La cinesica (dal greco kinesis, movimento) è la scienza che studia il linguaggio del corpo. Il termine cinesica venne ideato dall'antropologo americano Ray Birdwhistell negli anni cinquanta del XX secolo.
Lo zoologo Desmond Morris definì il gesto come
. Un osservatore attento noterà infatti una discordanza se il linguaggio del corpo e le parole pronunciate non sono sulla stessa ”linea d'onda”, cioè in accordo.
Storia della cinesica Il linguaggio corporeo è stato studiato approfonditamente solo dagli anni sessanta, sebbene studiosi di antropologia sociale ritengano che fosse già presente nella preistoria per sopperire alla mancanza del linguaggio verbale. Già Charles Darwin aveva intuito l'importanza di questo tipo di comunicazione. Nel 1872 pubblicò L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali. Quest'opera diede la nascita alle moderne ricerche sulle espressioni facciali. Con gli anni tutte le teorie proposte da Darwin furono confermate mediante studi scientifici.
Nel 1971, Albert Mehrabian, studioso di psicologia sociale alla University of Los Angeles (UCLA), è stato uno dei primi ad interessarsi all'efficacia dei messaggi verbali e non verbali ed ha elaborato un modello valido tutt'oggi. Il suo studio evidenzia i tre elementi alla base di qualunque atto di comunicazione: il linguaggio del corpo, la voce e le parole. Quando i tre elementi non sono allineati e congrui gli uni con gli altri, noi percepiamo il significato di ogni messaggio che ci giunge in questa percentuale:
il 7% verbale, cioè ricavato dalle parole; il 38% vocale, elementi del parlato quali inflessioni dei toni, timbro e ritmo; il 55% non verbale, tutto ciò che deduciamo dal linguaggio visivo del corpo (gesti, posture e mimica facciale).
Quindi, quando un linguaggio non è allineato per qualche motivo, menzogna, disagio o altro, il 93% di un nostro messaggio viene segnalato dal nostro corpo e non dal significato puro delle nostre parole.
È stato riscontrato che parte del linguaggio corporeo è universale, ad esempio ogni cultura adotta la stessa mimica facciale per esprimere in modo spontaneo le emozioni principali (rabbia, tristezza, paura, ecc.), per cui si pensa che siano gesti geneticamente prestabiliti da spinte evolutive derivate dal nostro passato animale. Per esempio scoprire i denti e dilatare le narici sono gesti universali per avvertire che siamo pronti ad attaccare o a difenderci; la dilatazione delle narici ci porta ad iperossigenare prima dello scatto. Un altro esempio è il gesto delle “spallucce” normalmente tradotto con non si sa quello che l'interlocutore sta domandando. Questo gesto può essere diviso in tre componenti:
l'alzata di spalle, per proteggere la gola da eventuali attacchi; i palmi aperti, per mostrare che non si hanno armi in mano; la fronte corrugata, gesto universale di sottomissione.
Leggere e comprendere il linguaggio corporeo Per decifrare il linguaggio corporeo James Borg ed Allan Pease hanno proposto la “regola delle tre c”:
Complesso: i gesti si combinano in gruppi o insiemi, un gesto in sé può non rispecchiare l'atteggiamento generale. Può essere un errore prendere in considerazione un singolo gesto, se una persona si gratta il naso può mentire ma se non è inserito in un contesto il gesto può non significare niente. Coerenza: osservare la coerenza fra messaggi verbali e non verbali. Quando c'è discordanza fra messaggio orale e messaggio corporeo si fa affidamento solo sull'ultimo. Freud, mentre analizzava una paziente che descriveva il suo matrimonio come felice, notò che la donna sfilava e infilava la fede dal dito, chiaro sintomo di stress. Contesto: Se un uomo siede con le gambe incrociate, il viso rivolto verso il basso, le braccia conserte con le mani nascoste sotto le ascelle, sintomo di un atteggiamento difensivo, in una notte fredda, significherà soltanto che si vuole riscaldare.
La fisiologia del linguaggio corporeo Il linguaggio del corpo deriva dai nostri pensieri ovvero: Un pensiero negativo crea emozioni negative che innescano reazioni fisiche e che quindi portano ad un comportamento che esprime tale stato d'animo.
L'area corticale del cervello crea i pensieri attivando i neuroni che portano il messaggio fino al sistema limbico addetto alle emozioni. Qui il messaggio viene portato al surrene. Esso stimola organi che immettono sostanze che, raggiunta l'ipofisi, attivano la produzione di ormoni dello stress fra cui la noradrenalina, l'adrenalina e alcuni corticosteroidi.
Questi ormoni causano numerose sensazioni di disagio fra cui:
Bruciore gastrico: dovuto alla produzione di acido cloridrico da parte dello stomaco senza cibo da digerire; Tremore: I muscoli, contraendosi, portano a una mancanza della coordinazione muscolare; Irregolarità respiratoria dovuta alla contrazione dei polmoni; Aumento della sudorazione di mani ascelle e fronte: per l'aumento di pressione e relativo tentativo di contrasto da parte delle ghiandole sudoripare; Gola e bocca secche per diminuzione di produzione salivare; Rossore e vampate di calore per aumentato afflusso di sangue.
Gli effetti degli ormoni dello stress si verificano anche sul cervello.
Gli ormoni dello stress alterano la normale trasmissione neuronale con conseguente mancanza di lucidità e difficoltà a ricordare le cose. I neurotrasmettitori sotto la presenza degli ormoni dello stress interferiscono con le trasmissioni delle informazioni al cervello. Inoltre la scarsa mancanza di ossigeno dovuta all'irregolarità respiratoria riduce l'apporto dell'ossigeno stesso al cervello, facendone perdere l'efficienza.
Parti del corpo Lo sguardo
Lo sguardo è la comunicazione espressiva del volto centrata sulla regione degli occhiIsabella Poggi, Parlare con gli occhi. Lo sguardo come forma di comunicazione, 2023, Carocci editore, ISBN 978 88 290 2063 8. Gli occhi Lo stato di eccitazione porta ad una dilatazione della pupilla di quattro volte superiore al normale. Al contrario, in uno stato d'animo negativo la pupilla si restringe. Eckhard Hess, ex direttore del dipartimento di psicologia della University of Chicago ed uno dei primi studiosi a dedicarsi alla pupillometria, ha scoperto una correlazione tra dimensione della pupilla e stato di attenzione generale di un soggetto. Questa aumenta quando c'è qualcosa di stimolante. Hess ha scoperto che le pupille degli eterosessuali si dilatano alla vista di modelli del sesso opposto e si contraggono quando vedono un individuo dello stesso sesso. L'aumento della dimensione pupillare è anche correlato all'attività mentale del ‘problem solving’ e che ha il suo massimo picco quando il soggetto trova la soluzione. L'allargamento e il restringimento della pupilla ci è inconsciamente noto, infatti noi in uno sguardo cerchiamo i segnali della pupilla per capire le reazioni positive o negative; tradizionalmente gli occhi con l'iride più chiara piacciono di più perché si riesce a notare meglio l'allargamento e il restringimento pupillare.
Contrariamente a quanto si pensa, la maggior parte di noi è convinta che chi mente volga gli occhi altrove. Studi del professore Paul Ekman della University of California rivelano che molti truffatori utilizzano questa tecnica al contrario, e mentono abusando del contatto oculare. Un esperimento condotto nel corso di un seminario da James Borg, psicologo del lavoro specializzato in comunicazione interpersonale, ha rivelato quanto sia diffusa questa ovvietà. Ad una donna è stato dato un mazzo di carte da gioco e le è stato chiesto di mentire sporadicamente al relatore circa il loro valore. Egli si è accorto delle menzogne proprio in base allo sguardo prolungato che essa gli rivolgeva quando mentiva, con evidente intento di dimostrarsi sincera. James Borg sostiene che quando si dice il falso il battito palpebrale può aumentare, questo perché nella menzogna si produce un'accelerazione a livello fisiologico.
Le microespressioni Il sistema FACS (Facial Action Coding System) codifica tutte le contrazioni muscolari che compongono le espressioni del volto (più di 10.000 in totale); quando queste si manifestano e svaniscono nell'arco di una frazione di secondo (fino a 1/25 di secondo) sono definite come “Microespressioni”. Emozioni sincere innescano reazioni immediate che automaticamente esprimiamo come espressioni del volto; queste poi vengono bloccate consciamente nel tentativo conscio di controllarsi, ma con un lieve ritardo che provoca una fuga di informazioni. Queste microespressioni fulminee possono essere viste con strumenti dotati di fermo immagine o di ralenti, data la loro velocità, oppure a occhio nudo da persone opportunamente addestrate.
Il sorriso All'inizio del diciannovesimo secolo Guillaume Benjamin-Amand Duchenne studiò la muscolatura facciale dell'uomo conducendo esperimenti su persone paralizzate o su ghigliottinati. Individuò così due gruppi di muscoli responsabili del sorriso: il grande zigomatico e l'orbicolare dell'occhio. I primi collegano gli zigomi ai lati della bocca e contraendosi svolgono un trazione laterale su di essa facendo salire le guance e determinando l'esposizione dei denti, i secondi circondano l'occhio.
Lo studioso notò che i primi muscoli sono volontari mentre i secondi non possono essere controllati volontariamente. Successivi studi ulteriori hanno puntualizzato che in realtà solo una parte del muscolo orbicularis oculi è involontario e che una piccola percentuale di persone è comunque in grado di contrarlo volontariamente. Questo è uno dei punti di partenza da cui il professor Paul Ekman della University of California e Wallace V. Friesen della University of Kentucky hanno messo a punto un sistema di codificazione dei movimenti facciali. I veri sorrisi sono generati dalla parte inconscia del cervello e quindi sono automatici. I due professori hanno così creato il sistema di codifica delle espressioni facciali (FACS), un sistema di decodificazione dei movimenti facciali, dando al sorriso spontaneo il nome di “sorriso di Duchenne“ in onore all'operato del neurofisiologo francese.
I sorrisi sinceri, oltre a coinvolgere gli occhi, sono più lenti a manifestarsi e a sparire, presentando una simmetria laterale. I sorrisi sociali (quelli prodotti volontariamente) invece sono di minore durata e spesso sono asimmetrici.
Il sorriso denota sottomissione, comunica il messaggio: ”non sono una minaccia”. E nell'uomo in particolare comunica un invito ad accettarci a livello personale. Altra caratteristica del sorriso è che quando lo vediamo siamo chimicamente predisposti a ricambiarlo. Ruth Campbell docente all'università College London ritiene che questo sia dovuto ai neuroni specchio che determinano una reazione immediata di imitazione.
Una capacità del sorriso è quella di attivare le endorfine che alleviano lo stress, esercitano un effetto tranquillante e rafforzano le difese immunitarie. Quindi siamo attratti dai volti sorridenti che influenzano il sistema nervoso e nello stesso modo tendiamo a schivare i soggetti che hanno gli angoli della bocca rivolti verso il basso, tipici di chi è infelice o infuriato.
Le mani È scientificamente provato che il cervello ha maggiori connessioni con le mani che con qualsiasi altra parte del corpo. Sfregare i palmi è sintomo di un'aspettativa allettante e la sua velocità indica quanto beneficio si otterrà. Più le mani andranno veloci più beneficio andrà ad un ipotetico interlocutore, più queste andranno lente più il beneficio andrà a chi compie il gesto. Le mani a guglia sono un gesto che viene comunemente adottato dai superiori quando danno istruzioni ai subalterni, è un comune gesto di autocompiacimento e di arroganza. I pollici in mostra sono sintomo di sicurezza in se stessi, possono uscire dalle tasche, possono essere mostrati mentre si incrociano le mani, segno che stravolge il significato comune delle braccia incrociate.