Il termine nichilismo, o nihilismo (dal latino nihil, "nulla"), nella lingua tedesca Nihilismus, fu adottato in Germania dalla fine del XVIII secolo nell'ambito della polemica sulle conclusioni della filosofia di Kant; si diffuse in seguito ampiamente con la pubblicazione della lettera di F.H. Jacobi a Fichte del 1799 dove acquistò in modo critico il senso generico di critica radicale demolitrice di ogni filosofia che pretendesse di possedere un reale contenuto di verità.
Comunemente indica anche ogni atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo con le sue istituzioni e i suoi valori, nonché un sentimento di generale disperazione derivata dalla convinzione che l'esistenza non abbia alcuno scopo, per cui non vi è necessità di regole e leggi;Bazarov, il protagonista di Padri e figli scritto intorno agli anni Sessanta dell'Ottocento da Ivan Turgenev, afferma che il nichilismo è una maledizione: «Da una parte, il termine è ampiamente usato per denotare una dottrina per la quale le norme morali e gli standard morali non possono essere giustificati da argomentazioni razionali. Dall'altra, per indicare una sensazione di disperazione sull'empietà e la trivialità dell'esistenza umana. Questo doppio significato pare che derivi dall'idea che il termine è stato spesso impiegato nel diciannovesimo secolo dai religiosi nei confronti degli atei, visti come nichilisti ipso facto. L'ateo, come dicono i religiosi, non si vuole sentire rinchiuso in norme morali; di conseguenza tenderà a essere calloso o egoista, o addirittura un criminale» (Op.cit.p. 515). quest'ultima idea non è condivisa da tutti i nichilisti: movimenti, ad esempio, come il futurismo e il decostruttivismo, sono stati spesso identificati da diversi autori come "nichilistici" in numerosi contesti.
Il nichilismo, infatti, assume diverse caratteristiche a seconda del contesto storico in cui si inquadra: per esempio, Jean Baudrillard e altri, come il filosofo ateo Michel OnfrayM. Onfray, Trattato di ateologia. Fisica della metafisica: «L'epoca sembra atea, ma solo agli occhi dei cristiani o dei credenti. In realtà, è nichilista». (p. 50), hanno spesso definito il postmodernismo come un'epoca nichilista,Per qualche esempio del punto di vista che la post-modernità è un'epoca nichilista, vedi Arnold Toynbee (1963), A Study of History, voll. VIII e IX; Charles Wright Mills (1959), The Sociological Imagination; Bell, Daniel (1976) The Cultural Contradictions of Capitalism; e Jean Baudrillard, (1993) "Game with Vestiges" in Baudrillard Live, ed. Mike Gane e (1994) "On Nihilism" in Simulacra and Simulation, trans. Sheila Faria Glasser. Vedi Gillian Rose (1984), Dialectic of Nihilism; Karen L. Carr (1988), The Banalization of Nihilism, e Papa Giovanni Paolo II (1995), Evangelium vitae: Il valore e l'inviolabilità della vita umana. Milano, Paoline Editoriale Libri; citati in: Nihilism and the Postmodern in Vattimo's Nietzsche , ISSN 1393-614X Minerva - An Internet Journal of Philosophy, Vol. 6, 2002, nota 1. e diversi teologi cristiani e figure di autorità religiose (nonostante vi siano stati in passato correnti religiose vicine ad un certo nichilismo come la mistica renana) hanno spesso sostenuto che il postmodernismo e diversi aspetti della modernità si caratterizzano per il rifiuto del teismo, aspetto questo che porta a identificarli con il nichilismo, che in ambito cattolico è spesso apparentato all'ateismo.
Aspetti nichilistici possono riscontrarsi anche nell'accezione moderna e contemporanea di cinismoCarlo Tamagnone in NonCredo, n. 5. Controverso è, invece, se lo scetticismo sia un pensiero nichilista. Pensatori e autori collegati al nichilismo sono ad esempio Gorgia, Arthur Schopenhauer, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Martin Heidegger, il Marchese de Sade, Louis-Ferdinand Céline, Albert Caraco, Albert Camus, Emil Cioran, Howard Phillips Lovecraft, Giuseppe Rensi, Eduard von Hartmann, Max Stirner.
Storia del nulla
Se ci riferiamo al nichilismo soprattutto riguardo alla sua origine etimologica, al punto da sostenere che quella concezione equivale a un pensiero incentrato sul "nulla", dovremmo affermare che se ne possano trovare tracce sin dai primordi e nel seguito della storia della filosofia, a partire dal libro biblico del Qoelet, in cui si legge che tutto è "vano" e non vi è mai "nulla di nuovo" (nihil sub sole novum), pur risolvendosi poi nell'accettazione salvifica finale della religiosità ebraica.Giovanni Casoli, Dall'alto dell'ermo colle con gli occhi di Qoèlet. Il rapporto tra la Bibbia e Leopardi in un'intervista a Loretta Marcon, L'Osservatore RomanoC. Gualdana, Qohélet, la vita è un soffio di vento , recensione a: Luigino Bruni, Una casa senza idoli. Qoélet, il libro delle nude domande, EDB, pp. 134 Il primo autore filosofico che tratta il problema del nulla appare essere Gorgia (485/483-375), sofista e relativista che afferma: Un altro nichilismo antico, di tipo morale, è quello di Egesia di Cirene, membro dissenziente della scuola cirenaica per cui l'unico bene è il piacere immediato (edonismo), ma secondo Egesia esso non è raggiungibile o costa troppa sofferenza (paradosso dell'edonismo). Quindi: In India si ritrova invece una scuola simile agli atomisti, i Cārvāka, di intonazione materialista e parzialmente nichilista.
Alcuni autori identificano il nichilismo e l'esistenzialismo, che enfatizzano la mancanza di significato dell'esistenza terrena, come derivati dello gnosticismo antico. Lo storico delle religioni Ioan Petru Culianu invece nega, a parte alcune somiglianze formali, una reale affinità tra lo gnosticismo antico e il nichilismo moderno (anche nella forma esistenzialista), in quanto il primo ha un carattere fortemente metafisico, rappresentando una estrema affermazione della trascendenza a spese del mondo sensibile, mentre il secondo ha una prospettiva puramente mondana e anti-metafisicaIoan Petru Culianu, I miti dei dualismi occidentali, Jaca Book, 2018, p. 295; per lo stesso motivo contesta chi (come Voegelin) vede nella modernità una realizzazione dei principi gnostici.
Si dovrebbero poi includere tra i teorici del nulla: Fredegiso di Tours (VIII sec.), allievo di Alcuino di York, il quale nel suo De substantia nihili et tenebrarum pensa che il nulla esista e che quindi debba avere una sua sostanza; Giovanni Scoto Eriugena, che nel IX secolo inizia il terzo libro del suo De divisione Naturae con la Quaestio de nihilo tentando un'interpretazione che soddisfi la filosofia greca e la teologia cristiana; il teologo della mistica renana Meister Eckhart (XIII secolo), che nel suo assoluto misticismo arriva ad affermare che Dio e il nulla, «l'angelo, la mosca e l'anima» sono la stessa cosa. L'ossessione della definizione del nulla prosegue in età rinascimentale con Charles de Bovelles, che nel suo Liber de nihilo (1509) sulla «negazione originaria della materia» tenta di fondare una teologia negativa. Anche Leonardo da Vinci si perde nella concezione del nulla quando riflette che «Infralle cose grandi che infra noi si trovano, l'essere del nulla è grandissimo»Codice Atlantico, folio 389 verso d.
Leibniz nel XVII secolo si avventurerà nella definizione del nulla quando si chiederà:
rispondendo:
Sempre nel XVII secolo John Wilmot, conte di Rochester, scrittore e cortigiano, fu un discepolo libertino e nichilista di Thomas Hobbes e di altri materialisti di intonazione neo-epicurea.
Storia del nichilismo moderno Esordio: Jacobi e Schopenhauer
Il nichilismo inteso come una dottrina che sostiene la negazione radicale di un determinato sistema di valori esordisce - dopo la crisi della ragione dell'illuminismo, che a sua volta aveva messo in crisi la fede tradizionale - con la polemica di Jacobi nei confronti di Fichte: nella sua Lettera a Fichte del 1799, egli definì nichilistico il trascendentalismo kantiano, che dissolveva il mondo in apparenza e lo destituiva della sua consistenza.
Più tardi Schopenhauer, ne Il mondo come volontà e rappresentazione (1819), s'inoltrò in un radicale confronto con il nulla semplificando la dottrina kantiana. Egli distinse un mondo di fenomeni concepito come pura apparenza, e un mondo invisibile della volontà che però esiste solo per essere negata attraverso l'ascesi, come noluntas, ossia come volontà che si nega o che anela al nulla.
Il fenomeno materiale è per Schopenhauer solo parvenza, illusione, sogno: tra noi e la vera realtà è come se vi fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta e non come essa è veramente: il velo di Maya di cui parla la filosofia indiana, alla quale Schopenhauer spesso si rifà, pur cogliendone e accettandone solo l'aspetto pessimistico. Da Schopenhauer questi concetti passeranno a parte della cultura tedesca ed europea successiva, anche con l'incontro con le religioni orientali vere e proprie; è stata osservata la somiglianza tra i concetti di Māyā e Brahman dell'induismo con quelli di fenomeno e noumeno tipici dell'idealismo tedesco, ricavati dal platonismo (idea e forma sensibile), ma anche dellātman con l'anima del mondo; nota è infatti la derivazione del platonismo dal pitagorismo, che secondo alcuni aveva però ascendenze greco-indiane.Massimo Mila, Introduzione a Siddharta di Hermann Hesse; Mila cita anche Giacomo Prampolini che osserva a proposito delle affinità culturali tra indiani e tedeschi: «Una valutazione obiettiva non può negare che i due popoli hanno comune una spiccata tendenza alla contemplazione, alla speculazione astratta, al panteismo e perciò al Weltschmerz, cioè a sentire il dolore cosmico» (cfr. anche Duḥkha) e l'opinione di William Walker Atkinson noto anche come Yogi Ramacharaka.
Il mondo dunque è una propria rappresentazione, una propria illusione ottica, una copia imperfetta celante la vera realtà delle cose (da questa asserzione traspare l'influenza dello studio di Platone). Tuttavia egli non crede ad un perfetto mondo delle idee. Per poter giungere alla realtà noumenica, quella vera, non si può quindi percorrere la strada della conoscenza razionale, visto che è relegata alla sfera della rappresentazione, che in base al quadruplice principio di ragion sufficiente ci mostrerà sempre un mondo totalmente determinato. La vera soluzione è l'ascesi: rendersi trasparenti alla volontà che continuerà ad attraversarci ma non troverà più il corpo. Quindi vivere una non vita con l'estenuazione dell'organismo, raggiungendo la nolontà, cioè la non-volontà, quindi il nulla, da Schopenhauer visto come positivo e l'unica vera realtà coperta dalla menzogna della rappresentazione generata dalla volontà. La completa negazione della volontà comporta con sé la negazione del mondo come oggettivazione di essa. In questa fase sono evidenti i riferimenti alla visione buddista e induista del Nirvana nel significato sia di 'estinzione' (da nir + √va, cessazione del soffio, estinzione) che, secondo una diversa etimologia proposta da un commentario buddhista di scuola Theravāda, 'libertà dal desiderio' (nir + vana)Dalla voce nibbāna del Buddhist Dictionary - Manual of Buddhist Terms & Doctrines del ven. Ñanatiloka Thera, seppur in una lettera nichilistica respinta oggi dagli orientalisti (il nulla viene confuso col concetto di vacuità). Poiché il simile può conoscere solo il simile, il mondo è solo autoconoscenza della volontà: oltre questo limite si sono spinti solo gli asceti, ma la loro esperienza è incomunicabile e la filosofia a questo punto si deve per forza fermare.A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, I, 71
Il nichilismo russo
Il nichilismo si espresse anche come forma di filosofia politica nel movimento anarchico diffuso in Russia alla fine dell'Ottocento che, fidando ciecamente nella scienza, rifiutava ogni forma tradizionale di cultura e si proponeva di sconvolgere l'ordine sociale e il regime politico allora esistenti per fondarne altri su nuove basi.