal castello che possedeva nei pressi del torrente Menocchia e discende dal primogenito di Trasone, Longino. È anche nota come gens Longina o degli Attoni. Ripa reagì sbaragliando le guarnigioni nemiche in Acquaviva e completando la ritorsione contro Grottammare e San Benedetto.I ripani gravarono gli abitanti di questi due borghi fedeli a Fermo di una durissima penitenza: dopo aver distrutto le imbarcazioni, li obbligarono a caricarsi il peso delle ancore e a portarle in spalla fino a Ripa. Queste ancore sono state a lungo conservate nella chiesa di Santa Maria d'Agello, fino alla sua sconsacrazione. I fermani recuperarono Acquaviva ingaggiando uno scontro in cui morì Sante Tanursi, eroe della battaglia di Santa Prisca. Le schermaglie proseguirono furiose fino all'intervento di Innocenzo VIII che impose una lunga tregua alle parti.

La guerra contro Francesco Sforza

Nel Quattro-Cinquecento il Propugnaculum vacillò tre volte sotto le devastazioni di altrettanti saccheggi, tutti compiuti a sorpresa o addirittura con l'inganno. Nel primo e più grave di essi il castello rischiò la capitolazione definitiva di fronte a Francesco Sforza. La situazione era particolarmente tesa proprio perché lo Sforza si serviva di truppe fermane a lui fedeli: si può anzi ritenere che tanto l'incendio di Ripa quanto la successiva cacciata degli sforzeschi siano eventi spiegabili più in termini di rivalità cittadina che come una vera e propria resistenza allo Sforza.

Nel 1434 Luca Boccabianca, capo dei ghibellini, aveva ottenuto di consegnare Ripa alla signoria del futuro duca di Milano. Otto anni più tardi Tolentino si sollevò, mettendo così in discussione il dominio sforzesco sul Piceno.

Nonostante la rivolta tolentinate fosse stata sedata, lo Sforza dovette cominciare a temerne la propagazione allorché anche a Ripa accadde un fatto drammatico. Una guarnigione comandata dal fratello Alessandro subì infatti un attacco da parte del capitano guelfo Santoro Pucci, e un ufficiale fu ucciso.