Il cyberbullismo o ciberbullismoCfr. "Ciberbullismo" nell'enciclopedia Sapere. Questa forma è considerata da preferire da Valeria Leoncini, per la Crusca (). è una particolare forma di comportamento non aggressivo tale e quale al bullismo poiché a differenza di quest'ultimo, è attuato esclusivamente attraverso l'uso di dispositivi elettronici mobili e di alcune delle loro applicazioni, in particolare i social media.
Definizione Il termine italiano è un calco dell'inglese cyberbullying, coniato dal docente canadese Bill Belsey. I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying per sé ("ciberbullismo"), che avviene tra minorenni, e il cosiddetto cyberharassment ("cibermolestia") che avviene tra adulti. Pari distinzione viene effettuata nell'ambito delle scienze umane e sociali che si occupano del fenomeno, in particolare la psicologia giuridica e la vittimologia. Ciberbullismo e cibermolestie sono pertanto due fenomeni con alcune similarità ma distinti, e fanno parte, assieme alle cibermolestie ossessive (cyberstalking) delle cosiddette ciberviolenze, una delle quattro categorie in cui sono stati raccolti i cosiddetti cibercrimini o ciberdevianze (le altre tre categorie sono ciberviolazioni, ciberfrodi e ciberpornografia/ciberoscenità).
Esistono molte definizioni di ciberbullismo. Secondo Dan Olweus, lo psicologo e ricercatore universitario svedese riconosciuto tra i massimi esperti in materia, sia il bullismo che il ciberbullismo sono comportamenti finalizzati a molestare ripetutamente un vittima non casuale, la quale ha difficoltà a sottrarsi dalla molestia a causa dell'asimmetria di potere che il bullo e i suoi sodali, quest'ultimi direttamente o indirettamente coinvolti, esercitano sulla stessa. Concettualmente è la stessa definizione di bullismo, con la differenza che il comportamento viene messo in atto quasi esclusivamente per il tramite di internet e dei social media, più in generale la cosiddetta comunicazione mediata dal computer. Alcuni ricercatori hanno proposto ulteriori specificazioni, indicando le molestie in modo meno generico e più precisamente come scherno, dileggio, minacce o intimidazioni. Altri hanno posto maggiore enfasi sulle conseguenze per la vittima, indicando umiliazione, paura e senso di impotenza appresa. Altre specificazioni attengono alle differenze e alle similarità con il bullismo.
Secondo l'ordinamento giuridico italiano, il comma 2 dell'art. 1 della legge 29 maggio 2017, n. 71 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” definisce questa fattispecie come:
Infine, una terza definizione è ricavata dalla ricerca criminologica e vittimologica. Hinduja e Patchin, tra i più prolifici ricercatori all'interno del paradigma criminologico/vittimologico, hanno fornito una definizione largamente condivisa dalla comunità scientifica e cioè che il ciberbullismo consiste in “danni volontari e ripetuti inflitti alle vittime per mezzo di dispositivi elettronici, come computer e telefoni cellulari […] e più specificatamente con riferimento a situazioni in cui gli adolescenti utilizzano la tecnologia per molestare, minacciare, umiliare o comunque infastidire i loro coetanei attraverso:
l’invio per mezzo di smartphone o tablet di testi offensivi oppure diffondendo voci o pettegolezzi - soprattutto inventati; la creazione di pagine web, video o profili sui social media al solo fine di prendere in giro altri coetanei; la pubblicazione di foto e/o video realizzati all'insaputa dei loro coetanei, in particolare in luoghi dove la riservatezza è tutelata – ad es. bagni, spogliatoi.
Il ciberbullismo sembra pertanto incorporare il ciberstalking, le cibermolestie e a volte anche l’abuso in rete. È inoltre implicito ritenere tale comportamento come messo in atto anche quando occorre una tantum.
Paragoni con il bullismo Rispetto al bullismo tradizionale che si verifica nella vita reale, il ciberbullismo si realizza su internet ed ha un approccio più psicologico che fisico. Entrambe le forme di bullismo possono causare danni violenti alle vittime.
Difficile reperibilità: se il ciberbullismo avviene via SMS, messaggistica istantanea o mail, o in un forum online privato, ad esempio, è più difficile reperirlo e rimediarvi. Indebolimento delle remore etiche: le due caratteristiche precedenti, abbinate con la possibilità di essere "un'altra persona" in rete, possono indebolire le remore etiche: spesso la gente fa e scrive in rete cose che non farebbe o direbbe nella vita reale. Assenza di limiti spazio temporali: mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il ciberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico usato dal ciberbullo (WhatsApp, Facebook, Twitter, blog, ecc.)
Come nel bullismo, il prevaricatore tende a prendere di mira chi percepisce come "diverso" per l'aspetto fisico, l'abbigliamento, il colore della pelle, l'orientamento sessuale o religioso e così via. Ma uno studio qualitativo ha individuato le motivazioni del ciberbullo in una o più delle seguenti: vendetta, diversivo alla noia, gelosia, rito di iniziazione (tutte motivazioni interne); evitamento delle conseguenze che invece potrebbero derivare da un atto di bullismo, mancanza di coraggio nel confronto diretto (motivazioni esterne) e solo in minima misura il pregiudizio verso la diversità di qualunque tipo. In genere, tale motivazione è più evidente, per quanto non esclusiva, nel bullismo non ciber.
Sempre secondo il senso comune, . Diverse analisi quantitative e qualitative hanno tuttavia proposto migliori specificazioni, sebbene i dati risultino a volte contrastanti per quanto attiene alle specificazioni con maggiore o minore significatività statistica. L'imbarazzo e la vergogna sarebbero più significativi nel ciberbullismo che nel bullismo, stante il maggiore (potenziale o reale) numero degli spettatori (e relativo effetto), mentre a differenza del bullismo, dove la vittima generalmente prova almeno un'emozione tra fastidio, imbarazzo, rabbia, disperazione, stress, preoccupazione, paura, senso di isolamento, senso di insicurezza, depressione ed è in grado di riportarla con convinzione, le vittime di ciberbullismo o dichiarano di non provare alcuna emozione negativa (più di quanto facciano le vittime di bullismo), oppure riportano più di una emozione ma manifestando minore convinzione sull'esatta corrispondenza della stessa con l'effettivo sentimento di cui hanno fatto o stanno facendo esperienza. Autolesionismo e ideazioni suicidarie sono più probabili nelle vittime di ciberbullismo ed ancora, il sentimento manifestato dalle vittime dipende in misura significativa e quindi non casuale dal tipo di applicazione usata e dal contenuto che attraverso tale applicazione viene diffuso.
Spesso i molestatori, soprattutto se giovani, non hanno consapevolezza degli effetti dell'episodio di ciberbullismo sulle vittime. Spesso, ma erroneamente, il ciberbullo viene associato al cosiddetto "leone da tastiera" e allhater, ma queste forme sono di pertinenza delle cosiddette cibermolestie, diverse dalle cibermolestie ossessive ma soprattutto dal ciberbullismo, oltre che essere categorie difficilmente associabili ai ciberbulli per via dell'età (si applicano preferibilmente a persone adulte) e per motivazione intrinseca e/o estrinseca concettualmente diverse ed empiricamente validate.
Dati epidemiologici (prevalenza e incidenza) Secondo un recente sondaggio condotto dal Pew Research Center fra aprile e maggio 2022, quasi la metà (46%) degli adolescenti statunitensi di età compresa tra i 13 e i 17 anni ha riferito di aver subito almeno un episodio di ciberbullismo tra i sei proposti dai ricercatori. La seguente tabella riepiloga i tipi di ciberbullismo subito e la percentuale di prevalenza nella popolazione investigata: Tipologia del cyberbullismo%Essere chiamati con un nomignolo o altre forme di ingiuria32%Essere oggetto di false voci riguardo a fatti mai compiuti oppure opinioni mai espresse22%Ricevere immagini pornografiche oppure oscene senza averle richieste (cyberflashing)17%Ricevere continue richieste (non da genitori) circa il luogo dove ci si trova, che cosa si sta facendo e/o assieme a chi si è (monitoraggio online)15%Ricevere minacce fisiche10%Vedere diffuse immagini personali di qualunque tipo senza avere espresso consenso e che generano imbarazzo e/o fastidio (revenge porn quando si tratta di immagini pornografiche)7% I dati rivelano anche che il 28% delle vittime ha subito più di un tipo di cyberbullismo. Gli adolescenti più esposti (49%) sono quelli della fascia di età compresa tra 15 e 17 anni, sebbene la differenza con la fascia di età 13-14 sia solo del 7%. Le forme di cyberbullismo a cui sono maggiormente esposti gli adolescenti più grandi sono cyberflashing, monitoraggio online e revenge porn. Una ulteriore segmentazione del campione che aggiunge alla variabile età la variabile genere, rivela che il target che subisce più episodi di cyberbullismo è rappresentato dal genere femminile di età compresa tra i 15 e i 17 anni, rispetto al genere femminile più giovane e al genere maschile di qualunque età (sempre compresa tra 13 e 17 anni). Gli episodi di ciberbullismo significativamente più frequenti in questo target (genere femminile/15-17) sono quelli di monitoraggio online e diffusione di false voci.
Un altro studio, sempre del 2022, ha invece analizzato i dati di prevalenza del ciberbullismo tra i preadolescenti statunitensi (età compresa tra i 9 e i 12 anni), che risulta essere pari al 14,5%.
Altre statistiche . Secondo i dati raccolti nello School Crime Supplement (SCS) attraverso il National Crime Victimization Survey del 2017, le vittime di bullismo tradizionale, quindi perpetrato all'interno degli edifici scolastici, sono pari al 20,2% della intera popolazione scolastica. Di contro, il 79,8% degli studenti riferisce di non avere mai subito atti di bullismo. Confrontando questo dato con il sondaggio del Pew Research Center, si evidenzia che il ciberbullismo è più diffuso del bullismo tradizionale, e in misura più che doppia (20,2% del bullismo contro il 46% del ciberbullismo).
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In Italia, secondo in un'indagine statistica del 2019, condotta dall'ISTAT, i casi di ciberbullismo sono stimati nel 22,2% di tutti i casi di bullismo. Più recenti i dati di alcune Ong che segnalano, tra il 2021 e il 2022, un incremento del fenomeno e in quali regioni italiane è più diffuso il ciberbullismo: Lombardia (18%), Lazio (12%), Veneto, Campania e Sicilia (10%). Mentre i dati distribuiti dal Ministero della Salute evidenziano che, nella fascia di età 11 anni risultano vittime di ciberbullismo il 17.2% dei maschi e il 21,1% delle femmine; i 13enni coinvolti sono il 12,9% dei ragazzi e il 18,4% delle ragazze; gli adolescenti di 15 anni sono il 9,2% dei maschi e l'11,4% delle femmine. Secondo l'Indagine nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza pubblicata nel 2011 (fonte: Eurispes, Telefono Azzurro, 2011) un quinto dei ragazzi ha trovato su Internet informazioni false sul proprio conto: "raramente" (12,9%), "qualche volta" (5,6%) o "spesso" (1,5%). Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi, ricevuti "raramente", "qualche volta" o "spesso" dal 4,3% del campione; analoga percentuale (4,7%) si registra anche per le situazioni di esclusione intenzionale da gruppi online.
In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19 anni, è stato minacciato da un bullo via e-mail o SMS.